domenica 29 aprile 2012

Massiccio del Grappa: monte Palon e il percorso della memoria

Uno dei più belli ed interessanti itinerari escursionistici praticabili nel monte Grappa.
E' un susseguirsi di emozioni legate agli aspetti storici, per le trincee e i reperti della prima guerra mondiale nei luoghi più cruciali del fronte, dove gli italiani ipotecarono con un altissimo prezzo di sangue la battaglia e la grande vittoria sul Piave. I nomi sono richiamati nelle vie di tutt'Italia: Monfenera, monte Tomba, Castel Cesil, Palon, Archeson, cima della Mandria.

E poi gli aspetti paesaggistici, per i quali quest'escursione meriterebbe una giornata d'aria tersa. Purtroppo oggi non c'erano le condizioni ideali.
Si tratta, infatti, di una lunga dorsale, solo in parte boscosa, a cavallo tra la conca di Alano di Piave, il fiume Piave e le colline Asolane. L'orizzonte spazia grandioso sulle montagne feltrine, sul Cesen e, soprattutto, verso l'alta pianura veneta fino ai Colli Euganei e, durante le giornate terse sicuramente si può arrivare a distinguere nettamente la laguna, il mare e la stessa Venezia.

Suggestivi gli scorci verso la Cima della Mandria, con le valli dell'Archeson e dell'Archeset e la Bocca di Forca. Magri pascoli, spessissimo avvolti da nebbie, affascinanti nella loro solitudine e desolazione dall'atmosfera nordica, mentre con la neve la sensazione è quella di essere sull'Altopiano delle Pale di San Martino.

Una volta arrivati a Possagno saliamo con l'auto oltre il Piazzale del Tempio del Canova, prendendo la stretta strada asfaltata alla sua sinistra, seguiamo le indicazioni per la Casa del Sacro Cuore. Arrivati ad un tornante dove c'è un Capitello alla Madonna parcheggiamo l'auto ( 430 mt). Al tornante, il segnavia n. 195 ci indica la direzione da seguire. Saliamo per  il sentiero la ripida Val della Chiesa e, dopo circa mezz’ora, perveniamo nei pressi di un casolare oramai cadente. Procediamo nella salita che presenta una pendenza costante, e  poi nuovamente tornanti fino ad arrivare all’incrocio con la strada asfaltata che proveniente dal Monte Tomba e Monfenera si porta verso la Mandria e la Valle Archeson ( 1.025 mt. - 1h e 40')

Complessivamente un bel percorso, su sentiero dal fondo discreto in quanto si tratta di una vecchia mulattiera militare e, specialmente nell’ultimo tratto, aperto e panoramico. Giunti all’incrocio, dopo un brevissimo tratto sulla Provinciale, deviamo a destra per raggiungere la selletta di Castel Cesil.


Proseguiamo a sinistra sul crinale lungo una vecchia trincea militare molto ripida, fino ad una panoramica sommità dove è posta una grande Croce con altare e dove facciamo una breve pausa presso il rifugio al riparo dal vento freddo della valle. Da questo punto saliamo alla Cima del Monte Palon (mt.1305 - 2h e 30') seguendo le trincee e le ex postazioni militari recentemente ripristinate, con un immane e preciso lavoro di ricostruzione dal gruppo alpini di Possagno.

Da solo per qualche minuto ho pensato a come doveva essere quì quando, quasi cento anni fa, si combatteva tra queste montagne. E’ allora mi sono seduto tra le trincee ad ascoltare il silenzio di questi monti, e a respirare e sentirne l’odore. Quell'odore di storia che c'è quando si entra nelle gallerie e tra gli avamposti recuperati dai volontari.

Quell'odore così diverso a guardare giù in basso, lontana, la realtà di oggi, e il Piave che come una grossa ferita, si allunga giù verso il mare. A pensare a come erano e a come siamo diventati.
Per un tempo che è sembrato interminabile siamo stati così, ad ascoltare quell’odore, silenziosi ognuno nei propri pensieri.

Poi ci siamo rimessi in cammino lungo l'erta dorsale erbosa, seguendo il sentiero 212 che ci ha portato dapprima in prossimità della malga Piz e poi del sacello eretto sulla cima della Mandria (1.490 mt - 3h e 30' ). Con una breve deviazione a nord raggiungiamo la malga Archeset (aperta anche durante il periodo invernale) per goderci una pausa ristoratrice.

Dopo aver rifatto a ritroso il percorso fino alla Bocca di Forca (1.402 mt) oltrepassiamo il guardrail della strada asfaltata per scendere a valle con il sentiero cai 189. La traccia scende rapidamente per la Val Canaletto fino alle case Croset dove intercettiamo nuovamente la strada asfaltata che scende dal Cesil.

A questo punto perdiamo e recuperiamo continuamente il segnavia 189 a causa di alcune nuove strade forestali che hanno alterato completamente il percorso. Alla fine comunque riusciamo a scendere le Sassere e a superare la Val della Chiesa per riportarci sul segnavia 195 e in pochi minuti arrivare a dove abbiamo parcheggiato l'auto. (totale 6h e 30')

partenza: 430 mt
quota max: 1.490 mt
dislivello complessivo: 1.060 mt
distanza con altitud.: 16 km
tempo complessivo: 6 h e 30'
energia spesa: 1.750 Kcal
traccia GPS in rosso

mercoledì 25 aprile 2012

Cismon Col dei Prai e la Val Goccia in solitaria

Un'escursione carica di storia lungo una mulattiera che porta da Cismon del Grappa al Col dei Prai con ritorno per la suggestiva Val Goccia.
Si sale attraverso un antico sentiero selciato (sembra risalga al XIV sec.) contemporaneo della più famosa Calà del Sasso.

Ma da queste parti si passava già da moltissimo tempo: dai cacciatori preistorici ai cavalieri longobardi, dei quali sono state rinvenute alcune vasche di sepoltura scavate sotto un riparo roccioso vicino al Col dei Prai.
Si potrà vedere anche un bellissimo capitello che è stato riparo per secoli ai viandanti, con la rappresentazione di San Bovo, il protettore degli animali.


In epoca più moderna la mulattiera fù testimone durante la Prima Guerra Mondiale dei rifornimenti che salivano in Val Goccia per il settore nord occidentale del fronte Austro–Ungarico sul Grappa.


Si può, una volta raggiunti i Capitelli, ammirare tutta la spettacolarità e l'arditezza della "Gusela" (una guglia rocciosa appuntita il cui termine dialettale significante ago) scolpita a ridosso di impressionanti pareti ed osservare l'immane lavoro di costruzione della secolare mulattiera ancora perfettamente funzionale dopo oltre 500 anni di storia.


Dalla piazzetta con fontana di Cismon (quota 200 mt), dove parcheggiamo l'auto, seguiamo verso est il sentiero n.20 che, oltrepassato un porticato, abbandona l’abitato per entrare nella Val Goccia e puntare verso un angusto canyon sovrastato da pareti di roccia quasi verticali. La vecchia mulattiera, sempre bellissima e con ottimo fondo, supera la parte più stretta della gola con tornanti ravvicinati e sbuca appena sotto la cima della guglia rocciosa appuntita denominata "Gusela".

Ora il sentiero è più aperto e in pochi minuti raggiungiamo un caratteristico capitello formato da due basi, situate ai lati opposti della mulattiera, unite da un tetto comune (mt 490, 50’). La costruzione, oltre che bella da vedere, presenta quattro nicchie, tre delle quali con affreschi dedicati a figure sacre. Risale a un periodo stimabile intorno ai secoli XVI e XVII e gli affreschi, anche se di pittore non identificato, sono stati dipinti da una “ottima mano”, come dice lo studioso Angelo Chemin.

Qui lasciamo il sentiero n.20 per seguire la bellissima mulattiera cai n.10 che ci conduce ad una tabella che indica la breve deviazione a sinistra per visitare le tombe. (“Lungo la Val Goccia, in loc. Covoli, presso la casara Costa, su due ripiani naturali della roccia, sono scavate nel calcare quattro tombe di forma rettangolare, appaiate due a due prive di materiale all’interno (probabilmente per spoglio), di possibile, ma non certa, epoca romana." Giuseppe Gerola, storico vicentino vissuto a cavallo dei secoli XIX e XX).
Le sepolture sono scavate nella roccia in un punto molto panoramico verso la parte sud del Canale di Brenta. Questa posizione testimonierebbe, secondo alcune fonti, l’importanza delle persone cui erano state destinate.

Al termine della visita alla piccola necropoli torniamo a salire sul sentiero principale per qualche decina di metri fino ad imboccare un’evidente traccia priva di numerazione che si stacca in piano sulla destra della mulattiera n.10.
In pochi minuti raggiungiamo Casoni Coli (mt 680, 1h e 30'), una località nascosta dalla vegetazione con un gruppo di vecchie abitazioni abbandonate fra i resti di miseri terrazzamenti.
Di particolare interesse sono la vicina sorgente, la “piazzetta” ancora ben pavimentata e bordata di lastre di roccia infisse verticalmente e alcune “spelonche” scavate ai lati del sentiero di avvicinamento al borgo.

Ritornati sul segnavia cai n.10, riprendiamo a salire all’interno di una faggeta e, lasciando sulla destra la deviazione per Casoni Nave, raggiungiamo la radura dove sorgono le Case Costa (mt 920, 2h e 25'h).
Un'iscrizione sopra la porta d'entrata riporta la data di costruzione: 1856.
Dopo qualche foto, salutiamo i proprietari i quali molto cordialmente si fermano a parlare un po' con noi raccontandoci la vita di stenti e di fatica che erano costretti a fare coloro che abitavano quassù al Col dei Prai. Così ci confermano come molte case  siano state abitate stabilmente fino agli anni '70.

Qui il panorama diventa ampio e verso nord è possibile distinguere chiaramente diverse Cime del gruppo del Lagorai,  mentre in lontananza si intravvedono le Pale di San Martino e in primo piano il Monte Coppolo.
Mentre in basso si vedono i due laghi artificiali del Corlo.

 Verso ovest abbiamo Enego con il Monte Lisser in primo piano e, in secondo piano, il Monte Fior, mentre a est spiccano le Vette Feltrine.
Da questa vera e propria “terrazza”, dopo un’adeguata pausa ristoratrice, riprendiamo il cammino seguendo verso est la stradina forestale in leggera salita.

 Dopo aver guadagnato quota (mt 1050, 3h 30’) ed aver oltrepassato alcuni gruppi di vecchie case in parte risistemate raggiungiamo, appena superata una curva a destra quasi a gomito, la deviazione per la Val Lavello con segnavia cai n 13.

Seguendo questa stretta e ripida mulattiera lastricata caliamo velocemente nella selvaggia e umida valle fino a confluire nella Val Goccia. La Val Lavello è molto umida a causa della scarsissima esposizione al sole. Se da una parte questo fatto rende affascinante il luogo per la presenza di massi ricoperti da muschio dal verde intenso, dall’altra rende la mulattiera lastricata su cui camminiamo a tratti scivolosa, e che richiede un minimo di attenzione.

Arriviamo in corrispondenza dell'incrocio con il sentiero cai n. 20 che proviene dal Finestron, e che costeggia un torrente che più in basso forma alcune suggestive cascate.
Adesso siamo sul sentiero lastricato n.20 col quale, dopo un breve tratto in galleria, passiamo sotto al doppio capitello, sfioriamo la “Gusela” e rientriamo a Cismon (5h e 15').

 
quota partenza: 200 mt
quota max: 1.050 mt
dislivello complessivo: 850 mt
distanza percorsa: 13 km
tempo in movimento: 5 h 
energia spesa: 1.450 Kcal
traccia GPS in verde

sabato 21 aprile 2012

Lagorai: cima Socede ...nessuna traccia nella neve

La partenza avviene attorno alle 10:00 da Ponte Conseria (1.468 mt), in alta Val Campelle, dove la strada asfaltata cede il passo alla strada forestale che conduce ai pascoli alti di malga Conseria.
Per arrivare al Passo Cinque Croci ci sono tre possibilità: o la strada forestale, più lunga e comoda, o il nuovo sentiero L35 che passa per l'Aia del Buso (ma c'è il problema del torrente da guadare), oppure il sentiero 326, molto più breve e diretto, ma ovviamente assai più ripido.
Optiamo per quest'ultima e decidiamo di portarci appresso le ciaspe.
Una scelta che si rivelerà vincente.

Così, dal parcheggio, attraversato il ponte, si inizia a salire sul sentiero che con un andamento assai tortuoso e diversi tornanti risale il versante della destra orografica del Rio Conseria. Dopo un'ora di cammino usciamo dal bosco, iniziando la ripida salita in campo aperto che ci porta alla malga Conseria (1.850 mt).

Quì il manto di neve è notevole e bisogna calzare le ciaspe per poter proseguire. Procedendo sempre con pendenza costante e moderata riusciamo a fare da apripista ad un gruppo che ci segue fino a Passo Cinque Croci. (2.020 mt)
Dopo una breve sosta per ammirare il panorama di Cima D'Asta che riempie tutta la visuale ad est, mentre a nord fanno capolino tra le nubi le varie vette del Lagorai, decidiamo di affrontare l'ultima fatica: il costone che sale a Cima Socede.

Se il sentiero che ci aveva condotto a Passo Cinque Croci poteva ritenersi una comoda passeggiata con pendenza moderata, il chilometro scarso per arrivare dal passo alla cima si rivela un vero e proprio rampone.
Del resto, 160 metri di dislivello in meno di un chilometro si possono superare solo se la pendenza è elevata, per giunta qui la neve arrivava ben oltre il ginocchio, rendendo l'ascesa davvero faticosa.

Solo una debole traccia da seguire… 
poi nemmeno quella…
Impronte di caprioli e lepri 
solitari esploratori di questi pendii.
Poi il vento a coprire ogni traccia.

Larici d'alta quota e qualche raro abete 
ricoperti da una velatura bianca
a ricordare la recente nevicata fuori stagione.
Neve.. neve.. neve.
Silenzio... silenzio... silenzio
Saliamo in vetta  e, seppure staccati,
ci sentiamo così vicini
come mai lo siamo stati finora.
Allora il passo diviene lento 
come il sole che illumina le vette 
e riflette i suoi raggi
su ogni cristallo di neve 
rendendo accecante la luce.

E noi, lassù, 
avvolti dal freddo e
dai cinguettii dei fringuelli e delle cincie,
che riempiono l'aria di questa insolita primavera,
restiamo ad ascoltare la voce della montagna...
Oggi camminiamo assieme 
su queste nostre tracce e per queste vette.
E ne sono felice.
Oggi.
Domani.... sembra così lontano.

mercoledì 18 aprile 2012

Ti porterò con me dove il silenzio è più profondo......

Amo i sentieri che si inerpicano, che salgono lassù, quasi un voler "toccare il cielo con un dito", verso la cima più alta.
Non fa differenza se c'è il sole o meno; la montagna mantiene intatta la sua bellezza in ogni condizione. La sua maestosità nello splendore di una giornata inondata di sole non diminuisce, come oggi, quando nuvole gonfie e cupe si spostavano con una lentezza che faceva presupporre il peggio.

Affrontare la salita spesso mi stimola, quasi come un rapporto d'amore.
Sai cosa ti aspetta: la fatica, lo sgomento di vedere un tornante ancora più ripido di quello che hai appena vinto e superato, e poi un altro e un altro ancora. E la paura di non farcela, e sentire le gambe che sembrano fare sempre più resistenza.

Speri sempre che quello che hai davanti sia l'ultimo strappo e che poi ti si apra un poggio, un piano, un prato. Ma vai avanti ancora con la forza del pensiero, della risolutezza, del non posso arrendermi proprio ora!
Speri manchi poco alla vetta… e quindi sai che non puoi mollare proprio ora, ma devi assolutamente vincere quest'ultima difficoltà.
Finalmente la salita si addolcisce, riprendi energia, fisica e mentale, fai gli ultimi metri che ti separano dalla cima e ti ritrovi completamente immerso nel silenzio dei tuoi pensieri, che si srotolano proprio come il panorama davanti a te.

Sì, la montagna è anche e forse soprattutto questo!

Amo la salita, con i suoi silenzi di sentieri poco frequentati.
Li cerco apposta, come oggi, tra sperdute valli e vecchie contrade che da Posina salgono verso gli altopiani.
Non importa che il paesaggio sia brullo o boscoso, non importa se la neve ha cancellato ogni traccia, non importa se l'inverno è tornato fuori e dentro di me, poiché la montagna è e resterà sempre Lei. Così basterà un fiore (non uno qualsiasi) lungo il sentiero per sentire meno la fatica.

E alla fine la soddisfazione di essere riuscito ad arrivare lassù. Il piacere di essere giunto dove volevo.
Spesso, il premio è un panorama, che si commenta solo con gli occhi, anche se oggi era avvolto dalla foschia e da una cappa di nuvole basse.

Dai Busati Grisi, per il sentiero cai 535, alla vetta del Tormeno: 1.300 metri di quota sopra un panorama grandioso, anche se si scorgeva a fatica, con un vento freddo che mi tagliava il viso, mi penetrava in ogni parte, ma che mi ha fatto apprezzare di essere lì!
Lo sguardo spaziava dal Novegno al Priaforà, dal Pasubio al Toraro ammantati di neve fresca, dal Verena fino alla dorsale di vetta del Monte Fior ricoperti di un manto di coltre bianca come mai quest'anno si era vista.

E lassù, nel bordo estremo di quel salto di roccia, dove l'attrazione del vuoto era forte, mi sentivo più vicino al cielo di Dio che alla terra degli uomini.
Così vicino....( che per un istante).......che  mi sono ritrovato a ricordare e rileggere sguardi e parole che mi hanno aiutato a vedere la luce che fa chiare le cose anche quando il buio sembrava avvolgere il mio sguardo senza lasciarmi certezza alcuna.

...allora ti porterò con me dove il silenzio è più profondo, dove muore il giorno e l'ora blu della notte si rende visibile…
...allora ti terrò per mano lungo il sentiero per curare le ferite del passato.
Perché non è possibile tornare indietro, ma neppure dimenticare.

lunedì 9 aprile 2012

Valbrenta: sentiero storico delle Aste Rosse - Col Moschin

Il percorso consente di visitare alcuni siti della Prima Guerra Mondiale recentemente recuperati ad opera dell'amministrazione comunale, esistenti sull'asse dei sentieri Cai 36 e 35 che salgono rispettivamente dalla contrada Merlo e da Carpanè. L'itinerario parte dalla località Merlo (quota 150 mt), sul Canale del Brenta, pochi chilometri a nord di Bassano del Grappa.
Il sentiero da seguire è il n°36 che passa davanti ad una tabella di legno dove è illustrato il percorso storico ripristinato da diverse associazioni di volontari e voluto dall’amministrazione comunale di San Nazario.

Proseguendo, dopo pochi minuti troviamo una deviazione sulla sinistra che con breve stradina conduce alle prime gallerie ("galleria di Angelo"); sono due situate a quote diverse e raccordate fra loro da una scaletta con pioli metallici infissi nella roccia.

Quella più alta è lunga diverse decine di metri e con finestre, feritoie e punti di osservazione, ci sorprende per imponenza e lunghezza.. Lungo le gallerie, diverse brevi diramazioni laterali consentono di raggiungere postazioni rivolte verso la Val Brenta.


Più in alto alla quota di 350 mt., sul crinale della montagna trapassato da altre gallerie e percorso da trincee, una postazione di artiglieria è stata attrezzata a punto di osservazione con indicazione a giro d'orizzonte di monti e località. Nelle vicinanze una baracca in pietrame a secco, ottimamente sistemata, funge da ricovero d'emergenza.

Ci si innalza ancora un po' e a quota 440 mt circa si abbandona il sentiero CAI n° 36 per assecondare una stradina a sinistra (indicazioni) che conduce in 10' alla Casera Pra Ventore, in bella posizione panoramica sul Canale di Brenta circondata da una zona prativa oltre la quale residua ancora un castagneto ben tenuto (ore 1 e 10').

Ora il sentiero, totalmente rifatto, prosegue in costa, supera l'impluvio della Valle delle Ore e si immette nel sentiero CAI n° 35 che sale da Londa. Si segue in salita il n° 35 e in 20' dalla confluenza si giunge a Costa Alta (quota 634 mt ore 2).
Anche qui gallerie e trincee ed altre opere belliche a testimonianza della grande importanza di questo crinale per il controllo della Valbrenta e della Val Frenzela.

Il luogo, pur non essendo molto distante in linea d'aria dalla statale, si trova in posizione nascosta, e qui il silenzio è particolarmente palpabile, così come lo è lungo tutto il percorso che in taglio ci porta a ridosso delle scoscese pareti delle Aste Rosse.
Lungo il sentiero erboso mi soffermo ad osservare e a fotografare queste piccole e sorprendenti campanule (Muscari botryoides (L.) Miller)con infiorescenze disposte in spighe tra l'azzurro e l'indaco che danno un tocco di colore all'habitat di quota.

Raggiunti i dirupi rocciosi delle Aste Rosse si sale la parte alta della valle e dopo una serie di tornanti e di ripidi strappi in verticale il sentiero ancora in parte lastricato ci conduce alla Casara Campana (quota 1.1150 mt ore 3). Seguendo la strada forestale e successivamente tagliando per gli avallamenti delle ex trincee, dopo circa 20 minuti, si arriva al Cippo di Col Moschin a quota 1.279 mt.

Dopo una pausa ristoratrice al riparo dal vento freddo che si leva dalla valle, decidiamo di scendere al Rifugio Alpe Madre per riscaldarci al tepore della stufa con la scusa di bere un classico vin brulé. Dal rifugio scendiamo verso sud-ovest ad intercettare il sentiero cai n. 38 che scende dal Col del Fenilon.

Questo sentiero selciato che scende al fondovalle nei pressi dell'abitato di San Nazario è chiamato localmente "sannazzara" e storicamente è una delle più antiche mulattiere del fianco sinistro del Canale del Brenta.
Senza soluzione di continuità ci permette di scendere in modo dolce con qualche traverso e molti tornanti gradinati fino al paese di San Nazario dove, seguendo verso nord la vecchia strada asfaltata, andremo a riprendere l'auto.

quota partenza: 150 mt
quota max: 1.280 mt
dislivello complessivo: 1.130 mt
distanza percorsa: 17 km
tempo in movimento: 6 h
energia spesa: 1.950 Kcal
traccia GPS in verde