domenica 12 aprile 2015

I tabià di Val Fiorentina

Gli edifici adibiti a stalla e fienile, o tabià, come vengono chiamati in dialetto, sono l’elemento che più caratterizza l’architettura di questa valle dolomitica, e oggi che agricoltura e pastorizia sono scomparse, hanno trovato una nuova destinazione d’uso: ristrutturati, rispettando l’aspetto esteriore, sono diventati prestigiose dimore.

Percorrendo questa valle, in un contesto naturale unico, tra cime e vette dolomitiche, tra pareti di roccia che appaiono come enormi sculture e boschi di larici e abeti, si scoprono un susseguirsi di case e tabià tipici dell'architettura montana che si inseriscono perfettamente in questo paesaggio. Alcuni sono isolati, altri si mescolano alle case del paese e delle frazioni.

Stanno lì, fanno bella mostra di sé e parlano come un libro aperto così che si può scoprirne l'età e il perché e come è avvenuta la loro edificazione.  Infatti si può conoscerne l’età osservando il trave principale, quello del “Colmo” del tetto, su cui è incisa la data. Non solo, la Trave del Colmo spesso offre altre indicazioni portando inciso anche il simbolo della famiglia a cui apparteneva, a volte numeri in carattere romani, a volte un fiore.

L'edificio, in muratura al piano terreno e in legno al piano superiore, sul fronte rivolto a sud ospitava l’abitazione (la cucina e la stua), e i locali per la lavorazione del latte; sopra si trovavano le camere da letto, che si potevano raggiungere attraverso una scala esterna. Sul retro dell'edificio si trovavano le stalle e sopra di esse il fienile. Il tutto era collegato da corridoi e scale interne, in modo da consentire la cura degli animali senza dover uscire all’aperto in caso di maltempo, o dover spalare la neve dopo abbondanti nevicate.

Solo a partire dal XVI secolo, per evitare il pericolo che gli incendi si propagassero all'abitazione, questa venne separata dal rustico.
Gli uomini della comunità si impegnavano tutti assieme a costruirli, iniziando come prima cosa con la ricerca degli alberi da taglio nel bosco. Non entrava ferro nei tabià, tutto era di legno, perfino il tetto ed i chiodi, con il basamento in pietra.   

Apparentemente il tabià era solo una costruzione; nella realtà era ciò che garantiva la vita delle comunità che abitavano il paesaggio alpino; era stalla e fienile, in un certo senso anche più importante della casa…. Dal tabià dipendeva la vita: carne, latte, uova, pelli …. Il fieno per le bestie, ed in alto il solèr per essiccare i prodotti della terra: orzo, frumento, segale.

Oggi i tabià sono ancora lì, con la loro facciata fronte al sole, a guardare chi passa, e a farsi guardare da chi passa. 
Se avete l'occasione di andare in Val Fiorentina, prendetevi la briga di fare quattro passi a piedi, di scovarli tra le case, di ascoltarli, di sentirne l’odore… chi lo sa, forse potrete scorgere ancora un gatto che vi guarda dall’alto, fingendo di tenere gli occhi chiusi.

venerdì 10 aprile 2015

Ristorante Rifugio Da Aurelio al Passo Giau

Con alcuni amici abbiamo organizzato un weekend sulla neve (ciaspole) nella zona di Passo Giau. Sole, neve, panorami mozzafiato e natura meravigliosa non potevano trovare giusto accompagnamento che con una cena presso il rifugio Da Aurelio.  Logicamente dopo aver prenotato con largo anticipo. Una location, soprattutto invernale unica e fantastica, tanto che prima di accomodarci in tavola siamo saliti al Passo per scattare qualche foto al tramonto.

Una volta accomodati al tavolo ci siamo lasciati convincere dai suggerimenti di Annalisa ed abbiamo scelto il menù degustazione, con qualche variazione che ci ispirava per la sua ardita composizione ed accostamento.   Tra tutti quelli degustati alcuni meritano sicuramente anche la lode.
Uovo pochè su crema di patate, tartufo e finferli i cui profumi erano da soli capaci di darci piena soddisfazione. In bocca i gusti si amalgamavano perfettamente senza che, ad esempio, il tartufo coprisse gli altri come ci si aspeterebbe da un piatto così composto. Ottimi i finferli che risultavano per niente gommosi ma perfettamente croccanti come fossero stati raccolti in giornata.
Magnifico !

Panna cotta al fieno d'alpeggio con lichene croccante.
Un dolce davvero originale, pensato ed elaborato, ma nella sostanza molto semplice e straordinario. Soprendentemente buono il gusto amaro-croccante del lichene a contrastare la dolcezza della panna cotta sfumata dal fieno.

Peccato solo vedere molti commensali cenare chiaccherando animatamente senza rendersi conto di quello che stavano mangiando.
Qualsiasi piatto composto da Gigi Dariz, il figlio di Aurelio che oggi gestisce il ristorante Rifugio, anche il più semplice, è una creazione artistica e andrebbe valorizzato per quello che di bello e buono sa darci.


* la prima foto è dell'amico Mark con cui ho condiviso questo favoloso weekend

mercoledì 1 aprile 2015

Firenze, premio letterario «Quarta di copertina»: vince Dania Bertinazzi

Perché "Quarta di Copertina"?....
La risposta e' semplice: in Italia ci sono 2700 case editrici, ci sono decine di premi letterari piu' o meno famosi, ma per quanto riguarda la lettura e l'acquisto di libri siamo fanalino di coda nel mondo occidentale, con meno del 50%della popolazione che afferma di aver comprato almeno un libro negli ultimi dodici mesi. Inoltre, anche chi legge, lo fa molto poco: il 45,6% dei lettori non ha sfogliato più di 3 libri in 12 mesi, mentre i cosiddetti "lettori forti" (cioè coloro che hanno letto 12 o più libri nello stesso lasso di tempo), rappresentano solo il 13,8% del totale. 


Dunque perché premiare i libri che poi non sono letti ? 
Molto meglio andare a premiare la "Quarta di Copertina" ovvero l'ultima facciata di ogni volume. 
Più esplicitamente si tratta della quarta parte del formato del libro ed è in quello spazio limitato che l'autore riassume in poche righe il contenuto del suo lavoro e le sue note biografiche. 
Ma la quarta di copertina risulta anche la parte più letta da coloro che devono scegliere un testo e si trovano nell'imbarazzo di acquistare un'opera senza conoscerne il contenuto ed il genere a cui appartiene. Grazie a quelle poche righe vergate a riassunto dell'opera, nel cervello di chi legge si attiva il meccanismo che lo spingerà a prendere la decisione se comprare o scartare un libro. 

Questo premio letterario oltre che emblema di capacità di sintesi dello scrittore, è anche sinonimo della capacità dell'autore di attrarre e sedurre con poche significative espressioni. Il premio,che a partire dal 2010 si svolge ogni anno a Firenze, prevede che ogni anno 8-12 libri uniti da una tematica comune, sebbene appartenenti a generi diversi, si scontrino davanti a più giurie selezionate, atte a consacrare il vincitore dell'edizione grazie alla partecipazione fattiva e necessaria del pubblico presente.*

*tratto da Firenzepost

Sono felice che il libro "Ognuno Vuole Vivere Per Sempre" di Dania, di cui vi avevo già parlato in altro post,  abbia ricevuto questo significativo premio. Lo merita tutto