venerdì 30 maggio 2008

La luna di maggio

A metà strada tra la primavera e l'estate, la lunazione di maggio svolge un ruolo fondamentale per la crescita di tutto il mondo vegetale.

E, grazie anche alle copiose piogge che si sono avute in questo mese, la natura è oramai iperattiva ovunque anche nei climi più rigidi e negli angoli più ombrosi dei boschi di montagna come abbiamo potuto notare nell'escursione fatta domenica nel Lagorai .

Nei coltivi, come nei pochi spazi ancora liberi dalla presenza dell'uomo il ciclo della vita si avvicina al suo culmine che avverrà con la luna del solstizio d'estate (21 giugno).
E' tempo di febbrile attività anche nell'orto e nel giardino, dove il mio desiderio di raggiungere raccolti copiosi e di qualità (ciliegie e arguta) e fioriture abbondanti spesso mi fa dimenticare il prezioso ruolo ecologico svolto da ogni essere vivente, parassiti e malerbe comprese.

Così oggi, prima di preoccuparmi di effettuare il trattamento programmato per le rosacee e il melograno mi sono fermato un attimo e mi sono chiesto:
"E' davvero necessario eliminare questa colonia di afidi dalle mie rose?


E questo piccolo cespo di portulaca (tra l'altro ottima cruda nelle insalate) perché non lasciarla vegetare anche se "ruba" un po' di acqua e di nutrimento ad altri prodotti?"

Ho deciso così di rinviare il trattamento e di godere pienamente di tutto quello che in questo momento il giardino può offrirmi.


Terrina di formaggi freschi
al profumo di rosa

e mix di lattughino


Ingredienti:

200 g. di ricotta fresca di capra (fioretta)
100 g. di formaggio spalmabile (Miro)
2 cucchiai di panna
4 rose
1 lime
sale, pepe
mix di lattughino

In una terrina lavorate i due formaggi amalgamandoli bene dopo aver aggiunto i cucchiai di panna.
Incorporatevi i petali della rosa tagliati a striscioline, tenendone da parte alcuni per la decorazione. Salate e pepate.
Foderate con la carta oliata 4 stampini (in alternativa potete oliare leggermente gli stampini) e versatevi il composto di formaggio e rose.

Coprite con un foglio di pellicola trasparente e ponete in frigorifero a riposare per 2 ore.
Al momento di servire sformate gli stampini sui piatti individuali dove avrete precedentemente disposto il mix di lattughino. Decorate con i petali tenuti da parte. Condite con un filo d'olio extravergine e qualche goccia di lime.

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meme musicale


Mi sono ripromesso, fin da subito, di non accettare alcun Meme, anche perché nella blogosfera ne escono sempre di più come le lumache con la pioggia, ma poi quando mi capita di vedermi citato in uno dei blog che leggo volentieri (quello di chimera in questo caso), non riesco a dire di no!

Ora il Regolamento dice che lo scopo di questo meme è di scrivere le cinque migliori canzoni di tutti i tempi (secondo noi), e di passarlo ad altre cinque persone. Ovviamente fornendo il link di chi ve lo ha passato.

Certamente ritengo che i 5 brani musicali che ognuno sceglie rappresentano in qualche modo una specie di colonna sonora della propria vita, brani che ci ricordano momenti particolari, brani che non ci stancheremmo mai di ascoltare...
Ma, premesso questo, non è stato facile per me scegliergli, i miei gusti sono variabili, ma quelli che mi vengono in mente oggi sono questi:

1. No Ordinary Love (Sade) ....... ...diciamo che mi piacciono TUTTE le canzoni di Sade ma, se proprio devo sceglierne una, scelgo questa perché ogni volta che l'ascolto mi emoziona riportandomi molto indietro nel tempo in un paesino dell'Alto Adige.....

2. Exile (Enya) ... vale lo stesso discorso che ho fatto per Sade, solo che il ricordo è molto più recente.

3. Wish You Were Here (Pink Floyd) ... in questo caso ho scelto due brani per sottolineare ancora di più il fatto che mi era veramente difficile decidere per uno escludendo altri. Le canzoni di questo gruppo hanno accompagnato buona parte della mia vita passata nel bene e nel male. E così eccovi il secondo brano dei mitici Pink Floyd

4. The Great Gig In The Sky questo è un brano che ascolto sempre ad occhi chiusi.........(provare per credere)

5. You And Your Friend (Dire Straits) .........così bello che spesso inserisco il "repeat" per ricordarmi con maggior intensità il lago di Garda.


Potrei continuare ancora per molto, ma molta della musica che rappresenta il mio presente la potete ascoltare in questo blog, e così mi fermo.
Ora però non riesco a pensare a qualcuno a cui passare questo meme. Sinceramente sono poche le amiche che ho nella blogosfera e penso che molte di loro si scoccerebbero se passassi loro questo meme, quindi mi scuso con chimera se la mia disponibilità si ferma qui.

lunedì 26 maggio 2008

Nel Lagorai a ruota del "Giro d'Italia"

Sabato 24 maggio il grande "Giro" è arrivato nelle dolomiti.
Partiti da Verona i ciclisti, dopo le salite di Cerro Veronese e Fosse, sono scesi nel fondovalle della Val Lagarina per arrivare alle porte di Trento. Poi, dopo aver percorso la parte nord della Valsugana, sono saliti per la Val Calamento al Passo Manghen (Gruppo del Lagorai), con una suggestiva salita. Dal Passo sono poi scesi in Val di Fiemme, per affrontare l'arrampicata finale all'Alpe di Pampeago.
L'Alpe di Pampeago è legata a Marco Pantani, che nel 1999 vinse questa tappa, e come allora anche questa tappa ha visto vincitore e protagonista di una splendida fuga durata 180 km un giovane scalatore vicentino: Emanuele Sella.Complice l'entusiasmo per l'impresa di Sella e stimolato dalle riprese televisive della tappa, ieri mattina sono partito alla volta del Passo Manghen per la prima escursione del 2008 nella catena del Lagorai.
Il Lagorai è' una lunga catena montuosa nel Trentino orientale, separa la Val di Fiemme a nord dalla Valsugana a sud, e si estende dall'Altopiano di Piné, a pochi km a est da Trento, proseguendo verso oriente fino al passo Rolle.
E' uno dei luoghi più incontaminati di tutto il Trentino, uno dei pochi "wilderness" rimasti in tutto l'arco alpino, dove tra le vette e i boschi che la ricoprono si scorgono solamente delle malghe ancora in uso.

E' l'unico massiccio montuoso della regione dove la natura è rimasta quasi intatta: questo lo si deve principalmente alla quasi totale assenza di strade asfaltate in quota, con l'eccezione di quella di Passo Manghen che valica la catena a 2.047 metri e mette in comunicazione la Valsugana con la Val di Fiemme e dalla rada presenza dell'uomo. Mentre in altri luoghi molto più blasonati delle dolomiti bisogna mettersi in coda sui sentieri, qui può capitare di camminare giorni interi in quota senza incontrare nessuno

Il Lagorai è ricco di pascoli, fitte abetaie, torrenti e splendidi laghetti alpini (più di cento!), con un'interessante fauna e una ricca flora.
La catena del Lagorai è percorsa a bassa quota da una fitta rete di strade forestali chiuse al traffico, e da centinaia di lunghi e magnifici sentieri in alta quota, in gran parte tracciati durante la Prima Guerra Mondiale, con frequentissimi resti di trinceramenti, fortificazioni, mulattiere, grotte e gallerie, ma soprattutto di filo spinato simbolo dell'odio e della divisione che regnava agli inizi del novecento.
Ora per fortuna la natura ricopre e fa nascere nuova vita tra quei poveri resti

un'anemone primaverile (Pulsatilla vernalis) tra rocce e i resti di filo spinato

Una delle più belle valli del Lagorai, la Val Calamento, è l'ingresso privilegiato per la salita all'imponente piramide del Monte Croce, la vetta più alta del Lagorai occidentale con i suoi quasi 2500 metri (2490) e che rappresenta il traguardo della nostra escursione.
Oltre la metà del percorso si svolge su comoda e lunga forestale che porta fino a Malga Cagnon di sotto.Poco a monte della malga la forestale sterza decisamente verso nord con un tornante quindi, traversando a zig zag uno splendido bosco di larici, sbuca nella spettacolare piana del Campiò, che anticamente era un lago, oggi completamente intorbato. Finalmente vediamo l'inconfondibile sagoma del Monte Croce e, ad est, il passo Cadin. Si costeggia la piana per la forestale, arrivando rapidamente a Malga Cagnon di sopra, in splendida posizione, ideale anche per una sosta per uno spuntino sui tavoli di legno all'aperto. A nord-est della Malga il sentiero 407 si inerpica per le pendici meridionali della cima fino al Passo Scalet a 2212 metri di quota.
Ora inizia la parte più impegnativa, con gli ultimi ma più duri 280 metri di dislivello su una cresta di sfasciumi e roccette. Peccato per le nubi basse che hanno creato un effetto nebbia che non mi ha permesso di fare le foto dalla vetta.
foto dal Passo Scalet.
sullo sfondo si riconoscono da destra i versanti nord
ancora ampiamente innevati di cima Sette Selle, cima D'Ezze e cima Cagnon.

Lungo l'itinerario di ritorno abbiamo avuto la fortuna di trovare lungo l'argine di un fossato un gruppo di splendide spugnole (una trentina circa) che ha reso ancora più indimenticabile questa giornata.



martedì 20 maggio 2008

La mescolanza è un seme gettato nel futuro

a Rovereto
dal 31 maggio - 6 giugno 2008

si terrà una iniziativa eno-culturale che vorrei portare alla vostra attenzione.

L'edizione 2008 del Festival Mescolanze si articola in tre distinte situazioni. Si tratta delle tre dimensioni che stanno al cuore dell’idea di Mescolanze e che, nelle scorse edizioni, si incrociavano nel corso del Festival:

  • il cibo e la tavola come incontro tra persone, popoli e culture
  • il cibo come gesto quotidiano carico di significati politici, nel senso più alto della parola, sorta di promemoria sui temi della solidarietà, dell’equità e della giustizia sociale e come decisione critica sui modelli di consumo
  • il cibo come festa, rituale collettivo dove ricercare o celebrare amicizie, appartenenze, incontri.


L'assessore della Provincia Autonoma di Trento Iva Berasi così introduce il Festival 2008

"Mescolanze" evocano colori che si amalgamano, sapori che si incontrano, profumi speziati che si inebriano, volti di tanti paesi diversi che si sorridono. Insieme nel rito antico ed universale del consumare cibo valorizzando il significato della comunione del gesto. E' soprattutto attorno ad una tavola imbandita - ricca o povera che sia, purché frutto della dignità delle persone - che una società costruisce il suo cammino. Per questo è bello ed importante, in un tempo che parrebbe segnato da un egoismo sempre più rampante, che Mescolanze ritorni per proporre il coinvolgimento, assicurato dal linguaggio universale del cibo, una riflessione attorno a temi decisivi per il futuro del pianeta, e dunque di ognuno di noi. Noi lasciamo la terra in eredità ai nostri figli e ai figli dei nostri figli. Essi dovranno avere il diritto di godere dell'aria, dell'acqua e del cibo che oggi, a fatica, cerchiamo di difendere da speculatori e avvelenatori. Mescolarsi è bello. La mescolanza è un seme gettato nel futuro.

Come non fare proprie le parole dell'assessore Berasi e non lasciarci coinvolgere da questo programma

Programma Festival Mescolanze


Blinis di Karen -
Piccole crespelle soffici con tartare di salmerino marinato e le sue uova, su crescione di sorgente
edizione 2004

domenica 18 maggio 2008

Spugnole di conifera


E’ primavera ma di neve in montagna ce n’è ancora, e molta.
L’inverno quest’anno è stato lungo e la neve scesa fino a venti giorni fa ha rallentato i segni del risveglio primaverile in quota.

Camminavo lento qualche giorno fa, assorto in questi pensieri, lungo il sentiero, in parte acciottolato, che dalle contrade più alte di Asiago mi avrebbe portato tra le abetaie in cerca delle amate spugnole di conifera (morchella conica, elata e deliciosa).
Siamo a maggio ma la neve è ancora molto presente sui pascoli alti; eppure i verdi prati che riempiono la conca dell’Altopiano sono costellati del giallo del tarassaco in fiore.
Dopo questo lungo inverno è davvero bella la primavera in montagna e più passano gli anni e più l’ammiro e la godo. Quando ero ragazzo la vivevo e basta; la primavera era con e dentro di me, ma ora il suo odore e i suoi colori me la rendono unica.
Lascio il sentiero e mi arrampico su di un pendio scosceso: sorpresa, davanti a me ci sono pennellate di viola, lilla, blu, azzurro...tutto così perfettamente armonizzato dal vapore della pioggia.
Un tappeto di genzianelle tra i primi ciuffi di verde, e in mezzo ad esse...........


L’insieme di forme e colori che questo incontro regala è davvero di quelli che deliziano l’animo e non si scordano più.
Spesso capita di passare a due passi da questi funghi senza riuscire a notarli. Ci passiamo di fianco più volte senza nemmeno accorgerci che esistono e poi, all’ennesimo ritorno, ecco che all’improvviso ci appaino lì, così ben visibili nel loro ergersi dritte, come orgogliose, ben al di sopra della timida e bassa erbetta che segue il disgelo.A guardarle da vicino, poi, le spugnole hanno un’architettura eccezionale, un’impalcatura degna di un progetto architettonico fantasioso ed ambizioso. Su di un gambo bianco o color crema, si erge un cappello (la mitra) che sembra fatto a nido d’ape.

Le spugnole hanno un odore un po’ particolare che gli esperti definiscono “spermatico”, tipico di diversi altri funghi. Forse ricorda alla lontana ciò che l’aggettivo indica, ma certamente, e da sempre, tutti i grandi chef lo considerano un profumo gradevolissimo.
In effetti nella cucina internazionale e soprattutto in quella francese, le spugnole sono il fungo più pregiato e più presente proprio per il suo odore che durante la cottura si evolve in un profumo invitante e complesso. Le origini di questa fama si perdono nel tempo: le mangiavano e le cucinavano con fantasia gli antichi romani, le troviamo nei ricettari rinascimentali, ma soprattutto erano gli ingredienti delle portate più prelibate nelle tavole dei papi e degli imperatori.

Dobbiamo però ricordarci che le spugnole per essere consumate senza dare problemi non vanno mai consumate crude ma dobbiamo cuocerle per almeno 20 minuti in piccoli pezzi per favorire la migliore cottura. Sono funghi che contengono tossine termolabili (ovvero che si distruggono con il calore), per questo è assolutamente necessaria una cottura adeguata!

Risotto agli asparagi bianchi e spugnole di montagna

ingredienti:

200 g. di spugnole di montagna
200 g. di asparagi bianchi di Bassano
320 g. di riso carnaroli
1 spicchio d'aglio e un cipollotto
brodo vegetale
un bicchiere di Vespaiolo
20 g. di burro
40 g. di grana padano grattugiato
prezzemolo, sale e pepe q.b.

venerdì 16 maggio 2008

Into the Wild - I libri del viaggio


"Volevo il movimento, non una esistenza quieta.
Volevo l'emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore.
Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia che non trovava sfogo in una via tranquilla."


Lev Tolstoj - La felicità familiare
(passaggio evidenziato in uno dei libri rinvenuti con la salma di Chris McCandless).

La felicità ci appare sempre molto lontana dalla nostra portata.
Si fa molta fatica a trovarla dentro se stessi ed è quasi impossibile cercarla tra le strade delle nostre città percorse dalla paura e dall'insicurezza. Forse per questo, appena ci è possibile, cerchiamo la fuga verso lidi e luoghi remoti cercando di inseguire un’utopia, coltivando la propria solitudine, o tentando di recuperare l’armonia con la natura e il mondo.
In tutti i casi, anche noi come Chris, nutriamo il desiderio di un viaggio
per cercare di scrollarci di dosso la dipendenza dalle comodità e dai falsi miti di questa alienante società, per cercare di cambiare il mondo iniziando da noi stessi.

Il viaggio di Chris nelle Terre Estreme rimanda ai viaggi di formazione intrapresi per mare di cui La linea d’ombra di Joseph Conrad rappresenta un modello, e alle numerose opere letterarie che non solo costituiscono il bagaglio culturale di Chris, ma svolgono la funzione di veri e propri “compagni di viaggio”.
Nello zaino che lo accompagnerà verso il Grande Nord, oltre al fucile calibro 22 troviamo un pugno di libri: Il richiamo della foresta di Jack London e La morte di Ivan Ilic di Tolstoj, Walden, ovvero La vita nei boschi di David Henry Thoreau e Huckleberry Finn di Mark Twain, Il Dottor Zivagodi Boris Pasternak e Education of a wandering man di Louis L’Amour.


E noi con quali libri riempiremo il nostro zaino nel viaggio per le terre selvagge?

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