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giovedì 1 giugno 2017

Chioggia e le moeche

La moeca o granchio verde è un crostaceo che tra marzo e maggio perde la sua corazza e in breve tempo deve essere pescato, prima che raggiunga il mare.
Questo perché a contatto con l’acqua salmastra, la sua corazza si ricostruisce e a quel punto diventa troppo duro per poter essere mangiato. Per qualche settimana, in primavera e in autunno, sono il piatto più prelibato e richiesto a Venezia, nei paesi della laguna nord (Cavallino, Treporti) e a Chioggia.
Le moeche due volte l’anno vanno in muta, spogliandosi del carapace per adattarsi alla nuova stagione. 

I primi a pescare i granchi molli furono alcune famiglie di pescatori di Chioggia che per oltre due secoli si tramandarono il “segreto” della pesca di padre in figlio.
Segreto che venne meno grazie alla furbizia dei pescatori Buranesi che allargarono il consumo e la fama a cavallo degli anni ’50 del secolo scorso a tutta la laguna veneta.

La pesca di questi prelibati frutti di laguna è cosa seria in quel di Burano, Giudecca, Chioggia e più in generale nella laguna nord di Venezia. I pescatori, una volta presi questi granchi con una particolare rete collocata nei fondali bassi della laguna, li separano dal pesce, li mettono in sacchi di juta, li selezionano e separano quelli prossimi alla muta, detti spiantani, da quelli a cui manca più tempo, i gransi boni, attentamente scelti dall'occhio esperto dei molecanti.


Dopo queste operazioni vengono, poi, monitorati due volte al giorno per cogliere l'attimo in cui perdono la corazza e diventano moeche.
Pesca e processo di selezione lungo e laborioso.
Per questo il loro costo è così alto.
Ma il loro sapore e gusto è così unico e delicato, sempre vengano fritti seguendo l'antica ricetta chioggiotta, che ne vale la pena.

martedì 1 giugno 2010

Itinerari in bicicletta tra mare e laguna: il Lido di Venezia e .......

IL LIDO DI VENEZIA

Adagiato tra il mare e la laguna,
il Lido è la vera spiaggia di Venezia.

Formatosi nel corso dei secoli dal depositarsi continuo dei sedimenti dei due fiumi il Brenta e il Piave e dall'opera dell'uomo a protezione della laguna di Venezia dal mare, il Lido deve la sua fama alle dune naturali di sabbia fine e dorata ed all'acqua pulita e ferma, resa tale dalla protezione delle due dighe foranee di S. Nicolò (a Nord) e quella detta degli Alberoni (a Sud).

Un'isola bellissima, facile da raggiungere grazie al continuo via vai di traghetti e assolutamente unica al mondo. A pochi minuti da Venezia, chilometri di sabbie dorate ed un mare che, grazie ad accorti interventi ambientali, è sempre più pulito.
Infatti, la spiaggia del Lido di Venezia ha ricevuto, per la prima volta il 20 maggio 2009, la prestigiosa Bandiera Blu.


Al terminal di Punta Sabbioni prendo il vaporetto della linea LN che, attraverso la prima delle tre bocche di porto di Venezia, mi traghetta al Piazzale di S.M. Elisabetta del Lido centro nevralgico e caotico dell'isola.
Ma non fu sempre così.

 Dai tempi più antichi, mentre Malamocco fu uno dei centri principali della Laguna (fino al terribile cataclisma del XII secolo), la parte settentrionale dell'isola non fu mai molto abitata. Solo nel Seicento vide svilupparsi un abitato attorno alla nuova chiesa di Santa Maria Elisabetta, ma ancora a metà Ottocento l'isola era un'area campestre coltivata ad orti.
Lascio il lato lagunare e mi porto, attraverso il Gran Viale, sul lungomare d'Annunzio, strada trafficata solamente d'estate, che costeggia la striscia di sabbia dove si susseguono gli stabilimenti balneari caratterizzati dalle tipiche "capanne", grandi cabine con la veranda e la tenda aggiunte alla struttura chiusa, che portano i colori caratteristici dello stabilimento balneare a cui appartengono.

Nessun grattacielo.
Verdi frasche ricoprono abitazioni, case con terrazze, torrette, guglie e cuspidi.
E' l'apoteosi dello stile Liberty. Oltre alle abitazioni private incontriamo anche i grandi e famosi alberghi di inizio secolo, frequentati dai divi di Hollywood sempre presenti alla Mostra del Cinema.

Alla fine del Viale giro a destra e torno verso la laguna per continuare la mia pedalata verso gli Alberoni e l'imbarcadero per Pellestrina.
Ma prima non posso certo non fare tappa alla piccola località di Malamocco, perderei la possibilità di immaginarmi come era l'isola cent'anni fa.

A quel tempo quasi tutta la popolazione di 1000 abitanti viveva a Malamocco, che era sede del comune.
E, quando il turismo verso la fine del XIX sec. scoprì il Lido come luogo turistico, Malamocco seppe conservare il suo carattere isolano e la sua identità architettonica ed ambientale.


Infatti, ogni piccola storia del Lido comincia a Malamocco .
Questo luogo gentile e pittoresco con i suoi canali, calli, grandi e piccole piazze e con le sue case basse è una piccola, ma fedele riproduzione di Venezia. Il suo sviluppo va posto in stretta correlazione con l'isola.
Mi fermo e lasciata la bicicletta nei giardinetti, mi inoltro tra le calli e le case veneziane del Cinquecento dai colori pastello, con le finestre a bifora.

Non posso non lasciarmi trasportare dagli odori della laguna e dai profumi di erbe e aromi del pesce cotto alla brace che sprigiona dalla calle delle Mercerie

L’anima marinara di Malamocco sopravvive nei volti corrosi dal sale e dal sole dei personaggi che si incontrano nei vicoli, clienti delle due osterie di pesce, un viavai di piatti saporiti. Non è cambiata la Trattoria Scarso del mitico Gino, frequentata da Mario Soldati e da Fellini, dove sono esposti ancora i disegni di Hugo Pratt che, nella sua casa con vista sulla laguna, disegnava le storie di Corto Maltese e finiva inevitabilmente le sue giornate davanti a cascate di pesce e bottiglie di vino.

Ma il vero indirizzo gourmand è la Trattoria al Ponte di Borgo, specializzata nei tipici piatti veneziani (cicheti) come le sarde in saor, le seppioline e le alici fritte, l'uovo con l'aciugheta, i crostini di polenta con baccalà mantecato e per finire la polentina con le schie, accompagnati dall'immancabile ombra di vino spinato dalla botte.
Mi siedo e mentre penso a cosa ordinare ascolto e mi lascio cullare dalla cantilena delle parole veneziane che l'oste e i commensali si scambiano sulle novità che il nuovo giorno ha portato con il vento della corrente di marea

Itinerari in bicicletta tra mare e laguna: .... ........ e Pellestrina

PELLESTRINA
Lasciata, a malincuore Malamocco, e ritornato a costeggiare la laguna, mi avvio verso il Faro Rocchetta da dove posso imbarcarmi su un altro Ferry Boat che mi trasporterà a Santa Maria del Mare nell'isola di Pellestrina.

Dal mare alle spiagge dunose,
dal canneto alle basse acque vallive,
dall'alba al tramonto,
strette e lunghe strisce di terra pulsano di vita.

È Pellestrina,
sottile barriera di oltre 11 chilometri sospesa fra mare e laguna e protetta dall'irruenza delle acque da una delle più poderose difese a mare che la Serenissima seppe realizzare nel '700 per salvare la sua città: i Murazzi.

Scogliera artificiale verticale verso la laguna e grondante verso l'Adriatico, fu costruita con blocchi di pietra d'Istria lavorati in forma grossolana per un tratto di circa venti chilometri fra quei litorali che sono la naturale difesa del patrimonio artistico, culturale ed economico che ha il proprio cuore in Venezia.
Il litorale così 'corazzato' fa la guardia ai minuscoli paesi di pescatori che si affacciano, pieni di suoni, richiami, voci, sulle torbide acque lagunari: San Pietro in Volta, Portosecco, San Antonio e Pellestrina.


Attraversato il canale di Malamocco, protetto dai famosi Murazzi, riprendo a pedalare verso sud per altri 11 km da Santa Maria del Mare alla diga di Ca’ Roman, di fronte alla quale, al di là di un'altra bocca di porto, mi aspetto di vedere le punte rosse dei campanili di Chioggia.

Mi inoltro in quella che un tempo era la parte più suggestiva della laguna sud di Venezia, dove la lunga striscia di sabbia si fa sempre più sottile fino ad essere larga in alcuni punti solo pochi metri e dove all’orizzonte non si distingue più Venezia ma solo un paesaggio indistinto al di là del quale si estendono le valli della Romea.
Lungo il litorale lagunare incontro i borghi di pescatori e ortolani di San Pietro in Volta, Portosecco e Pellestrina, sicuramente poco battuti dalle folle di turisti e, a differenza di quelli che troviamo nella laguna nord, raggruppati attorno ad un centro e ad un canale, allungati in una linea sottile tra la laguna, su cui si affacciano le case, e i Murazzi alle spalle, che li proteggono dal mare.
Un mare ed una spiaggia che hanno tutte le caratteristiche per essere valorizzati turisticamente, ma che invece vengono lasciati incostuditi e all'incuria dei pochi bagnanti e turisti della domenica.

Lungo il litorale della laguna invece, tra orti protetti da grisiole e barche da pesca allineate lungo la riva, sfilano le minuscole, ordinate e umili casette colorate, strette le une alle altre e avvolte in un’atmosfera fuori dal tempo, ricco di fascino e suggestione, dove il rapporto fra uomo e laguna è ancora legato ai ritmi della pesca e dell’agricoltura e dove il senso di identità territoriale è molto forte ed esclusivo.


Infatti ancora oggi con un pò di fortuna, durante i pomeriggi o le sere estive, si può scorgere qualche donna  intenta alla nobile arte del merletto con il tombolo (proprio come nella più famosa Burano) seduta all'aperto davanti alla casa in faccia alla laguna o qualche vecchio che ripara le reti da pesca.

E' questa un'antica tradizione, di lavorare e vivere per molte ore al giorno nella zona antistante la propria abitazione, con lo sguardo sempre rivolto alla laguna e a quella Venezia distante sia geograficamente che politicamente.

giovedì 4 giugno 2009

Itinerari in bicicletta tra mare e laguna: l'isola di S. Erasmo

Al terminal di Cavallino-Treporti prendo la motonave ACTV della linea 13 con direzione Sant'Erasmo. Il vaporetto si riempie subito di isolani indaffarati e pieni di borse della spesa.
Tra le isole della laguna nord di Venezia c'è sempre un viavai continuo di persone che si spostano da un'isola all'altra senza mai approdare a Venezia.
Vivono in un mondo totalmente lagunare, a pochi chilometri in linea d'aria da Mestre, ma è come se vivessero in un arcipelago in mezzo al mare, pienamente a loro agio in questi microcosmi anche linguistici e comportamentali.
Il battello procede "divagando", facendomi percepire come un inganno l'apparente piatta uniformità dell'acqua lagunare.
Passiamo a poca distanza da pescatori di capelonghe che camminano tranquillamente sulle acque approfittando di questi due giorni continui di bassa marea per pescare questo mollusco tra le velme.
(Le velme sono terreni sabbiosi e fangosi che emergono unicamente con la bassa marea.)

Oltre le mura di contenimento osservo spuntare tra le robinie, i sambuchi e i rovi alcune sagome di pioppi bianchi e neri, olmi e in mezzo a questo verde di tonalità e sfumature diverse qualche macchia gialla di ginestre ancora in fiore, o le infiorescenze a grappolo del gelsomino J. polyanthum bianche e profumatissime.

Unica presenza umana apparente: l'osteria dell'imbarcadero......
A ogni approdo, come ad ogni stazione di questa via crucis lagunare, un'osteria sgangherata mi attende, e sembra sempre la stessa; stesso bancone lungo con in bellavista ogni sorta di stuzzichini veneziani detti "cicheti", stessa ampia pergola, stessi tavolini arruginiti all'aperto, fantasma di uno scenario grottesco di una delle infinite periferie del mondo.
Siamo forse in Slovenia o nella Bosnia di Kusturica, o in qualche altra piana danubiana, oppure in un angolo sperduto dell'Indonesia, o ancora in un'isola remota del Pacifico ?
Lo scrittore veneziano Corto Maltese non ha mai avuto bisogno di spostarsi dalla laguna per sognare i suoi personaggi e immaginare gli ambienti fantastici in cui inserire i protagonisti dei suoi racconti.
Queste Osterie fungono ancora da stazioni di posta per le barche di passaggio.
Arrivano in barca, accostano al pontile, scendono a comprare le sigarette oppure a farsi un "cicheto" al banco scambiando un paio di battute al volo e poi ripartono.
Oppure si fermano a barattare il pesce appena pescato con un mazzo di asparagi o di carciofi recitando ancora una volta lo stesso copione millenario.

Da secoli ormai, in laguna di Venezia in particolare a Sant'Erasmo, Lio Piccolo, Malamocco, si producono carciofi di grande qualità, che a dispetto delle mode del mercato globale, riescono a conservare antichi sapori.
Questa tradizione permane soprattutto a Sant'Erasmo, i cui terreni, consentono la coltivazione di verdure saporite tra le quali il carciofo violetto che ha preso il nome proprio da quest'isola.
Tenero, carnoso, poco spinoso e di forma allungata, il carciofo di Sant'Erasmo ha le brattee color violetto cupo, che racchiudono un cuore dal gusto inconfondibile.


L'isola, pur essendo una delle più estese isole della laguna di Venezia, è scarsamente abitata e proprio per questa sua poca vitalità è luogo di silenzi, di atmosfere rarefatte, quasi sospese nel tempo.
Una laguna dove il silenzio è sovrano e forte è l'odore salmastro ed arso delle tamerici frammisto a quello che il vento di mare porta con se.