mercoledì 8 marzo 2017

La montagna nel cuore

Melette di Gallio.
Non c'è nessuno...
.. mi tengono compagnia alcuni pensieri......
...e un silenzio esplosivo.

La giornata è splendida (una delle più belle di questo nuovo anno)
Attorno a me un panorama da fiaba.

Lassù oggi, ancora una volta, mi sono reso conto che 
le montagne sono le uniche "stelle" che possiamo raggiungere a piedi.

...ed è anche per questo che quando siamo lassù, 
per un istante infinito, 
ci sentiamo più vicini alle persone che ci hanno lasciato.

martedì 17 gennaio 2017

La pelle dell'orso

Siamo a Fornesighe una frazione di Val di Zoldo, in provincia di Belluno, un uomo acconciato grezzamente con una pelle d’orso e una maschera spaventosa attraversa un piccolo borgo di montagna. I volti stupiti dei paesani non tradiscono la verità: tutti sanno chi si nasconde sotto l’orrida figura eppure tutti reagiscono inquieti al suo avvicinarsi. I ragazzini lo insultano, le ragazze tremano civettando. Finché la sua corsa dionisiaca si ferma: davanti a un grande falò l’uomo- mostro alza la maschera come nel più classico gesto da commedia dell’arte per mostrare Marco Paolini al suo primo film da protagonista.


È l’inizio di La pelle dell’orso di Marco Segato, tratto dal romanzo di Matteo Righetto.
Il film, come il libro, racconta la storia, ambientata nel 1955, di un viaggio che un padre e un figlio fanno dentro se stessi e dentro una foresta di simboli alla ricerca del diàol (il diavolo) un orso che fa strage del bestiame del villaggio terrorizzando la comunità.
Un romanzo prima e ora un film dove il padre è Paolini e il figlio è Leonardo Mason, un quattordicenne di Feltre scelto dopo oltre cento provini per interpretare
Domenico, figlio di Pietro, con il suo sguardo innocente e la sua fragilità fuori dal tempo.



E' sicuramente un film di ricerca non solo dell'orso, e di quello che rappresenta per la piccola comunità di montagna di Fornesighe, ma anche e soprattutto di se stessi, figlio e padre e della verità sulla morte della moglie-mamma avvenuta in circostanze misteriose.
Così la caccia all’orso lungo la Val Pramper e la forcella Moschesin si trasforma inevitabilmente in una caccia a quel rapporto tra padre e figlio che i due non hanno mai avuto.

Lo sfondo è una montagna che difficilmente si vede al cinema perché troppo selvaggio e poco "turistico".
E poi c’è l’orso. «Una presenza simbolica per il ragazzino - racconta il regista - è un mostro che deve sconfiggere, ma rappresenta anche la paura del futuro, di diventare grandi, l’ansia di perdere i genitori. Incarna le paure e le simboleggia. Tra Domenico e l’orso c’è un rapporto simbiotico, un livello di percezione reciproco, mentre per il padre rappresenta l’ultima possibilitá di riscatto per riguadagnare quella fiducia che il paese gli ha negato».

venerdì 6 gennaio 2017

Passo Giaù




Se mai un giorno dovessi scoprire che esiste davvero 
un luogo che molti chiamano "paradiso", 
vorrei tanto che somigliasse ad un posto come questo.
Simand