domenica 30 dicembre 2007

I Libri della memoria

Questo è il mio tempo preferito per le letture.
Da sempre.
Mi ricordo che nell’inverno del 1973 di neve non ne scese neppure un fiocco.Fu sicuramente uno strano Natale: soleggiato e freddo ma senza neve.
A scuola avevamo iniziato la lettura di un romanzo che dovevamo completare durante le vacanze: Il Sergente nella neve di Mario Rigoni Stern.
Mano a mano che procedevo con la lettura nelle pagine venivo sempre più coinvolto nella storia a tal punto che mi immedesimavo nel soldato Rigoni in quella disperata ritirata tra la neve e il gelo della Russia…..
Portavo questo libro con me anche quando si andava a trovare gli zii per lo scambio di auguri delle feste.
Mi rifugiavo in qualche remoto angolo della stalla o del fienile tra le uova che le galline avevano appena deposto e avidamente leggevo quel libro.
E dopo poche righe l’angolo del fienile dove mi ero rifugiato diventava come per incanto la cuccia per dormire sotto la finestra che il sergente Rigoni si era preparato nell’isba dove era stato accolto, ed io mi ritrovavo all’improvviso proiettato in quel disperato gennaio del 1943 .
Passavo, come il protagonista del libro, sdraiato su di un po’ di paglia i pomeriggi per ore ed ore a guardare le grosse travi che reggevano il soffitto del fienile.
E allora sembrava anche a me di avere accanto la ragazza e il neonato.

La ragazza si sedeva vicino alla culla. La culla era appesa al soffitto con delle funi e dondolava come una barca ogni volta che il bambino si muoveva. La ragazza sedeva lì vicino, e per tutto il pomeriggio filava la canapa con il mulinello a pedale. Io guardavo il soffitto e il rumore del mulinello riempiva il mio essere come il rumore di una cascata gigantesca.
Ogni tanto il bambino piangeva e allora la ragazza spingeva dolcemente la culla e cantava. Io ascoltavo e non dicevo mai una parola………………………………..
Il bambino dormiva nella culla di legno, che dondolava leggermente sospesa al soffitto; il sole entrava dalla finestra e rendeva la canapa come oro; la ruota del mulinello mandava mille bagliori; il suo rumore sembrava quello di una cascata; e la voce della ragazza era piana e dolce in mezzo a quel rumore.
Questa è stata la terapia


La terapia che lo salvò dall’estraniamento e dalla dolorosa apatia e depressione (“Più niente mi faceva impressione; più niente mi commoveva. Ero arido come un sasso”) in cui era caduto dopo la durissima battaglia di Nikolaevka. Chissà forse questa è una terapia che andrebbe suggerita anche nel presente.




Risotto di zucca con bacalà alla vicentina

Ingredienti:
250 g di bacalà alla vicentina*
250 g di zucca violina
320 g di riso violone nano o carnaroli
8 dl di brodo vegetale
50 g di burro e grana padano
1 cipolla, prezzemolo
sale e pepe qb


Pulite la cipolla e tritatela finemente, aggiungete la zucca a pezzetti e un bicchiere di brodo vegetale.
Lasciate cuocere a fuoco moderato per una ventina di minuti e comunque fino a quando la zucca sarà tenera.
Aggiungete il riso e lasciatelo tostare nella zucca per qualche minuto. Incorporate il bacalà e continuate la cottura aggiustando con il brodo rimasto.
Aggiungete il burro e, dopo aver spento il fuoco, fate mantecare per due minuti e quindi servite.

* per la ricetta del bacalà alla vicentina vi rimando ad un prossimo post




domenica 23 dicembre 2007

Buon Natale

Il sogno di Maria
"Nel Grembo umido, scuro del tempio,

l'ombra era fredda, gonfia d'incenso;
l'angelo scese, come ogni sera,
ad insegnarmi una nuova preghiera:
poi, d'improvviso, mi sciolse le mani
e le mie braccia divennero ali,
quando mi chiese - Conosci l'estate
io, per un giorno, per un momento,
corsi a vedere il colore del vento.

Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade,
poi scivolammo tra valli fiorite
dove all'ulivo si abbraccia la vite.

Scendemmo là, dove il giorno si perde
a cercarsi da solo nascosto tra il verde,
e lui parlò come quando si prega,

ed alla fine d'ogni preghiera
contava una vertebra della mia schiena.



(... e l' angelo disse: "Non
temere, Maria, infatti hai
trovato grazia presso il
Signore e per opera Sua
concepirai un figlio...)

"...Voci di strada, rumori di gente,
mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
Sbiadì l'immagine, stinse il colore,
ma l'eco lontana di brevi parole
ripeteva d'un angelo la strana preghiera
dove forse era sogno ma sonno non era

- Lo chiameranno figlio di Dio -
Parole confuse nella mia mente,
svanite in un sogno, ma impresse nel ventre."

Il Ritorno di Giuseppe

"Stelle, già dal tramonto,
si contendono il cielo a frotte,
luci meticolose
nell'insegnarti la notte.

Un asino dai passi uguali,
compagno del tuo ritorno,
scandisce la distanza
lungo il morire del giorno......."

"Ai tuoi occhi, il deserto,
una distesa di segatura,
minuscoli frammenti
della fatica della natura.

Gli uomini della sabbia
hanno profili da bambini,
rinchiusi nei silenzi
d'una prigione senza confini.

Odore di Betlemme,
la tua mano accarezza il disegno
d'una bambola magra,
intagliata nel legno. ...."

"........E lo stupore nei tuoi occhi
salì dalle tue mani
che vuote intorno alle sue spalle,
si colmarono ai fianchi
della forma precisa
d'una vita recente,
di quel segreto che si svela
quando lievita il ventre.

E a te, che cercavi il motivo
d'un inganno inespresso dal volto,
lei propose l'inquieto ricordo
fra i resti d'un sogno raccolto. "


(testi liberamente tratti dalla "Buona Novella" di F. De Andrè)

giovedì 20 dicembre 2007

Tra mare e montagna ....aspettando il Natale


Ancora una settimana e poi finalmente potrò sospendere per qualche giorno la mia attività professionale e riprendere i ritmi naturali.

Così se mi sveglio con un’alba chiara che illumina con una luce ambrata le cime innevate del Pasubio e del Carega, ...questo diventa un invito a fare una escursione in montagna.
Al contrario se piove o nevica e non posso uscire,
mi metto ad ascoltare musica o a leggere (ho sempre una pila di libri in arretrato).
E quando sono nel silenzio dell’ascolto e guardo le colline e le valli attraverso i vetri della finestra non sono mai solo, sono con chi ha disegnato quella musica o con chi ha scritto quei racconti.
E se invece posso uscire di casa e andare in collina o su, fino alla montagna, tutte le cose intorno hanno da raccontarmi qualcosa.
E i rapporti con le persone, anche quelle che incontro lungo i sentieri,non sono dettati dalla solitudine o dall’isolamento, ma da leggi non scritte sulla carta ma nel cuore di chi vive e abita la montagna.
Forse il silenzio di città fa paura perché ti rende consapevole della precarietà che ti circonda, ma in montagna il silenzio ti dà la possibilità di osservare, di considerare e di sentire di essere parte di un tutto.
Credo che in modo particolare quando vado in montagna il pensare in solitudine mi aiuti molto a percepire quali sono le cose essenziali della vita.
E’ una serenità che mi riempie l’anima, anche se qualche volta è venata di leggera malinconia.

Ma lo stesso stato d’animo ho potuto trovarlo anche in altri luoghi che ho visitato.

In particolare ricordo ancora bene il sapore e i silenzi che permeavano alcuni paesi dell'Umbria come Collepino, Assisi, Spello. Ma mi rimangono sempre impresse nel cuore le vacanze passate tra S. Maria di Leuca e Otranto.

Castro Marina (LE) per gentile concessione di S.M.

Allora le cose che ho provato e vissuto le ritrovo oggi tra le righe di “ Stagioni” di M. Rigoni Stern:

“ ….sono uomo di montagna ma pure amo molto il mare;
quelle rive povere e solitarie dove non si sentono
altoparlanti e musiche ma dove unico rumore sono le onde che s’infrangono sulla riva e i richiami dei gabbiani.
Nei miei tanti anni solo pochissime volte ho fatto vacanze, tra queste qualcuna al mare.
Un’estate calda e asciutta in Puglia nel Basento, dove ascoltavo quasi ininterrotto
il canto delle cicale e sentivo l’odore buono della liquirizia….
Feci il viaggio di andata per la litoranea e quello di ritorno per le Murge.
Mi restano nella memoria immagini ancora nitide di campi mietuti, di uliveti e dei
lunghi muri di pietra grigia che delimitavano le masserie con intorno grandi spazi.
Non confusione di traffico, non spiagge con calche di bagnanti. Sarà ancora così?
Le torri di guardia lungo quel mare profondamente azzurro mi facevano sognare
che in qualcuna sarebbe stato bellissimo passare un’intera estate.
Ma anche tutta la vita, che non sarebbe stata dura con quel mare davanti,
con quel retroterra di frumenti e olivi.
Lì con un centinaio di libri, un bell’orto, un piccolo frutteto.
Senza telefono, senza televisione.
Come sarebbe stato l’inverno? Mi sarebbe mancata la neve?”



Chimera: Pasticcio di frutta
con crema di yogurt

e biscotto ai cereali


ingredienti:
½ base di pan di Spagna
7 nocciole
7 mandorle
7 fichi secchi
7 albicocche disidratate
7 g. di uvetta sultanina
7 g. di fragole e ribes disidratati

2 bicchieri di acqua
1/2 bicchiere di Torcolato
1 cucchiaio di miele di castagno

Per la crema di yogurt ( 500 g di yogurt naturale e 200 g di panna)

In una casseruola portate ad ebollizione l’acqua e il torcolato e la frutta candita tagliata a cubetti.
Abbassate la fiamma al minimo e lasciate addensare per almeno 15 minuti.
Dividete la frutta candita in quattro parti e ponetela in coppe di vetro da portata o in bicchieri trasparenti. Ricopritela con il pan di spagna tagliato a cubetti.
Versatevi sopra la crema di yogurt e…..

Lasciate riposare in frigo per almeno quattro ore prima di servire.
Accompagnate con il restante Torcolato di Breganze

domenica 16 dicembre 2007

L'odore della neve


Venerdì in tarda serata si sentiva nell’aria l’odore della prima neve: un odore pulito, leggero quasi il mondo fosse sospeso nel tempo e nello spazio.
Alzando lo sguardo verso l’Altopiano di Asiago si vedeva un tenue grigiore che dalle cime a sud raggiungeva i boschi e, seguendo la conformazione del terreno, si abbassava verso le nostre colline e il paese.
Dopo poco tempo già la punta del campanile e le campane erano dentro il grigiore lattiginoso e poi anche la chiesa, i tetti delle case più alte. Sulle strade rese polverose dalla siccità, sulle cataste di legna non ancora messa al riparo sotto la tettoia, sui cortili hanno iniziato a cadere le prime stille.
In breve la neve ha iniziato a coprire le strade, l’erba secca sui pascoli, la segatura di faggio nei cortili, le tombe del cimitero.

Le voci, i rumori del paese, i richiami dei passeri e dei pettirossi si facevano lievi, e a questo punto mi veniva alla mente le parole con cui M. Rigoni Stern descriveva la prima neve dell’inverno: la “brüskalan”, la neve d’autunno che diventa vera “sneea”; neve abbondante e leggera giù dal molino del cielo.
E questo odore particolare unito al profondo silenzio portato dalla neve iniziava a spargersi tra le case e i giardini.
Così il silenzio della notte mi ha subito riportato indietro ai ricordi della mia infanzia.

Allora, quando iniziava a nevicare, si correva subito in soffitta a prendere la slitta.
Una volta calzati gli stivali o gli scarponi ci si dava una voce per ritrovarsi tutti in cortile e da lì si partiva per raggiungere la piazza del paese.
Si slittava sulla strada che scendeva verso la piazza, sfidando la gente che camminava e le sgridate delle madri e delle nonne che andavano a messa, scivolando sulla neve indurita destinata a diventare ghiaccio vivo.
Questo più di trent’anni fa.



Ma poi l’inverno diventava lungo e le scorte di legna si assottigliavano perché la stufa in cucina mangiava velocemente la legna che io e il nonno con tanta pazienza avevamo accatastato nella legnaia sotto il portico in primavera.
La sedia del nonno era vicina alla stufa, era lì che amava raccontarmi le sue storie di guerra e di caccia, quando rientrato bagnato e infreddolito, mi mettevo tra la sua sedia e la stufa appoggiando la schiena al caldo della parete.
E allora lui, dopo avermi dolcemente “brontolato”, iniziava a raccontare.




Gnocchi di zucca
al profumo di cannella
su fonduta di ricotta fresca e yogurt




un piatto particolare dove al bianco della fonduta di ricotta fresca e yogurt che ricorda molto la “sneea” (la prima neve dell'inverno) si contrappone il colore caldo dei gnocchi di zucca che rimanda all'autunno, stagione che la prima neve ha definitivamente chiuso.
Il profumo della cannella perché questa spezia ha il potere di evocare ricordi e memorie.

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giovedì 6 dicembre 2007

Passatofuturo


Dalla Ordinanza del sindaco di Cittadella al tabellone elettronico di quello di Montegrotto, ...... dal no al buono scuola per i figli
degli immigrati di Romano D'Ezzelino all'esame di italiano inventato dal sindaco di Teolo fino alle gravissime esternazioni del consigliere della Lega Nord Giorgio Bettio .....è tutto un susseguirsi di colpi di scena recitati da sindaci e consiglieri "bambocci" che ridicolizzano il Veneto e i Veneti.

Anatemi ed invettive che tentano di diffondere un pericoloso virus tra la popolazione di un territorio che storicamente presenta gli indici di accoglienza e integrazione più elevati a livello europeo.

Così sul problema dell'immigrazione, il Veneto rischia la sindrome della memoria smarrita.
Quelli dei sindaci del Veneto sono segni di una paura e di una insicurezza che rasentano il razzismo e la xenofobia.
Sono tutti sintomi che segnalano un vuoto di memoria storica, dimenticando che siamo stati un popolo di emigranti.

Come dicevo in altro post, nel nostro territorio per molto tempo, forse per secoli, si veniva al mondo soltanto per andare via; pastori, carbonai, contadini, mezzadri a migliaia se ne sono andati, emigranti nelle Americhe, in Australia e nel nord Europa
per cercare di sopravvivere.


Per fortuna non siamo stati tutti colpiti dalla sindrome di Alzheimer, e così leggo con piacere che alla Casa di Cultura Popolare di Vicenza è stata organizzata una rassegna di incontri che metterà a confronto studiosi, scrittori ed economisti sul tema del "Passatofuturo".
Nel presentare il primo ciclo di incontri gli organizzatori hanno dichiarato:
" Nell'era della globalizzazione e della ricerca ossessiva della visibilità mediatica, si rischia di perdere il filo della memoria e il legame con le proprie origini. La scommessa di questo progetto consiste nell'offrire al pubblico una serie di incontri che sono un passepartout privilegiato per cercare di comprendere meglio la difficile realtà in cui viviamo."

L'inaugurazione è affidata allo spettacolo teatrale di Marco Paolini, Il Sergente domani alle 21.00 al Teatro Astra di Vicenza.
Questo primo ciclo di incontri intitolato "Depositi della memoria: l'opera di mario Rigoni Stern" comprende altre quattro date:

17 gennaio 2008 - Eraldo Affinati introdurrà l'opera dello scrittore di Asiago.

24 gennaio - Linda Cottino, direttrice di "Alp" descriverà le montagne e i paesaggi descritti nelle opere di M. R. Stern

29 gennaio - Fernando Bandini si soffermerà sulla natura e sugli animali dei libri di Stern

4 febbraio - verrà proiettato il film-intervista Ritratti. Mario Rigoni Stern di Mazzacurati.

Tutti gli incontri si terranno presso la

Casa di Cultura Popolare
- Società Generale di Mutuo Soccorso, Corso Palladio, 176 – Vicenza











le foto di questo post sono di Enzo Rela e tratte dal libro "L'Altipiano - un posto per gli uomini", Priuli e Verlucca ed.

martedì 4 dicembre 2007

Filetto lardellato di maiale e pollo con polenta e radicchio

Ariel Auslender

Alberto mi scrive chiedendomi di postare anche un secondo piatto di stagione, riferendosi a quella del maiale.
La richiesta poteva anche essere semplice da esaudire se non fosse stato per alcune condizioni restrittive che lui ha aggiunto nella email che mi ha spedito.
Tra gli ingredienti non dovevano figurare gli insaccati sia freschi che stagionati, ma neppure costine o braciole.
Poi, essendo anche lui veneto come il sottoscritto, mi ha chiesto che fosse presente tra gli ingredienti anche la polenta.
Sinceramente, non volendo fare il solito arrosto, ho dovuto ricercare e congetturare un bel pò prima di riuscire a elaborare un piatto che mi fosse congeniale.
Alla fine è uscito un...............


Filetto lardellato di maiale e pollo con polenta e radicchio

Per il filetto la cosa più semplice è quella di farselo preparare dal macellaio di fiducia (nel mio caso macellaia..).
In una padella dove avete fato sciogliere una noce di burro, cuocete il filetto a fuoco basso per 18/20 minuti avendo cura di girarlo una sola volta a metà cottura.
Nel frattempo tagliate la polenta a disco con un bicchiere e ponetela in forno ad asciugare fino a quando farà una sottile crostina.
A questo punto potete, a piacere, insaporirla adagiandola nella padella dove state cuocendo il filetto.

Tagliate a metà, nel senso della lunghezza il radicchio precoce di Treviso, e, dopo avere avvolto ogni metà in una fettina di lardo, avvolgetelo nella carta da forno lasciando aperto un lato e chiudendo bene l'altro.
Cuocetelo in forno, a 120 gradi, per 12 minuti.
Aprite i cartocci e componete nel piatto con la polenta e il filetto lardellato.
Buon appetito.


domenica 2 dicembre 2007

I Sapori della memoria - 2° parte

L’economia di molte famiglie subito dopo la prima guerra mondiale aveva quattro punti cardinali: l’orto, il campo, la stalla e il porcile.
E nel tempo in cui i frigoriferi erano ancora un sogno di molti e la possibilità di pochi, i ritmi della cucina seguivano strettamente quelli delle stagioni.

Capitava spesso che per passare i duri e rigidi inverni ci si affidasse così alla generosità del maiale.
E la stagione del maiale iniziava proprio con il 25 di novembre (S. Caterina), giorno in cui la tradizione voleva iniziasse, dopo la morte, la resurrezione dell’animale sotto forma di salumi e insaccati, buoni per il lungo periodo invernale e carni, frattaglie e insaccati freschi per il breve periodo delle feste che si stavano avvicinando.


Non poteva di certo mancare la polenta che trovava in alcuni piatti tipici, preparati con le carni o gli insaccati freschi del maiale, il companatico ideale.

In ricordo di questo “cibo dei padri”, cibo che come giustamente sottolinea A. Di Lorenzo ci portiamo dentro l’anima e che risveglia in noi ricordi ed emozioni forti, ho voluto rielaborare una ricetta della tradizione: il risotto al tastasal.

Il tastasal è un impasto di carne di maiale macinata, salata, e insaporita con sale e pepe nero grosso frantumato; si tratta dello stesso impasto usato per fare il salame e le salsicce. Le massaie della Bassa Veronese usavano preparare il risotto col tastasal per assaggiare la pasta dei salumi prima di insaccarli. Da questa verifica deriva il nome del condimento: tastare la salatura della carne del maiale appena macinata e pronta per fare gli insaccati.



Risotto al tastasal in fonduta di broccoli e cialda di polenta

Ingredienti per la cialda di polenta

1 tazza circa di polenta morbida.

Stendete su carta da forno la polenta in una sfoglia molto sottile, tagliatela a losanghe,e fatela seccare per 4-5 ore in forno a 80° (oppure per 40/50 minuti sopra la stufa)


Ingredienti per il risotto:
320 g di riso violone nano;
200 g di tastasal;

6 dl di brodo vegetale

50 g di burro;

1/2 bicchiere di vino bianco
cipolla,
noce moscata.

Prendete il macinato di maiale e rosolatelo in una padella a fuoco lento con il burro e con la cipolla tagliata a strisce sottili. Salate e pepate, aggiungendo a piacere un bicchiere di vino bianco.
Nel frattempo nella pentola dove avete fatto tostare il riso versatevi una quantità
sufficiente di brodo in modo da coprire completamente il riso. Cuocete a fuoco medio per 15/18 minuti. A metà cottura unite il tastasal al riso e portate a termine la cottura. Alla fine spolverate con grana padano e una grattugiata di noce moscata.
Dividete il risotto in quattro stampini.


Ingredienti per la fonduta:
1/2 cipolla,
1 fetta di lardo
30 g di panna
300 g di broccoli fiolari di Creazzo


Fate leggermente soffriggere il lardo pestato con le verdure tritate.
Sbollentate le foglie dei broccoli in acqua salata per qualche minuto e poi unitele al soffritto e fate cuocere il tutto per 10 minuti.
Spegnete il fuoco, aggiungetevi la panna, e frullate fino a creare una crema morbida

Servite versando in ogni piatto la fonduta di broccoli, quindi capovolgetevi gli stampini con il risotto e decorate ogni timballo con una o due cialde di polenta.

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