giovedì 28 febbraio 2008

"La felicità è vera solo se condivisa"....ovvero un viaggio "Nelle Terre Estreme"


Into the Wild è sicuramente un capolavoro, ma è soprattutto un film che sconcerta e scava nella pancia.
Infatti ciò che più mi ha colpito è quello che mi è rimasto dentro quando sono tornato a casa dove per giorni le immagini e le parole mi sono restati attaccati nell'anima.
Chris ha scelto di fuggire da tutto per cercare la verità, vivendo due anni da nomade e vagabondo “nelle terre estreme”, sfidando la sorte fino a rischiare la vita... !!
Se Chris avesse potuto uscire da quella ultima fatale situazione probabilmente sarebbe ritornato dai suoi genitori, come ci suggerisce l’ultima scena, ma soprattutto le ultime parole “ se io tornassi da voi e vi abbracciassi,… riuscireste a vedere…………………….. quello che vedo io ora”.
Ma perché allora fuggire per due anni tagliando completamente i ponti con la vita precedente e recidendo tutti i legami familiari ?


Veramente difficile dare una risposta razionale a questa domanda, e forse una spiegazione vera non esiste, e se vogliamo cercare di capire il viaggio che Chris ha intrapreso allora bisognerà fare affidamento alla nostra emotività, al nostro inconscio.
E allora chi di noi guardando il film (o meglio leggendo il libro di J. Krakauer) non ha percepito un dejà vu, non si è ricordato di avere sognato, almeno una volta nella sua vita, di poter lasciare tutto e di intraprendere un viaggio come ha fatto Chris (anche se in maniera meno estrema)?
Un viaggio sicuramente sia geografico che interiore.
Come Chris non sopportava più di subire le false verità in cui viveva, come non sopportava più di rimanere in una società e in una famiglia che esisteva solo per accumulare cose “ non voglio una macchina nuova, non voglio cose, …..sempre cose !!” , anche a noi sarà capitato qualche volta di non sopportare più. E questo sentimento, a volte, ci ha creato infelicità e disagio.

Ci sono stati giorni in cui avremmo voluto fare cose diverse, avremmo voluto raggiungere delle vette che non riguardavano la carriera o i soldi o la nostra vita esteriore.
E come Chris, in quei momenti particolari della nostra vita, abbiamo sognato di abbandonare tutto e di partire.
Le cose che facciamo tutti i giorni vanno benissimo, in quelle possiamo trovare soddisfazione e alle volte anche gioia, .......certo.
Ma affinché sia vera felicità, totale estasi occorre qualcosa di più, qualcosa di diverso......qualcosa che non ha niente a che fare con i soldi, con la carriera, con le cose materiali.
E allora come non desiderare un viaggio, un percorso fatto di contemplazione delle meraviglie naturali delle terre alte, di ascolto e aiuto nei confronti di coloro che incontriamo nel nostro viaggio, di ricerca della Verità, di perdono verso le persone che ti hanno fatto del male (e in questo punto siamo tutti in grande difficoltà perché perdonando abbiamo paura di abbassare la guardia e ricadere in quella spirale di sofferenza che tanto ci ha fatto soffrire).
Un cammino fatto di intraprendenza e coraggio, di curiosità e apertura...
Un cammino e un viaggio che ci possa portare alla scoperta della felicità e che ci consenta anche di condividerla

Non so se riusciremo mai a fare questo viaggio, non so se mai arriveremo alla sommità di questa montagna, che da quaggiù sembra tanto grande, proprio non lo so....
Però io penso che la cosa importante, veramente importante nella vita di ognuno di noi, sia almeno di provare a scalarla, senza farsi scoraggiare dai piccoli insuccessi, senza arrendersi alla quotidianità... un passo dietro l'altro.
E se anche arrivassimo alla fine dei nostri giorni con la vetta ancora lontana, almeno avremmo avuto la soddisfazione di averci provato... e in ogni caso potremmo godere sicuramente di una vista migliore di chi, rimasto a valle, si è accontentato di vedere gli altri partire.

martedì 26 febbraio 2008

Into The Wild


Into the Wild ( “Nelle terre estreme”) così si intitola il romanzo di Krakauer che il regista Sean Penn ha portato sullo schermo.
Nel film il viaggio del protagonista, prima che nelle terre estreme di una natura affascinante e immaginifica, deve essere visto soprattutto come un percorso introspettivo nelle proprie viscere.
Il regista lungo tutto questo percorso ci accompagna per mano, assieme a Cris, in una fuga dalla civiltà dei consumi e da una società alienante attraverso un percorso quasi obbligato diviso in cinque capitoli, che diventano sempre più intensi ed emozionanti mano a mano che ci addentra nell’esplorazione-scoperta dell’inconscio e dell’anima del protagonista.
La metafora del viaggio come fuga e/o ricerca interiore è sempre stata un tema letterario sentito, e nel film ne è prova l’omaggio alla letteratura che il regista Sean Penn ci regala, non solo nella scelta della struttura narrativa a capitoli e nell’evidenziare l’inclinazione letteraria del ragazzo (che scrive un vero e proprio diario di viaggio) ma soprattutto nei suggestivi e continui rimandi a London, Tolstoj e Byron.
Il viaggio nella letteratura ha sempre affascinato per quella forza immaginifica che porta con sé e che invita il lettore a fantasticare su luoghi, circostanze e volti, trasfigurati dal nostro intimo percepire, e che per ognuno di noi è vissuto e disegnato in maniera diversa.

Nel caso del romanzo di Krakauer era veramente difficile sviluppare il tema del libro, tratto da una storia vera, perché in una trasposizione cinematografica non si ha mai la possibilità di inserire quelle curiosità che il libro sollecita e che attengono alla sfera del non visto, dell’immaginazione e della fantasia, che nel cinema viene spesso penalizzata proprio dalle immagini.
Inoltre il libro di Krakauer è così pieno di poesie, citazione e documenti da rendere la sua trasposizione cinematografica un'impresa difficile quasi impossibile.
Non possiamo quindi che approvare la scelta coraggiosa di Sean Penn, che, attraverso questa trasposizione letteraria, trasferisce le sue ansie, le sue speranze e il suo mal celato pessimismo nei confronti di questo mondo globalizzato.
Penn, evidenzia a tratti, soprattutto nella prima parte, una lentezza narrativa, ma dobbiamo riconoscergli il pregio di aver saputo dare vita a un’opera di due ore e mezza che coinvolge senza l’utilizzo di effetti speciali e che dosa sapientemente i “tempi emotivi” quanto quelli narrativi.

Se ci abbandoniamo al viaggio lasciandoci coinvolgere dal protagonista possiamo scoprire un film emozionante, puro, raccontato senza mai fare mancare il pathos narrativo, nonostante i molti momenti in solitaria del bravo Cris (Emile Hirsch). E allora diventa emozionante poter compartecipare, tappa dopo tappa, luogo dopo luogo, all’evoluzione del sé intimo, alla presa di coscienza di Alexander Supertramp grazie anche all’ottima sceneggiatura dello stesso Penn, il quale divide il viaggio del suo protagonista in cinque capitoli che seguono precise tappe evolutive che devono esser lette più in chiave spirituale che in quella pedagogico-evolutiva.

Christopher / Alexander sfida se stesso fino alla morte, in totale solitudine e preda di angosce e dubbi che sembrano logorarlo fino alla certezza finale pacificatrice.
Alexander ha viaggiato, sfidato l’acqua e la fame, l’angoscia della solitudine e la durezza di una natura fin troppo “estrema”, e dopo aver creduto che il vero motivo del suo esistere risiedesse in un perfetto quanto improbabile equilibrio tra l’uomo e la natura, senza necessità di altro e ancora meno di altre persone, ecco che la morte imminente gli dona invece la consapevolezza che ogni gioia, ogni scoperta deve essere condivisa per essere goduta appieno.


I suoi occhi morenti allora, guardando in alto, sorridono felici perché finalmente la verità cercata gli appare chiara e luminosa, mentre le sue ultime parole ci risuonano nella testa anche dopo che le luci della sala si sono accese. “.....Ma se io tornassi da voi e vi abbracciassi,.. riuscireste a vedere……......... quello che vedo io ora
Il racconto con la voce narrante della sorella di Cris ci induce a pensare che anche mamma e papà, dopo la fuga di Cris, abbiano intrapreso un percorso quasi obbligato che li ha portati ad una trasformazione, a diventare "persone addolcite dalla riflessione obbligata che segue sempre ad una perdita importante, così assoluta che la mente vacilla a misurarla."

Così ci piace pensare che Sean Penn, per quanto radicale e pessimista, ci abbia alla fine di questo viaggio condotti in un lontano paradiso nel quale immaginare e credere un Dio che risieda proprio nell’alterità, come evidenziato anche dagli ultimi dialoghi che Cris ha con Ron Franz l’anziano ex soldato, e senza il quale non avrebbe avuto senso quel lungo viaggio intrapreso per cercare la verità.
E allora che siano terre selvagge ed estreme o una montagna delle terre alte in cui potersi veramente (ri)trovare, questa è forse l’unica via coerente che tutti noi abbiamo per cercare spiragli di luce tra le oscure nubi del nostro tempo incerto.
Un film per viaggiare dentro e fuori di noi stessi............un biglietto che vale la pena di staccare!

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martedì 12 febbraio 2008

In ricordo di mio padre

Te ne sei andato una sera di tre anni fa.
Nel cuore ancora il brusio delle nostre parole, hai visto la vita sparire
lasciando a poco a poco un abbraccio di lumi.

Sei scivolato dalla vita alla morte in silenzio.
Quel silenzio che la tua lunga malattia ti aveva imposto, obbligato e costretto.
Quella malattia che non era riuscita a rubarti gli occhi, il cuore e l'anima,
ti ha però obbligato lentamente all'immobilità e al silenzio, togliendoti da ultimo
anche la possibilità dei ricordi.
Quel silenzio e quella immobilità che non ci ha più permesso di comunicare con te negli ultimi giorni della tua presenza tra di noi.

Sono passati tre anni eppure mi accorgo sempre più frequentemente
che ci sono paesaggi interiori che si svelano lentamente tra i ricordi di una vita vissuta a margine della tua, mentre altri ritornano con la forza di un fuoco che si accende con fatica tra la legna ancora umida di pianto.

Momenti che ritornano a ricordarmi che non siamo mai soli ad attraversare l'inverno, neppure quando non ci sono più pagine da strappare, momenti duri e scomodi da ridipingere, .... rapporti da chiudere definitivamente ed altri da riaprire.

Oggi mi sembra come se il tempo passato sia una distanza ricoperta da mille fotografie di cui io ne possiedo e ricordo solo una minima parte.

Qualcuna in cui i colori si sono prima affievoliti e poi persi negli occhi di un ragazzo che non sapeva ancora interpretare quel tuo tenero sentimento così bene espresso dal tuo capo leggermente reclinato verso di me e dalla mano sulla spalla quasi a proteggere l'oggetto del tuo amore.
Questa, tra le altre di noi due, mi sembra sin troppo bella per poter essere stata vera, eppure eri lì come sempre accanto a me come lo sei ora.

E i tuoi silenzi capaci più di mille parole taciute di illuminare quel sentiero interiore che oggi, ancora una volta, mi riporta lentamente a te.

martedì 5 febbraio 2008

Seduzione e Tradimento di Ang Lee


Il fascino che una parte della letteratura e della cinematografia orientale ha su di me mi ha sicuramente indotto ad accettare, qualche giorno fa, l'idea di andare a vedere l'ultimo lavoro del regista cinese Ang Lee (vincitore del Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2007): Lust, Caution.
Tradotto in italiano con intenti prettamente commerciali in "Lussuria: Seduzione e Tradimento", il film è tratto dal racconto di Eillen Chang "Se Jei".
Ricordiamoci, prima di andarlo a vedere, che è soprattutto un film cinese, e che nella traduzione italiana del titolo hanno voluto farci credere qualcosa che nel film assolutamente non c'è.
Ma se lussuria e seduzione non sono le componenti di questa opera, nel film possiamo trovare molta (Lust) "passione" che avvolge, coinvolge, trasporta in dimensioni impagabili, ma anche (Caution) "attenzione mancata" verso quello che poteva essere un grande amore.

Sono uscito dalla sala con le sonorità composte da Alexandre Desplat che continuavano a persistere nella mia testa quasi a circuitare la mia memoria emozionale, e che stranamente mi rimandavano ad un altro film cinese di qualche anno fa: Hero di Zhang Ymou.
In effetti ci sono non poche affinità linguistiche che possiamo individuare in questi due film.

Innanzitutto la storia, con la "S" maiuscola, che fa da sfondo agli avvenimenti raccontati.
Una storia che, in ambedue i film, implementa il racconto ma che, pur essendo molto importante per entrambi, non riesce mai ad entrare realmente nel profondo di ciascun percorso filmico.
Nel film Hero abbiamo un salto, anzi un volo all'indietro nella Storia della Cina che va dal 481 al 221 a.C. quando, prima del sorgere dell'Impero, il re di Qin cerca di unire i sette regni della Cina con le armi.
Lust, Caution è invece ambientato nella Shanghai del 1942 durante l'occupazione giapponese della Cina, nel vano tentativo di unificare tutta l'Asia sotto un unico impero.

Tutti e due rappresentano sullo schermo una storia d'amore: ma mentre nel film di Ang Lee quella tra la timida studentessa universitaria Hong e il leader del gruppo teatrale della resistenza Ang è velata e rimane nascosta fino alla fine del film, in Hero il volto di Maggie Cheung (Neve che Cade) mostra chiaramente fin dalle prime inquadrature la passione che anima il suo cuore per Tony Leung (Spada Spezzata).

Sia l'uno che l'altro sono amori forti ma difficili, resi quasi impossibili dalle condizioni ambientali.
Entrambi sacrificati sull'altare del fanatismo e dell'integralismo ideologico, dove il sacrificio della persona amata è vissuto come necessario alla causa ideologica.
Solo alla fine il giovane leader Ang comprenderà che il sacrificio chiesto alla bella studentessa Hong sarà anche il sacrificio della propria felicità.
Troppo tardi per tornare indietro, troppo tardi per capire che la morte della persona amata significa anche la propria morte.
Condizione e situazione che ritroviamo anche nelle scene finali del film di Zhang Ymou dove, con la morte di Spada Spezzata, Neve che Cade comprende troppo tardi di aver precluso a se stessa la felicità.

Da ultimo non si può non notare come sia ancora l'Amore che porta tutti e due i protagonisti a cambiare opinione sulla loro vittima. Certamente sono Amori diversi con sfumature e colori diametralmente opposti quelli che scoprono i due protagonisti, ma comunque e certamente ricchi di una passione (Lust) che implica sempre una attenzione (Caution) all'oggetto del proprio amore.

Si tratta di un film molto complesso, forse troppo, e nonostante l’estrema bravura tecnica del regista non ha l’impatto diretto ed emotivamente devastante che ha avuto Hero.
Troppi agganci si ottengono con la riflessione attiva dello spettatore e non sempre si ha voglia di fare questo “sforzo”. Quindi capisco benissimo chi ha trovato il film lungo, lento, noioso e poco coinvolgente.

In ogni caso per me ha rappresentato un' occasione per andare a rivedermi Hero in dvd, e così poter ancora una volta ammirare il volto di Maggie Cheung (Neve che Cade) fatto di una leggerezza, sofferenza e trasparenza dell'anima che ci fa desiderare di perderci nella vita, richiamando alla mente alcuni versi di Montale:
I suoni di cristallo nel tuo nido notturno ti sorprendono,
dell’oro che s’è spento sui mogani,
sul taglio dei libri rilegati,
brucia ancora una grana di zucchero nel guscio delle tue palpebre”.

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