sabato 17 maggio 2014

E se provassimo a fare un passo indietro ?

Fino a non molti decenni fa esistevano in Italia intere aree rurali, sia di campagna che di montagna. Ora non è che non esistano più, è solo che queste aree hanno preso due derive: in quelle di pianura più fertili e meglio collegate con la rete stradale è piombata l’agricoltura industrializzata, che si è buttata a capofitto su terreni da coltivare con macchine e pesticidi che hanno inquinato in modo irreversibile il territorio; negli altri casi la popolazione ha scelto, giustamente, di elevare il proprio livello di vita e di abbandonare un'esistenza di miseria e un’economia di sussistenza,  tra i pascoli delle Terre Alte e di emigrare in città.

Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è che in Italia abbiamo svenduto la terra alle Immobiliari, alle zone artigianali e ai grandi centri commerciali che hanno costruito sistemi urbani che stanno esplodendo in città infinite. Basti pensare alla cosiddetta Megalopoli Padana, che va da Milano a Venezia quasi senza soluzione di continuità. Dall’altro lato esistono interi zone marginali che vivono grazie alla diffusione di agriturismi e bed and breakfast, oppure vengono tenute vive dai pochi vecchi che non se la sentono di abbandonare il loro "piccolo mondo antico".

Ma quella vita di sussistenza, che ci ha dato da mangiare per secoli, era in realtà una espressione di quella società contadina che, pur comportando tanti rischi, come la mortalità infantile, l’alto livello di diffusione di malattie, la malnutrizione,  veniva equilibrata da valori culturali solidi, da prodotti di eccellenza, da tradizioni basate sul sapere etico, ma soprattutto dalla realizzazione di un tipo di società fondata sulla sussidiarietà e solidarietà reciproca.

Valori culturali che oggi si sono consumati ed esauriti dopo decenni di industrializzazione, cercata e voluta a tutti i costi quasi fosse l'unica vera fonte di benessere, di dissolvimento della famiglia allargata, di sradicamento degli individui dalla terra.
Oggi ci ritroviamo nella condizione di poter ancora salvare la nostra terra, di tornare indietro progredendo in una condizione migliore.

Nella condizione cioè di recuperare un modo di vita di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere, ecologia e solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto. Una vita quasi invisibile per i grandi numeri, ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra (soprattutto nelle zone marginali), per mantenere ricca la diversità di paesaggi, piante e animali, per mantenere vivi i saperi, le tecniche e i prodotti locali, per mantenere popolate le campagne e la montagna.

E anche se è molto difficile fare vivere tutto questo, dato che le varie forme di ecovillaggi sono sempre state ostacolate  sotto il peso della burocrazia e di regole amministrative, sanitarie e igieniche gravose per ottenere un riconoscimento che le distingua dall’agricoltura imprenditoriale e industriale, qualcosa sul finire degli anni '70 ha cominciato a fiorire e a crescere anche in Italia.
Ad esempio ho scoperto che a partire dagli anni Ottanta, l'Appennino pistoiese ospita una delle esperienze più originali del movimento degli ecovillaggi, si tratta del Popolo degli Elfi.
La valle degli Elfi oltre al primo insediamento chiamato "gran Burrone" comprende 90 ettari in concessione dalla Regione Toscana più diverse case acquistate e altre in contratto di comodato gratuito e vi risiedono più o meno 150 persone adulte e 60 bambini. Vi sono oltre quindici nuclei, alcuni distanti anche un'ora di cammino a piedi. La maggior parte delle abitazioni è priva di elettricità anche se ultimamente sono comparsi i primi pannelli fotovoltaici mentre si continua a praticare l'autosufficienza.

video

Gran Burrone e la Valle degli Elfi

Raccolgo e pubblico una parte dell'intervista tratta da G.Cacciola “Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita e autoproduzione” Edizioni FAG, pag. 242-246  fatta a Renato Pontiroli, figura storica di progetti come C.I.R. (corrispondenze informazioni rurali) e la rete dei Bionieri, una delle due penne del Blog dei Selvatici, gli abitanti ai confini tra selvatico e coltivato, degli Elfi di Gran Burrone.

" Anche se in questi mesi stiamo vivendo una situazione provvisoria e insoddisfacente, le nostre giornate hanno il ritmo lento e naturale delle stagioni. 
A volte ci capita di stare in fiere e mercatini per svariati giorni e quando torniamo a casa ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati anche se viviamo con pochi soldi, poche cose, quasi alla giornata. Tra le cose più belle e incredibili c’è il riappropriarsi del tempo, l’abitudine al silenzio, ai suoni della natura circostante, ai colori del bosco, alle sue energie…. 

 Ci sono però degli inconvenienti che dobbiamo affrontare con coraggio e salda determinazione: richiami di gufi e di civette nella notte, bramiti di cervi all’alba, cinghiali e i tassi che tentano di rapinarci l’orto, fagiani piumati come atzechi in battaglia che traforano pomodori e peperoni, ghiri specializzati in espropri di noci e nocciole, volpi e faine che sbafano galli e galline lasciando entusiastici ringraziamenti, ragni acrobati che ornano ogni angolo della casa, rospi giurassici che scelgono come tana i vasi da fiore, variegate specie di biscie multicolori e vipere paciose che spuntano da sassi, buchi e anfratti, salamandre dall’andatura bradipesca che obbligano a frenate improvvise e soste bibliche, ramarri smeraldini modello guarano che ti derapano sulla schiena mentre pisoli tra le viole…poi moltitudini di uccelli canterini che tessono un tappeto sonoro quasi continuo accompagnati dalla ritmica puntuale, serrata, precisa dei picchi…poiane, falchi e bianconi che sembrano sempre puntare con occhio lubrico l’unica oca rimasta…insomma un casino di un casino di genti. 

 Per non parlare degli odori!! Come apri la porta vieni invaso dai miasmi di rosa selvatica, menta piperita,lavanda e erba cedrina…lavi il pavimento con il solito decotto di timo ed entrano stormi di bombi alla ricerca di nettare, accendi la stufa con rametti di ginepro o pigne di abete e…cucini… orecchiette con broccoli e uvetta o merluzzo alla cipolla rossa di Tropea, polenta gratinata con formaggio di capra e inserto mignon di funghi, trenette al pesto di rucoletta selvatica e per il gioco dei venti e degli spifferi l’odore si trasferisce nella stanza dove dormiamo perseguitandoci i sogni notturni. Il peggio ci capita quando facciamo essiccare i porcini sopra la stufa a legna, colmo della sfiga detti porcini hanno l’ardire di spuntare a qualche decina di metri da casa come a preannunciarti il tormento futuro. Se ti viene in seguito l’idea di lavarti con sapone fatto con oleolito di calendula e olio essenziale di lavanda ( cose che ci tocca fare per vincere la noia, sia chiaro) poi sei costretto a sorbirti le lamentele degli gnomi e dei coboldi dello Scravaion, i quali giustamente non reggono tali odori."

 Per coloro che volessero approfondire l'argomento degli Ecovillaggi e degli Elfi di Gran Burrone linko due emblematici siti:

Una giornata da elfo 
Il popolo degli Elfi