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giovedì 7 agosto 2025

La montagna senza la vetta


La montagna è fatta - come nei miei sogni di adolescente - di rocce e di vette, di bianchi nevai e di scuri crepacci, di scalate incompiute e di ferite ma anche di piccole felicità impagabili, di sentieri e di panorami commoventi, e di tutte quelle sfumature e pieghe che appaiono evidenti solamente agli occhi di un adolescentechi la comprende e la ama in tutti i suoi aspetti. 

E fin dai primi "Campi Scuola" al Passo Pordoi, durante gli anni del liceo, ho scoperto che camminare in montagna è un'esperienza simile all'innamoramento. 

Poi è subentrato il periodo delle ascensioni vere e proprie alle vette, del passaggio nei ghiacciai con lo zaino pesante sulle spalle, il sole d'alta quota che mi bruciava le spalle, e gli scarponi rigidi e stretti che mi procuravano ogni volta vesciche dolorose. E una volta in cima, mentre mi accasciavo stanco ma pieno di orgoglio, con una mano mi infilavo la giacca per ripararmi dal vento e con l'altra addentavo il panino. Con i muscoli finalmente rilassati e la mente vuota crollavo e chiudevo gli occhi per assaporare tutta la pienezza del momento, e percepivo chiaramente la verità che nascondevano le parole di Bonatti: " l'ebbrezza di quell'ora passata lassù, nella gioia di quell'altezza ad un passo dal cielo sarebbe stata sufficiente a giustificare qualsiasi follia, qualsiasi ulteriore fatica "
Senza riaprire gli occhi, mi rendo conto che in una mano stringo l'amata borraccia con impressa una stella alpina riempita al mattino di una tisana speziata richiesta da tutti gli amici, mentre nell'altra mi sembra di stringere il bastone con le tacche che mi aveva regalato papà.

Ora apro gli occhi e mi accorgo che intorno a me l'immagine di quegli amici è svanita, come quella di mio padre e del suo bastone. Mi resta l'immagine della montagna, una montagna senza più vette da scalare, senza segnavia che indicano la direzione verso la meta. E' rimasto solo il rumore familiare del vento di montagna, quello che ti arrossa il viso e ti brucia le spalle. E' rimasto quel "tum-tum" del cuore per il fiato corto dalla salita, e i muscoli duri e contratti per la malattia che non mi permette più le scalate di un tempo ...E la montagna, che ha custodito per anni quei ricordi, ora me li sta restituendo a pezzi come i capitoli di un libro la cui lettura ti vela ogni volta gli occhi ma ti riempie anche il cuore di un amore ricambiato.

martedì 5 agosto 2025

Montagne senza vetta per sentirsi liberi

 Massimo Dorigoni nel suo libro "Montagne senza vetta" fornisce un quadro generale del perché a volte nel vivere la montagna con serenità bisogna sentirsi liberi: liberi di gettare una corda nel vuoto quando sopra la testa imperversa il maltempo, liberi di tornare a casa senza aver raggiunto la vetta quando mancavano solo cento metri, liberi di sentirci forti nella nostra umiltà, liberi di dire grazie per ciò che si è raggiunto senza sfidare il destino, liberi di scegliere di vivere. Infine liberi di non mettere a repentaglio la nostra vita e quella di chi ci verrebbe eventualmente a soccorrere nel momento del bisogno.

sabato 16 novembre 2024

La montagna e la dolce melanconia dell'autunno

La neve e le conseguenti brine, hanno reso ancora più vividi i colori dell'erba e rinsecchito gli ultimi fiori rimasti lassù nelle Terre Alte, dove sono salito per incontrare ricordi e memorie che mai hanno lasciato il mio cuore.
E' il momento magico delle Terre Alte, dei silenziosi pascoli d'alta quota, delle albe nebbiose, dei colori esaltati delle praterie in tante tonalità che a tratti la luce radente del mattino rende evidenti nei prati e nelle radure del sottobosco che si prepare al riposo invernale.


Gli aghi dei larici hanno preso la luce dell'ambra e la brezza del mattino le stacca dai rami, adagiandole al suolo. I sorbi dalle rosse e lucenti bacche sono irresistibile richiamo alle cesene e ai tordi. I prati attorno alle malghe si sono adornati degli ultimi fior che con la prima neve, mentre appassiscono, regalano ancora colori tenui ai prati oramai ingialliti. Qualche angolo delle praterie ci regala ancora gli ultimi colori rubati alla tavolozza di un pittore impressionista. 



Tra i possibili modi di camminare in montagna, questo di fine autunno ti fa intensamente partecipare ad un mondo che senti esclusivamente tuo e che ti aiuta a capire anche l'ultima stagione della tua vita.

Al mattino gli stagni degli abbeveratoi sono velati dal ghiaccio e nelle zone a nord i prati sono coperti da una brina così consistente che assomiglia a neve.
Nel bosco gli ultimi funghi sono i cortinari e le nebularis, mentre nei prati, qualche raro porcino cresciuto con l'ultima lunazione d'autunno è golosamente ricercato, oltre che da noi anche dalle arvicole e dagli scoiattoli.

 Il sottobosco emana odori di legni marciscenti, di muschio, di funghi e di bacche appassite.

 


Così una dolce malinconia mi prende, la melanconia dell'autunno. 

Così, sotto un vecchio larice, cerco anch'io un luogo dove sedermi per ricordare e meditare sulle stagioni passate della mia vita e sull'esistenza che corre via con i ricordi che diventano preghiera di ringraziamento per la vita che ho avuto e per i doni che la montagna mi ha regalato.*

* M.R. Stern



 

 

domenica 16 ottobre 2022

Montagna; foliage al Passo

 “ora mi sembra di non poter essere felice che sulle montagne
e di non desiderare che quelle
”.
Dino Buzzati



Sembra di sentire, nelle parole di Buzzati, l’eco dell’eterna nostalgia di un luogo “altro”, diverso, più elevato, quasi il simbolo materiale del sottrarsi per un momento al mondo e alle cose terrene.
La ricerca, appunto, del proprio “luogo dell’anima”, dello spirito, l’unico luogo dove è ancora possibile, davvero, “essere felici” con se stessi.
Così la montagna, luogo dell'anima, diviene lo specchio della nostra interiorità. 


Di che colore è il foliage al Passo Giau?
Si può cercare un aggettivo esatto per definire quella tinta così diversa da tutte le altre, che a me ogni volta che ci faccio ritorno e la rivedo, provoca una improvvisa emozione, risollevando ricordi struggenti.  No, un aggettivo preciso non esiste. Più che di un colore preciso, si tratta di una sfumatura di colore dell'anima.


Dobbiamo aspettare quando viene il tardo pomeriggio, quando la gente frettolosa riparte con la frenesia di altri lidi, di altre mete. Solo allora il Passo comincia a tirar fuori colori straordinari con quelle tinte che nessuno è mai riuscito a dire bene e tanto meno io. E parlare di rosa, di enrosadira, di porpora, di trasparenze  di polvere antica non serve a niente.
Penso proprio sia impossibile esprimere il senso di quei colori, di quella espressione, di quel paesaggio che si contempla nell'anima che il Passo riesce ad esprimere più di ogni altro luogo di montagna.



Così con il passare degli anni ho scoperto che non tutte le montagne accendono in noi la stessa beatitudine come diceva D. Buzzatti.
Ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna.
Una geografia dell'anima che si unisce ai ricordi per formare un paesaggio interiore che somiglia a noi stessi e dove ci si sente a casa..
La mia è il Passo Giau.

sabato 8 dicembre 2018

Cataste e Canzei a Mezzano

Un po’ ovunque in montagna l'autunno è la stagione in cui si ode il ruggito delle motoseghe e il suono delle accette cadenzato come quello di un metronomo.
L'inverno è dietro l’angolo e occorre far scorta di ciocchi per la stufa e il camino.
C’è però un angolo nascosto tra le montagne del Trentino e precisamente nella Valle del Primiero, dove non solo questo rito antico sopravvive con fierezza ma si è fatto arte. 


Mezzano, piccolo gioiello inserito dal 2010 tra
"I Borghi più Belli d’Italia" a pochi chilometri da Fiera di Primiero ai piedi delle Pale di San Martino, rivendica la sua fiera identità e celebra il rurale con itinerari a tema dedicati all'acqua, agli orti, all'architettura contadina, ma soprattutto alle cataste di legna (Canzei in dialetto locale significa appunto catasta) ed è l’omaggio di un paese al proprio destino da sempre legato al legno e agli altri elementi della natura montana .

Questa stagione, quando il bosco è vestito delle tinte calde e commoventi dell’autunno, è perfetta per ammirare, magari inspirando l’odore inconfondibile delle prime stufe accese nelle case, la straordinaria e unica collezione open air di cataste artistiche che ha trasformato l’antico borgo in un museo all'aria aperta. Così di anno in anno il borgo va popolandosi di nuove, meravigliose cataste artistiche e ogni canzèl è un piccolo capolavoro di parsimonia, perizia ed accuratezza, ma anche una vivida e cangiante tavolozza delle calde tinte del legno che colorano le vie di Mezzano.

Lungo gli stretti vicoli, ai piedi delle antiche facciate, al cospetto dei tipici ballatoi, nelle piccole piazze, nei cortili, sotto le scale, negli anditi e sui poggioli la tradizionale scorta di ceppi per l’inverno prende forme inattese. Restituisce vicende passate, consegna sogni, reinterpreta eventi storici, racconta dei padroni di casa.
Si chiama “Cataste e Canzei” e a ogni angolo riserva una sorpresa:




L’occhio
della Classe terza Liceo artistico G.Soraperra di Pozza di Fassa, Corso di design.
L'occhio osserva lo scorrere del tempo e delle persone lungo le strette vie del centro 




Free Water
di Jimi Trotter
Questo artista locale affida alla copiosa lacrima azzurra su un volto addolorato la protesta contro la privatizzazione dell’acqua. Il ben comune si paga (ingiustamente) e l’unica acqua gratuita che ci resterà, sarà proprio quella del nostro pianto… 


La notte in sogno di Erica Schweizer
Figlia d’arte (i genitori architetti, lo zio grande pittore), la Schweizer è tra le pochissime firme femminili di “Cataste e Canzei”. Nella sua opera riprende l’usanza tradizionale di ricavare nella catasta delle nicchie per porvi vasi di fiori. Agli spazi lei affida però la sua personale interpretazione di una canzone popolare amorosa di questi luoghi. Così tra i ciocchi, oltre a parole, disegni e citazioni prende vita una deliziosa “casa di bambole”. 

Montagna in-canto dell’Associazione La Stua
Un gruppo di amici accomunati dalla passione per la scultura, che si divertono a praticare l'arte e a insegnarla. A loro si deve lo stravolgimento di una triste cabina elettrica in cemento in un allegro capolavoro narrativo in legno. Legnetti piccoli e infinitesimali, pazientemente incastrati a regalare un magistrale intarsio che racconta la poesia della montagna. Un gioco di immagini e di parole che alludono alla seduzione per l'occhio e per l'orecchio, in un sodalizio tra paesaggio e musica. Così, sullo sfondo di cime maestose, campanili svettanti, alberi secolari, prati fioriti e fieri cervi danzano le note dello spartito.

Il bosco vecchio di Albino Rossi
L'anima del Trentino si identifica nella montagna, nei campi e nella foresta. Proprio su quest'ultima si concentra l’attenzione dell'autore. Dalla sua sensibilità e fantasia è scaturito un bosco idealizzato ma vero. Molto c’è da leggere in quest'opera: gli alberi colonne del cielo, i rami che intrecciandosi simbolizzano le relazioni umane… Tutto sintetizzato nella silhouette di un bosco controluce, assopito in inverno nell'attesa di tornare a sbocciare. 

La funzione del balcone di Alberto Cosner
Un nome un po’ impegnato per un’opera diretta, che colpisce per la sua sgargiante semplicità: un’enorme pannocchia dai chicchi pieni e dorati che sembra sbeffeggiare, irraggiungibile in alto sul suo ballatoio, le galline ingolosite e stupite del pollaio sottostante. In realtà l’opera, attraverso la rappresentazione del granturco, vuole ricordare l’antica funzione del ballatoio, dove le pannocchie venivano messe ad essiccare al sole. L’artista è del Primiero, restauratore e disegnatore archeologico. 

El caro de le zercole di Andreino Zugliani
Passato e presente si fondono: sopra un moderno garage, una sorta di cornicione in legno che porta incastonati una slitta e un carro, di quelli che usavano guarda caso per trasportare i tronchi dal bosco e che la sera si ricoveravano là dove oggi parcheggiamo i mezzi a motore. Un omaggio ai giorni andati che vuole anche coprire gli “scempi” di oggi, vestendo il cemento del calore intramontabile del legno. 




Tutt'attorno a Mezzano, poi, un quieto paesaggio di prati immensi dove si raccoglie l’ultimo fieno, boschi trasformati in tavolozze, alpeggi punteggiati di malghe, cime bellissime che lanciano le loro sfide ai più allenati… ovunque, un’ampia scelta di interessanti e pittoreschi sentieri per tutte le gambe.

giovedì 15 marzo 2018

Avere tempo e .... silenzio

Avere tempo e .... silenzio. 
Camminare.
I momenti dell'anima e del cuore non amano gli spazi disgregati e ristretti dalla velocità del nostro tempo.
Viaggiano a piedi, si nutrono di silenzio, e ingannano il tempo lineare cancellando la fretta.



Avere tempo e .... silenzio. 
Così che il torrente ci scorra accanto e noi, ben saldi nella terra e nel corpo, restiamo ad ascoltare le voci della montagna...... senza l’urgenza di qualcosa che sia più avanti del “qui” ed “ora” ,senza quell'urgenza che ci porta a bruciare i giorni e i momenti di noi. 


Avere tempo e .... silenzio. 
In questi tempi difficili non rinunciamo all’unico lusso che ci è rimasto: mettiamoci in cammino. Come antichi pellegrini attraverso le valli, le montagne e i boschi. 
Convinti che ci sia un solo modo per avere delle risposte: camminare. 


Avere tempo e .... silenzio. 
Così che gli spazi si dilatano e lo sguardo può cercare, ancora una volta, cime conosciute a cui dare un nome. 
Ci sono molti fili che si riannodano quando si cammina con passo lento in montagna.
Anche il nostro sentire diviene capace di percepire quelle sfumature che il torrente impetuoso della nostra vita tende a cancellare.




Avere tempo........
Mi viene in soccorso ancora una volta la certezza che «il metodo di raccontare per filo e per segno non può essere giusto perché nel cervello le cose non accadono in quel modo».
Avere tempo e .... silenzio. 
Ritorna a camminare in montagna con me, per perderci tra i silenzi delle vette, ma anche ritrovarci una volta ancora.

giovedì 1 marzo 2018

In montagna è ancora inverno

Anche se la primavera metereologica ha fatto capolino oggi, in montagna siamo ancora in pieno inverno. Nel bosco la presenza della neve si avverte in ogni dove. A terra come in alto, tra gli ultimi rami che sfiorano il cielo. Un abbraccio fatto di silenzi ovattati e di scenari insoliti, regalo di questo inverno che ama stupire.

La neve si appropria dei paesaggi che incontra, lentamente, nevicata dopo nevicata, copre con il suo manto bianco una natura sempre pronta ad accoglierla.
Grandi fiocchi che scendono come batuffoli si appoggiano ai rami degli alberi, ai profili delle staccionate, alle falde dei tetti delle baite nascoste sotto la bianca coltre.

La neve, soprattutto in montagna è sposa del vento che adora trasportarla da un luogo all’altro, depositandola fino a cancellare tracce e forme, in un continuo gioco di comparse. Poi, quando arriva il primo sole, la neve comincia a sciogliersi trasformando di nuovo la montagna.

Nel bosco i ghiaccioli sui rami degli abeti sembrano stalattiti di una galaverna che ridisegna un nuovo paesaggio.
In una dimensione in cui tutto appare sospeso, ritratto nell’istante esatto in cui il tempo sembra essersi fermato per conservare, sotto alla neve, il sonno del bosco fino a primavera, ci muoviamo con le ciaspole contemplando paesaggi da fiaba.

domenica 24 dicembre 2017

Buon Natale


Avere tempo e .... silenzio
Camminare per perderci ma anche ritrovarci. 
In questi tempi difficili non rinunciamo all’unico lusso che ci è rimasto: mettiamoci in cammino. 
Come antichi pellegrini attraverso le valli,  i campi, le montagne e i boschi. 
Convinti che ci sia un solo modo per avere delle risposte: camminare. 
Solvitur ambulando. 
Camminando tutto si risolve.


Buon Natale


domenica 29 ottobre 2017

Sovramonte: le casere a gradoni

Le casere a gradoni sono delle costruzioni multifunzionali nel senso di stalla, fienile, magazzino agricolo (avevano cioè la stessa funzionalità dei 'Casoni a Sfojarol' della non lontana Valle di Seren sul Grappa), parenti strette di quelle presenti in Alpago.
Questi edifici sono composti di un corpo a pianta rettangolare, composto generalmente da due vani: al piamo terra con accesso indipendente a valle vi si trovava la stalla mentre al piano superiore con accesso a monte il fienile.
La parte nord dell'edificio risulta parzialmente interrata nel pendio per permettere il trasporto diretto dei carichi di fieno. Il tetto che prevale per importanza compositiva, la simmetria dei fori di facciata e il coronamento a gradoni delle pareti nord e sud, conferiscono un aspetto caratteristico alla costruzione.
La prima domanda che ci si pone quando osserviamo queste caratteristiche costruzioni è: ma da cosa nascono questi frontoni del tetto a gradoni?
Le ipotesi sono diverse, ma probabilmente la più plausibile fa risalire la loro nascita dopo il 1300 quando si sono incontrate due culture diverse, quella germanica e quella latina, e per diversi fattori sarebbe stata introdotta, soprattutto dopo l'intenso e disastroso terremoto del 1348 e la successiva pestilenza che dimezzò la popolazione locale, questa tipica tipologia edilizia germanica.

Infatti dopo questi due catastrofici eventi si pensa che in alcune zone la ricostruzione urbanistica del territorio possa essere stata opera di maestranze provenienti dal nord europa, appositamente chiamate, le quali promossero la diffusione di tale modello a loro consono.
La seconda domanda che ci si pone è relativa al perché di questa tecnica costruttiva e a cosa poteva servire?
In una realtà, come quella di montagna, dove tutto era essenziale e doveva avere caratteristiche di durata, non si può immaginare che la tecnica costruttiva dei "frontoni a gradoni" non dovesse servire ad uno scopo ben preciso. Le costruzioni avevano caratteristiche tali da consentire la loro massima durata, ed erano il frutto di una cultura secolare che aveva selezionato i tipi edilizi migliori, compatibilmente con il materiali a disposizione.

Così l'ipotesi più palusibile interpreta la particolare conformazione a gradoni dei frontoni come strettamente connessa al manto di copertura originario; la copertura vegetale (in paglia) richiedeva infatti una buona protezione dalle infiltrazioni laterali della pioggia battente come pure dai venti che potevano sollevarla e rovinarla facendole perdere la sua peculiare caratteristica. Poi i gradoni venivano protetti da una copertura di lastre di pietra; le lastre venivano così impiegate per il coronamento della linea di gronda per agevolare lo scarico delle acque.

Bibliografia
M. Vedana, Malghe e casère a gradoni. Tracce di matrici culturali germaniche nell'architettura tradizionale, in Insediamenti temporanei nella montagna bellunese, a cura di D. Perco, Comunità Montana Feltrina - C.D.C.P. - Quaderno n.14, Libreria Pilotto Editrice, Feltre 1997, pp. 157-172.
M. Bortot - G. Rossi, Tesi di laurea Sulle tracce della cultura germanica nell'architettura minore della Valbelluna, I.U.A.V. Istituto Universitario di Architettura di Venezia, a.a.1995/96.

domenica 22 ottobre 2017

Dieci anni del mio Blog - dedicato a Elena

....ora mi sovviene un passo di una lettera di Dino Buzzati (pubblicata da Lorenzo Viganò nel bellissimo cofanetto “I fuorilegge della montagna”, contenente i testi e i racconti dello scrittore bellunese dedicati ai monti), nel quale l’autore di “Barnabo delle Montagne” confessa:
ora mi sembra di non poter essere felice che sulle montagne e di non desiderare che quelle”.



Sembra di sentire, nelle parole di Buzzati, l’eco dell’eterna nostalgia di un luogo “altro”, diverso, più elevato, quasi il simbolo materiale del sottrarsi per un momento al mondo e alle cose terrene.
La ricerca, appunto, del proprio “luogo dell’anima”, dello spirito, l’unico luogo dove è ancora possibile, davvero, “essere felici” con se stessi.
Questo e solo questo voleva essere la montagna e questo Blog.


mercoledì 8 marzo 2017

La montagna nel cuore

Melette di Gallio.
Non c'è nessuno...
.. mi tengono compagnia alcuni pensieri......
...e un silenzio esplosivo.

La giornata è splendida (una delle più belle di questo nuovo anno)
Attorno a me un panorama da fiaba.

Lassù oggi, ancora una volta, mi sono reso conto che 
le montagne sono le uniche "stelle" che possiamo raggiungere a piedi.

...ed è anche per questo che quando siamo lassù, 
per un istante infinito, 
ci sentiamo più vicini alle persone che ci hanno lasciato.

venerdì 6 gennaio 2017

Passo Giaù




Se mai un giorno dovessi scoprire che esiste davvero 
un luogo che molti chiamano "paradiso", 
vorrei tanto che somigliasse ad un posto come questo.
Simand


 







martedì 1 novembre 2016

Edward Harold Brittain


"Che strano, com’è strano – ho pensato, quando ho guardato con un lancinante dolore al petto il tuo nome tra le file di pietre oblunghe – che tutti i miei anni passati, l’infanzia, della quale io non ho nessuno, ora, con cui condividere il ricordo, possano essere sepolti in questa tomba sulla cima di una montagna, nel silenzio sublime, nel canto irreale della serenità di queste remote foreste! Chi avrebbe potuto immaginare che il bambino nato in una tranquilla, normale famiglia provinciale britannica avrebbe finito brevemente i suoi giorni in una battaglia tra le alte foreste di uno sconosciuto altopiano italiano? A Venezia avevo comprato alcuni boccioli di rosa e una piccola felce in un vaso e l’ho piantata nel prato accanto alla tomba. Oh, Edward, sei così solo qui, perché non posso rimanere a far compagnia alla tua tomba per sempre, su questo altopiano dove vi è pace e dignità, lontano dal mondo e dagli sforzi inutili di ricostruire la civiltà?"
Vera Brittain

Il 15 giugno 1918 cade, colpito da un cecchino austriaco, il soldato britannico Edward Harold Brittain. La sua scomparsa fu particolarmente traumatica per la sorella Vera Brittain che, trovandosi completamente sola, dopo una dolorosa serie di analoghe tragedie (le erano mancati anche numerosi amici partiti per la guerra, insieme al fidanzato), trovò comunque la forza di continuare a lavorare come aiuto-infermiera.

Rimasta sola con i suoi ricordi, la giovane iniziò a concretizzare l’idea di pubblicare i diari personali, ricchi di testimonianze su quegli anni violenti e terribili, tra questi il best-seller Testament of Youth, pubblicato nel 1933. Quando morì a Wimbledon il 29 marzo 1970, la sua volontà fu che le sue ceneri fossero disperse sulla tomba del fratello Edward nel cimitero britannico di Granezza, sull’Altopiano: «… per quasi 50 anni gran parte del mio cuore è rimasto in quel cimitero del paese italiano». Sua figlia, l’ex ministro Shirley Williams, ha onorato questa richiesta nel settembre del 1970.

giovedì 13 ottobre 2016

La montagna e l'autunno

La prima neve e le conseguenti brine lassù, sui pascoli in alta quota, hanno reso ancora più vividi i colori dell'erba e rinsecchito gli ultimi fiori, mentre nei luoghi a nord, che il sole sfiora per pochi minuti, permane quell'odore caratteristico di iodio, muschio e felci prodotto dalla macerazione dell'erba. 

 Sono questi i giorni più belli per camminare gli alpeggi delle terre alte dell' Altopiano da soli o con poca compagnia, vagabondando senza aver prefissato una meta vera e propria o cercando nel confine tra i prati e il bosco gli ultimi porcini della stagione.
Pochi sicuramente ma il cui ritrovamento è fonte di grande appagamento anche perché raccolti in piena solitudine, cosa eccezionale per l'Altopiano.


E' il momento magico del bosco, dei silenzi, delle albe nebbiose, dei colori esaltati verde-bruno-giallo in tante tonalità che a tratti la luce radente del mattino rende evidenti nei prati e nelle radure del sottobosco pre-invernale.


Le foglie degli aceri montani e dei faggi hanno preso la luce dall'ambra e la brezza del mattino le stacca dai rami, adagiandole al suolo. I sorbi dalle rosse e lucenti bacche sono irresistibile richiamo alle cesene e ai tordi. 
I prati attorno alle malghe si sono adornati degli ultimi fiori: i colchici autunnali dai colori azzurri e violetti che ora, con la prima neve mentre appassiscono regalano ancora colore ai prati oramai ingialliti.



Nel bosco gli ultimi funghi sono i cortinari e le nebularis, mentre nei prati, qualche raro porcino cresciuto con l'ultima lunazione d'autunno è golosamente ricercato dalle arvicole e dagli scoiattoli.


Tra i possibili modi di camminare in montagna, questo d'autunno ti fa intensamente partecipare ad un mondo che senti esclusivamente tuo, che ti aiuta a capire le stagioni della tua vita che nessuno mai ti potrà rubare.
Al mattino gli stagni degli abbeveratoi sono velati dal ghiaccio e nelle zone a nord i prati sono coperti da una brina così consistente che assomiglia a neve. 

Così una dolce malinconia ti prende, la melanconia dell'autunno, e sotto un vecchio larice cerco anch'io un luogo dove sedermi per meditare sulle stagioni passate della mia vita e sull'esistenza che corre via con i ricordi che diventano preghiera di ringraziamento per la vita che ho avuto e per i doni che la montagna mi ha regalato.*


* M.R. Stern