sabato 17 marzo 2012

Morcheeba - Blue chair (feat judy tzuke)



(Sei ritornata ! sei ritornata!) 
Io non ti sto chiedendo di rimanere per sempre
solamente per qualche istante
Abbastanza a lungo per vedere il tramonto
Abbastanza a lungo per rallentarlo

Vorrei prendere il tuo dolore e lasciarlo volare
Resta quì,.... non è una cosa sbagliata
Chiudi la porta  così
per qualche momento posso sentirti solo mia

Qui nel mio divano blu
Coccolata e al caldo
Ti mostro dove puoi appoggiare il capo
(Sei tornata!)

Qui nel mio divano blu
Stringimi con le tue braccia e circonda il mio corpo con  la tua pelle di velluto
e poi portami nel tuo cuore
(Sei tornata! sei tornata!)

Se provi a chiudere gli occhi, puoi essere di nuovo qui
Abbastanza vicina da riuscire a riflettere i tuoi occhi ai miei
So che è questo che vuoi
Allora prendi tutto, so che posso restituirti ciò di cui hai bisogno

Qui nel mio divano blu
Ti senti sicura e protetta dal calore del fuoco
Ti mostro dove puoi appoggiare il capo
(Sei ritornata)

Qui nel mio divano blu
Stringimi con le tue braccia e circonda il mio corpo con  la tua pelle di velluto
Ti prego, portami nel tuo cuore
(Sei ritornata!)

Qui nella mia poltrona blu
Ti senti sicura e protetta dal calore del fuoco
Ti mostro dove puoi appoggiare il capo
(Sei ritornata)

Qui nella mia poltrona blu
Stringimi con le tue braccia e circonda il mio corpo con  la tua pelle di velluto
Ti prego, portami nel tuo cuore.
(Sei ritornata ! sei ritornata!)   (Sei ritornata ! sei ritornata!)
(ritornata !  ritornata!)   (Sei ritornata ! sei ritornata!) 


libera traduzione del brano: Morcheeba - Blue chair (feat judy tzuke)
 


giovedì 15 marzo 2012

Un sogno per domani..

In questo giorno particolare, potrei o dovrei scrivere tante cose.

Ma oggi preferisco fermarmi e diventare, per una volta, spettatore anch'io di questo mio narrare e guardarmi assieme a voi questa favola moderna che assomiglia tanto ad un sogno.  


video

mercoledì 14 marzo 2012

Il Palazzon sul monte Caina

Si parte, dopo aver parcheggiato l'auto nel parcheggio dell'antica Osteria Mirasole a Caluga, per gentile concessione dei proprietari (molto cordiali e gentili), seguendo verso nord la stradina asfaltata che in pochi minuti ci porta sopra al paese, dove, nei pressi dell'acquedotto incrociamo la strada dell'Alta Via del Tabacco (AVT) e il segnavia CAI n. 760 che percorreremo per qualche centinaio di metri fino ad incrociare sulla nostra sinistra una strada privata.

Abbandoniamo il 760 “Strada della Fossa” e saliamo la ripida stradina che, dopo un tornante, porta ad una casa. Sulla destra, tra due siepi, si materializza all'improvviso il sentiero sassoso che una volta imboccato si porta rapidamente in quota e poi con lungo traverso in un bel bosco di castagno e carpino ci conduce alla Bocchetta Campesana (quota 750 m - ore 1) dove ritroviamo il sentiero 760 che ci condurrà fino alla cima del M. Caina. ( quota 1.002 m - ore 1 e 40).

Arrivati a questo punto continuiamo la nostra escursione costeggiando in direzione ovest; e poi nord i lastroni verticali di pietra infissi nel terreno per segnare le linee di confine tra i comuni e le proprietà private. Questo luogo, posto tra Angarano e i territori di Campese, presenta la caratterisica di essere stato interessato attraverso i secoli da una confinazione tra comuni di cui restano i termini in pietra.

Questi cippi di termine sono numerosi sul Caina-Palazzon per le caratteristiche del confine che in quel posto è particolarmente tortuoso: sono caratterizzati dalla croce gromatica sulla parte superiore e dalle sigle dei comuni e da eventuali date sulle facce verticali.    (il termine gromatico deriva dal latino gromaticus, che vuol dire pertinente alla misurazione topografica dei campi e fa riferimento ad uno strumento di misura romano chiamato groma).

Seguendo le lastre in pietra e i cippi di confine arriviamo ad uno dei luoghi più noti di questa zona montana: il Palazzon (quota 998 m - ore 2).
Si tratta di una architettura singolare " a casa fortificata", diversa per dimensioni e collocazione da tutte le altre costruzioni della zona.

L’edificio attuale, che è un evidente adattamento di quello più antico, presenta al piano terra un vano d’entrata cui si accede da due grandi portoni ad arco, a destra e a sinistra si trovano due stalle; il piano superiore, cui si accede dall’esterno, è una grande tezza per il fieno.

Il solaio tra i due piani è costituito da una grande volta a botte, costruita con pietra del luogo, ad arco ribassato.
Se gli elementi architettonici attuali rimandano ad una costruzione attorno al 1500-1600, per alcuni studiosi l’impianto potrebbe essere così antico da risalire fino ai tempi di Roma.


Ad Ovest troviamo due grandi pozzi con serbatoio a cupola e vera in pietra, e dove distinguiamo ancora chiaramente le canalizzazioni per la raccolta dell'acqua piovana dal tetto della casa al pozzo principale.

Dopo aver girovagato per mezz'ora intorno a questo splendido, anche se completamente abbandonato e oramai cadente, monumento architettonico in alta quota, ci avviamo, seguendo ancora le lastre confinarie di pietra, verso le casare di Campolongo fino ad incontrare il sentiero cai 765 che sale da Campolongo sul Brenta.

Lo seguiamo poi a destra, con direzione nord verso i "Trinceroni di Campolongo",  lungo una strada sterrata che lentamente ci apre alla vista di Cima d'Asta, del Lagorai e più a destra ci permette uno scorcio delle Pale di San Martino.
L'aria fredda che ci ha accompagnato fin qui dalla cima del Caina smette e ci concede il tepore di un sole che annuncia ormai l'imminente arrivo della primavera.

Poco prima della parte terminale del Campolongo, subito dopo la casara Cimo (ex Lova), e in vista di un'amena area attrezzata con caminetto, incrociamo sulla nostra sinistra il segnavia cai 769 che scende verso ovest lungo la ripida la Val Veccia (quota 1.140 m - ore 3).

Durante la discesa e non senza qualche difficoltà riusciamo ad individuare, alla nostra sinistra, la recente strada forestale che, a mezza costa, corre parallela alla Val Vallerana e sbuca nella strada asfaltata che proviene da Rubbio.
Seguendo la strada asfaltata con direzione est arriviamo alla sbarra con divieto di accesso per le auto. (quota 1.060 m - ore 4)

 A questo punto decidiamo, per evitare le auto e la gente lungo la strada, di scendere per il bosco, costeggiando il greto del Silan fino a recuperare il sentiero cai 760 "strada delle fosse" che ci riporta a Caluga ( totale ore 5 e 30).
quota partenza: 370 mt
quota arrivo: 1.140 mt
distanza percorsa: 17 km
tempo in movimento: 4 h e 30
energia spesa: 1.700 Kcal

sabato 10 marzo 2012

Proof - La prova

...Se osassi entrare, riuscirei mai a trovare l'uscita?...

Tratto dalla commedia teatrale di D. Auburn, che ha scritto la sceneggiatura assieme a R. Miller, il film è un'opera che merita la nostra attenzione. Un film dove si avverte l'origine teatrale nell'uso degli spazi interni e nell'utilizzo dei dialoghi mentre la tensione è data dai flashback rielaborati dalla memoria introspettiva. In questo ricorda molto "Sesto Senso" diretto da M. Night Shyamalan.
 "L'unica differenza fra la rappresentazione in teatro e il film è che prima mio padre non era ancora morto".
Queste le parole di Gwyneth Paltrow, protagonista sia in teatro e poi anche nel film. Rileggendo in un'intervista queste parole riusciamo meglio a comprendere l'intensità quasi reale della sua interpretazione: supera un ruolo tutt'altro che facile regalandoci vibrazioni emotive forti, e donando caratterizzazioni impetuose al suo personaggio.

Forse grazie a questa interpretazione e a quella di Anthony Hopkins (che riveste il ruolo del padre),rispetto al passato, il cinema di Madden appare meno illustrativo, soprattutto nell'uso del flashback in cui gli incubi e i germi della malattia, prendono forma. C'è un momento in cui Catherine non sente il padre da giorni. Si preoccupa e decide di raggiungerlo a casa e lo trova che sta lavorando fuori dell'abitazione quando la temperatura è estremamente rigida. In questa fase del film emergono dei cortocircuiti dove il passato tende a frantumare il presente e la memoria diventa uno degli elementi del film che producono maggiore tensione.

Ma il film non è solo questo, è molto di più: la malattia del padre che obbliga ad una scelta lacerante, la solitudine interiore e reale, la paura di una relazione, e soprattutto il doversi fidare...
Ed è lì infatti che si gioca tutto il film: sulla fiducia.
"Proof" (purtroppo tradotto nel titolo erroneamente in "la prova") significa "dimostrazione" (esattamente come in italiano).

Allora se noi guardiamo meglio il film vedremmo che è totalmente pervaso da dimostrazioni di fiducia, donate o richieste.
Gwineth che decide di stare vicino al padre, ex matematico ormai perso nella sua malattia, in modo da dimostrargli tutto il suo amore al prezzo di abbandonare la carriera, e rischiando di diventare pazza lei stessa.

Una dimostrazione di fiducia è quella che Lei chiede a Jake non appena lui sembra dare importanza al teorema matematico più che a lei.
Una dimostrazione di fiducia è quella che vorrebbe da sua sorella, che invece si prende cura di Lei come lo si fa con un cane, con la mentalità ristretta e lontana della donna di successo...

Tutto si gioca in queste dimostrazioni dove al centro c'è Lei, sola e apparentemente indifesa, capace però di tirare fuori la grinta, senza fare sconti a nessuno, con la noncuranza di chi all'apparenza non ha niente da perdere...

Ma forse anche Lei si rende conto di avere qualcosa da perdere.. ...perchè negli affetti non ci sono solo dimostrazioni o meriti.

...Se tornassi all'inizio potrei ricominciare da capo
procedere passaggio per passaggio...
cercare una strada diversa...
potrei cercare di fare... meglio...

giovedì 8 marzo 2012

da Caluga di Valrovina al Monte Caina

La prosecuzione ideale dell' escursione fatta nella scorsa primavera nelle colline e frazioni a nord di Bassano del Grappa, che ci aveva accompagnato a scoprire cascate, contrade, capitelli fino all'Eremo di San Bovo, è quella che vi propongo oggi.
La salita da Caluga di Valrovina al Monte Caina per la mulattiera detta "Strada delle fosse" che percorre la sinistra orografica del torrente Silan, lo stesso che abbiamo in parte percorso nell'escursione che ho linkato sopra.

Si parte, dopo aver parcheggiato l'auto non senza qualche difficoltà, nei pressi dell'antica Osteria Mirasole a Caluga, la contrada più alta della Valrovina affacciata sulla Valbrenta, raggiungibile in auto (5 km. da Bassano) o anche a piedi salendo da San Giorgio alle Acque per Privà ed il Romitorio di San Bovo.

Dal parcheggio (quota 370 mt) seguiamo verso nord la stradina asfaltata che in pochi minuti ci porta sopra al paese, dove, nei pressi dell'acquedotto incrociamo la strada dell'Alta Via del Tabacco (AVT) e il segnavia CAI n°760 che ci porterà fino al M.te Caina. Qui andiamo a sinistra lasciando l’AVT per la quale rientreremo.

Il sentiero n°760, detto anche “Strada della Fossa”, si snoda sul versante orografico sinistro della Valle del Silan ed ha rappresentato nel passato una della più importanti vie di comunicazione fra l’Altopiano e la pianura veneta. Del fatto che fosse una via importante di comunicazione ci rendiamo subito conto osservando il suo solido fondo lastricato, la sua larghezza e la sua pendenza moderata pressoché costante.

La mulattiera ci conduce senza strappi fino alla forcella Campesana (quota 775 mt - ore 1.00), attraversando un bel bosco di roverella e carpino dove la primavera comincia a far capolino tra il manto delle foglie cadute. Tra il marrone uniforme del terreno si iniziano a vedere ciuffi di violette, primule, e rose di natale (ellebori) circondate da stuoli di anemoni fegatelle.

Piegando verso nord, in un rado bosco dove il faggio ha sostituito il rovere, usciamo nei prati a ridosso della dorsale meridionale del M. Caina. Seguiamo una strada bianca per un po’ e, prima di arrivare alle case Alberti , saliamo all’interno del bosco l’ultimo tratto costeggiando un muretto a secco, fino ad arrivare ad una piazzola dove termina una strada bianca. Percorriamo la sovrastante dorsale prativa, o più comodamente la strada sterrata, che in pochi minuti ci porta alla cima (m 1002, ore 2.00) dove si trovano il Monumento ai Caduti ed una statua della Madonna di Fatima.

La vista sulla pianura è impressionante e penso che, nelle limpide giornate autunnali o in quelle terse che seguono un temporale estivo, lo sguardo possa arrivare oltre la laguna di Venezia fino alla costra istriana e dalmata.
Torniamo alla piazzola sottostante, dove ci concediamo una pausa ristoratrice nella panchina in ferro addossata ad una riva che ci protegge dal vento gelido che sale dalla Valle del Brenta.

Dopo averci gustato il panorama quasi a 360°, ci avviamo verso nord-est seguendo il sentiero cai 763 che costeggia la ripidissima costa est del M. Caina che strapiomba verso la Val Brenta. Dopo qualche passaggio esposto, il sentiero scende rapidamente con stretti tornanti fino ad incrociare a quota 650 mt (dopo 30 minuti) l'Alta Via del Tabacco proveniente da Campolongo, che seguiremo fino a ritornare a Caluga dove abbiamo parcheggiato l'auto (ore 1 e 30. totale ore 3.30).

domenica 4 marzo 2012

...un silenzio che ha memoria di altri passi

....c'è un silenzio del cielo prima dell'ora blu.
...c'è il silenzio del bosco prima che si levi il vento.
...c'è il silenzio del mare calmo nelle sere di inizio estate.
...c'è infine il silenzio della montagna che, come quello dell'anima,
ha memoria di altri passi e chiede soltanto di essere ascoltato.

Anche se qualche volta può significare solitudine e tristezza,
la montagna, come l'amore, vale comunque ogni centesimo del suo prezzo.
Così oggi la cosa giusta da fare è aspettare...
cercando di trasformare la tristezza in nostalgia, e la solitudine in ricordi.

Aspettare.
Da ad spicere [guardare verso], ovvero «guardare e rimanere in attesa», «attendere pazientemente con l'occhio che scruta verso un posto in attesa di..».
Un dedicarsi intransitivo con impegno, perché restare in attesa significa certamente fermarsi, prendere tempo, ma non in modo passivo bensì con una tensione dell'anima che tende a concentrarsi verso...

Così una volta raggiunta la cima rimani immobile, mentre il tempo dell’attesa trascorre e l’ascolto del silenzio accudisce il tuo cuore e la tua anima rigenerandoli.
Così mentre aspetti, la montagna tesse all’infinito le sue seducenti attese, e la tua attenzione si volge verso quei desideri preceduti da orme di passi che ti hanno anticipato di un tempo che ti sembra infinito.

Certe parole non costano nulla, sono leggère, volano e si disperdono distratte, senza mai attendere.

Certe altre, consapevolmente attente e sbadatamente dimenticate in qualche angolo del blog, possono (re)stare per sempre..... ad aspettare te.

venerdì 2 marzo 2012

contrà Marziele - malga Cima Fonte

Quello che mi interessa della montagna non sono le vette, 
le cime, il grado di difficoltà, o la possibilità di stabilire un record, 
ma bensì quella catarsi, 
quel rinascere che avviene in coloro che la vivono nella sua forma essenziale, 
minima, elementare, primordiale.
Mario Martinelli
"Lo Spirito del bosco"

L'escursione parte da contrada Marziele, poco sopra la frazione Campana di Lusiana, a quota 940 mt. Si sale con ripida pendenza lungo il sentiero cai n.700 fino alla strada forestale che dalla ex osteria ristoro si porta con un lungo traverso verso ovest fino ad incrociare il sentiero n. 699 che sale da contrà Lore di Calvene.

Si prosegue sempre con direzione ovest per la strada fino ad incrociare, in zona Pozza del Laghetto, la famosa "Strada della salvezza dell'Altopiano" che durante il primo conflitto mondiale portava da Calvene in località Granezza i rifornimenti necessari alla prima linea di guerra dopo l'avanzata austriaca del maggio del 1916. I lavori, iniziati alla fine del ’17, furono portati a termine in pochi mesi, a tempo di record, e rappresentò un collegamento rapido con l’Altopiano di vitale importanza proprio nei momenti più critici del conflitto.

Si prosegue sempre in piano fino ad un'area attrezzata per pic nic dove a destra si prende il sentiero cai 693 che sale con direzione nord verso Cima del Porco.
Dopo una decina di minuti lasciamo il sentiero per proseguire nuovamente verso ovest seguendo la segnaletica (tabelle in legno) installata dal comune di Calvene del sentiero natura. Si esce nuovamente sulla strada sterrata che in leggera salita porta in 30' alla Cima del Porco e alla malga Cima Fonte.

Dietro la cresta, a sud, le nubi basse e la foschia prodotta dall'inversione termica coprono interamente l'orizzonte e la pianura padana,.......mentre a nord, oltre la malga di Cima Fonte, il cielo è terso, solcato da qualche stria di nubi. Come non fermarmi almeno per un istante ad assaporare tutte le piccole e grandi cose che questo panorama sta proponendo con il suo silenzio....
....un silenzio che ha memoria di altri passi.

Dopo un tempo che sembra infinito e controvoglia rimetto lo zaino in spalla e riprendo la strada sterrata che, una volta uscito dal fitto bosco degli Scogli Rossi, mi porta a vedere oltre le nuove costruzioni del Corno tutta la dorsale est del Monte Grappa oramai priva di neve.

Lascio il sentiero e scendo a vista.....verso il rifugio Casello del Guardia, mentre a ovest il sole si spegne tra le nubi basse che coprono la pianura.
Ancora una decina di minuti di libera discesa per concludere questa escursione che un tempo quasi primaverile ha reso unica.




mappa con traccia GPS del percorso:
quota partenza: 940 mt
quota arrivo: 1.488 mt
distanza percorsa con altitudini: 18 km
tempo in movimento: 3 h
energia spesa: 1.750 Kcal

giovedì 23 febbraio 2012

il Monte Coppolo e la paura del vuoto

A ovest della forcella la Marmolada disegna la sua ombra sulla valle di Contrin. Con calma misurata mi spoglio lo zaino e metto l’imbrago. Prendo tempo armeggiando con l’attrezzatura, tolgo i ramponi e con aria indifferente guardo lo spigolo ricoperto di ghiaccio che i primi raggi di sole fanno scintillare.

Parto senza pensarci su troppo, ma la paura comincia a far capolino nella mia testa. Fortunatamente i gradini sporgono di quel tanto da permettermi l’appoggio della punta degli scarponi.
A destra si apre il baratro della sud, mille metri di placche lisce e strapiombanti che precipitano nel vuoto. Penso che ci vuole del coraggio per arrampicarsi fin quassù da quella parete.

Ed è proprio su questo pensiero che accade l'imprevisto.
Mi sento all'improvviso stanco mentre le gambe iniziano a tremarmi e a cedere.
Un senso di nausea mi invade la testa e devo aggrapparmi ai gradini della ferrata per cercare di alleviare la vertigine e la paura del vuoto che per la prima volta blocca tutti i muscoli del mio corpo.

Per ultima arriva la tachicardia.
Per fortuna che Enrico, che sta salendo sotto di me, si accorge che qualcosa non va. Esce dalla ferrata e mi raggiunge di lato.
Sono immobilizzato dalla paura e riesco solo a dire che sto male.
Era il 18 luglio di 12 anni fa e da quel giorno iniziò il mio terrore per il vuoto.

Ero ancora attratto, come lo sono ancora oggi, dalla montagna, dalla verticalità ma poi ne avevo e ne ho paura, a volte mi bloccavo, desistevo, e ripiegavo su vie piú facili.
Per anni rinunciai ad alcune ascensioni che prevedevano passaggi aerei su creste o passaggi verticali su pareti di roccia per la paura del vuoto, per la paura di cadere, di scivolare.

Poi piano piano volli provare a vincere questa paura cercando di ripercorrere una alla volta tutte quelle vette e cime che mi generavano paura.
In realtà un po’ di apprensione la tengo sempre nel cuore mentre salgo, forse perché mi fa percepire meglio il pericolo e mi può salvare la vita: Messner dice sempre che un alpinista è valido anche quando sa rinunciare a cime che potrebbero mettere in difficoltà lui e i suoi compagni.

Inoltre anche l’abitudine aiuta a superare il terrore del vuoto: così ritornando sulle montagne che mi avevano generato paura la prima volta che le avevo affrontate, successivamente riesco a superare tranquillamente i passaggi più esposti, quasi che il ritornarci abbia il potere di esorcizzare l’orco che mi sta davanti.


Così ieri sono ritornato al Passo Brocon per risalire ancora una volta il M. Coppolo, proprio come un anno fa, ma questa volta, mentre le mie gambe, passo dopo passo, salivano il ripido pendio per condurmi al passaggio aereo della cresta finale, la mia mente raccoglieva il coraggio del cuore e sognava già in anticipo di percorrere tutta la cresta raggiungendo finalmente la croce di vetta.


Così quando mi sono ritrovato in vetta mi sono ricordato le parole di Martin Luther King:
Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.