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mercoledì 1 agosto 2018

Vipiteno: Malga Prantneralm


L'Alta Val d'Isarco è ideale per trovare degli angoli di natura incantevole e tranquilli, dove immergersi in una natura e in luoghi ancora poco frequentati per dimenticare lo stress quotidiano. È proprio in uno di questi angoli di paradiso che vorrei condurvi.


Il sentiero escursionistico con indicazione “Malga Prantneralm” ha inizio a Smudres, al di sopra della località Braunhof. Dalla SS12, prima di entrare a Vipiteno, svoltare sulla destra su via Mulini. All incrocio svoltare a sinistra e proseguire in direzione Schmulders fino al Braunhof.
Da qui inizia il percorso semplice, adatto anche ai bambini che conduce su una strada forestale facilmente percorribile, circondati da una natura fantastica. Per coloro che volessero stare lontani dalla strada, che comunque è aperta anche al traffico veicolare, conviene abbandonare la strada ed imboccare il sentiero n. 3 che sale, parallelo a destra della forestale, con pendenza attraverso un bosco di conifere e alcune radure, in cui si trovano costantemente ruscelletti e sorgenti. L’ultimo tratto viene invece percorso sulla strada forestale di accesso alla malga.


La Malga Prantneralm, situata in una terrazza soleggiata a 1800 metri, offre una splendida vista sulla conca valliva di Vipiteno, sul ghiacciaio dello Stubai e sull’imponente Tribulaun. Il cibo è eccellente con ingredienti tipici della cucina altoatesina e ben impiattati così da far pensare di trovarsi in un ristorante piuttosto che in una malga d'alta quota.


La crema di formaggio grigio con crostini di segale, i canederli pressati al formaggio grigio con speck al burro, il tris di canederli con salsa al gorgonzola, il formaggio grigio fatto in malga con burro e cipolla sono tutti piatti che meritano da soli la fatica della salita.
Un must.

Partenza: parcheggio 4 tornanti sopra la località Braunhof (1.557 mt)
Arrivo: malga Prantneralm (1.818 mt)
Dislivello: 280 mt
Distanza: 2.4 km
Tempo: 1h e 15 m



martedì 31 luglio 2018

Malga Foresta

Potendo partire presto al mattino si riesce a non incorrere in file interminabili di auto e a lasciare la propria autovettura in una delle aree di sosta in prossimità del lago di Braies.
Appena scesi ci troviamo al cospetto dell’Hotel Pragser Wildsee e subito dopo veniamo investiti da enormi cartelloni che ci ricordano come il lago di Braies sia stato protagonista della fiction Rai “A un Passo dal Cielo” (con 7.000.000 spettatori a puntata).

Dopo aver superato questo circo mediatico, aggiriamo l’hotel e imbocchiamo il sentiero 19 che, largo e dal fondo liscio, si addentra tra pini e abeti pur costeggiando la riva occidentale ed offrendo, tra i rami degli alberi, splendidi scorci sul lago più famoso dell’Alto Adige.
Ci soffermiamo ad ammirare il paesaggio, con la Croda del Becco (m. 2810) che si specchia nelle limpide e verdi acque.


Superato un grazioso ponticello in legno, ecco che il tracciato comincia salire in maniera ma senza mai essere troppo ripido, alternando l’ombra degli alberi a tratti soleggiati. Ammirando la bellezza del paesaggio, nemmeno ci si accorge dei 100 metri di dislivello che occorre coprire prima di arrivare alla meta. Dopo un'ora di cammino da quando abbiamo lasciato l'auto, la Malga Foresta – Grünwald Alm (m. 1590) compare all'improvviso, lasciandoci a bocca aperta per la bellezza del luogo ove sorge.


Collocata tra un verde pianoro con il Rio Fosco gorgogliante con le sue fredde e limpide acque e le alte cime a far da cornice, sembra un quadro.
Allora non si può non cedere alla tentazione di una pausa.







Così è il momento di sederci in una delle panche con i tavoli esterni per gustarci qualche prelibatezza locale: il menù è sempre esposto all'esterno e il servizio è di una velocità e cortesia davvero impressionanti.


sabato 15 agosto 2015

Malga Jausenstation Moar 2

Ci vengo ogni anno quando per una settimana percorro in lungo e largo l'Alto Adige, soprattutto le valli a est di Bolzano, e ci sono ritornato volentieri anche questa estate sia per il buon ricordo che mi avevano lasciato i piatti assaggiati in menù e sia per la tranquillità della location.

 Devo dire sinceramente che ho trovato migliorata ancora la cucina e confermata la bellezza del posto. Ho assaggiato, devo ammetterlo con un po' di diffidenza, i canederli di rape rosse con una salsa di rafano. Mi ha sorpreso sia la composizione degli ingredienti dei canederli molto ben equilibrati ed amalgamati senza essere pesanti, sia soprattutto la salsa di rafano per nulla acida, ma dolce e piccantina allo stesso tempo. Superlativi.

Abbiamo finito il nostro pranzo con una torta di grano saraceno che è risultata la migliore che io abbia mai assaggiato in tutte le mia scorribande in Alto Adige. Sicuramente un posto che merita tutto il punteggio massimo.

venerdì 10 aprile 2015

Ristorante Rifugio Da Aurelio al Passo Giau

Con alcuni amici abbiamo organizzato un weekend sulla neve (ciaspole) nella zona di Passo Giau. Sole, neve, panorami mozzafiato e natura meravigliosa non potevano trovare giusto accompagnamento che con una cena presso il rifugio Da Aurelio.  Logicamente dopo aver prenotato con largo anticipo. Una location, soprattutto invernale unica e fantastica, tanto che prima di accomodarci in tavola siamo saliti al Passo per scattare qualche foto al tramonto.

Una volta accomodati al tavolo ci siamo lasciati convincere dai suggerimenti di Annalisa ed abbiamo scelto il menù degustazione, con qualche variazione che ci ispirava per la sua ardita composizione ed accostamento.   Tra tutti quelli degustati alcuni meritano sicuramente anche la lode.
Uovo pochè su crema di patate, tartufo e finferli i cui profumi erano da soli capaci di darci piena soddisfazione. In bocca i gusti si amalgamavano perfettamente senza che, ad esempio, il tartufo coprisse gli altri come ci si aspeterebbe da un piatto così composto. Ottimi i finferli che risultavano per niente gommosi ma perfettamente croccanti come fossero stati raccolti in giornata.
Magnifico !

Panna cotta al fieno d'alpeggio con lichene croccante.
Un dolce davvero originale, pensato ed elaborato, ma nella sostanza molto semplice e straordinario. Soprendentemente buono il gusto amaro-croccante del lichene a contrastare la dolcezza della panna cotta sfumata dal fieno.

Peccato solo vedere molti commensali cenare chiaccherando animatamente senza rendersi conto di quello che stavano mangiando.
Qualsiasi piatto composto da Gigi Dariz, il figlio di Aurelio che oggi gestisce il ristorante Rifugio, anche il più semplice, è una creazione artistica e andrebbe valorizzato per quello che di bello e buono sa darci.


* la prima foto è dell'amico Mark con cui ho condiviso questo favoloso weekend

sabato 21 marzo 2015

Rifugio Serot



E' situato in una location che ne fa sicuramente un posto unico sia per le escursioni estive sia per quelle invernali (ciaspole, scialpinismo).


Incantevole per i paesaggi e i panorami, in primis quello sulla prospicente Valsugana e sulle cime della dorsale nord dell'Altopiano di Asiago, il rifugio viene gestito da Roberto e Katia con disponibilità e gentilezza.
Ci siamo stati molte volte in estate e avevamo sempre trovato tanta gente, forse anche troppa.



Ieri invece, causa il meteo e il periodo di fine stagione con una neve fradicia e non più sciabile, ci siamo trovati a mangiare in poche persone. Abbiamo quindi apprezzato ancora di più l'atmosfera calda di un tipico rifugio di montagna vissuto quando il tempo esterno è ancora quello invernale, pur essendo il primo giorno di primavera.



Abbiamo assaggiato ancora una volta l'antipasto della casa: una pallina di polentina di Storo con fonduta di formaggi, funghi trifolati, avvolta nello speck e spolverata con ricotta affumicata. Semplicemente delizioso.



Ed abbiamo terminato con la treccia mochena un dolce tipico della val dei Mocheni servito con una crema pasticcera e una salsa ai frutti di bosco in cui predominavano i lamponi. Adorabile.

Da tornarci sicuramente

domenica 19 ottobre 2014

Agritur malga Corno - Hornalm

Ci sono boschi o montagne, più antropizzati di altri. Per "antropizzati" non intendo che pullulino di gente. Intendo che storicamente l'uomo li ha vissuti, ci ha costruito sentieri, baite, canali per l'esbosco, stue, trincee e stoi. Vuoi per la loro vicinanza ai centri abitati, per l’industria mineraria, vuoi per la Grande Guerra. Il versante solatio della val di Cembra è sicuramente uno di questi.

I paesi sono a mezzacosta, scendendo ripidamente verso il greto dell’Avisio qualche maso, pressoché abbandonato: troppa fatica e troppa poca insolazione. Salendo dai paesi, la morfologia dolce fa si che i rilievi boscosi, di buona accessibilità, siano stati "coltivati" nei secoli per l'esbosco di legname da ardere e da costruzione, e per le cave di miniera. Ora sono intensamente coltivati a vite sul pendii terrazzati.

Siamo in quel di Capriana, cerniera fra Cembra, Fiemme ed il mondo sudtirolese: boschi folti e un intrico di strade forestali. Tante baite e tanti sentieri usati da uomini e animali nei secoli. Aggiungete che è terra di confine: ciò significa che in alcuni punti c'è la segnaletica SAT o AVS; in altri ancora la segnaletica è doppia mentre in certi posti...proprio non c'è, ma per raggiungere l'Agritur malga Corno la segnaletica è molto buona e precisa.



La malga Corno, situata a 1715 mt di altezza, è una piccola malga di proprietà della Magnifica Comunità di Fiemme, situata sullo spartiacque che separa la Provincia di Trento da quella di Bolzano cioè tra la Val di Cembra e la Valle di Fiemme.

La malga, gestita dall' "Interessenza di pascolo Comunione agraria di Trodena", è raggiungibile attraverso una strada forestale che parte dall'abitato di Capriana, o dal nuovo parcheggio di Pra del Manz (strada asfaltata di recente), oppure dal Comune di Anterivo (BZ), o da Gfrill-Caurìa di Salorno a piedi in meno di 2 ore.


Una volta arrivati alla malga, il paesaggio aperto offrirà una visuale su tutta la Val di Fiemme, dalla diga artificiale di Stramentizzo e la Catena del Lagorai al completo fino alle Pale di San Martino dando uno scorcio sul Corno Bianco, il Corno Nero e il Latemar. Nelle belle giornate potrete vedere tra il Corno Bianco e quello Nero le vette e le cime del gruppo del Catinaccio mentre sulla vostra sinistra sarà evidente la piatta dorsale dello Sciliar.



Niente male direi, il tutto unito ad un tipico paesaggio di malga, un assortimento di piatti tipici sia trentini che dell'Alto Adige e bevande che vi sapranno sicuramente soddisfare.
Sicuramente il minestrone, ma ancora di più il piatto "nannolo": doppio tuorlo d'uovo su letto di patate arrosto con sopra lo speck croccante.....

lunedì 4 agosto 2014

Baita Munt Wiesen a Funes

Così la lentezza è il solo ritmo che ci permette di riconquistare la vita, 
riscoperta quando scegliamo di rimandare, ..... 
quando decidiamo priorità più adatte alla nostra anima. 


La jausenstation Munt Wiesen in Val di Funes è uno dei miei luoghi del cuore che, ogni volta che ci ritorno, mi permette di assaporare a pieno quella lentezza necessaria a riconquistare le priorità più adatte alla mia anima.
Ma per tutto questo bisogna non avere fretta.

Una volta saliti da Chiusa (uscita autostradale), lasciamo la strada trafficata di fondovalle che porta a Santa Maddalena per salire a San Pietro proseguendo poi per strada stretta verso i colli e prati  con direzione Passo delle Erbe. Quando finalmente la strada inizia a spianare ci apparirà in lontananza, tra le baite che punteggiano i prati del monte, la jausenstation Munt Wiesen.

Ancora poche curve dolci, da affrontare con la giusta lentezza che un luogo così bello richiede, e, dopo gli ultimi prati (wiesen) di un verde intenso e saturo per le continue  piogge di questo luglio anomalo, siamo arrivati alla baita. Parcheggiamo l'auto sulla parte sinistra della strada a ridosso della baita. Appena scesi e fatti pochi passi  ci prende un forte desiderio di abbandonare tutto quello che abbiamo lasciato in valle e venire per sempre a vivere quassù.

E capiamo subito perché Herbert, che gestisce la baita, abbia scelto questo luogo per costruire la baita con le proprie mani, curandone personalmente la manutenzione, secondo lo stile di vita di queste valli, dove si impara fin da piccoli a saper fare di tutto.
Spesso, soprattutto se arriviamo di prima mattina per prenotare il pranzo (consigliato), sarà lui stesso ad uscire per accoglierci commentando il meteo o a chiacchierare con noi descrivendoci ciò che fa.

Poi, quando a mezzogiorno, seduti ad una delle panche dei tavoli in legno massiccio nella terrazza, scorriamo il menù indecisi su un risotto al Toroldego con noci e porcini, oppure un orzotto con un tomino di capra al miele o incerti se ordinare i canederli schiacciati con verdure al burro, o più semplicemente un semifreddo ai fiori di sambuco (straordinario) o anche solamente una radler con il pane di segale, ricordiamoci di armarci di pazienza.

Perchè Herbert qui fa tutto lui da solo, e i piatti sono fatti esclusivamente al momento.
Nulla è precotto o scongelato con il microonde. 

Herbert non si considera uno chef sopraffino, ma un "montanaro" che fa qualcosa che ama: cucinare e stare a contatto con la gente. E i suoi piatti ne sono la prova.


I piatti sono quelli della tradizione, rivisti e rivisitati con la passione di un "montanaro" puro. Quindi non stupiamoci se all'improvviso lo vediamo uscire dalla baita per dirigersi verso il prato alle nostre spalle: ha pensato di arricchire il nostro piatto con qualche erba e sta andando a prenderla direttamente nel piccolo orticello ricavato alle pendici del bosco.

giovedì 31 luglio 2014

Agritur malga Arodolo

Abbiamo camminato per 5 ore per strade forestali, sentieri e rive, alle volte letteralmente arrampicandoci su per i ripidi boschi della Val di Fiemme, in cerca di edulis, pinicola e finferli, copiosi come non mai in questo luglio così piovoso e umido da assomigliare più al mese di ottobre che non ad un mese di piena estate, se non fosse per le ancora lunghe giornate di luce che accompagnano le nostre uscite.

Sono stanco e, dal momento che oggi il meteo sembra clemente, vorrei sedere nella terrazza di una buona malga per potermi rilassare e godere di un panorama alpino. Scorro con la memoria i vari locali in zona che possano soddisfare questi requisiti e dopo poco mi viene in mente di un agriturismo situato all'inizio della Val Cadino, che non frequento da parecchi anni ma di cui ho un ottimo ricordo.

L'Agritur Malga Arodolo, posto a 1215 m s.l.m. alle porte della Val Cadino (laterale della Val di Fiemme), è una meta non facilmente raggiungibile ma che ripaga sicuramente del piccolo disagio rappresentato dai 4 km di strada sterrata che la congiungono con la strada provinciale 31 del Passo Manghen. La malga, aderente alla Fondazione Campagna Amica, offre piatti tipici locali creati con prodotti della propria azienda agricola che si occupa dell'allevamento di bovini, pecore, conigli e galline di origine garantita e controllata. Il tutto in un contesto paesaggistico fantastico con i paesi e i monti del Parco del Monte Corno a fare da sfondo.

Quando arriviamo è molto tardi e la gran parte dei commensali sta già lasciando l'Agritur. In questo modo poasiamo trovare posto in uno dei tavoli lasciati liberi nella terrazza all'esterno, sotto le fronde del vecchio ciliegio selvatico. Sotto di noi un tipico orto alpino di verdure e ortaggi con varie piante di fiori a dare una nota di colore ad una tavolozza in cui domina il verde. Sembra un quadro di un pittore impressionista.

Nel momento in cui dobbiamo ordinare cerchiamo di non dimenticare il piatto che ha reso famoso questo agritur: la polenta di grano saraceno con il coniglio in umido. Una vera delizia che ricorda in tutto la ricetta tradizionale tipica della cucina vicentina con una nota speziata che gli conferisce una marcia in più. La polenta, un mix perfetto di farina di grano saraceno, accompagna anche lo spezzatino, il capriolo in salmì, o la lucanica alla piastra.

Non manca però, come ogni malga del Trentino che si rispetti, il formaggio fuso e le tagliatelle fatte in casa con ragù alla boscaiola (con i funghi raccolti nei boschi dei dintorni). Un must è anche la birra artigianale prodotta in valle. Mentre aspettiamo di essere serviti restiamo in silenzio ad ammirare il paesaggio che ci circonda e il panorama del Lago e dei monti sopra Capriana.

Anche gli altri amici sembrano avvertire la magia di questo luogo e parlano tra di loro con voce sommessa. Il silenzio è interrotto solamente dal canto estivo dei grilli e dal greve chiocciare delle galline nelle pause che si concedono alla loro attività preferita: beccare la sabbia, i piccoli sassi, o granelli di minerali che trovano nel terreno del pollaio. Di tanto in tanto si ode, quasi fuori luogo, il canto prolungato di un gallo.

Mi tornano allora alla mente le parole del nonno: "Col galo che canta fora de ora el tenpo va in malora".
Come dargli torto.
Sorrido mentre le prime gocce di pioggia annunciano il solito temporale pomeridiano alpino.

giovedì 3 ottobre 2013

Bedollo - Baita Alpina

Andando a Trento lungo la statale n. 47 della Valsugana, subito dopo Pergine, si sale verso l’Altopiano di Pinè. Da Baselga di Pinè si prosegue costeggiando prima il lago di Serraia e poi quello delle Piazze, che ricordano le atmosfere alla Schnitzler, esausti e tranquilli, con la loro solitudine fatta di canne, faggi e pini.

Passati i due laghi, e arrivati a Bedollo, si deve salire per una strada che si inerpica e che si fa sempre più stretta mano a mano che si sale tra case e villette, oltre la chiesetta di Sant’Osvaldo, fino al nuovo "parco giochi". Pochi metri prima del parcheggio del "parco giochi" sulla sinistra si trova, recentemente ristrutturata anche nella grande terrazza all'aperto, la Baita Alpina.

Solamente allora, una volta sceso dall'auto e guardandomi attorno mi rendo conto di essere come sospeso sopra ai laghi, attorniato da uno splendido bosco di betulle, abeti rossi, pini e faggi e larici che frusciano un po’ nella brezza come a darti un dolce saluto di benvenuto. E tra il bosco odoroso alle tue spalle e il prato che piega in basso verso le ultime case del paese ti appare, come nelle favole che ti raccontavano da bambino, la Baita Alpina.

Il ballatoio pieno di gerani al sole, i grandi e rinnovati tavoli all’aperto, la recinzione cintata di nuovi tronchi di legno che profumano di resina. Il tutto avvolto in un silenzio e in una quiete quasi irreale.
Dalla cucina esce un piccante e piacevole odore di carne ai ferri, mentre riesco ad intravvedere il grande paiolo dove la polenta sta finendo di cuocere. Esco a fare due passi  e ad osservare il bosco che si snoda dietro la baita, pieno di sentieri, e tra i pini e il prato il piccolo parco giochi.
Profumo di vento e di vecchi ricordi che riaffiorano alla mente.

Il menù proposto è semplice e i piatti tipici in coerenza con la tradizione della cucina trentina più classica ma con un'attenzione alla qualità delle materie che raramente si incontra in una malga. La scelta è tale che ti ritrovi in difficoltà ad ordinare, e non ti fa inquietare nemmeno la preoccupazione del prezzo, che è veramente molto modico, rispetto a quello che puoi ordinare e al bel posto che di cui puoi godere.

Alla fine mi lascio ingolosire dalle tagliatelle con i funghi porcini. E quando arriva la sorpresa più grande sarà quella nel constatare che sono realmente e solamente porcini saltati nel burro con l'aglio proprio come li farei io a casa. Ci starei delle ore e forse anche un'intera giornata, senza fretta, mentre avanzano le prime ombre della sera, radenti sull’erba con un luccichio di altri tempi.