mercoledì 31 marzo 2010

Finalmente sono arrivati gli Agretti !!!!

Quanto mi piacciono, gli Agretti!...forse qui da noi sono un po’ difficili da reperire e quindi misconosciuti, ma vale la pena provarli!

Gli agretti, chiamati anche “barba di frate” sono le piantine giovani della "Salsola soda", una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae originaria del Mediterraneo e che cresce abitualmente nelle zone costiere.
E' un fusto erbaceo alto dai 10 ai 30 cm., con foglie filiformi carnose e tenerissime che ricordano l'erba cipollina, ma si distinguono perché più sottili, più piatte, e piene al taglio, anziché cave. Si presentano con un folto cespo di un verde carico quasi brillante e la base rossiccia, che poco ricorda le sue parenti selvatiche, piante rinomate in passato per le loro ceneri.
Con le ceneri di "Salsola soda" ricche di carbonato di sodio e di potassio, si produceva artigianalmente il vetro, tant'è che alla fine del settecento, queste piante venivano coltivate fino in piena Laguna, a Venezia, per fornire materia prima alle vetrerie più prestigiose.

E' una pianta resistentissima che, una volta piantata, cresce bene anche nei terreni poveri senza l'ausilio di antiparassitari e fertilizzanti; la raccolta avviene prima che il fusto inizi a ramificare ed e' presente sul mercato da meta' marzo a tutto giugno sotto forma di mazzetti.
Quando si acquistano, le foglie che costituiscono i mazzetti devono essere di un colore verde intenso, tese e non molli, prive di macchie o parti che tendono all'ingiallimento.

Gli agretti, particolarmente ricchi di sali minerali e clorofilla, sono rinfrescanti e leggermente tonici; contribuiscono a depurare il sangue e sono utili in varie forme di anemia,inoltre ricchi di vitamina A e C… e' veramente un peccato trovarli sul mercato per un tempo cosi' limitato dell'anno!


In cucina gli agretti, con il loro sapore leggermente e gradevolmente acidulo, sono molto versatili Per prepararli, si devono privare delle radici, ovvero della base rossiccia; vanno lavati con cura e lessati per pochi minuti in acqua bollente salata; L'ideale per assaporarne al meglio il gusto e' quello di mangiarli conditi semplicemente con olio e limone; ma si possono anche utilizzare come contorno o unire alla pasta precedentemente lessata (ottimi in questo caso gli spaghetti), saltando il tutto in padella con dell'olio insieme ad una manciata di pinoli ed un'abbondante spolverata di parmigiano grattugiato.

Io vorrei proporvi una ricettina estremamente semplice ma di grande effetto e gusto che potete provare come antipasto o secondo piatto leggero.

NIDI DI AGRETTI

Per due persone, preparare 200 gr di Agretti già lessati per 5 minuti in acqua bollente salata; ancora tiepidi condirli con poco aceto di mele e un olio extravergine delicato (ad es. olio del Garda) Utilizzando un coppapasta del diametro di cm 9, formare due “nidi” che andrete a “foderare” nella parte interna con una fettina di speck di Asiago. Scegliete uno speck come quello di Asiago, dal sapore delicato e con affumicatura poco pronunciata, in modo che accompagni senza però smorzare il sapore della verdura. Prendete ora un uovo (o due, nel caso di un secondo piatto) , salatelo,strapazzatelo brevemente in un padellino caldo assieme ad una noce di burro e a un cucchiaio di panna fresca leggermente montata in modo che rimanga morbido. Dividete l’uovo o le uova all’interno dei “nidi” e spolverate con abbondante macinata di pepe nero. Con un'altra fettina di speck si può realizzare una piccola decorazione, e se avete a casa uno di quei filoni di pane toscano senza sale allora tagliatene un paio di fettine, passatele al grill, versateci sopra un po’ dello stesso buonissimo olio e accompagnatele al piatto….sentirete che meraviglia!

 amaranto

domenica 7 marzo 2010

Con le ciaspole al rifugio Sette Selle

Nell'Alta Val Laner (Intertol), forse la piu' alpina delle vallette che convergono sulla Val dei Mocheni (o Valle del Fersina), sorge il rifugio Sette Selle.


I soci dalla Sezione SAT di Pergine iniziarono la frequentazione di questa zona subito dopo la fine della grande guerra. Tuttavia per vari motivi non poterono acquisire una struttura in questa zona e quindi ripiegarono sulla Panarotta dove nel 1934 videro coronati i loro sforzi di disporre di una propria base tra le montagne di casa. Il rifugio Panarotta permise ai soci di coltivare lo scialpinismo sulle cime circostanti fino a quando la Panarotta fu trasformata in stazione sciistica, facendo perdere a quel rifugio la sua originale funzione.


Fu allora che i soci di Pergine pensarono di costruire un nuovo rifugio e la scelta cadde sulla zona di Palu', ambiente che conservava e conserva ancora tutti i suoi caratteri originari e dove le montagne si mostrano aspre e impervie.
La Val Laner è un punto eccezionale di penetrazione dalla Val dei Mocheni nella catena del Lagorai, verso il Monte Croce, la Val Calamento, il Laiton, il Lago di Erdemolo, la cresta di cime che portano fino alla Panarotta. Il rifugio Sette Selle, costruito nel 1978 con pietre del luogo, semplice ed austero, ma dotato di tutti i servizi indispensabili, e' stato recentemente ristrutturato grazie al lavoro dei soci della Sezione SAT di Pergine Valsugana e riaperto nel 2006.


Da Pergine Valsugana si prende la strada con indicazioni per la Valle dei Mocheni e si sale all'abitato di Palù di Fersina. Seguendo i cartelli scritti nell'idioma della valle parcheggiamo l'auto in località Vrottn (Frotten) a 1.500 m dove il termometro segna -6°.
Dopo esserci intabarrati a causa del freddo pungente siamo finalmente pronti a partire. Anziché prendere la comoda strada forestale che porta alla miniera-museo Grua va Hardömbl, la via di salita più facile e quindi la più affollata dagli scialpinisti, prendiamo il sentiero 343 che sale ripidamente nel bosco.
Dopo aver attraversato la strada che conduce alla frazione Tasaineri ci fermiamo per mettere ai piedi le ciaspole.


Ripartiamo e percorriamo un tratto nel bosco davvero suggestivo.
Qualche metro più in su ci fermiamo ancora per bere qualcosa e togliere qualche indumento pesante a causa del caldo sole.
Poi un ripido prato ed ecco... la magia.. il sole fa capolino dai monti e dinnanzi a noi la testata della val di Laner: un bosco d’abeti e larici con sullo sfondo una corona di cime di scuro porfido, tra cui spicca l’inconfondibile profilo di cima Setteselle.


Uno scenario commovente con le cime del Lagorai cariche di neve e davanti a noi una baita innevata da cartolina. Raffica di foto. Percorriamo ora uno dei tratti più belli del sentiero che procede abbastanza regolare senza grossi strappi. E così in breve giungiamo alla nostra meta, il Rifugio Sette Selle (2014 m)dove, approfittando dell'apertura invernale, scegliamo di assaporare assieme alla pausa anche una buona fetta di strudel.


Per il ritorno, poco dopo il rifugio decidiamo di scendere per il sentiero sulla sinistra orografica del torrente Laner (segnavia n° 324 e 343 bis), che in modo estremamente panoramico scende lungo i prati della stupenda Val di Làner (localmente Intertol)fino a raggiunge la strada forestale che con segnavia 325 sale alla miniera.
La scelta del sentiero si mostra ancora una volta azzeccata, incrociamo poche persone e la nostra solitaria discesa è allietata dal canto di numerosi lucherini che si stanno cibando delle rosse bacche dei sorbi.
Intersecata la strada siamo ridiscesi verso la frazione di Frotten incrociando non pochi scialpinisti che ancora salivano al lago di Erdemolo.


E mentre riponiamo le ciaspole in auto mi vengono alla mente le parole dello scrittore e drammaturgo austriaco  Hugo Von Hofmannsthal che Mauro Corona cita spesso nelle sue interviste : “Ci sono tornato perchè amo questa valle, e più passano gli anni, più mi sembra ricca. Quando sarò vecchio, dai suoi monti, dai suoi laghi e dai suoi boschi mi verranno incontro i ricordi, e il cerchio si chiuderà.





lunedì 1 marzo 2010

Valle dei Mocheni

La Valle dei Mocheni, comunemente conosciuta come "Valle incantata" per come la
descrisse lo scrittore ed intellettuale austriaco Robert Musil, agli inizi del Novecento è una piccola valle laterale della Valsugana a nord est del grosso centro abitato di Pergine. In passato è stata per anni una valle isolata e molto povera economicamente.
Si tratta in effetti di una valle particolare, non solo dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, ma anche storico-culturale. L’isolamento che l’ha caratterizzata è stato, paradossalmente, un limite ma al contempo anche una risorsa.
 

Ora un certo benessere è arrivato grazie anche a molte attività di turismo sostenibile che hanno privilegiato l'ambiente naturale, che è poi la principale ricchezza della valle.

Un turismo insomma che ha cercato di preservare l'identità culturale di questa valle che rappresenta un'isola linguistica di origine tedesca già dal 1200, favorendo la nascita di piccole attività imprenditoriali fortemente legate alle caratteristiche del territorio, rallentando quindi l'esodo della popolazione verso il fondovalle o la città, cercando di superare le mille difficoltà ed ostacoli che coloro che abitano la valle incontrano ogni giorno nella vita quotidiana (si pensi solo alla mancanza di servizi)..

Si tratta certamente di tentativi di sviluppo difficili da realizzare, quasi una scommessa. Tuttavia la grande forza della Valle dei Mocheni è proprio quella di essere un piccolo gioiello naturale, che andrebbe irrimediabilmente perduto se, anche qui, prendesse piede un certo turismo selvaggio del tipo mordi e fuggi che altrove (vedi Altopiano di Asiago o molte aree del Trentino) ha creato danni ambientali non indifferenti e, purtroppo, irreversibili.


Un turismo insomma del tutto disinteressato alla dimensione storico-culturale così come alla difesa e tutela del territorio e tutto orientato alla ricerca delle stesse attrazioni offerte ormai da quasi tutte le mete del turismo di massa, in una devastante omologazione in grado di rendere, in definitiva, ogni posto uguale a tutti gli altri.

Molte Amministrazioni comunali e provinciali stanno corteggiando da tempo un turista senza occhi per guardare il mondo che visita, e senza alcuna curiosità e voglia di capire quello che incontra. Certo questo tipo non è un turista a cui interessa la storia e la cultura delle terre che calpesta ma, in compenso è quello che riempie i ristoranti e spende i suoi soldi in dozzinali souvenir da mettere in soffitta.

Si tratta più in generale di un modello di turismo che vuole riprodotti ovunque gli stessi luoghi, o meglio sarebbe più corretto dire "non luoghi", secondo celebre la definizione di Augé, avendo a disposizione gli stessi modi di divertirsi e gli stessi svaghi che può trovare al mare, come al lago e così in montagna.

La val dei Mocheni non può certo competere su questo piano anche perché, per la sua conformazione territoriale e geografica sarebbe una gara persa in partenza.


L'insediamento mocheno comprende la sponda sinistra e parte della sponda destra della valle del fiume Fèrsina.
Caratteristica principale di questo insediamento è sempre stato quello "a maso sparso", senza quindi un centro abitato unico con servizi ed infrastrutture comuni, ma la disseminazione di tanti piccoli nuclei famigliari sparsi per il territorio.
Il maso è composto a sua volta da un gruppo di edifici: abitazioni, stalle, fienili, è circondato da campi, prati e boschi e comprende una stalla estiva, "summerstol" ai margini dei pascoli alti, oltre i 1500 metri di quota, che sono di proprietà comunale.