domenica 17 gennaio 2010

Alpinismo o Arrampicata ?

Estendi i tuoi limiti, innalza il tuo spirito e punta alla cima.




Il viaggio sulla montagna per un alpinista è soprattutto un viaggio dentro se stesso. All'alpinista interessa spesso l'ascesi fisica quanto quella spirituale e si proietta verso l'alto come per volare, alla ricerca del cielo, del sogno……… forse consciamente o inconsciamente spinto dalla ricerca dell'ascesi mistica.



La vita che facciamo chiusa fra le quattro pareti delle nostre abitazioni, dei nostri uffici, delle nostre città non fa altro che indebolirci svuotandoci della nostra capacità di sopravvivere. Siamo fragili e facili al turbamento.
Giorno per giorno sappiamo solo recitare quel buffo teatrino nel quale siamo solo goffe marionette ammaestrate. Passiamo lungo i sentieri della vita senza riuscire a comprendere assolutamente nulla di noi stessi e dei nostri limiti, come diceva K. Unterkircher nell'intervista rilasciata a Sky Sport(1).



Allora la montagna vissuta nella suo aspetto più selvaggio, con un approccio diverso da quello dell'Arrampicata può rappresentare per chiunque l'occasione di iniziare quel viaggio che nella vita di tutti i giorni non sempre è facile intraprendere.
Alpinismo e Arrampicata stanno diventando, sempre di più, modi diversi di intendere la montagna.
L'ipotesi prospettata dall'Accademia del CAI, e direi oramai da tutti accettata, è che Alpinismo e Arrampicata siano due attività diverse (vedi La Rivista del C.A.I. nel numero di marzo-aprile 2009.

"Arrampicare è un gesto fisico, anzi una sequenza appropriata di gesti che permettono ad un individuo, attraverso il coordinato movimento dei quattro arti, di salire in alto superando ostacoli, dislivelli, asperità vincendo la forza stessa di gravità.
Questa sequenza di gesti costituisce l'essenza stessa dell'arrampicata e permette a soggetti allenati il superamento di pareti sempre più difficili." (2)
Arrampicare, in questo senso, diventa allora una tecnica sportiva e come tale prevede delle gare e delle sfide con vincitori e perdenti.


L'Alpinismo, al contrario, non è e non sarà mai uno sport.
Può avere in comune con l'Arrampicata alcuni gesti fisici, forse la tecnica, ma possiede una prospettiva sia individuale sia progettuale molto più ampia.
Una scalata alpinistica nasce da un pensiero, un'ideazione, una spinta che non comprendono solo l'elevazione fisica, ma anche una ricerca interiore, una conoscenza dell'ambiente e un'avventura.
Come giustamente scrive Reinold Messner:
"In montagna non c'è nulla da conquistare. Quel che dobbiamo conquistare sono gli angoli remoti della nostra anima. Come essere imperfetto, l'uomo diventerà consapevole della propria limitatezza solo quando si scontrerà con le proprie debolezze psicofisiche.
Le montagne come mezzo, come percorsi per la conoscenza di sé." (3)

Credo allora che si possa definire l'Alpinismo come una ricerca e insieme un'avventura fisica e spirituale che ci porta, attraverso dubbi e domande, a trovare risposte e certezze che ci aiutano a vincere le nostre paure.
 E questa diventa anche la bellissima utupia dell'Alpinismo: aiutarci a conoscere noi stessi per migliorarci e migliorare il mondo in cui viviamo.





(1) Intervista a Karl Unterkircher
(2) La Rivista del CAI - marzo aprile 2009
(3) Montagne - Immagini e pensieri - Reinhold Messner - DeAgostini (2002)
Le foto sono dell'amico Matteo F.

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