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martedì 2 giugno 2015

Caorle e i Casoni

Sono a Caorle per qualche giorno a scontare un impegno di lavoro che comunque non mi occupa interamente le giornate, lasciandomi più di qualche ora libera. E allora come non approfittarne per andare a visitare la laguna di Caorle con i suoi famosi "Casoni". A pochi chilometri dalla spiaggia già affollata di bagnanti c’è un mondo silenzioso, lontano, quasi segreto, un mondo di storie da ascoltare, di chiacchiere allegre in compagnia di una buona “ombreta”,un mondo fatto di antiche tradizioni marinare, il mondo dei "Casoni".

Un modo molto bello per raggiungere e visitare i casoni e l’isola dei pescatori è utilizzare un barchino, oppure noleggiando una bicicletta,  in questo modo si ha la possibilità di osservare anche il pittoresco centro di Caorle girovagando tra calli e campielli e ammirando le facciate delle case deliziosamente dipinte con colori pastello. Una volta inforcate le biciclette, che noleggiate presso "Caorlebike" che si trova in prossimità della Piazza S.Antonio a 100 mt. dal centro storico, percorriamo via Dal Moro Luigi e poi via Roma fino ad arrivare nella piazzetta del Duomo con il suo splendido campanile cilindrico simbolo della cittadina e circondato da calli e campielli che rimandano a quelle di Venezia.

Lasciato il Duomo e il centro storico, poco dopo, dove la terra incontra l'acqua, ci troviamo davanti alla Chiesetta sul mare. Secondo la tradizione, il Santuario della Madonna dell’Angelo è stato edificato attorno al VI °secolo dagli abitanti di Concordia Sagittaria che, emigrati nell'isola per sfuggire alle invasioni barbariche, vi edificarono questa piccola costruzione che con il passare degli anni divenne un simbolo per tutta la città di Caorle. Lasciata la chiesetta costeggiamo la lunga spiaggia di Levante fino alla località Falconera.
Si prosegue da Falconera sull'argine che costeggia il Nicesolo, in direzione Nord-Ovest, lungo la pista ciclabile nuova. Durante il percorso, guardando sempre a destra, si possono scorgere i 'ghebi' - piccoli canaletti che entrano tra le canne di falasco con cui i pescatori costruiscono i casoni. In un attimo ci troviamo nella splendida campagna veneta, e dato che pedaliamo sopra l'argine, abbiamo un po' di vista tutt'attorno. Ogni tanto sulla nostra destra, tra la strada e il canale compare seminascosto tra il canneto qualche casone.

Qualcuno risistemato, ma chiuso in un silenzio d'altri tempi. In qualche altro udiamo voci che si rincorrono tra l'interno dell'edificio e il giardino ben tenuto con gli alberi da frutto e una siepe che nascondono alla nostra vista attimi di vita quotidiana. La cosa che più ci colpisce è l'accativante odere di pesce cucinato alla griglia che si accompagna in una sinfonia inebriante, vista anche l'ora, al profumo di piante aromatiche e delle tamerici in fiore.

Storditi in tutti i sensi arriviamo alla fine della pista ciclabile, e troviamo un parcheggio delle biciclette. Scendiamo, e ci avventuriamo a piedi sull'"isola dei casoni", congiunta tramite un piccolo ponte. Ai bordi del sentiero i vari appezzamenti, con allevamenti di cigni, anatre, e vari animali da cortile. Tutto pulito e lindo, ma senz'anima... Senza difficoltà arriviamo alla fine del sentiero, dove incontriamo alcuni pescatori.  La vegetazione è lussureggiante, con canneti, ma di animali liberi neanche la traccia..

Lungo il percorso arriviamo ad un casone, dove un signore anziano ci invita ad una visita dell'interno. Fortuna insperata, non osavo chiedere... Mi lascia fotografare l'interno, e inizia a decantare le meraviglie della zona, ma lentamente ci rendiamo conto che sa di costruito per la curiosità dei turisti.
Salutiamo e ringraziamo  per l’ospitalità, e torniamo verso le nostre biciclette, per proseguire la nostra avventura….


Resta il piacere della bella pedalata, e di essere usciti per un po' dagli schemi della solita vacanza, facendo quattro passi in una zona sicuramente bellissima paesaggisticamente, ma che ha un pò venduto quell'anima magica e solitaria che tanto aveva ammaliato Hemingway.

lunedì 1 giugno 2015

Caorle e la Laguna di Hemingway

"Un autunno di giornate splendide, di brevissime piogge che lasciano il cielo più terso di prima e accendono di arcobaleno il collo e la testa dei germani reali e dei codoni che si alzano all'improvviso dai canneti verso spazi che sembrano eterni. I silenzi sono dolcissimi. I rumori sono quelli di un cefalo che qua e là guizza a mezz'aria e ricade nell'acqua, del fruscio delle foglie appena mosse dal vento, del richiamo degli uccelli migratori che arrivano dopo un lungo viaggio dai Paesi dell'Est e scendono con larghe volute sulla laguna di Caorle rimasta antica nei suoi umori e nel sapore della vita." (Ernest Hemingway, "Di là dal fiume e tra gli alberi ", 1948)

Alla laguna di Caorle, lo scrittore americano, si ispira per alcune pagine del romanzo "Di là del fiume e tra gli alberi", pubblicato in America nel 1950 ma in Italia solamente nel 1965 dopo la morte dello scrittore per sua espressa volontà. Hemingway pensava di aver trovato in questo remoto angolo della laguna veneta quello che invano aveva sempre cercato nel suo girovagare per il mondo: la felicità e l'amore espressi nel gioioso rapporto con la giovane fanciulla veneziana (Adriana Ivancich), descritto nelle pagine del suo libro.
In effetti fu proprio Adriana Ivancich, ma anche la malìa del paesaggio della laguna veneziana, a produrre in Hemingway quella sorta di incantamento che gli permise di tradurre in finzione letteraria le sue più vive esperienze di vita : la seconda guerra mondiale; il declino dell'età; i ricordi della giovinezza; l'inquietudine e il sogno di una ritrovata giovinezza. 

"Quattro barche risalivano il canale principale verso la grande laguna a nord...Spuntò l'alba prima che giungessero alla botte di doghe di quercia immersa nel fondo della laguna... il cacciatore.. Osservò il cielo rischiararsi oltre il lungo margine della palude e vide in lontananza le montagne coperte di neve. Il colonnello udì uno sparo alle spalle dove sapeva che non c'erano appostamenti e voltò il capo a guardare di là della laguna gelata la lontana spiaggia. Volavano alti nel cielo i germani reali e i codoni si alzavano all'improvviso dai canneti verso spazi eterni; guizzava il cefalo a mezz'aria ricadendo nell'acqua e le anatre si perdevano nei giochi di ali e di luci." (E. Hemingway).

Sono i momenti più belli di Hemingway quelli che egli vive in questo paesaggio magico, in queste solitudini dove la voce umana viene appena sussurrata. E dove il mondo e i suoi rumori diventano lontani; dove la quiete assume dimensioni nitide e leggere. Leggere, appunto, come il volo degli uccelli, che solcano eleganti il cielo incontaminato della laguna di Caorle, un paesaggio unico per ritrovare l'autenticità della natura.

martedì 29 maggio 2012

Itinerari in bicicletta: Eraclea e la Laguna del Mort

Questa lunga tappa prende sempre avvio dall'Hotel Righetto a Cavallino Treporti, ove alloggio ogni qualvolta mi prendo qualche giorno di riposo dal lavoro tra maggio e giugno, e si sviluppa sulle strade che costeggiano la laguna e i canali navigabili, tra il Sile e il Piave.


Questi sono i canali che formavano la Litoranea Veneta, l’antica via d’acqua che collegava Comacchio con Grado. Una volta arrivati alle Porte del Cavallino sul canale Casson incontriamo la Conca di Navigazione del 1632 ad opera del fiammingo Daniel Nijs. Sulla facciata del casello daziale una lapide originale riporta ancora gli importi di pedaggio per ciascun tipo di imbarcazione.

Risalendo le sinuose anse del Sile si arriva alla Chiesa di S. Giovanni Battista, la più antica del Basso Piave, attorno alla quale si è sviluppato il centro storico di Jesolo. La spiaggia del Righetto oramai dista da qui 14 chilometrì.
Il percorso ora prosegue con direzione verso il Piave, costeggiando la sinistra del canale Cavetta, che, una volta raggiunta Cortellazzo, sfocia in mare.

Nel XVII secolo il corso del fiume Piave fu deviato in mare aperto dalla Serenissima Repubblica per evitare l’interramento della laguna.
Svoltiamo a sinistra fino ad un caratteristico ponte di barche che consente, a pagamento, di superare il fiume in un punto dove è frequente incontrare anche le pittoresche reti da pesca a bilanciere.

Dopo aver incrociato la statale si svolta a destra per una strada bianca con divieto di transito per le auto verso la Valle Ossi fino ad arrivare alla Laguna del Mort,una preziosa oasi naturalistica che si estende fino al circolo nautico e al campeggio di Eraclea Mare. (25 km - 2 ore circa)

Area naturalistica di grande suggestione, la Laguna del Mort è nata dalla rottura dell'argine destro del Piave il 5 ottobre 1935, a seguito di una grande piena, che andò a modificare in modo definitivo l'ultimo tratto del proprio alveo.
Fino a quel giorno, infatti, la Laguna del Mort non era altro che l'ultimo tratto del fiume e la sua foce.

All'epoca infatti il Piave correva perpendicolare alla linea di costa fino a poche centinaia di metri dal mare Adriatico. Giunto in prossimità della località di Cortellazzo, il fiume svoltava a gomito alla propria sinistra e fluiva parallelo al mare per circa 3 chilometri, a quel punto si gettava in Adriatico.

Il Mort, così viene localmente indicata la laguna, si estende tra Eraclea Mare e la foce del Piave ed essendo alimentata solo dai flussi delle maree, è una laguna di mare. La lunghezza della laguna è di circa 3 km. e risulta una piacevole passeggiata, da fare anche in bicicletta, su comodi sentieri, tra pineta e vegetazione mediterranea caratterizzata da acque basse con fondali sabbiosi, in un ambiente di grande importanza naturalistica.

Poco conosciuta perchè turisticamente non aveva mai avuto un battage promozionale, la Laguna del Mort è ascesa inaspettatamente alla ribalta delle cronache nazionali (ne ha parlato anche la Littizzetto da Fabio Fazio e l'ex ministro Brambilla) lo scorso anno quando, con un'ordinanza del Sindaco, è divenuta ufficialmente una spiaggia naturista.

giovedì 15 settembre 2011

Treporti, Saccagnana e Le Mesole

Come ho già detto in altri topic, per chi ama il contatto con la natura, questa zona della laguna nord costituisce un percorso di grande fascino, pieno di angoli nascosti e solitari, dove pittoreschi orti si alternano a barene e valli da pesca.

Riprendiamo quindi un viaggio, interroto a giugno, attraverso i borghi rurali lagunari di Treporti, Le Mesole, e Saccagnana, alla scoperta di paesaggi insoliti e suggestivi che diventano dei luoghi privilegiati per osservare con discrezione un ambiente che ogni volta che ci torno mi sembra assomigliare sempre di più ad un paesaggio dell'anima.
Dal piazzale di S. Maria Elisabetta (Cavallino), imbocchiamo a destra via Pordelio che, costeggiando a destra la laguna, ci porta alla rotatoria dove, svoltando a destra attraversiamo il primo dei tre ponti per arrivare al centro di Treporti, piccolo centro abitato che prende il nome dall'antica presenza di tre bocche di porto ora scomparse, con la sua chiesetta dai due caratteristici campanili.

Facciamo una piccola pausa per gustarci qualche "cicheto" accompagnato da "un'ombra" alla Locanda Zanella difronte alla Chiesa.
Ma da cosa deriva la parola cicheti? Dal latino "ciccus", piccolissima quantità.
A Venezia e in tutto il litorale della laguna i "cicheti" si possono tradurre come stuzzichini.
Anticipano il pranzo o la cena e molte volte sono una scusa per una piccola pausa in cui si beve, si mangia, ma soprattutto si discute e si chiacchera.

Una volta inforcata nuovamente la bicicletta, svoltiamo a destra all’altezza del cimitero di Treporti, per continuare lungo l’argine seguendo le indicazioni per Le Mesole. Continuando per circa un chilometro tra orti di insalate, zucchine e carciofi, che rendono particolarmente pittoresco questo angolo di laguna, finalmente raggiungiamo il cortile di un'antica villa rinascimentale recentemente restaurata, conosciuta anche come il "Convento de Le Mesole".

Il Convento delle Mesole risale al XIV secolo e sembra che il suo nome faccia riferimento ad un antico monastero femminile sorto nel 1380 proprio in questa località. Secondo altre fonti invece, il nome deriverebbe dal fatto che l'edificio sorge in un territorio un tempo appartenuto a una delle tante fondazioni monastiche lagunari che utilizzavano questi territori per le proprie coltivazioni agricole.

Il convento delle Mesole è l’edificio principale dell’abitato di Mesole ed è uno tra gli edifici più antichi della zona. L’edificio è a due piani, con una facciata dall’intonaco bianco e si caratterizza per il grande focolare sporgente dalla parete, sovrastato da un camino quadrangolare. Nelle vicinanze dell’edificio sorge un piccolo oratorio di origine seicentesca. In origine l'oratorio era intitolato alla Visitazione delle Beata Vergine, in quanto custodiva al suo interno una pala raffigurante la Vergine con i Santi Giovanni Battista e Rocco, poi nell’Ottocento cambiò titolo e venne dedicato a S. Maria del Carmine, probabilmente perché il dipinto originario fu sostituito da una pala cinquecentesca raffigurante la Madonna del Carmine col Bambino e due santi.

Facciamo ritorno per la stretta stradina che si snoda lungo gli argini in mezzo al paesaggio lagunare che separa in maniera netta le zone salmastre di barena dalle zone tranquille d'acqua dolce. Ora il nostro passo è divenuto più lento come il sole che sembra rallentare la sua corsa nel momento in cui inizia a tramontare. Inoltrandoci in questo paesaggio che si fa via via più suggestivo ci sembra quasi di scivolare a pelo d’acqua, con la stessa eleganza e delicatezza dei molti abitanti della laguna che incrociamo: garzette, cormorani, gabbiani, aironi…

Arriviamo in Saccagnana quando oramai le luci della sera hanno lasciato il passo al buio della notte illuminata dai pochi lampioni delle case.
Decidiamo di fermarci all' Osteria dal Pupi all'incrocio tra la via del Prà e via Saccagnana.
L'atmosfera è quella delle tipiche osterie della laguna, punto di ritrovo per i locali e punto di sosta per chi in bici vuole arrivare a Lio Piccolo.
Il menù è quasi esclusivamente di pesce; dal risotto di pesce al forno, alla pasta con carciofi e capesante, al tortino di alici, ecc..

Purtroppo non ci sono posti disponibili poiché è già tutto prenotato.
Peccato, ma ci ritorneremo; questa è una promessa.

domenica 12 giugno 2011

Cavallino - Treporti

I momenti d’essere non amano gli spazi disgregati
e snaturati dalla velocità.
Viaggiano a piedi e si nutrono di silenzio,
ingannano il tempo lineare cancellando la fretta,
sì che mentre il fiume ci scorre accanto noi,
ben saldi nella terra e nel corpo,
restiamo ad ascoltare la voce del mare.

Queste parole raffigurano, più di ogni altra immagine, l'atmosfera e l'ambiente che si respira e si vive in questo angolo della laguna nord di Venezia nel periodo che intercorre tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate.
Infatti quando l’estate è alle porte il desiderio di vivere il mare e la laguna assieme cresce sempre più dentro di me e così, come ogni anno in questo particolare periodo, scelgo di trascorrere qualche giorno di relax in uno dei pochi alberghi che Cavallino-Treporti offre.
Oltre a trovarsi nella striscia di terra tra il mare e la laguna nord l'hotel Righetto ha il pregio di essere "fronte mare".

Mi sveglio presto al mattino con la prima luce del giorno e dopo una doccia mi preparo il necessario per l'escursione programmata la sera precedente.
Alle reception il portiere di notte, dopo quattro chiacchiere consuetudinarie sul tempo, mi consegna le chiavi di una delle biciclette (city bike o mountain bike a seconda dell'itinerario) che avevo prenotato e che l'albergo mette a disposizione per i propri clienti.
In alternativa mi sposto a Treporti o Punta Sabbioni dove con un traghetto o un ferry-boat posso comodamente e in breve tempo raggiungere le isole di Murano, Burano, Torcello, Sant'Erasmo, il Lido di Venezia per poi proseguire per Pellestrina o Chioggia, o semplicemente raggiungere Venezia.


 Il pomeriggio è dedicato invece alla lettura in spiaggia di uno dei libri che mi sono portato appresso e che attendono da tempo che dedichi loro qualche attenzione in più di quella che generalmente riservo loro nel restante tempo dell'anno.


Verso sera, quando in spiaggia la gente si dirada, mi distolgo dalle mie letture e faccio una passeggiata lungo la spiaggia fine e dorata dell’arenile risultato della lenta azione delle correnti dei fiumi che nel corso dei millenni hanno trasportato fin qui frammenti di rocce e sabbia dalle vicine Dolomiti.
Oltre la spiaggia e le dune dei numerosi campeggi del parco turistico si estende una vasta area protetta: una pineta dominata dal pino marittimo e da quello domestico, ma si possono trovare anche il pino d'Aleppo, i tamerici e gli olivi di Boemia.


Alla sera mi sposto nella zona di Treporti alla ricerca di locande e osterie dove si preparino piatti a base di ortaggi e pesci di laguna o di mare, insomma piatti della cucina di tradizione veneziana (escludendo nel modo più assoluto tutti quei ristoranti o trattorie dove si mangiano più o meno sempre le stesse cose; pasta allo scoglio, fettuccine ai gamberi e zucchine, frittura mista, grigliate eccetera)


.... senza l’urgenza di qualcosa
che sia più avanti del “qui” ed “ora” ,
e che bruci i giorni che mi stanno dinanzi.

sabato 11 giugno 2011

Itinerari in bicicletta: A Jesolo per le porte del Cavallino

 * Porte del Cavallino di Sandro Mion

Partiti sempre dalla Chiesa del Cavallino, ci dirigiamo questa volta verso est costeggiando lungo la nuova ciclabile, l'argine sinistro del canale Casson fino ad arrivare alle Porte del Cavallino così denominate dal 1632.
Queste, come le altre porte e chiuse che si incontrano lungo i fiumi in prossimità delle loro foci lagunari, realizzate dalla Serenissima, impediscono al flusso delle acque dolci di riversarsi nella laguna alterando la composizione delle acque salmastre e consentendo la diffusione della canna palustre, evitando in questo modo problemi d'impaludamento.
* Il Sile alle porte del Cavallino di Armando De Bortol

L' entità di questo passaggio, pochi piedi (per usare l'unità di misura in vigore ai tempi della Serenissima) di larghezza e di profondità d'acqua, non lascia certo spazio perché l'immaginazione tenti di ricomporre un affresco nel quale sia illustrato il lento susseguirsi del transito di barche in entrata nella Laguna.
*   Canale del Cavallino di A. De Bortol

Solo uno sguardo più attento alla facciata dell'edificio prospiciente e una lettura della lapide ivi murata, che recava scolpiti il leone marciano e gli stemmi dei nobili veneziani che provvidero alla sua messa a dimora, potrebbe indurre a supporre l'esistenza di  più storie che per teatro ebbero questo angolo della Laguna.
Porte del Cavallino di A. De Bortol

Per molti queste porte rappresentarono, durante il periodo della Serenissima, un luogo di lavoro o di transito sulla rotta che portava le zattere cariche di legname che arrivavano dal Cadore in laguna dopo avventurosa navigazione nel Piave, dove sorgevano edifici che, da soli, delimitavano un intero universo, come un oratorio, un ufficio per i dazi, un'osteria: la presenza, materialmente tangibile, della chiesa, dello stato, della Serenissima Repubblica.

Attraverso questa pittoresca e immaginaria borgata si pedala infatti intorno all'edificio della vecchia Dogana, risalente al 1632, ora trasformato in un hotel ristorante per poi superare, bicicletta a mano, attraverso una passerella in metallo applicata alla saracinesca, le porte e raggiungere l'argine destro del Sile in territorio di Jesolo.

Il terrapieno serviva inoltre da margine di conterminazione lagunare, confine cioè tra la laguna e la terraferma ed era sottoposto a rigidi controlli da parte della Serenissima che aveva posto dei cippi in pietra viva per segnalarne la disponibilità.

Inizia ora il lungo tratto sterrato di Via Cristo Re con fondo ghiaioso ma compatto. La strada argine che in dieci chilometri ci porterà in centro a Jesolo era l'antica restera lungo la quale i cavalli trainavano i barconi o le zattere in risalita del fiume In questo tratto il paesaggio è di rara bellezza: sulla nostra destra ci accompagna una barriera di vegetazione palustre che ogni tanto si apre, come una finestra, sul tranquillo corso del Sile-Piave vecchia, mentre sulla sinistra si snoda fino alla laguna una serie di campi coltivati che ci porterebbero fino a Lio Maggiore.

Ma ora sono i campi della "DragoJesolo spa" protetti da una selva di cartelli di divieti di transito in quanto azienda faunistico venatoria. E' facile immaginare come i Magistrati alle acque della Serenissima Repubblica si rivolterebbero nella tomba se vedessero questo scempio. Loro non lo avrebbero mai permesso dal momento che nel 1658 scrivevano:

"che alcuno chi si voglia non debba lungo i fiumi, arzeri, acque pubbliche impedire a qual sia persona l'uso antico e libero del passaggio come passar con carri, animali, cavalli e pedoni in conformità di quello ricerca il dovere, la convenienza e il pubblico servitio."


Ma si sa quello della Serenissima "Res pubblica" era ben diverso da quello della odierna "Res pubblica".

Partenza: hotel Righetto - Cavallino
Arrivo: Jesolo paese
Distanza: 10 km
Tipo: ciclopedonale
Fondo: pavimentato, sterrato, asfalto
Difficoltà: facile

venerdì 10 giugno 2011

Itinerari in bicicletta tra mare e laguna: Treporti e Lio Piccolo

Ricostruire la storia di quello che è ora definito come il Litorale Nord della Laguna di Venezia è un'avventura difficile e per certi versi affascinante: se, infatti, per Lio Piccolo esistono testimonianze risalenti all'epoca romana (come i recenti resti di splendidi pavimenti a mosaico) località come Ca' Savio, Le Mesole, Saccagnana, Punta Sabbioni e Treporti hanno origine recentissima.

L'intero Litorale è legato infatti alla continua evoluzione dell'assetto idrogeologico,in buona parte per opera dei suoi due fiumi principali il Piave e il Sile; una combinazione di acque e terre che ne ha sempre determinato la nascita e il destino.

Una volta partiti dalla Chiesa di Cavallino costeggiamo il lato nord della penisola, lungo il canale Pordelio che separa per tutta la sua lunghezza da est a ovest il litorale del Cavallino da Treporti.

Pedaliamo leggeri fino all'incrocio dove, prendendo a destra, superiamo il ponte che ci conduce a Treporti, piccolo centro abitato che prende il nome dall'antica presenza di tre bocche di porto ora scomparse, con la sua chiesetta dai due caratteristici campanili.

Dopo aver superato il paese con qualche curva, si attraversa un altro ponte e, all'altezza del cimitero, si va a destra continuando a pedalare lungo l'argine.
Svoltando a sinistra per seguire le indicazioni per Lio Piccolo si incontra la suggestiva Corte del Prà in località Saccagnana, sulla quale si affacciano basse case coloniche, un’elegante villa rustica e un’antica chiesetta e dove potrà capitarvi di incontrare qualche anziano seduto davanti all'uscio che, scrutandovi con aria diffidente, vi darà la sensazione di essere un intruso che entra in casa altrui senza essere invitato.

Oltrepassando quest’aia pittoresca, che il tempo sembra non aver minimamente scalfito, la stradina che si snoda lungo gli argini diventa una striscia sempre più stretta ed il paesaggio cambia improvvisamente.
Vi troverete immersi in un ambiente lagunare, caratterizzato dall’importante presenza di valli da pesca, barene ed orti, tipici di questa particolare zona della laguna in mezzo ad un paesaggio che separa in maniera netta le zone salmastre di barena, dalle zone tranquille d'acqua dolce.

Inoltrandovi in questo mondo, che si fa via via sempre più suggestivo e fiabesco, vi sembrerà di scivolare a pelo d’acqua, con la stessa eleganza e delicatezza dei molti abitanti della laguna che vi capiterà di incrociare: garzette, germani, folaghe, aironi… e i cavalieri d'Italia, agili uccelli dalle zampette lunghe e rosse e dalla livrea bianca e nera.

Dopo poco, dove la barena si allarga, compare lo sperduto borgo di Lio Piccolo, un luogo fuori dal tempo, simile a un paesaggio segreto e abbandonato, con la sua chiesetta seicentesca dedicata (stranamente) a S. Maria della Neve, davanti alla quale resiste un vecchio frutteto di giuggioli, la piazzetta su cui si affacciano poche case, alcune delle quali ancora oggi abitate, e il Palazzetto Boldù (nobile famiglia veneziana) del XVII secolo.

Da qui si può proseguire ancora un poco, inoltrandosi lungo gli argini delle Valli Paleazza, Olivari, dove, alla percezione di disordine e abbandono di molte abitazioni fa da contrappunto la geometria delle peschiere e dei curatissimi orti “mazzuolati” (disposti su dossi per metterli al riparo dalla bora), dove l’aria e il suolo salmastro favoriscono la coltivazione di squisite primizie di stagione come i carciofini (castraure), gli asparagi e le zucchine.

Partenza: hotel Righetto - Cavallino
Arrivo: Lio Piccolo
Distanza: 20 km
Tipo: strada asfaltata
Difficoltà: facile