domenica 20 giugno 2021

Ritorna a camminare con me


Ritorna a camminare con me, per perderci nuovamente tra i silenzi delle vette, ma anche per ritrovarci una volta ancora nella profondità del nostro essere unici per l'altro.

Un unico desiderio; avere tempo e silenzio per camminare ancora con te al mio fianco.

Avere tempo, .............quando il tempo all'improvviso è diventato il bene più prezioso, quando ti accorgi che quello che hai  ti sta sfuggendo tra le mani che tremolanti non riescono più a trattenerlo
e ....silenzio, ..............
quando nel silenzio della notte i ricordi ritornano più vivi che mai.
Quando le allucinazioni, portate in regalo dalla terapia sperimentale, riempiono il vuoto della solitudine lasciandoti esausto nel buio dell'oscurità.

 

E infine desiderare un abbraccio mancato, un tempo utile per colmare con i pensieri ciò che avremmo voluto fare, ma che invece abbiamo lasciato andare aprendo la mano.

Ritorna a camminare con me perché il tempo sia di nuovo lineare. Per permettermi di richiudere la mano e, sfidando la malattia, affrontare con te l'ultima salita al Nuvolau invece di aprire la mano e lasciarti andare.


venerdì 9 aprile 2021

Lasciare andare



 
Per ricevere, 
è necessario prima aprire la mano. 
E lasciare andare. 
 
Lao Tzu

 


Lasciar andare significa rendersi conto che alcune persone che hai amato
fanno parte integrante della tua storia, 
ma non possono essere parte del tuo destino finale. 
 
 
 

giovedì 7 gennaio 2021

Presente, Passato, Futuro nella neve di questo inverno

 

Viviamo di pensieri che profumano di passato, 
colorano il presente nelle giornate grigie 
e scrivono un futuro sempre più incerto.
Spesso ho dimenticato di vivere il presente 
perché in attesa di un futuro diverso. 
 

E adesso spesso mi rivolgo al passato 
per cercare di sentire, ancora una volta, 
il profumo di quei pensieri.
E il poco tempo che mi rimane 
aiuta a rendere leggera e lieve, 
come questa neve, 
la tua mancanza. 
 

Era un bel camminare 
quello che riempiva alcuni dei nostri giorni d'inverno.
Ed è un ritorno di malinconica dolcezza, 
quello che oggi mi porta via da queste seducenti montagne 
con una neve che richiama altre nevi, ogni volta per sempre.
 

 


giovedì 17 dicembre 2020

Camminare sulla neve parte finale


Come scrive M.Rigoni Stern "il racconto di una vita parte dall'inverno e chiude il cerchio con l'attesa della neve che verrà." 

Così questo mio narrare (blog), procedendo da una stagione all'altra, mi cammina a fianco fino a  calzare con il piede l'orma già impressa in una neve che ha memoria di altre nevi e di ricordi ancora vivi.

Camminare sulla neve non è ecclattante come una scalata in parete, ma è semplicemente accarezzare un sentiero per uscirne dalla traccia senza impegno, per fermarsi prima, per decidere di cambiare percorso, per rincorrere un'altra idea,..per inseguire un bosco, una montagna, un tramonto che mi sono cari.............



Camminare sulla neve non è esaltante come la corsa, ma è un modo per rallentare il ritmo e per un istante fare posto ai ricordi, alla memoria di persone che abbiamo perso o da cui la vita ci ha separati.
Camminare sulla neve non è assordante come una pista da sci, ma è silenzio dell'anima. Solo camminando ci rendiamo conto che, spesso, i silenzi sono importanti quanto i suoni.

Camminare sulla neve dove ogni passo diventa un respiro che muove il passo successivo, e ogni respiro alimenta i sogni.

 E quando, come adesso, il cammino diventa incerto e il mio passo insicuro e instabile allora mi piace pensare che esiste indubbiamente un filo invisibile che unisce le traccie impresse negli scritti di questo blog, come i ricordi della vita.

Racconti e memorie che ricreano un paesaggio interiore, una geografia dell'anima che disegna luoghi e volti di chi mi ha camminato a fianco.  Così non andranno mai più perduti.

 

giovedì 27 agosto 2020

Camminare con te al Wackerer see


Camminare è la nostra volontà di restare in attesa, 
dando nulla per scontato ne di quello che abbiamo ne di quello che siamo. 
Camminare è sapere leggere i segni, le ombre e la luce 
che fa chiare le cose e lievi i corpi, 
indicandoci la via anche quando ci sembra di avere smarrito la strada.. 


Camminare è sedersi per un attimo tra l'erba fresca del mattino 
e sentire il calore del tuo corpo che si avvicina al mio 
mischiandosi all'odore dell'erba, del bosco, 
delle pigne odorose del cirmolo e delle nostre storie vissute in montagna. 


Camminare è lasciarci cullare dall'aria che bacia i prati 
e muove sinuosamente le acque di questo piccolo lago, 
specchio di cime inarrivabili quanto effimere 
come il mio sapermi fragile ora come non mai. 


Camminare per sperare di riconoscere le tue orme ancora accanto alle mie, 
sopravvivendo alla separazione e alla malattia improvvisa,
 alla nostalgia e ai rimpianti anche. 
Perché non è possibile tornare indietro, 
ma neppure dimenticare.


Certi giorni ero felice e forse non lo sapevo. 
Camminavo con il tuo passo che mi seguiva 
dove ora non potrò più cercarti.
Ora esploro da solo un nuovo sentiero, 
provando a custodire quel che di te posso
e che il tempo breve mi ha concesso.


lunedì 1 giugno 2020

Da Cannaregio al Castello: parte prima

D’accordo, Venezia è sempre Venezia. Piazza San Marco, il Palazzo Ducale, il Ponte dei Sospiri, la gita romantica in gondola. Eppure, dietro alla solita Venezia battuta dalle orde di turisti affamate di cartoline e cliché lagunari, esiste un’altra città, più intima, raccolta, pittoresca.
Insolita, insomma.
Arcana.
Ecco perché in questo articolo vi proponiamo un itinerario inconsueto e relativamente nascosto nel sestiere di Cannaregio.
L’itinerario propone un percorso alternativo a quello della più nota Strada Nuova, che suggerisce, oltre alla passeggiata tra calli e fondamenta, alcuni punti per osservare la laguna da scorci panoramici davvero spettacolari.


Il sestiere di Cannaregio, parte nord occidentale di Venezia, si estende dal Canal Grande fino alla Laguna e uno degli aspetti più insoliti è quello di ospitare il più antico e meglio conservato quartiere ebraico del mondo e dove la singolare urbanistica che si innalza in verticale tra calle e campielli ne fa un percorso culturale imperdibile a cui vi rimando a questo post: cannaregio il ghetto della memoria.

Dal campo del Ghetto Nuovo, prendo il ponte che porta alla Fondamenta degli Ormesini, e una volta superato svolto a destra lungo la fondamenta. Potrei fare una piccola pausa in uno dei tanti e famosi bacari presenti sulla riva del canale; Al Timon Bragozzo, Bacareto da ea Neni (assolutamente da provare), Ae Bricoe, Paradiso perduto.

Preferisco proseguire lungo le Fondamenta della Misericordia verso uno dei campi più caratteristici e silenziosi di Venezia, Campo dell’Abbazia della Misericordia.
Alla fine della fondamenta e prima di svoltare a destra per la Fondamenta che costeggia la chiesa di S. Felice, mi trovo davanti l’unico ponte di Venezia ancora senza parapetto. Si tratta del ponte Chiodo.

I ponti a Venezia sono 446, originariamente erano tutti costruiti in pietra e generalmente senza le protezioni laterali chiamate fin dal 1600 bande, o spallette, come dimostrano i dipinti dei grandi pittori veneziani del ‘700. A partire dall’800, per questioni di sicurezza, vennero invece tutti dotati di parapetto.
Solo due ponti sono sopravvissuti “senza bande”, uno appunto a Venezia, il ponte Chiodo, e l’altro sull’isola di Torcello, il ponte del diavolo.
Il ponte Chiodo è un ponte privato, poiché conduce alle porte di una casa abitata anticamente dalla famiglia Chiodo.

Dopo aver percorso la fondamenta di San Felice mi ritrovo nuovamente nella frenesia del flusso turistico e commerciale della Strada Nuova.
Prima di affrontare questa marea decido che è arrivato il momento di una pausa. Difronte alla chiesa del Campo si trova La Cantina, un ristorante-bacaro particolare.  La filosofia che ispira ogni suo aspetto è un mix unico di semplicità, tradizione e innovazione. La cucina propone piatti sempre diversi - a partire da appetitosi cicheti di pesce in base a ciò che propone il mercato del giorno.

La Cantina, Cannaregio 3689, Campo San Felice

In un angolo della Strada Nuova, La Cantina forse non attirerà immediatamente la vostra attenzione. Una sola vetrina poco originale, un’insegna modesta...
Eppure, pur essendo già due anni che Francesco Zorzetto – Checco per gli amici – ha deciso di lasciarci per sempre dopo che aveva appena ceduto ai cinesi questa sua enoteca, la nuova gestione non tradisce per nulla le aspettative.


Atmosfera rustica e arredi tutti in legno con sgabelloni che si notano dalla strada Nova, bottiglie pregiate sulle mensole. l'osteria ricostruisce ancora con semplicità il buon tempo andato. Buona parte dello spazio è impegnato da un ampio bancone con una piastra e un forno per la preparazione delle specialità gastronomiche, mentre fa bella mostra in un angolo una fascinosa affettatrice Berkel.


Un tavolone dietro la colonna e quattro tavoli sparsi alle pareti sono sufficienti per perdersi in chiacchiere; il basso soffitto a travi induce alla meditazione… sui buoni vini e sulla scelta gastronomica di cicheti mai banali o ripetitivi come si vedono in tante osterie.



La cucina propone di volta in volta innovativi e creativi cicheti di pesce fresco e pregiato per soddisfare i frequentatori più esigenti che desiderano qualcosa di particolare.

La lavagnetta segnala anche i tradizionali piatti di insalata, assaggi di formaggi e salumi.






La calda atmosfera del legno e del soffitto a travi, le vetrinette d’un tempo, le chiacchiere in compagnia; il tempo sembra essersi fermato sui calici di buon vino e sui cicheti creativi all'enoteca La Cantina
Sicuramente uno dei migliori bacari del sestiere.

Da Cannaregio al Castello: parte seconda

Dopo aver gustato dei cicheti impareggiabili con il salmone, la triglia e il branzino, a malincuore lasciamo La Cantina per riprendere la via che ci condurrà verso le Fondamenta Nuove. Proseguendo per la Strada Nuova in pochi minuti raggiungiamo Campo Ss. Apostoli con la Chiesa ristrutturata nel 1575.
Una tappa di passaggio per permetterci di sconfinare di poco nel percorso per andare ad ammirare la piccola, isolata chiesa nel ristretto campo di Santa Maria dei Miracoli.
Qualche foto e poi ritorniamo sui nostri passi per lasciarci alle spalle il campo Ss. Apostoli, per imboccare il campo drio la chiesa che ci porterà ad attraversare la calle denominata Vincenzo Manzini fino ad incrociare il Rio Terà Barba Frutariol.


A Venezia ogni cosa è diversa dal resto delle città ed ha un nome particolare che ne individua le caratteristiche peculiari e storiche.
Se ad esempio a Venezia vogliamo cercare una strada, troveremo solo Strada Nova, situata nel sestiere di Cannaregio, vera e propria arteria cittadina.
Con Strada Nova viene comunemente indicato il lungo percorso formato da una lunga serie di calli che va dalla ferrovia a campo Ss. Apostoli. Le altre vie a Venezia sono chiamate “Calle”, dal latino callis, che significa strada.

Mentre le “Salizade” sono le calli più importanti, e che per questo un tempo erano le uniche pavimentate con i masegni, mentre le altre erano in terra battuta.
La Fondamenta è la calle che si affaccia sull’acqua di un canale o rio.
A volte era necessario creare nuove strade per facilitare il trasporto e lo spostamento delle merci, così si arrivava all’interramento di canali, facendoli diventare “Rio Terà” (canale interrato). 
Il Rio Terà Barba Frutariol venne realizzato nel 1776 mediante l’interramento del rio omonimo.
Dopo aver attraversato il Rio Terà proseguiamo per Salizada del Spezier e passando per il Campo dei Gesuiti arriviamo alle Fondamenta Nuove che si affacciano sulla laguna settentrionale, facendoci godere della vista sulle isole di San Michele e Murano.