domenica 28 aprile 2013

Profumo di ...


Fresco profumo.
Quello che respiro la mattina presto quando decido di andare a Caldaro per una passeggiata tra i meleti in fiore.
E' appena l'alba quando mi metto in auto mentre la gente esce per andare al lavoro, tra colonne di auto strombazzanti e depressi alla guida.

Per una volta invece vado in direzione opposta, controcorrente.
Verso il sole, il silenzio, il profumo, l’aria fresca.
Man mano che passano i chilometri e la meta si avvicina mi rendo conto che oggi sarà una reale giornata di primavera.
Una giornata indimenticabile, e già so che nel pomeriggio sarà veramente difficile staccarsi da questi luoghi per ritornare a casa.

So che alla fine il desiderio è quello di fermarsi, e non tornare più a casa.
Così qualsiasi scusa diventa buona per allungare il giro, cambiare sentiero,  vedere e scoprire angoli di bosco ancora inesplorati, vigneti nuovi e masi mai visti.
In fondo, rimanere ancora in questo paradiso silenzioso, per me, sarebbe la cosa più naturale.

Il sentiero del vino “wein.weg”, che percorro, mi porta dal parcheggio situato al lago di Caldaro, fino al paese per poi fare ritorno attraverso i boschi ed i prati lungo la valle della primavera che da Monticolo conduce al lago.
Attraverso vigneti e meleti in piena fioritura che inondano di sfumature bianche e rosa il paesaggio alpino, mentre un tappeto giallo colora il verde dei prati, in un incanto naturale che ha pochi confronti.

Poi arriva il momento del rientro, stanco ma soddisfatto, con il pensiero che va alla prossima escursione, le previsioni meteo per il fine settimana e il desiderio ancora una volta di scappare, uscire, per immergermi tra queste montagne, tra le cime ancora innevate e il verde profumo della primavera.

giovedì 11 aprile 2013

"Un segreto tra di noi" di Dennis Lee

Dando un’occhiata alla locandina del film, non sono riuscito ad intuire nulla di quello che questo film mi avrebbe poi mostrato. Inizialmente mi era sembrata una foto delle tante fatta su qualche passarella di qualche festival.
Dietro alla locandina, poi,  Un segreto tra di noi  il titolo inesorabilmente banalizzato dai nostri distributori (l’originale è "Fireflies In The Garden", e cioè "Lucciole in giardino").
“Fireflies in the garden” è il libro della svolta nella carriera di Mike Taylor (Ryan Reynolds), scrittore di successo ma uomo tormentato dai ricordi di un infanzia non certamente felice: il manoscritto che il protagonista porta porta con sé in occasione della festa di laurea della madre è il mezzo per chiudere i conti con un padre despota (a cui basta e avanza la faccia di William Defoe) ma anche lo strumento per riconciliarsi con un vissuto familiare caratterizzato dal disagio di chi si sente sempre fuori posto.

Un mondo problematico e privo di certezze che rischia di rimanere tale quando una tragica fatalità toglie al protagonista l’unica ancora di salvezza e lo costringe ad un confronto prima personale e poi collettivo con gli altri membri del nucleo familiare. Nella sceneggiatura di "Fireflies In The Garden" mi è sembrato fin da subito di riconoscere qualcosa di familiare, un deja vu.

In effetti la traccia del film rimanda chiaramente ad un capolavoro del regista svedese Ingmar Bergman "Il Posto Delle Fragole" del 1957. A questo film Bergman vi si dedicò con così tanto impegno, che alla fine delle riprese dovette essere ricoverato in una clinica per esaurimento nervoso. Il film ebbe un grande successo ed ottenne l'Orso d'oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia.

Nel Il Posto delle Fragole c'è un vecchio professore a dover fare i conti con il suo pesante-passato e il suo breve futuro durante un viaggio tempestato di visioni oniriche miste a ricordi. Mentre qui un giovane scrittore trentenne fa i conti con un preciso particolare della sua infanzia per correggere il suo lungo futuro. E’ purtroppo a livello formale che Un Segreto Tra Di Noi tenta di guardare a Bergman.

Il film pur non avendo la folle tempesta visionaria di Il Posto Delle Fragole, commistiona spesso ricordi e suggestioni al presente, passa molto tra le due linee temporali e cerca un punto di fusione in modo da arrivare a far sì che la sola presenza di un oggetto nella linea del presente scateni nello spettatore suggestioni relative a ciò che già ha visto della linea del passato. Forse il film mira troppo in alto per le proprie potenzialità,
mancando non solo di creare una dimensione “onirica” dove presente e passato si parlino o almeno interagiscano, ma anche limitandosi a riproporre il modello originale con l’eccezione di una evidente frammentazione narrativa, che diventa un escamotage per nascondere mancanza di nuove idee.
Forse la motivazione più forte per vedere questo film, a parte un cast stratosferico che raccoglie, oltre agli attori già citati, Julia Roberts, Carrie Anne Moss,  alla fine risulta essere la canzone  "Surround me with your love" del gruppo 3-11 Porter,  divenuta famosa per essere stata utilizzata in alcuni spot pubblicitari di successo.
La canzone merita da sola il film e forse anche molto di più.
Mettete in pausa il player di sottofondo e guardatela con il cuore nella sua versione originale.

Pederobba - Monfenera

Una volta arrivati in auto a Pederobba, dopo aver oltrepassato la Chiesa, si prosegue lungo via Roma fino alle scuole che si trovano sulla destra, mentre a sinistra si può osservare lo storico edificio delle Opere Pie, poco prima della stradina che sale all’ospedale.
Parcheggiata l'auto davanti alle scuole, si attraversa la strada e si passa sotto la volta dell’edificio storico, entrando nella corte interna aperta verso la montagna.

In fondo a questo viale, dove inizia il bosco, sulla destra possiamo osservare un sacello protetto da grandi alberi. Quì riposa la memoria del conte Guglielmo Onigo e di Teodolinda, personaggio di triste fama e triste fine.
Quì inizia la salita sul sentiero n.221 “dei Conti Onigo” recentemente sistemato nella parte iniziale, per raggiungere un bel castagneto (rinomati sono i marroni del Monfenera!) con piante antiche, scolpite come mitici ciclopi fino a sbucare sulla strada asfaltata.

Si interseca più volte la strada asfaltata che poi abbandoniamo per raggiungere la Trattoria San Bastian sulla nostra destra e, entrati nel parcheggio del ristorante a sinistra prendiamo il sentierino che ci conduce al sovrastante colle dove si erge la chiesetta di San Sebastiano (m. 428- 45 minuti). Volendo si può visitare la galleria, recentemente ripristinata, che fora da parte a parte la montagna e si affaccia sul precipizio che guarda la stretta di Quero.

Superata la chiesetta, si prende una carrareccia che riporta alla strada asfaltata. Se ne percorrono pochi metri verso nord, si taglia un dosso su un breve tratto di sentiero e si ritorna ancora sull'asfalto.
La salita riprende aggirando La Castella.
La sella successiva è storicamente importante perché qui ci sono i resti di un trincerone italiano e questo è stato il punto di massima penetrazione dell’offensiva austriaca nella battaglia di arresto (novembre 1917), strenuamente difesa con combattimenti corpo a corpo, alla baionetta. Seguendo l’elettrodotto si sale decisamente sulla sommità orientale del Monfenera: Busa dei Bai, a quota m.623.

Qui troviamo un recente fabbricato per ricovero di pecore.
Il panorama si apre sulla conca di Alano-Quero e sulle cime settentrionali del Massiccio del Grappa.
Mentre verso sud lo sguardo è calamitato dalle anse tortuose che il Piave disegna verso la pianura e i colli asolani.


Recuperiamo la strada sterrata a sinistra seguendo la dorsale lungo la quale nel periodo 22 novembre – 30 dicembre 1917 i due fronti nemici correvano assai vicini. Dopo la battaglia del 30 dicembre l’intera dorsale venne definitivamente occupata dai francesi “Cacciatori delle Alpi” ed il fronte austriaco fu arretrato nel fondovalle di Alano.

Percorriamo verso ovest il crinale che porta verso il Monte Tomba e, ritrovata lo strada asfaltata, si arriva in breve presso l'Osteria alle Betulle (m. 712; ore 1.30).   Per il ritorno si può proseguire ancora per il sentiero cai n. 221 che con largo giro per i boschi grandi e la Val dei Meloni scende a valle passando per un bellissimo castagneto coltivato tra case e baiti ben ristrutturati.

Arrivati in paese prendiamo via G. Piazzetta e poi via A. De Gasperi per arrivare alla principale via Roma.  Qualche centinaia di metri e siamo di nuovo al Parcheggio delle scuola dove avevamo lasciato l'auto.

Partenza: Pederobba
Arrivo: Osteria alle Betulle - Monfenera
Dislivello comul. totale: 500 mt
Tempo impiegato: 3 h e 30'
Distanza con alt.: 11 km

domenica 7 aprile 2013

Il flop delle previsioni meteo

"Meglio tornare a Bernacca".
Per il presidente del Veneto Luca Zaia sarebbe meglio tornare alle previsioni del tempo “molto macro” degli anni Sessanta. Pane per la conversazione quotidiana di intere famiglie durante la cena quando, durante le previsioni del noto metereologo Bernacca, tutti cercavano di interpretare i simboli meteo presenti nella grande carta geografica dell'Italia proiettata in TV.
Accanto agli albergatori della riviera di Rimini, Zaia si scaglia contro i siti web dedicati al meteo e annuncia di voler richiedere un risarcimento danni a chi, fornendo previsioni sbagliate, avrebbe indotto molti vacanzieri a escludere il Veneto dalle mete predilette per una gita nel week end appena trascorso.
Basti pensare alla pioggia di Pasqua che si è trasformata in un leggero sole primaverile, o alla Pasquetta incerta che si è rivelata godibile con temperature sicuramente nella media stagionale.Mentre per alcuni siti meteo come il famoso "Il Meteo" di  Antonio Sanò i giorni di vacanza di domenica scorsa e lunedì dovevano essere scenari da diluvio universale, con acquazzoni e violenti temporali. Nonostante le temperature non ancora clementi, invece, un piccolo assaggio di primavera lo hanno regalato.

Certo che "Il Meteo" di Sanò non è nuovo a questi clamorosi flop per quanto riguarda l'area del Veneto e del Trentino Alto Adige. Anch'io, durente la consueta settimana di luglio trascorsa a Rodengo, ho avuto modo di constatare di persona quanto fossero  fallaci quelle previsioni rispetto alla realtà e alle previsioni che il proprietario dell'albergo (Cristian) mi forniva ogni sera per poter programmare al meglio le attività del giorno dopo. Le previsioni fornitemi da Cristian si sono sempre rivelate più precise ed affidabili rispetto a quelle elaborate da "Il Meteo" per la zona dove alloggiavamo.

Per quanto riguarda le previsioni a breve termine, Sanò ha sempre affermato, con i suoi modelli matematici, di aver raggiunto risultati eccellenti: ad un giorno la percentuale di attendibiltà dovrebbe essere dell’85-90%, valore che cala all’80-85% per il secondo giorno e al 75-80% il terzo e così via. Una previsione oltre i 4-6 giorni dev’essere considerata, quindi, dall’utente come una tendenza puramente indicativa.
Ma anche queste percentuali sono indicative e possono aumentare e spesso tendono a diminuire drasticamente a seconda dell'area presa in esame e a seconda del tipo di tempo preso in esame.

Ad esempio in condizioni di stabilità, quando un grande anticiclone occupa l’area europea e mediterranea, l’attendibilità è molto elevata e si arriva a fare previsioni corrette anche fino a 7-10 giorni. Al contrario in situazioni di tempo perturbato, come lo è stato in questi mesi l’affidabilità si riduce e anche le previsioni a breve termine risultano spesso imprecise, se non addiritura completamente sbagliate.
Più che un problema di fisica dell’atmosfera, io credo sia un problema di comunicazione: bisognerebbe spiegare ai metereologi cos’è il concetto di probabilità e di instabilità per cui sarebbe meglio evitare di fare previsioni per città e per fasce orarie con l'arroganza di voler essere precisi ed affidabili.

Allora meglio tornare ad affidarci al vecchio e diffuso Almanacco "Il Pojanacalendario meteorognostico vicentino di Giovanni Spello detto il Pojana.
Oppure con la stessa filosofia ai vecchi proverbi di cui uno ricordo perfettamente le parole «Se el Summan gha el capeo, o piove o fa beo» (se il Summano, che è un monte vicino al Pasubio ha il cappello, sottointeso di nuvole, o piove o fa bel tempo).  In questo modo siamo tutti metereologi.

la foto n. 5 è tratta da "Il Maggiociondolo"