mercoledì 19 novembre 2014

La prima neve

Mi alzo con lentezza, la mattinata lo merita.
Gli orari di lavoro e di scuola sono stati modificati e nel trambusto che ne è conseguito mi sono ritrovato con il mercoledì mattina libero dagli impegni lavorativi.
Lunedì ha nevicato sulle montagne dietro casa e allora decido che è giunto il momento di andare a calpestare la prima neve.

Lo zaino è già pronto dalla sera precedente.
Metto il brico con la solita tisana invernale sul fuoco e nel frattempo controllo di aver caricato gli scarponi, le ghette e....... le ciaspe. Improvvisamente cambio idea e decido di lasciare queste ultime a casa perché ritengo che la neve non sia più alta di una decina di centimetri e il rumore dei passi sulla neve è più armonico con gli scarponi.
Riempio il thermos con la tisana, metto tutto in auto e via.

Passo a prendere l'Elfo curioso, mio compagno d'avventura, e poi ancora la strada che ci avvicina lentamente alla meta.
I paesi dell'Altopiano sembrano più assonnati di me, nubi cupe ci sovrastano, nessuno in giro alle 9 e 30, ma poi finalmente una bottega aperta: 1 panino e di nuovo in auto per raggiungere la neve.  Mentre salgo su in mezzo alle nebbie e alle nuvole là in alto una schiarita che ci fa intravvedere parte del gruppo di Rava e Cima d'Asta imbiancate mentre tutto intorno a noi il paesaggio cambia colore: al verde dei prati e ai colori autunnali di un melo ancora carico di frutti si sostituisce lentamente il bianco della neve.

Ci incamminiamo lenti e, passo dopo passo, guadagnamo quota e iniziamo a respirare la neve, lasciamo il bivio per il rifugio e riprendiamo a salire……..Ora è evidente che ha nevicato e sotto i nostri piedi la neve scrocchia con dolcezza, è una neve leggera e cristallina che si è attacata al paesaggio con determinazione.  Avremmo voluto arrivare su una cresta per vedere aldilà ma il tempo è tiranno e ci impone di fare dietrofront.

Lungo un pendio assolato, dove la neve si è già completamente sciolta l'Elfo riesce a trovare l'ultimo porcino della stagione, mentre io devo accontentarmi di fotografare una A. muscaria che dona all'ambiente l'ultimo colore prima dell'imminente inverno.
Lungo la strada del ritorno ci fermiamo più volte per fotografare un paesaggio mutevole e fugace. Oggi la prima neve meritava di essere calpestata.

lunedì 17 novembre 2014

Sade

Pochissimi artisti possono permettersi di pubblicare un disco ogni dieci anni, e di rimanere lo stesso nel cuore della gente, come fossero fiumi carsici della nostra memoria.
Ebbene, tra questi pochi eletti, vi è sicuramente Sade, l’anglo-nigeriana dalla voce immensa eppur mai aggressiva, la premonitrice del soul soffice degli anni '80 impregnati di musica dance ed elettronica.

Con una raffinata mistura di rhythm'n'blues, jazz e pop plasmata dal suo gruppo, Sade, ponendo persino le basi per il moderno trip-hop, si è guadagnata per sempre il titolo che le assegnò il Time negli anni Ottanta: Queen Of Cool

Schiva, riservata, mai generosa con i giornalisti (rarissime le interviste in carnet), questa è Sade.
«Quella str... canta solo quando vuole» firmò un anonimo (e frustrato) appassionato su un cartellone che annunciava un suo concerto a New York due anni orsono.
Meno male, aggiungiamo noi, se queste pause bibliche ce la restituiscono ogni volta migliore della precedente.
Delle sue ultime apparizioni ricordo con molto piacere l'intervista di due anni fa concessa al  Corriere della Sera e integralmente pubblicata sull'inserto Io Donna. Di questa rara intervista sulla sua vita personale riporto quì nel Blog due passaggi significativi che ci aiutano a conoscere meglio Sade.
  

Un tour ogni due decenni. 
Perché si concede così poco? 
 
Perché Bring me home mi ha portato per nove mesi via da casa. Certo, i miei stavano spesso con me.  E sono stati loro a insistere perché facessi il tour.  Ma non ha senso fare un album, scrivere le canzoni, registrarle, se poi non incontri il pubblico a cui stai parlando. Non avrei mai potuto stare nove mesi senza mai vedere la mia famiglia.  E non avrei potuto lasciare la mia vita se non fossi stata certa che tutto era in ordine.


Ora lo è? 
Forse è pronta per scrivere una canzone di pura gioia e di amore appagato. 

 "La malinconia è sempre lì, è parte della mia storia, le mie cicatrici sono lì, anche se non le guardo ogni momento, anche se ho imparato a dimenticarle. 
E poi, se sei una persona sensibile, non puoi mai essere sempre completamente felice,  perché non puoi non pensare alle tue ferite e a quelle degli altri, di chi ami e anche di chi non conosci. La vita è questo, calma e tempesta insieme. "


  
Questa è solo una parte dell'intervista di Sade e pubblicata su  Io Donna