mercoledì 28 gennaio 2015

Gfrill

Il paese dove viviamo, lavoriamo, o la montagna e il mare che attraversiamo nel nostro peregrinare è fatto di luoghi. Alcuni sono belli per tutti, altri accarezzano il cuore solo a pochi.
Succede quando le visioni diventano emozioni, o quando si lega un ricordo a un puntino sulla cartina.

Forse queste memorie si legano al cuore quando si invecchia.
Ma forse, molto più semplicemente, sono immagini ed emozioni che spesso restano per tanto tempo soffocate dentro la nostra anima e il nostro cuore, travolti come siamo dall’ansia del fare, dal lavoro assoluto, dalla ricerca del benessere e della mondanità, dal desiderio di viaggi in luoghi esotici e lontani nella speranza perenne che l' avventura con mete sempre più "in" ci allontani dal tempo che inesorabilmente passa.

E così dimentichiamo le cose semplici, i luoghi meravigliosamente unici che abbiamo incontrato nella nostra strada, ciò che ci ha formato e definito per quel che siamo e pensiamo.
Ma queste memorie lentamente si fanno spazio dentro di noi e dalla nostra anima risalgono piano piano fino alla nostra coscienza. Ed è allora, quando le emozioni del cuore si sintonizzano con quelle della nostra mente chequei posti ritornano prepotentemente e diventano i "luoghi del cuore".

Un sentiero tra i boschi odorosi di resina e legno contrassegnato da un numero che pochi conoscono,
una cappella votiva tra i prati circondata dalla nebbia....
Usci di vecchie case di montagna che raccontano di vita e di persone che non ci sono più, una baita dispersa tra piccoli prati d'alta quota colmi di profumi di erbe e fiori e piccoli frutti stagionali.....

Se volete cercare di entrare in questo mondo e carpire un luogo del cuore, non solo a me caro, guardate questo book fotografico di Luca Guerzoni 



lunedì 12 gennaio 2015

L'inquinamento luminoso: accecati dalla luce

Una delle prime cose che racconta chi torna da un viaggio in Africa, Australia, Nuova Zelanda o semplicemente in alcune zone montuose molto lontane dalle città è l'incredulità che si prova, di notte, nell'osservare il cielo poco sopra la propria testa così vicino da sembrare quasi possibile poter toccare le stelle allungando una mano.


E' una sensazione che non possediamo più noi che viciamo in un paese dove le luci delle nostre città di notte sembrano non avere soluzione di continuità. Perché le nostre città, quelle europee, americane, ma anche molte di quelle sudamericane, indiane o orientali ormai emettono così tante luci di notte che la visione delle stelle ma in qualche caso anche del cielo stesso risulta difficile. Oggi Dante non potrebbe così facilmente far dire a sè stesso “E quindi uscimmo a riveder le stelle”.


Di notte i nostri cieli sono così nascosti dalle luci delle città che vedere un astro è impresa quasi titanica. Questo fenomeno di oscurità del cielo è quello che viene chiamato inquinamento luminoso. Il problema oramai è così cresciuto a dismisura che non riguarda solo gli astrofisici o gli appassionati astronomi.


Oggi abbiamo a disposizione un sufficiente bagaglio di conoscenze scientifiche che ci confermano che non è solo l'aria inquinata che respiriamo, ma anche l’eccessiva esposizione alla luce di notte la causa di modificazioni e soppressione dei ritmi circadiani (il nostro orologio biologico). Studi epidemiologici, recentemente confermati, mostrano che le alterazioni del nostro orologio biologico sono collegate all’aumento di sindrome metabolica, malattie cardiovascolari, danni cognitivi, invecchiamento precoce e di alcuni tipi di tumore come quello al seno, alla prostata e del colonretto e del peggioramento di alcune patologie.


Pensiamoci prima che sia troppo tardi.