martedì 21 luglio 2009

Into the Wild con Cristina

La sera del 12 novembre 2008, appena qualche mese fa, chi di noi, guardando le immagini dell'ascesa al Makalu che Giampaolo e Cristina commentavano, non ha percepito un dejà vu, non si è ricordato di avere sognato, almeno una volta nella sua vita, di poter lasciare tutto e di intraprendere un viaggio come avevano fatto Cristina e Giampaolo (anche se in maniera meno estrema)?
Un viaggio sicuramente geografico, ma anche interiore, come amava spesso sottolineare Lei nelle interviste.

Ci sono stati giorni in cui avremmo voluto fare cose diverse, in cui avremmo voluto raggiungere vette che non riguardassero la carriera, i nostri hobbies o la nostra vita esteriore.
E come Cristina, in quei momenti particolari della nostra vita, abbiamo sognato di lasciare tutto e di partire.

Le cose che facciamo tutti i giorni vanno benissimo, in quelle possiamo trovare soddisfazione e alle volte anche gioia, .......certo, come trovava Cristina nel suo lavoro quotidiano al Pronto Soccorso.
Ma spesso sentiamo, come Lei, di aver bisogno di qualcosa di più, qualcosa di diverso......qualcosa che non ha niente a che fare con i soldi, con il lavoro, con i rapporti familiari e di amicizia.

E allora come non desiderare un viaggio come quello che ci stava raccontando Cristina, un percorso fatto di contemplazione delle meraviglie naturali nelle terre estreme, di ascolto e di ricerca della Verità. (come nel film di S. Penn)
Un cammino fatto di intraprendenza e coraggio, di curiosità e apertura...
Un cammino e un viaggio che possa portare ognuno di noi alla scoperta della felicità consentendoci anche di condividerla, come ha sempre fatto Cristina in ogni spedizione compresa quest'ultima.

Non so se noi riusciremo mai a fare questo viaggio, non so se mai arriveremo alla sommità di quella montagna, che da quaggiù sembra tanto grande, proprio non lo so....

Però io penso che la cosa importante, veramente importante nella vita di ognuno di noi, sia almeno di provare a scalarla, senza farsi scoraggiare dai piccoli insuccessi, senza arrendersi alla quotidianità... un passo dietro l'altro.
E se anche arrivassimo alla fine dei nostri giorni con la vetta ancora lontana, almeno avremmo avuto la soddisfazione di averci provato... e in ogni caso potremmo godere sicuramente di una vista migliore di chi, rimasto a valle, si è accontentato sempre di vedere gli altri partire.

Sono passati solamente 8 mesi da quel bellissimo incontro, ed ora una montagna il Broad Peak, noto come K3, nella catena del Karakorum ha accolto Cristina per un ultimo viaggio ancora una volta dentro e fuori di se stessa...............un biglietto che per Cristina è sicuramente valsa la pena di staccare!


lunedì 20 luglio 2009

Cristina Castagna

"Sono un Acchiappa sogni
mani troppo fragili e Cuore troppo lento.


Sulla Cima di un 8000 c'è il Silenzio.



Un Silenzio che lascia spazio solo al battito del Cuore,
al respiro affannoso,
a te stesso.



Il Mondo è troppo rumoroso
ed io sono una ricercatrice del Silenzio.



Semplicemente El Grio."



Cristina Castagna






le foto sono tratte dal sito web di Cristina



venerdì 17 luglio 2009

Boletus edulis e pesce spada affumicato

Finalmente!!!
Dopo tante settimane di attesa,
dopo "tanti giri a vuoto",
dopo una serie di uscite ed escursioni alla loro ricerca senza esito positivo,
ora finalmente si può sperare di trovarne in quantità sufficiente nelle Terre Alte per preparare qualche ricetta sfiziosa.
Certo la qualità non è ancora al top perché spesso i primi sono facili preda delle larve, ma comunque qualche esemplare sodo e profumatissimo riusciamo a depositarlo nel cesto assieme ad altre specie prelibate di inizio estate: finferli, russula vesca, r. aurata.

Ma il fungo delle emozioni forti quando siamo nel bosco resta il boletus edulis, che anche in cucina sa farsi infinitamente amare concedendo al palato sapori indelebili con ricette facili e abbinamenti semplici.
Basta pulire bene il gambo con il coltellino da tutto il terriccio sbucciandolo come fosse una patata, e poi con uno spazzolino ed un panno umido rimuovere i residui terrosi dal cappello.

Non finirò mai di raccomandare a tutti di non lavare i porcini, soprattutto se pensate di farli crudi o saltati al verde perché perderebbero molto del loro sapore e del loro profumo.
Solitamente, solo alcuni tipi di funghi vengono lavati sotto il getto dell'acqua fredda, e precisamente quelli di piccole dimensioni e quelli lamellati, tipo i gallinacci, le russule, ecc perché, proprio a causa delle lamelle non sarebbe possibile eliminare tutte le impurità che vi si depositano; i porcini vanno mondati come abbiamo appena detto per evitare la perdita quasi totale del loro sapore.

Ritengo utile ricordare, ancora una volta, che tutti i porcini risultano poco digeribili da crudi con una vasta casistica di persone che non li tollerano.
E questo a causa proprio della componente più aromatica rappresentata da alcuni zuccheri ed in particolar modo dal Trealosio di cui è ricco il b. edulis.

Alcuni individui infatti non dispongono di un particolare enzima la “ Trealasi ” capace di scindere il Trealosio, zucchero presente soprattutto nel B .edulis e questo provoca, dopo pochi minuti dalla ingestione di edulis crudi, dolori addominali, meteorismo e diarrea.

Ora concentriamoci
sulla nostra ricetta iniziando a tagliare i nostri porcini a fettine sottili.
Disponiamo inizialmente le fettine del gambo degli edulis nel piatto, saliamo leggermente con un pizzico di fior di sale e poi spennelliamo con una vinagrette preparata con un cucchiaino di limone e dell'ottimo olio extravergine di oliva Tapa Olearia.

Andiamo successivamente a disporre le fettine di pesce spada affumicato tagliate a listarelle
sopra a quelle del porcino spennellandole con la nostra vinagrette.

Da ultimo disponiamo le fettine del cappello del nostro edulis o del fungo intero, se
relativamente piccolo.

Terminiamo la decorazione del nostro piatto spargendoci sopra del prezzemolo fresco tritato.

Buon appetito.

mercoledì 15 luglio 2009

I luoghi del cuore e i paesaggi dell'anima


Il paese dove viviamo, lavoriamo, o la montagna e il mare che attraversiamo nel nostro peregrinare è fatto di luoghi.
Alcuni sono belli per tutti, altri accarezzano il cuore solo a pochi.
Succede, quando le visioni diventano emozioni, o quando si lega un ricordo a un puntino sulla cartina.

Così quella striscia della laguna dove il silenzio è sovrano e forte è l'odore salmastro ed arso delle tamerici frammisto a quello che il vento di mare porta con se,
......

quel ristorante affacciato sull'imbarcadero e dal quale puoi riconoscere i vari sestieri di Venezia o le isole che la circondano dai loro campanili,
....

quel sentiero tra i boschi odorosi di resina e legno che conduce ad una panchina affacciata sulla valle,
oppure quella baita dispersa tra i prati d'alta quota colmi di profumi di erbe e fiori .....

...possono diventare i nostri luoghi del cuore.

E ognuno ha i suoi.

Forse sono ricordi che si legano al cuore quando invecchi.
Ma forse, molto più semplicemente, sono immagini e sentimenti che spesso soffochiamo, travolti dall’ansia del fare e del lavoro assoluto, dalla ricerca del benessere, della ricchezza e della mondanità, dal desiderio di viaggi in luoghi esotici e lontani nella speranza perenne che l' avventura con mete sempre più "in" ci allontani dal tempo che inesorabilmente passa.
E così dimentichiamo le cose semplici, i luoghi meravigliosamente unici che abbiamo incontrato nella nostra vita, ciò che ci ha formato e definito per quel che siamo e pensiamo.

martedì 7 luglio 2009

Nel Lagorai waiting for the evening


Appena mi incammino sui prati che circondano la malga dove ho lasciato l’auto percepisco nell’aria la freschezza del mattino, mentre un silenzio dolce scende dalle cime frantumandosi e spandendosi fra le scure macchie delle baite arroccate alla vertigine degli occhi.

La musica dei faggi e dei larici portata dal vento, vaga tra il profumo dell’erba al suo risveglio…
Quante volte ho percorso questo sentiero,
diverso solo nello spirito del tempo che fugge.

Rallento il passo.

Cammino e ascolto le piccole melodie del bosco che si mescolano allo stropicciare dei miei passi e al suono dell’acqua che corre in conche colorate di verde smeraldo interrotto solamente da pennellate di rododendri rosso porpora.


Ecco i contrafforti del Montalon, al di sopra di Malga Valsorda, come mani protese all'orizzonte quasi a scacciarne le nubi.


E poi ancora la salita per una fatica che sembra non finire mai.
Solo quando arrivo alla croce della vetta avverto i miei occhi appagati da un paesaggio che esprime eterna potenza e che mi restituisce un lieve sorriso di felicità.


I muscoli mi dolgono ma la gioia che sento nel cuore lenisce ogni ferita, anche e soprattutto quelle del cuore.


C’è un margine di luce che avvolge il profilo scuro di cima D'Asta spaziando fra guglie e pietrosi canaloni dove la neve addolcisce le asperità del terreno oltre la misura del tempo e lasciando sensazioni di antiche libertà ritrovate.

Al margine del bosco, sul sentiero del ritorno un capitello votivo chiede l’attimo di una preghiera mentre il sole veste di porpora dirupi e crinali e quelle baite lontane oramai perse agli occhi.


I suoni, le melodie e i colori della montagna e del bosco si smorzano nelle ultime luci del giorno,
raccogliendosi anche loro nella preghiera della sera.

Resto ancora ad ascoltare il nulla e a chiedermi se il mio domani sarà roseo come le ali di questo cielo all'imbrunire.
....ed è in questi attimi in cui il tempo sembra sospeso che avverto la presenza di persone care al mio fianco la cui voce oramai resta solo un ricordo

Riprendo il cammino fra respiri di resina,
mentre morbide ombre lievi franano sui passi del ritorno e nell'aria corre la voce di una campana che inginocchia l'anima.

Questa è l'ora a me più cara, prima che il cielo sposi la terra nel buio abbraccio che annulla le distanze.
Ormai è sera.
Fra scure pareti Cima d'Asta si staglia sull'acqua del lago
porgendomi la sua mano dorata di sogni.

Torna la voce del silenzio a chiudere un altro giorno.

domenica 5 luglio 2009

Fiori di zucca con farcia di ricotta, russule e porcini


Ingredienti


14 fiori di zucchina
300 g di ricotta fresca di malga
40 g di Vezzena grattugiato
400 g di russula aurata, edulis e finferli
(1 cucchiaio di pistacchi tostati)
50 g di panna da cucina
2 spicchi di aglio
olio extravergine di oliva

sale ai fiori Bio del Sudtirol
pepe




Puliamo i fiori di zucca, il più freschi possibile e “maschi” (sono quelli con il gambo), con una pezzuola inumidita, eliminando il gambo e altre parti dure.
Prepariamo poi il ripieno, versando in una ciotola, la ricotta e il vezzena grattugiato, una parte dei funghi tagliati a pezzetti molto piccoli, sale e pepe.
Schiacciamo e mescoliamo bene. Il risultato deve essere un composto cremoso, compatto e privo di grumi.

Versiamo il composto nella tasca da pasticcere e farciamo i nostri fiori di zucchina chiudendo le punte dei petali a mo’ di caramella.

Li adagiamo uno accanto all’altro in una teglia da forno precedentemente oliata.
Prepariamo un’emulsione di (poco) olio extravergine d’oliva e acqua in parti uguali e la spruzziamo sui fiori.
Inforniamo a 150°C e lasciamo cuocere per 15 minuti, il tempo che i fiori si ammorbidiscano e appassiscano leggermente senza bruciarsi.


Nel frattempo tagliamo a fettine i rimanenti funghi e li facciamo saltare in una padella dove abbiamo messo dell’aglio schiacciato e due cucchiai di olio extravergine. Prima che sia completamente evaporata l’ acqua di vegetazione dei funghi aggiungiamo, saliamo, pepiamo e aggiungiamo della panna da cucina.
Chiudiamo il fuoco e mescoliamo per amalgamare bene il tutto..

Disponiamo alla fine i fiori ripieni sul piatto e guarniamo con un cucchiaio di funghi alla panna.

giovedì 2 luglio 2009

Baita Alpina


Andando a Trento lungo la statale n. 47 della Valsugana, subito dopo Pergine, si sale verso l’Altopiano di Pinè.
Da Baselga di Pinè si prosegue costeggiando prima il lago di Serraia e poi quello delle Piazze, che ricordano le atmosfere alla Schnitzler, esausti e tranquilli, con la loro solitudine fatta di canne, faggi e pini.
Passati i due laghi, e arrivati a Bedollo, si deve salire tra case e villette, oltre la chiesetta di Sant’Osvaldo, fino al nuovo "parco giochi".
Pochi metri prima del parcheggio del "parco giochi" si trova la Baita Alpina

Solamente allora, una volta sceso dall'auto e guardandoti attorno ti rendi conto di essere come sospeso sui laghi, attorniato da uno splendido bosco di betulle, abeti rossi, pini e faggi che frusciano un po’ nella brezza come a darti un dolce saluto di benvenuto.

E tra il bosco odoroso alle tue spalle e il prato che piega in basso verso le ultime case del paese ti appare, come nelle favole che ti raccontavano da bambino, la Baita Alpina, con il ballatoio pieno di gerani al sole, i tavoli all’aperto, la recinzione cintata di assi di legno ingrigito dal sole, il tutto avvolto in un silenzio quasi irreale.

C’è odore di legna nel fuoco, un grande paiolo per una polenta, profumo di vento e di vecchi bivacchi mentre seduto ad un tavolo osservi il bosco che si snoda dietro la baita, pieno di sentieri, mirtilli e fragoline rosse.
Il menù proposto è ricco di piatti tipici in coerenza con la semplicità e la tradizione della cucina trentina più classica ma con un'attenzione alla qualità delle materie prime da far concorrenza ai più blasonati ristoranti del pinetano.

La scelta è tale che ti ritrovi in difficoltà ad ordinare, e non ti fa inquietare nemmeno la preoccupazione del prezzo, che è veramente molto modico, rispetto a quello che puoi ordinare e al bel posto che di cui puoi godere.

Ci staresti delle ore e forse anche un'intera giornata, senza fretta, mentre avanzano le prime ombre della sera, radenti sull’erba con un luccichio di altri tempi.