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Visualizzazione post con etichetta escursioni invernali. Mostra tutti i post
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giovedì 15 marzo 2018

Avere tempo e .... silenzio

Avere tempo e .... silenzio. 
Camminare.
I momenti dell'anima e del cuore non amano gli spazi disgregati e ristretti dalla velocità del nostro tempo.
Viaggiano a piedi, si nutrono di silenzio, e ingannano il tempo lineare cancellando la fretta.



Avere tempo e .... silenzio. 
Così che il torrente ci scorra accanto e noi, ben saldi nella terra e nel corpo, restiamo ad ascoltare le voci della montagna...... senza l’urgenza di qualcosa che sia più avanti del “qui” ed “ora” ,senza quell'urgenza che ci porta a bruciare i giorni e i momenti di noi. 


Avere tempo e .... silenzio. 
In questi tempi difficili non rinunciamo all’unico lusso che ci è rimasto: mettiamoci in cammino. Come antichi pellegrini attraverso le valli, le montagne e i boschi. 
Convinti che ci sia un solo modo per avere delle risposte: camminare. 


Avere tempo e .... silenzio. 
Così che gli spazi si dilatano e lo sguardo può cercare, ancora una volta, cime conosciute a cui dare un nome. 
Ci sono molti fili che si riannodano quando si cammina con passo lento in montagna.
Anche il nostro sentire diviene capace di percepire quelle sfumature che il torrente impetuoso della nostra vita tende a cancellare.




Avere tempo........
Mi viene in soccorso ancora una volta la certezza che «il metodo di raccontare per filo e per segno non può essere giusto perché nel cervello le cose non accadono in quel modo».
Avere tempo e .... silenzio. 
Ritorna a camminare in montagna con me, per perderci tra i silenzi delle vette, ma anche ritrovarci una volta ancora.

venerdì 5 gennaio 2018

Lago di Calaita - malga Grugola

 panorama dalla malga: a sinistra le Pale e a destra cima Granda e l'Agner


Una volta arrivati al Lago di Calaita si ridiscende per la strada asfaltata per un centinaio di metri fino a dei cartelli segnavia alla nostra destra. Prendiamo la strada forestale e seguiamo sempre la traccia (segnavia cai 358), tralasciando dapprima una traccia alla nostra destra che sale alla valle Pisorno e relativo lago (segnavia cai n. 347) e successivamente un secondo bivio che segna, alla nostra sinistra, il sentiero che scende alla malga Lozen.
Proseguiamo sempre dritti seguendo la forestale che si inoltra nel bosco con leggera pendenza fino a due tornanti che ci portano ai prati sottostanti la malga che si intravvede in alto.
Sopra la malga, in evidenza si vedono a sinistra cima Folga (la più elevata del gruppo con i suoi 2.436 mt) e a destra cima Grugola.
Saliamo lentamente (questo è il tratto più ripido) fino alla malga Grugola ( 1.789 mt) da cui si gode uno splendido panorama.

Dopo una sosta meritata (la malga possiede un bivacco invernale sempre aperto) si può proseguire nella traccia che, restando nella parte orografica sinistra del Rio Grugola si inerpica fino al Lago Giarine (2.125 mt). E da li, se la stabilità del manto nevoso lo permette alla forcella Folga ( 2.197 mt).
Per scendere, ripercorriamo la strada forestale seguendo la quale si ritorna al punto di partenza.

Partenza: Lago di Calaita ( mt 1.610)
Lunghezza: 3,8 km
Durata: 2 h circa
Dislivello: 180 m

mercoledì 3 gennaio 2018

Lago di Calaita

Il lago di Calaita è un lago di origine naturale provocato da uno sbarramento morenico.  A valle dello sbarramento, l'acqua riemerge in diverse polle. Il livello dell'acqua non è costante e ciò dà origine alla peculiarità naturalistica del lago, cioè quella fascia fangosa che viene periodicamente sommersa. A questo particolare ambiente sono legate specie floristiche rare e interessanti e proprio per questo il lago è situato nel territorio del Parco naturale Paneveggio.

Questo specchio d’acqua è l’ideale punto di partenza per una breve passeggiata che ci condurrà fino alla forcella Calaita, splendido punto panoramico dove possiamo ammirare il gruppo montuoso delle Pale di San Martino in tutta la sua maestosità, dal Cimon della Pala fino al Sass Maor e al Velo della Madonna. Uno scorcio veramente unico.

Al termine della strada provinciale che sale da Canal San Bovo si trova il parcheggio, punto di partenza di questa piccola escursione. Davanti al rifugio Miralago Calaita (nei mesi invernali aperto durante i fine settimana) si trova l’inizio del sentiero invernale. Bellissimo anche il colpo d’occhio che si ha una volta parcheggiata la macchina. La parete del Cimone sembra messa lì apposta per attirare la nostra attenzione, con i suoi tipici sovrascorrimenti inclinati, inquadrata dalla pecceta che chiude la conca del lago.

Ci si incammina in direzione nord lungo il lago e per tutta la distesa il percorso è ben tracciato e facile da camminare, quasi pianeggiante. Dopo 1,5 km circa, si arriva al bosco, dove prosegue un percorso battuto dagli escursionisti con le ciaspole. Proseguendo in direzione nord, si arriverebbe fino a San Martino di Castrozza, passando per la malga Scanaiol e per malga Crel.

Oggi però ci accontentiamo di una breve passeggiata, e imbocchiamo il sentiero a destra che ci porta alla forcella Calaita e poi a destra ad un punto panoramico che apre la vista sul gruppo delle Pale di San Martino, dal Cimon della Pala fino al Sass Maor e al Cimerlo. Si ritorna sul sentiero basso che attraversa il lago.




Punto di partenza: Rifugio Miralago Calaita
Percorso: Rifugio Miralago - Forcella Calaita
Lunghezza del percorso: 3 km
Tempo di percorrenza: 1 ora
Dislivello: 90 m (tra 1.610 e 1.690 m)

Le Ciaspole si possono anche noleggiare al rifugio (il fine settimana), ma per questa passeggiata non sono necessarie. E’ però possibile allungare l’escursione in direzione San Martino di Castrozza o verso malga Grugola e forcella Folga, rendendola più lunga e più impegnativa.

giovedì 9 novembre 2017

Zaibena - Col Del Rosso: la battaglia dei tre monti

Natale 1917 .
Un Natale diverso, l’ennesimo ordine da due mesi di uscire dalle trincee arriva secco ed inaspettato. Usciamo per il Melago, col freddo che ti penetra nelle ossa e ti lascia senza respiro, per correre verso l’ignoto. Neanche il cordiale ormai ti scalda più. E’ buio quando partiamo, ma alle 7 le quote 1284 e 1231 sono nostre. Ricatturiamo 10 nostri cannoni e mitraglie sottratteci dagli austriaci. Ora si va ora verso il Col del Rosso. Da giorni va avanti questa lotta con gli austriaci: postazioni perse e poi recuperate, infiniti crateri, filo spinato e morti ingombrano il terreno. 
E ....... non c’è tempo per recuperarli.


Questo poteva essere l'incipit di un ipotetico diario scritto da uno delle migliaia di soldati che combatterono l'ultima battaglia della guerra degli altipiani. " Il gen. Conrad andava preparando da due settimane un attacco sugli Altopiani, e lo iniziò il giorno 9 novembre del 1917. Gli Austro-Tedeschi portavano complessivamente 55 Divisioni contro le 33 italiane. Un milione e mezzo di uomini che si combattereno in un fazzoletto di terra nella zona est dell'Altopiano di Asiago.

Il toponimo comparve per la prima volta nei bollettini di guerra dopo la battaglia delle Melette del 1917. In quella occasione gli austriaci avevano costretto le truppe italiane a ripiegare su una linea del tutto nuova che, prima di scendere in Val Brenta, si appoggiava alle alture di Valbella, Col del Rosso ed Ecchele, linea che venne chiamata appunto "dei tre monti". Il contrattacco italiano fu preparato e attuato nel gennaio 1918.

 Per approfondimento: La battaglia dei 3 monti

Per arrivare nella zona dei "Tre Monti" dobbiamo spingerci in auto oltre Gallio sulla strada che porta a Stoccareddo. Il panorama ci si apre sulla Val Frenzela, ormai impercorribile chiusa com’è fra ripide pareti di roccia, intatta, fuori dalle solite rotte turistiche e commerciali. Passato il ponte, sulla nostra destra, possiamo intravvedere il santuario della Madonna del Buso, ed in breve saliamo a Stoccareddo.

Alla Chiesa svoltiamo a destra e seguiamo le indicazioni per Zaibena, una contrada dalle case dipinte con colori vivaci. Il parcheggio si trova vicino alla Chiesa. Questo è il miglior punto di partenza per una escursione che contempli un passaggio a Valbella, valle di Melago e Col del Rosso. Alla partenza non si vede la cima nascosta dagli alberi, ma non sarà lunga.

Dopo 40 minuti circa la strada forestale ci porta fuori dal bosco, vicino al primo dei 4 monumenti in ricordo della battaglia dei tre monti.
Siamo nei pressi della casara Melaghetto. Tiriamo il fiato mentre osserviamo sui pendii le migliaia di crateri dei colpi di artiglieria che la poca neve di questo periodo mette ancora più in risalto invece di nascondere.
Impressionante.


C'è una distanza tra un cratere e l'altro di meno di un metro.
Qui la mano dell’uomo ha lasciato tutto com’era. La prima domanda che ti fai è: ma quanti proiettili sono stati sparati? e quanti sono quelli inesplosi che si nascondono ancora sotto il terreno?


Solo in questo luogo possiamo tentare di immaginare e rivedere con gli occhi del tempo passato quale fosse la situazione in cui milioni di persone sono state costrette a combattere.
Perché quì la natura non è riuscita a saldare le ferite o a nasconderle.
Per raggiungere infine anche il monumento dedicato a Roberto Scarfati bisogna tornare al parcheggio, riprendere l'auto, e andare a Sasso dove, nei pressi della chiesa, prendiamo a destra una strada che ci porta al Col D'Ecchele. 

mercoledì 8 marzo 2017

La montagna nel cuore

Melette di Gallio.
Non c'è nessuno...
.. mi tengono compagnia alcuni pensieri......
...e un silenzio esplosivo.

La giornata è splendida (una delle più belle di questo nuovo anno)
Attorno a me un panorama da fiaba.

Lassù oggi, ancora una volta, mi sono reso conto che 
le montagne sono le uniche "stelle" che possiamo raggiungere a piedi.

...ed è anche per questo che quando siamo lassù, 
per un istante infinito, 
ci sentiamo più vicini alle persone che ci hanno lasciato.

domenica 20 marzo 2016

Notturna al Verena

Il Verena è una zona che ho frequentato spesso durante le passate stagioni invernali, vuoi per la sicurezza del percorso anche dopo precipitazioni nevose abbondanti, sia per il relativo impegno fisico che comporta dal momento che si sale seguendo la vecchia strada militare che ha una pendenza sempre costante. Ma più di tutto per il panorama a 360° che si gode dalla cima del forte che mi spinge a programmare spesso una o più gite con le ciaspe durante l'inverno.

Questa volta ho voluto proporre ai compagni di escursione la salita alla cima e al forte  con la variante del tramonto e la discesa in notturna con la luna. Devo dire che siamo stati fortunati perché ieri il meteo ci è stato di aiuto e la luna ha fatto il resto, anche se non era ancora completamente piena!


Ma procediamo per ordine.
Una volta parcheggiate le auto nel piazzale (a quota 1640 m) antistante gli impianti di risalita, calziamo le ciaspole per la gran voglia di usarle, anche se il manto nevoso lungo il sentiero è battuto al punto che potrebbe sembrare superfluo usarle, e seguiamo la traccia battuta che parte dal lato sud-est del parcheggio portandosi verso il laghetto artificiale che serve per alimentare i cannoni sparaneve.

La traccia, in bosco rado, ci porta ad incrociare al primo tornante il sentiero cai 820 che partendo dal lato opposto della casara Campovecchio si porta alla Croce del Civello (1697 m). Subito dopo aver oltrepassato la Croce raggiungiamo un incrocio dove il segnavia 820 indica la destra per Casara Verena, Malga dei Quarti e cima. Ci manteniamo invece nella vecchia strada militare lungo il costone della montagna. Dopo pochi minuti oltrepassiamo sulla sinistra il grazioso Baito Spelonca recentemente ristrutturato e, poi un vecchio edificio militare (Casermette) che conserva quasi intatta la facciata.


Più avanti, dopo un allungo, ritroviamo il sentiero 820 che sale dalle malghe in corrispondenza di un tornante, dove la vista si apre stupendamente verso le cime settentrionali dell'Altipiano, Cima Portule con il suo lungo profilo che scende verso sud è già illuminata dai caldi colori del tramonto.

Manca poco alla vetta, occupata dai resti del famoso Forte Verena, dal rifugio omonimo e dalla stazione a monte dei vecchi impianti sciistici. Due tornanti, un piccolo strappo finale e siamo sul tetto del forte ad ammirare il panorama a 360° delle vette e delle cime davanti a noi, ma soprattutto ad osservare stupefatti l'enrosadira del Portule come non l'avevo mai vista e che un po mi commuove.

Splendido anche il panorama verso l'Adamello e il gruppo del Brenta i cui profili risaltano sulle tonalità giallo-ocra del tramonto oramai completato.
Dopo una pausa ristoratrice e ampiamente meritata presso il rifugio, ci incamminiamo di nuovo per il ritorno e, dal momento che le piste sono chiuse, decidiamo di scendere a destra della pista blu denominata "Panoramica" che si affaccia con pareti a picco sulla sottostante Val d'Assa fino ad un capannino in legno posto sul lato ovest della pista.

Quì giriamo a destra e, con un piccolo passaggio tra i massi, ci spostiamo sulla strada forestale che scende lungo la valle delle carbonare riprendendo così il segnavia cai n. 820. Camminiamo per molti tratti anche senza lampada frontale dal momento che il riverbero della luce lunare sulla neve ci permette di vedere molto bene dove si sta andando. Con il buio poi tutto ha assunto un'altra dimensione di spazio e tempo che invogliava spesso a fermarci per poter ammirare il paesaggio. Ma le pause erano sempre brevi perché le basse temperature accentuate dal vento (il cosidetto effetto windchill ), non ci permettevano le soste lunghe che avremmo voluto fare.

mercoledì 6 gennaio 2016

...di nuovo al Verena

Con la prima neve, forse perché tanto attesa, si risveglia anche la voglia di tornare a pestare la neve per risentirne il rumore nel silenzio assoluto del paesaggio invernale.
Così, su due piedi, decido di intraprendere una classica escursione invernale nell'Altopiano di Asiago: la cima del Monte Verena. E dal momento che le piste non sono ancora aperte a causa della poca neve caduta che non permette una sufficiente compattazione, decido per un percorso che mi tenga lontano dai gruppi di pensionati-ciaspolatori infrasettimanali rumorosi e goliardici.

Da Roana salgo in auto fino alla casara Campovecchio (1.593 mt) dove parcheggio l'auto a bordo strada, difronte a dove parte il sentiero estivo del Cai n. 820.
La neve caduta (15 cm circa) non è così tanta da implicare l'uso delle ciaspe, per cui calzati i nuovi scarponcini invernali, parto deciso per la strada forestale che in leggera salita mi porta in breve tempo alla croce del Civello e poco dopo ad incrociare la strada che sale dalle malghe e casare del Verena. (1.739 mt)

Il sentiero, perfettamente sovrapposto all'ex strada militare che saliva al Forte Verena, prosegue con direzione nord-est, superando delle ex casermette (o almeno quello che ne resta) fino ad incrociare nuovamente la strada che sale dalle casare e dalla postazione della ex Batterie Rossapoan. Oramai manca poco alla vetta, occupata dai resti del  famoso Forte Verena, dal rifugio omonimo e dalla stazione a monte dei vecchi impianti sciistici. (2.020 mt - 2 ore circa dalla partenza).

Splendido il panorama verso il Vioz, Presanella, Adamello e il gruppo del Brenta, putroppo ancora senza neve.

Per il ritorno, dal momento che le piste sono ancora chiuse, scendo a destra della pista blu denominata "Panoramica" che si affaccia con pareti a picco sulla sottostante Val d'Assa fino ad un capannino in legno posto sul lato ovest della pista dove, con un piccolo passaggio tra i massi, mi sposto sulla strada forestale che scende lungo la valle delle carbonare (segnavia cai n. 820).

Non è ancora transitato nessuno e le uniche impronte sulla neve sono quelle numerose di caprioli, cervi e  di qualche rara lepre. Le impronte sono tutte sulla parte sinistra della stradina e sembrano orientate tutte verso la salita. Chissà forse anche loro hanno voluto fare un'ultima corsa verso la cima prima che gli impianti entrassero in funzione e con essi arrivassero le orde cittadine, vocianti e barbariche degli sciatori.

domenica 3 gennaio 2016

Asiago: giro del Prunno con la prima neve

Si tratta di un facile percorso anulare, che si può compiere quando si desideri fare una passeggiata con partenza dal parcheggio della Taverna Cimbra collocata all'entrata di Asiago provenendo dall'Ospedale fra la strada per il Pennar, l'Osservatorio astrofisico e la statale per Bassano. Dopo aver imboccato via S. Carlo, incontro poche abitazioni vecchie e nuove verso la collina del Bellocchio, area dove sono sorti nel 1921 i primi impianti sciistici (piste per il fondo) e il primo trampolino dell'Altopiano (per le gare di combinata), entrambi successivamente dismessi.

Dopo una breve salita arrivo "alle Ave", come è antica consuetudine definire la contrada. E' proprio percorrendo la strada tra le vecchie abitazioni che realizzo di essere in un mondo completamente diverso rispetto ai paesi dell'Altopiano. Il silenzio che mi circonda è rotto solamente dal rumore della neve capestata dagli scarponi e lo sguarda abbraccia un bianco che si spinge fino alla linea di demarcazione fra terra e cielo in andamento altalenante: sullo sfondo a destra, le Melette con il Monte Fior, sulla sinistra il Verena e il Portule.

Il procedere facile consente di gustare appieno l'immagine dolce del territorio, che sa infondere un gran profondo senso di pace. All'apice della contrada, si imbocca il sentiero che scollina leggermente ed entra in mezzo ai pascoli portando agilmente al primo incrocio: a destra verso il Lazzaretto, a sinistra verso Cesuna. La mia direzione è sulla destra, verso il Lazzaretto.

Per raggiungerlo, il sentiero si inerpica leggermente in mezzo a un bosco di abete  oltrepassando sulla sinistra un muraglione di pietra rossa di Asiago (resto di un'antica cava, attività storica del territorio) che riporta su tabella una frase di Rigoni Stern tratta da "Uomini, boschi e api". In breve, eccomi sulla piccola spianata del Lazzaretto dove sorge la piccola chiesetta dedicata a San Sisto. Il luogo mi lascia a bocca aperta e la soavità del posto non lascia minimamente intuire la tragedia del passato, quando la peste del '600 mieté centinaia di vittime, che proprio lì venivano trasportate per evitare il contagio, ad incontrare la morte.

Lasciata una preghiera proseguo in mezzo al bosco seguendo il sentiero principale in leggera discesa che, agilmente, porta al sottopasso della statale per Bassano. Abbandonata la traccia principale si prende il viottolo a scendere sulla destra, che mi porta dapprima al piazzale e alla baita Prunno e poi, sempre in leggera discesa, in Contrà Clama (Klama: strettoia della valle; altro toponimo cimbro).

Ora affianco la recinzione di un allevamento di animali selvatici (cervi e caprioli) incrociando a destra il capitello dedicato a S. Peter, che denomina questo tratto di percorso. Qualche casa contadina, con stalla, bestiame e un piccolo orto mi ricorda che era di questo che la gente dell'Altopiano viveva, dove l'economia era prettamente silvo-pastorale, prima dell'avvento del turismo degli anni '60.  Una volta attraversato il ponticello di accesso a Contrà Clama proseguo ancora per qualche centinaio di metri prima di raggiungere di nuovo l'auto al parcheggio.

domenica 29 marzo 2015

Al rifugio Città di Fiume

L'itinerario che conduce al Rifugio Città di Fiume è un ottimo compromesso che consente, anche ai principianti, di godere di uno splendido panorama sulle più famose cime dolomitiche: Monte Pelmo, Marmolada, Croda da Lago, Lastoni del Formin. Il Rifugio è aperto durante l’inverno nei fine settimana, tutto il mese di febbraio e nelle festività e rappresenta quindi un ottimo punto di sosta e ristoro. Per arrivarci ci vuole circa un'ora.

Per coloro che volessero provare l'emozione di trovarsi ad un passo dalle strapiombanti pareti del m. Pelmo consigliamo di continuare, una volta arrivati al rifugio, seguendo la traccia che a destra attraversa il vallone e raggiunge Forcella Forada. Per i più allenati c'è invece la possibilità di proseguire dal Rifugio Città di fiume verso una meta un po' più impegnativa: il Col de la Puina punto molto panoramico, oppure proseguire verso Malga Prendera, per garantirsi una giornata di pura immersione nello spettacolare scenario invernale.

Accesso
La partenza può avvenire indifferentemente o dal Rifugio Aquileia, che si può raggiungere direttamente in automobile andando da Selva di Cadore in direzione Passo Staulanza, e svoltando a sx seguendo le indicazioni per il Rifugio e il Centro fondo (circa 7km dal centro di Selva di Cadore). Oppure si può partire dal 3° tornante del Passo Staulanza, direzione Val di Zoldo, dove c'è un ampio parcheggio segnalato.

Itinerario
Partendo dal parcheggio del terzo tornate del Passo Staulanza, il percorso è ben tracciato. La prima meta è Malga Fiorentina, una malga non più attiva da dove già si cominciano a scorgere i primi meravigliosi scorci panoramici. Dalla malga si prosegue tenendo la destra e in breve si esce dal bosco rado (lariceto) e si raggiungono i prati del Rifugio.