lunedì 26 maggio 2008

Nel Lagorai a ruota del "Giro d'Italia"

Sabato 24 maggio il grande "Giro" è arrivato nelle dolomiti.
Partiti da Verona i ciclisti, dopo le salite di Cerro Veronese e Fosse, sono scesi nel fondovalle della Val Lagarina per arrivare alle porte di Trento. Poi, dopo aver percorso la parte nord della Valsugana, sono saliti per la Val Calamento al Passo Manghen (Gruppo del Lagorai), con una suggestiva salita. Dal Passo sono poi scesi in Val di Fiemme, per affrontare l'arrampicata finale all'Alpe di Pampeago.
L'Alpe di Pampeago è legata a Marco Pantani, che nel 1999 vinse questa tappa, e come allora anche questa tappa ha visto vincitore e protagonista di una splendida fuga durata 180 km un giovane scalatore vicentino: Emanuele Sella.Complice l'entusiasmo per l'impresa di Sella e stimolato dalle riprese televisive della tappa, ieri mattina sono partito alla volta del Passo Manghen per la prima escursione del 2008 nella catena del Lagorai.
Il Lagorai è' una lunga catena montuosa nel Trentino orientale, separa la Val di Fiemme a nord dalla Valsugana a sud, e si estende dall'Altopiano di Piné, a pochi km a est da Trento, proseguendo verso oriente fino al passo Rolle.
E' uno dei luoghi più incontaminati di tutto il Trentino, uno dei pochi "wilderness" rimasti in tutto l'arco alpino, dove tra le vette e i boschi che la ricoprono si scorgono solamente delle malghe ancora in uso.

E' l'unico massiccio montuoso della regione dove la natura è rimasta quasi intatta: questo lo si deve principalmente alla quasi totale assenza di strade asfaltate in quota, con l'eccezione di quella di Passo Manghen che valica la catena a 2.047 metri e mette in comunicazione la Valsugana con la Val di Fiemme e dalla rada presenza dell'uomo. Mentre in altri luoghi molto più blasonati delle dolomiti bisogna mettersi in coda sui sentieri, qui può capitare di camminare giorni interi in quota senza incontrare nessuno

Il Lagorai è ricco di pascoli, fitte abetaie, torrenti e splendidi laghetti alpini (più di cento!), con un'interessante fauna e una ricca flora.
La catena del Lagorai è percorsa a bassa quota da una fitta rete di strade forestali chiuse al traffico, e da centinaia di lunghi e magnifici sentieri in alta quota, in gran parte tracciati durante la Prima Guerra Mondiale, con frequentissimi resti di trinceramenti, fortificazioni, mulattiere, grotte e gallerie, ma soprattutto di filo spinato simbolo dell'odio e della divisione che regnava agli inizi del novecento.
Ora per fortuna la natura ricopre e fa nascere nuova vita tra quei poveri resti

un'anemone primaverile (Pulsatilla vernalis) tra rocce e i resti di filo spinato

Una delle più belle valli del Lagorai, la Val Calamento, è l'ingresso privilegiato per la salita all'imponente piramide del Monte Croce, la vetta più alta del Lagorai occidentale con i suoi quasi 2500 metri (2490) e che rappresenta il traguardo della nostra escursione.
Oltre la metà del percorso si svolge su comoda e lunga forestale che porta fino a Malga Cagnon di sotto.Poco a monte della malga la forestale sterza decisamente verso nord con un tornante quindi, traversando a zig zag uno splendido bosco di larici, sbuca nella spettacolare piana del Campiò, che anticamente era un lago, oggi completamente intorbato. Finalmente vediamo l'inconfondibile sagoma del Monte Croce e, ad est, il passo Cadin. Si costeggia la piana per la forestale, arrivando rapidamente a Malga Cagnon di sopra, in splendida posizione, ideale anche per una sosta per uno spuntino sui tavoli di legno all'aperto. A nord-est della Malga il sentiero 407 si inerpica per le pendici meridionali della cima fino al Passo Scalet a 2212 metri di quota.
Ora inizia la parte più impegnativa, con gli ultimi ma più duri 280 metri di dislivello su una cresta di sfasciumi e roccette. Peccato per le nubi basse che hanno creato un effetto nebbia che non mi ha permesso di fare le foto dalla vetta.
foto dal Passo Scalet.
sullo sfondo si riconoscono da destra i versanti nord
ancora ampiamente innevati di cima Sette Selle, cima D'Ezze e cima Cagnon.

Lungo l'itinerario di ritorno abbiamo avuto la fortuna di trovare lungo l'argine di un fossato un gruppo di splendide spugnole (una trentina circa) che ha reso ancora più indimenticabile questa giornata.



3 commenti:

Anonimo ha detto...

Indovinata e bella la descrizione dei Lagorai, Mario. Probabilmente quelli occidentali sono frequentati ancor meno degli orientali.
Mi complimento per la bell'escursione, che t'invidio...

Un abbraccio
giorgio

Chimera ha detto...

Che belle foto!!! Adoro la ontagna...,i spiace essere sempre così poco on line ma in questo periodo son presa dal corso di studio e son sempre fuori :(
Ti ho passato un meme musicale, quando ti va passa dal mio blog!
Ciao a presto

Anonimo ha detto...

Ciao Mario
Sono stato al Passo Manghen, ma solo di passaggio, durante una vacanza a Ziano. Che bei posti..
Belle le morchelle! Complimenti per il post! e... grande Pirata! Ci manchi!