Lounge Music

Visualizzazione post con etichetta Escursioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Escursioni. Mostra tutti i post

domenica 3 novembre 2024

La Valle incantata

La Valle dei Mòcheni, Bersntol in lingua locale, è una Valle distante solamente 20 km dalla città di Trento, quindi a poco più di mezz’ora di auto.
Siamo ai margini occidentali del gruppo del Lagorai, e quindi in territori selvaggi per definizione.
La caratteristica di questa valle e forse anche la sua fortuna è stata quella di rimanere fuori dallo sviluppo turistico di massa avvenuto nel corso del novecento nelle Alpi e soprattutto nelle Dolomiti; in questo modo la valle ha mantenuto intatto il suo fascino, conservando una dimensione autentica, intima e profonda.
Un luogo appartato che si scopre solamente esplorandolo pian piano attraverso i suoi borghi, i suoi Masi e le sue malghe in quota, ma soprattutto i suoi sentieri che si aprono a paesaggi sempre diversi affascinanti e mai monotoni.
La Valle profondamente incisa dal torrente Férsina presenta su entrambi i versanti una serie di piccoli nuclei abitati, paesi e frazioni collegate rispettivamente da due strade che alla testata della valle si uniscono attraversando il torrente in corrispondenza del paese più alto quello di Palù del Fersina (il più caratteristico in valle).
Prima di suggerirvi uno dei tanti percorsi che si possono programmare in questa valle, è utile, per capirne l'anima diffidente e sospettosa, conoscerne in breve la storia.
La Valle dei Mòcheni è un'isola linguistica germanofona.
I piccoli borghi della valle furono stabilmente abitati solamente dal 1200 quando arrivarono in zona i primi coloni provenienti dalla Baviera per sfruttare i boschi e i prati, attorno ai quali sorsero i primi Masi destinati alla coltivazione dei cereali e all’allevamento.

Poichè la popolazione indigena preferiva vivere nei paesi a valle e salire in montagna solo d'estate per pascolare le greggi i Principi Vescovi del Tirolo favorirono questi flussi migratori di popolazione germanofona abituata a vivere nelle terre alte durante tutto l'anno in masi isolati ed autosufficienti e conducendo una vita di sussistenza.
Da qui ebbero origine le prime comunità di persone dove tutto ruotava attorno al Maso, che garantiva una minima indipendenza economica tale per cui la stessa popolazione non aveva motivo di interagire con il mondo esterno.

sabato 2 novembre 2024

Valle dei Mocheni: da baita Van Spitz a Kaserbisn hitt

Viste le previsioni meteo che davano una bella giornata autunnale con cielo terso e temperature sopra la media decidiamo di fare una escursione nella poco frequentata, ma pittoresca Valle dei Mocheni. In macchina da Pergine saliamo per la Valle seguendo le indicazioni per Canezza e poi per Frassilongo fino al bivio per Roveda. Da Roveda raggiungiamo la piazzetta con la Chiesa e il ristorante Kamauz. Da quì, seguendo le indicazioni, in breve ci ritroviamo alla Baita Van Spitz dove lasciamo la macchina.
La nostra meta è la malga Kaserbisn Hitt in località Prati Imperiali.

Siamo già a 1.500 metri e la vista che si apre intorno a noi ci lascia senza fiato: ecco in primo piano il Bondone e la Paganella, dietro maestoso tutto il Gruppo delle Dolomiti del Brenta con le cime che si stagliano maestose nel cielo blu, mentre a sinistra si intravvedono i ghiacciai dell'Adamello e della Presanella.


Dal parcheggio, per fare un giro ad anello prendiamo a destra dove possiamo ammirare numerose opere in legno e pietra frutto di diversi simposi di artisti internazionali tenuti gli anni scorsi.

Il percorso è sterrato e si sviluppa lungo la strada forestale in costante salita tranne pochi tratti  ripidi nei pressi dell'Osservatorio
che rappresenta il punto di osservazione panoramica più elevato dell'escursione..

La giornata è splendida e la nostra passeggiata ci regala suggestivi panorami sulla valle dell'Adige, e sul Gruppo delle Dolomiti di Brenta, sul Gronlait, sul Fravort e sui boschi circostanti tinti dei colori dell'autunno.
Le indicazioni per la malga Kaserbisn Hitt sono scarse, inizialmente dobbiamo seguire le indicazioni per malga Valcava e in seguito per i Prati imperiali.


Il nome italiano della località è frutto di un'errata traduzione di "Kaserbisn" (prati della casara in mòcheno) mentre se avesse realmente il significato di "imperiali" dovrebbe essere scritto kaiser e non invece Kaser.)

Dopo circa due ore di cammino che ci hanno riempito gli occhi e l'anima raggiungiamo la baita Kaserbisn Hitt. Ora possiamo appagare anche il nostro appetito.




Per il ritorno useremo la strada forestale bassa che unisce le due Baite procedendo prevalentemente all'ombra del bosco con comode discese alternate a un paio di tratti pianeggianti (salva-articolazioni).

venerdì 23 luglio 2021

Val Badia: La Villa - Col Plo Alt

Spettacolare escursione all’interno del Parco Naturale Puez-Odle in Alta Badia, tra boschi e praterie ricche di stelle alpine, in uno scenario naturale da favola con vista sulle cime del gruppo di Fanes e i ghiacciai della Marmolada. Si sale in seggiovia da La Villa, che in un attimo ci porta a 1.780 metri di quota. Da lì, attraverso boschi di abete rosso e larici, si arriva al Rifugio Gardenacia, dove iniziano i prati alpini.

L’escursione in questo tratto che ci porta dalla stazione a monte della seggiovia al rifugio è mediamente impegnativa dove tratti scalinati con notevole pendenza si alternano ad altri ripidi
Il sentiero è comunque protetto da  staccionate in legno.
Altri brevi tratti sono attrezzati con cavi d’acciaio, ma comunque non risulta mai eccessivamente esposto.

Una volta giunti al rifugio, dove al ritorno è d'obbligo una sosta per assaggiare piatti della tradizione elaborati quel tanto da renderli ancora più accativanti, si prosegue sul sentiero 1A che porta sull'altopiano.
Si prosegue ancora con leggeri strappi fino ad arrivare al bivio con il sentiero 1.
Al bivio si continua sul segnavia 1A (il nr 1 si stacca sulla sinistra e porta all'altopiano del Puez e all'omonimo rifugio).


Il sentiero ora sale dolcemente, tra rari pini mughi e stelle alpine, ai piedi di maestose pareti rocciose sulle quali è possibile incontrare camosci e marmotte, sino ad arrivare al Col Plӧ Alt (2.331 metri), con panorama mozzafiato sulla val Badia e sugli anfiteatri rocciosi naturali di Pre Janin.




Il ritorno avviene per la stessa via dell'andata almeno fino al rifugio della Gardenacia dove è obbligo una sosta che soddisfi il palato ma anche la vista e lo spirito. Dal rifugio possiamo scegliere di ritornare alla stazione a valle della seggiovia dove abbiamo l'auto seguendo il sentiero n. 11 forse più impegnativo ed esposto del n. 5 che abbiamo seguito all'andata.



* Partenza: La Villa seggiovia-stazione a monte (1.750 mt)
* Arrivo: Rif. Gardenaccia (2.050 mt) - Col Plo Alt (2.330 mt)
* Durata ore 5
* Distanza 9,5 km
* Dislivello m 600




giovedì 27 agosto 2020

Camminare con te al Wackerer see


Camminare è la nostra volontà di restare in attesa, 
dando nulla per scontato ne di quello che abbiamo ne di quello che siamo. 
Camminare è sapere leggere i segni, le ombre e la luce 
che fa chiare le cose e lievi i corpi, 
indicandoci la via anche quando ci sembra di avere smarrito la strada.. 


Camminare è sedersi per un attimo tra l'erba fresca del mattino 
e sentire il calore del tuo corpo che si avvicina al mio 
mischiandosi all'odore dell'erba, del bosco, 
delle pigne odorose del cirmolo e delle nostre storie vissute in montagna. 


Camminare è lasciarci cullare dall'aria che bacia i prati 
e muove sinuosamente le acque di questo piccolo lago, 
specchio di cime inarrivabili quanto effimere 
come il mio sapermi fragile ora come non mai. 


Camminare per sperare di riconoscere le tue orme ancora accanto alle mie, 
sopravvivendo alla separazione e ad una malattia improvvisa e crudele,
 alla nostalgia e ai rimpianti anche. 
Perché non è più possibile tornare indietro, 
ma neppure dimenticare.


Certi giorni ero felice e non lo sapevo. 
Camminavo con il tuo passo che mi seguiva 
dove ora non potrò più cercarti.
Ora esploro da solo un nuovo sentiero,
fatto di dolore e sofferenza, di un passo sempre più incerto,
di ricordi che nella mia mente si affievoliscono sempre di più. 

Allora provo a custodire nella mia anima quel che di te posso
e che il tempo breve mi ha concesso di vivere con te.


giovedì 23 luglio 2020

Val Gardena: Cristauta - Seurasas

" Sulla pietra " - ecco cosa significa "Seurasas" in ladino . Il nome del rifugio sopra S. Cristina in Val Gardena non è quindi altro che il nome di un alpeggio gestito da più di due secoli . La Capanna Seurasass era inizialmente una capanna di cucina, utilizzata da pastori e mietitori come rifugio. Nel 2009 è stata completamente ricostruita e ampliata e riaperta agli ospiti. 


L'escursione inizia dal parcheggio Cristauta (tra le località Runcaudië e Praplan), che si trova a 1750 m sopra S. Cristina. Dal centro, seguite le indicazioni per Plesdinaz girando a destra alla curva presso la località Puzé. Il parcheggio è a pagamento in alta stagione. Da lì si percorre dapprima il sentiero degli scoiattoli (“Troi dla schirlates”) per circa 300 m e poi si svolta a sinistra seguendo il segnavia n. 20 in direzione ovest. 

Il sentiero si snoda in mezzo ad un bosco di abeti e di pini cirmoli fino a raggiungere la Malga Seurasas dopo circa 20 minuti.
Ripartiamo seguendo la ripida stradella che sale alle spalle della baita fino ad arrivare ad un crocevia di sentieri. Continuiamo sulla destra seguendo il sentiero 6 che in salita procede verso la cima.

La traccia, che segue approssimativamente il filo di cresta dopo una breve ma ripida ascesa ci conduce alla vetta del Pic dove troviamo un grande omino vicino ad una panchina.
Il Monte Pic offre una vista a 360° su diversi gruppi dolomitici tra cui, Odle, Puez, Sella, Sassolungo, Catinaccio e Sciliar, verso ovest invece, il panorama si spinge fino all’Ortles.



* Distanza: 3,0 km alla malga e 11.5 km alla cima

* Tempo totale: 50 minuti alla malga e 2h alla cima

* Dislivello: 275 m fino alla malga, 615 al M. Pic

* Partenza: Parcheggio 1.750 m

* Arrivo: Malga Seurasas 2.020 m, Monte Pic             2.365 m


venerdì 25 ottobre 2019

Recoaro mille: foliage alle montagnole basse

Si può partire da Recoaro Mille imboccando il sentiero 120 ..che si sviluppa per un buon tratto in mezzo al bosco e per strada asfaltata.
Oppure, come abbiamo scelto noi, si può abbreviare il percorso partendo dalla locanda La Gabiola, dopo aver fermato l'auto un po' più avanti nel parcheggio della casetta del Centro Fondo.

 
Lungo quasi tutto il percorso si possono ammirare alcuni grandi alberi secolari che danno il nome al sentiero, e dove sono presenti una ventina di pannelli didattici con interessanti descrizioni.
Così lungo la strada incontriamo "El Linte delle montagnole", un grande vecchio Tiglio plurisecolare che tende i rami verso il cielo da secoli immobile ed imperturbabile.

Il tiglio era albero sacro nella tradizione germanica e, a testimonianza delle origini cimbre degli antichi abitanti del territorio, vi è lo stesso nome dialettale "Linte" che riporta al corrispondente "Linde" tedesco.
Continuando nel nostro percorso incontriamo "El fagaro di malga Morando" una ceppaia di faggi con età presunta di 190 anni, e ancora i "fagari di malga Raute" o di malga Pace.

Mentre in lontananza fanno da sfondo le Piccole Dolomiti.
Arrivati a malga Podemo (vedi foto) una deviazione è d'obbligo per cercare il famoso Laghetto Xea del Risso (erroneamente chiamato laghetto Creme). Si tratta di scovare lungo la strada dal lato opposto alla malga un sentierino che scende nella sottostante valletta di faggi la cui vegetazione copre la vista del laghetto.

Si rimane incantati dalla sua bellezza, dal colore delle sue acque verde-turchesi che in determinate condizioni riflettono le vette del gruppo del Zevola- Tre Croci che lo circondano e che fanno parte delle Piccole Dolomiti.
Le foto non bastano a far capire la bellezza di questi luoghi..
Panorami mozzafiato che per qualche ora ti fanno pensare di essere in un altro mondo.

Dopo poco meno di 2 ore di cammino, percorrendo sali scendi tra prati e roccia, siamo arrivati al rifugio Cesare Battisti. Quì sarebbe d'obbligo una sosta per rinfocillarci ma il rifugio in questo periodo dell'anno è aperto solamente nei fine settimana. Allora ci siamo incamminati a ritroso per lo stesso sentiero che abbiamo fatto all'andata fino alla Locanda La Gabiola dove ci siamo fermati per il pranzo.

domenica 14 luglio 2019

Asiago: sentiero dei Piccoli Maestri

Malga Fossetta, il punto di partenza di questa escursione, e Cima Isidoro, il punto di arrivo sul ciglio nord dell’Altipiano di Asiago che dà a precipizio sulla Valsugana, sono i luoghi dove il gruppo di studenti-partigiani, che vengono chiamati da L. Meneghello “i piccoli maestri”, furono sorpresi dal rastrellamento tedesco del 4 giugno 1944.


È il momento in cui, in forma drammatica, con cinque morti e una prima dispersione del gruppo, si chiude la loro esperienza altipianese.

Da qualche anno il “sentiero dei piccoli maestri” , recuperato e dotato di una segnaletica CAI precisa e puntuale, consente di visitare agevolmente quei luoghi.


"Fu in queste settimane, credo, che ci entrò così profondamente nell’animo il paesaggio dell’Altipiano.....Lassù, per la prima volta, ci siamo sentiti veramente liberi, e quel paesaggio s’è associato per sempre con la nostra idea della libertà. È lassù che ci siamo sentiti liberi, e non è meraviglia che questi circhi, questi boschi, queste rocce fiorite ci siano passati dentro come modi della coscienza, e ci sembrino ancora il paesaggio più incantevole che conosciamo.


Ci avviammo per andare a prendere gli altri; li avevamo lasciati a due o tre ore di strada, alla malga Fossetta. 
Era una bella parte dell’Altipiano, nuova per me: boschi di conifere,valloncelli, circhi, bastioncini di roccia.

 

Una volta parcheggiata l'auto nei pressi di malga Fossetta (in disuso di proprietà del comune di Enego) ci incamminiamo verso la Chiesetta eretta in ricordo dei caduti della Grande Guerra.
Il prato era quasi in piedi dietro di me, astratto, grandioso. In vita mia non ho mai veduto una cosa che somigliasse di più a un sogno. Stetti a guardarlo un pezzo, pensando: “è solo la spanna dell’Altopiano” ma non pareva un paesaggio di questo mondo."
(Luigi Meneghello, Piccoli maestri)

Superiamo la Chiesetta e continuiamo seguendo la segnaletica CAI lungo un'antica strada militare selciata, ancora ben riconoscibile, arricchita da suggestive opere in pietrame e lungo la quale si ritrovano alcune postazioni trincerate di difesa.
Con qualche piccolo strappo e dopo aver superato una selva di pino mugo, arriviamo alla dolina prativa della Porta Incudine (1.860 mt) sul bordo nord dell'Altopiano strapiombante nella Valsugana.



Il percorso è una traversata della parte alta, selvatica e aperta dell’Altipiano.
Sono luoghi deserti e poco conosciuti ma affascinanti e che non si ha solitamente occasione di traversare.
Danno la sensazione di camminare sul bordo alto di un mondo che Luigi Meneghello ben rappresenta nel suo libro.


Seguiamo le tabelle relative al sentiero I Piccoli Maestri, non numerato, che con una ripida e impegnativa salita ci porta alla lapide di Cima Incudine  e poi proseguendo in leggera discesa arriviamo alla Cima dell'Isidoro dove è stata posta la nuova lapide che ricorda il sacrificio di Rinaldo Rigoni detto il Moretto, a cui Mario Rigoni Stern ha dedicato il racconto “Un ragazzo delle nostre contrade"

Appena sopra c'è il crinale che si apre sul precipizio con una spettacolare veduta sulla valle del Brenta con i vari paesi perfettamente riconoscibili, mentre il nostro sguardo rivolto a nord-est è catturato da vette e cime in lontananza che non fatichiamo a riconoscere. Le guglie di cima D'Asta e del gruppo del Rava, le bastionate porfiriche del Lagorai e le rocce dolomitiche delle Pale di San Martino.


Asiago, l'Altopiano, è un luogo che esercita un’attrazione speciale su di me e sui miei amici. Tornarci è stato a lungo, in parte è ancora, quasi una mania per noi: specialmente in certi periodi dell’anno che corrispondono a eventi accaduti lassù, si va in altopiano quasi per una legge di natura, sembriamo uccelli migratori, spontaneamente ci orientiamo verso quelle rocce quei boschi”.

 Luigi Meneghello ,Quanto Sale?, in Jura. Ricerche sulla natura delle forme scritte , Milano, BUR 2003, p.131.

sabato 15 dicembre 2018

Malghe e capitelli a Caltrano

Il territorio montano del comune di Caltrano è un sito di grande valore paesaggistico, culturale e storico.
La zona si estende su un vasto territorio, alla quota di 1200 m quasi pianeggiante,  che va dal monte Paù, al confine con Cogollo del Cengio, ad ovest fino ai confini con il paese di Calvene ad est, e a nord con alcuni paesi Cesuna e Roana) che fanno parte dell'altopiano di Asiago.

Attraversando prati, pascoli e boschi di può godere di un suggestivo panorama che abbraccia gran parte della pianura veneta, e nelle giornate di cielo limpido si può vedere ad occhio nudo il campanile di S. Marco a Venezia, la laguna ed il mare Adriatico. Camminando nei sentieri che corrono lungo il perimetro comunale si possono ancora scorgere cippi, lapidi e grandi massi che recano incisi segni confinari e date di poco successive alla dissoluzione della Repubblica di Venezia (1797).

 Il territorio è disseminato anche da numerosi  reperti bellici della prima guerra mondiale quali trincee, postazioni di artiglieria, vasche di approvvigionamento idrico, fortini ed una miriade di gallerie e di ripari.
 Anche se il territorio di Caltrano non fu interessato direttamente dagli scontri,
tuttavia, per il possibile sfondamento della prima linea che, dopo la strafexpedition del 1916 era arretrata  (Monte Zovetto), indusse lo Stato Maggiore ad erigere una seconda linea di difesa.

Linea trincerata progettata e messa in opera lungo la dorsale occidentale di cima Fonte e del Paù sino alla bocchetta omonima. Tra i due monti sorsero una serie di postazioni fortificate oltre ad infrastrutture quali strade, piazzole per l'artiglieria, terrazzamenti con casermette e stazioni funiviarie, ivi compresa la famosa "Strada del Generale" con l'annessa imponente fortificazione sui risvolti meridionali del monte Paù ai piedi delle rocce del massiccio montano, e al riparo da eventuali bombardamenti austriaci.

 
Attualmente resta ben poco di queste importanti vicende, anche se, grazie all'opera di volontari e del comune di Caltrano sono state posizionate alcune tabelle in legno con la descrizione dei reperti bellici e arricchite da brevi racconti militari.
 Negli anni del dopoguerra la montagna è stata largamente sfruttata come pascolo per il bestiame nei mesi estivi e come fonte di legna da ardere. Attualmente la zona gode di una importante attrattiva turistica, in quanto sul territorio sono ancora attive ben 7 malghe che svolgono il loro lavoro nel rispetto della tradizione vicentina e veneta. Oltre ai prodotti tipici come latticini e derivati il comune incentiva i gestori delle malghe a farsi carico anche dell'attività di agriturismo.

Questo scenario offre al turista oltre a molti percorsi per trekking e bike anche alcune malghe con attività di agriturismo raggiungibili con auto per persone con scarsa mobilità.
Molto conosciuto ed apprezzato è il percorso denominato “giro delle malghe”, il quale tocca tutte le malghe comunali e dal quale si può ammirare un panorama senza eguali, e che in inverno si trasforma in pista da sci di fondo.