domenica 30 settembre 2012

La via della montagna: un ascolto silenzioso

La stella apina è il fiore associato alla montagna.

Pianta una volta diffusissima in tutte le dolomiti, ora si è rifugiata nei siti meno frequentati e inacessibili.
E' un fiore di steppa, tant'è vero che le sue origini si trovano nelle steppe dell'Asia Centrale, da dove risale sui monti dell'Himalaya fino a 5.400 metri.
Dalla sua particolare forma a cinque e più petali vellutati, ricoperti da una bianca-gessata peluria che le permette di trattenere l'umidità della notte, gli deriva il suo nomignolo di "stella alpina".

Ma la fantasia popolare ha costruito tante storie e leggende su questo fiore.
Leggende che parlano di solitudine e di lacrime, di condivisione e di solidarietà, di un cammino silenzioso con te al mio fianco.
Storie che hanno un sapore dei problemi che la vita ci pone davanti, delle scelte che siamo obbligati ogni giorno a compiere.

Da soli.
Come soli siamo quando saliamo in montagna, anche se il percorso per arrivarci possiamo condividerlo con altri.
Da soli.
Ma come le stelle alpine condividiamo questo cammino con.....

lunedì 10 settembre 2012

Sciliar - Catinaccio 1°: salita al rif. Bolzano per la gola dell'Orsara

Punto di partenza di questo interessante e lungo itinerario è il parcheggio di Weisslahnbad (Bagni di Lavina Bianca)a Tires.
Subito dopo il paese imbocchiamo a sinistra la strada seguendo le indicazioni di "Lavina Bianca" e parcheggiamo all’imbocco della Valletta Ciamin (Tschamintal) a 1200 m. Siamo ad un centinaio di metri dal nuovo centro visite del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio.

Era già da qualche anno che preparavo questa insolita escursione che attraversa da ovest ad est alcuni tra i gruppi dolomitici più belli e variegati di tutto l'arco alpino: dallo Sciliar ai Denti di Terrarossa, dall'Alpe di Tires alle verticali pareti delle vette nord del Catinaccio. Queste zone, ancora poco o nulla antropizzate come la Valle del Ciamin, sono poco frequentate anche nel periodo estivo per la lunghezza degli itinerari e per il notevole dislivello.

Dal parcheggio, dove abbiamo lasciato l'auto, saliamo per un sentiero (segnavia n. 2) che porta per un bosco di abete rosso e pino silvestre alla Gola dell’Orsara(Bärenfalle). Prima di salire per questa gola scoscesa alla Sella Tschafatsch passiamo accanto a una grotta (Tschetterloch) che ricorda un sito di culto preistorico.

Ora il sentiero sale molto ripido con brevi tornanti mentre la vista si apre tra uno squarcio delle scoscese pareti sui prati e gli alpeggi sopra San Cipriano e in lontananza verso le guglie del Latemar.

Nel 2002 molti punti critici del sentiero che sale per la Bärenfalle sono stati sistemati ed attrezzati con diverse passerelle concatenate che attraversano ghiaioni e tratti decisamente esposti.

Questo ci permette di procedere in sicurezza e nel contempo di ammirare la selvaggia bellezza della gola ed anche la perfezione della tecnica costruttiva con cui è stato attrezzato questo tratto del sentiero.

E'così che ci accorgiamo di una scultura lignea che disegna con tratto altamente particolareggiato la testa di un lupo e che abbellisce una piccola panchina di sosta quasi nascosta tra la vegetazione di un rigoglioso pino mugo.
Lungo i vari sentieri che salgono allo Sciliar abbiamo trovato spesso delle sculture lignee di autori sconosciuti ma che rimandano a leggende e racconti ancora vivi e che appartengono principalmente alle popolazioni e alla cultura ladina.

Saliamo ancora per gradoni ritagliati tra le pareti di roccia viva fino ad uscire nei prati d'alta quota che precedono la Sella Tschafatsch (2069 mt) dove ci fermiamo per una piccola sosta.
La Sella Cavaccio è situata all'intersezione di una serie di sentieri che percorrono le creste e i monti che dividono la valle del Rio Sciliar (Schlernbach) e la valle del Ciamin. Un posto ideale per una pausa che permette anche degli scorci su valli ancora molto selvagge.

Riprendiamo il nostro sentiero (segnavia n. 2) che svolta verso est in un bosco rado di pino cirmolo, tralasciando il sentiero n. 9 che scende alla malga Seggiola e che conduce più in basso al sentiero Prügelwegg (dei tronchi)

Lungo questa lunga traversata in quota che ci conduce verso le sorgenti del Rio Sciliar siamo accompagnati dal suono ovattato dei capanacci delle mucche che scendono dagli alpeggi per ritornare a valle. Un suono rotto solamente dai fischi acuti delle marmotte che, impaurite, fuggono nelle loro tane.

Il sentiero ora risale gli ultimi contrafforti orientali dello Sciliar portandosi nei pascoli d'alta quota che circondano il Rifugio Bolzano. Con una piccola deviazione verso sud raggiungiamo una piccola cappella votiva dedicata a San Cassiano (2329 mt).
Nel mese di agosto di ogni anno, molti abitanti di Tires e dei paesi vicini, salgono in pellegrinaggio fino a questa chiesetta dove ha luogo, in uno scenario incantevole, la Sacra Messa.

Con un’ampia curva aggiriamo la chiesetta di San Cassiano e raggiungiamo, dopo circa 4 ore dalla partenza, per prati e torbiere il rifugio Bolzano (Schlernhäuser) a 2457 mt.
Dopo aver lasciato gli zaini nelle camerette che avevamo prenotato, saliamo sul retrostante colle detritico di Monte Pez (2568 mt).

Il Monte è formato da uno strato di dolomia principale, che si presenta quasi bianca e con banchi a giacitura orizzontale, tipica di tutte le dolomiti occidentali.
Ed è quì che fioriscono a decine le stelle alpine.
Un fiore che, anche se originario delle steppe, è divenuto, nel tempo e nelle leggende, simbolo delle montagne e soprattutto delle dolomiti.

Scendiamo e ci prepariamo per la cena.

Nei rifugi di montagna si cena presto e questo ci permette di avere il tempo per una passeggiata serale in attesa della enrosadira.
Quel fenomeno per cui alcune cime delle Dolomiti assumono un colore rossastro, che passa gradatamente al viola, soprattutto all'alba e al tramonto.

Fenomeno dovuto principalmente alla composizione delle pareti rocciose delle Dolomiti (formate dalla dolomia un composto di carbonato doppio di calcio e magnesio).

Siamo fortunati perché questà è una di quelle sere di fine estate in cui questo fenomeno è particolarmente visibile grazie ad un cielo limpido e all'aria rarefatta.
Il termine enrosadira, che letteralmente significa "diventare di color rosa", deriva da una parola ladina ed è legato alla leggenda e saga ladina di Re Laurino.

La luce del crepuscolo lentamente si affievolisce e, passo dopo passo, si lascia coprire dal buio.
Piano piano si fa sera e poi notte. Solo le deboli luci del rifugio illuminano i nostri profili mentre consumiamo le ultime chiacchere prima di coricarci tra il calore del piumino e delle coperte di lana in attesa dell'abbraccio di Morfeo.

Alla fine la notte copre ogni pensiero imponendo il silenzio in attesa di una nuova alba.

quota partenza: 1.190 mt
quota max: 2.563 mt
dislivello complessivo: 1.380 mt
distanza percorsa: 7,5 km
tempo in movimento: 3 he 40'

Sciliar - Catinaccio 2°: dal Bolzano al Bergamo e discesa per la Val Ciamin

Sono le 6 e 30 e la luce dell'aurora rischiara la piccola cameretta in legno del rifugio svegliandomi dal sonno, mentre i sogni mi seguono ancora, aiutati dal tepore del letto appena abbandonato.
Ma l'acqua fredda con cui le mani e poi il viso entrano in contatto mi riporta immediatamente alla realtà.


Mi vesto ed esco mentre i primi raggi del sole creano dei giochi di luci ed ombre tra le guglie del latemar e del Catinaccio.
Dal lato opposto, ad ovest, l'enrosadira colora le cime più elevate del gruppo del Brenta e i ghiacciai dell'Adamello e del Mandrone.

Rientro per la colazione e per riscaldarmi dall'aria pungente e fredda del mattino.
Alle 8.00 siamo di nuovo pronti per partire.
Ridiscendiamo dal rifugio verso est seguendo per un tratto iniziale il "sentiero dei turisti" che sale dall'Alpe di Siusi e perdendo un centinaio di metri di quota.

Ad un bivio la segnaletica ci induce a proseguire poi lungo il segnavia n. 4 che, con una lunga traversata in leggera salita, ci porta ad un bivio a 2.550 mt. Il sentiero a nord-est punta verso la Cima di Terrarossa dove ha inizio la ferrata "Maximilian", mentre il nostro sentiero punta a sud e con una serie di ripide serpentine si cala a quota  2.330 mt dove incrocia il sentiero che sale dalla Val Ciamin per i dirupi scoscesi del Barenloch (Buco dell'Orso).

Alle 9 e 50 siamo al rifugio Alpe di Tires (2440 mt) dove, considerata la lunghezza del percorso che ci aspetta, decidiamo di regalarci una seconda colazione.
Il rifugio, posto poco al di sotto dell'omonima larga insellatura che immette alla testata della Val Duron, permette di spaziare dal gruppo del Sassolungo alle cime gardenesi delle Odle.

Attraversiamo l'ampia sella erbosa per imboccare l'evidente sentiero (segnavia 3A) che risale per alcune placche la bastionata rocciosa che la domina (corde fisse facili), fino ad uscire sui dossi arrotondati che, con faticoso percorso a saliscendi, ci portano al valico nord del Passo del Molignon (2598 mt).

Trascuriamo la diramazione a sinistra per il Molignon di Fuori e la Via Ferrata Laurenzi e ci dirigiamo in piano per una conca detritica fino al vicino valico sud del Passo del Molignon (2610 mt). Quì il nostro sguardo è calamitato dalla imponente veduta sul fronteggiante Passo Principe e sul Catinaccio d'Antermoia (3004 mt) a sinistra e sulle Cime di Valbon (2800 mt) a destra strapiombanti per centinaia di metri sul circolo glaciale sottostante.

Si scende ora nel lungo, ripido ed interminabile canale, per traccia di sentiero, che consente di raggiungere il fondo detritico della selvaggia ed opprimente Conca del Principe, dominata da altissime pareti fra cui si insinuano impressionanti canali.

Trascurata la traccia che risale i contrapposti ghiaioni verso il Passo Principe e l'omonimo rifugio, proseguiamo ad ovest in discesa nel selvaggio vallone, che si fa sempre più angusto fino a precipitare a guisa di forra.
Tagliando i pendii prativi sospesi sul lato destro del vallone, in ambiente veramente particolare e suggestivo, scendiamo ai magri prati dove sorge il Rifugio Bergamo (2134 mt).

Costruito nel 1887 ebbe subito un grandissimo successo e venne frequentato da molti escursionisti, ma soprattutto da alpinisti che divennero famosi come Paul Preuss. Fu il primo rifugio edificato nel gruppo del Catinaccio, e, pur ammodernato, conserva ancora oggi un arredamento caratteristico del primo dopoguerra.

La cucina è tradizionale ma con piatti ben curati e con qualche tocco di creatività.
Sono le 12.00 e così, seduti sulle panche della terrazza del rifugio, ordiniamo dei semplici spaghetti "aglio e olio e peperoncino". Il risultato alla vista e al palato è ottimo con ingredienti (pomodorini spadellati) che danno valore aggiunto ad un piatto molto saporito ed equilibrato negli ingrdienti. Non facile da trovare in Alto Adige e ancor meno in un rifugio di alta montagna.

Dal rifugio proseguiamo per coste erbose restando alti sul fondo aspro del Vallone del Principe , fino a risalire ad un poggio oltre il quale scendiamo in maniera più decisa per erba e rado bosco alla base del versante occidentale della Torre del Principe per poi continuare questa lunga discesa che ci porterà fino ai Bagni di Lavina Bianca.

Superata una rientranza della valle incrociamo il sentiero (segnavia 3) che scende dal Rifugio Alpe di Tires per il Buco dell'Orso, e in circa 45 minuti dal rifugio giungiamo sulla strada forestale di fondovalle.
Dopo circa 15 minuti una radura erbosa con una piccola baita che invita ad una breve pausa e al relax.

Proseguiamo ancora nel bosco in leggera discesa avvicinandoci sempre più al greto del torrente.
La pendenza è sempre costante e la strada prosegue ancora per circa un'ora.
Giunti quasi alla fine della Val Ciamin imbocchiamo un sentiero sulla destra che scende rapidamente nel bosco con una serie di tornanti fino a raggiungere in circa 15 minuti la Malga Ciamin (Tschamin Schwaige).

Accanto alla malga, nell'antica Segheria Steger è stato creato il centro visite del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio. Ancora qualche centinaio di metri e siamo di nuovo al parcheggio di Lavina Bianca.

La Val Ciamin costituisce il lembo meno antropizzato e piu selvaggio dell'intero gruppo del Catinaccio; i pascoli sfalciati e i boschi rigogliosi, i paesi integrati nel verde e le complesse cattedrali di roccia che incidono l'orizzonte sono i tratti inconfondibili di questa straordinaria escursione in terra ladina che nella Val di Tires sembrano trovare una perfetta sintesi.



quota partenza: 2.450 mt
quota max: 2.610 mt
quota arrivo: 1.180 mt
dislivello salita: 380 mt
dislivello tot  discesa: 1.810mt
distanza percorsa: 16,2 km
tempo in movimento: 6 he 20'

lunedì 3 settembre 2012

Rodeneck Alm

Conciliare tutte le diverse esigenze e preferenze, quando si pianifica una vacanza in montagna con un gruppo di amici, è spesso veramente difficile.
Ma c'è un luogo che mette sempre tutti d'accordo e facilita chi deve organizzare il tutto, un luogo dove verdi e intensi prati di montagna si fondono con incantevoli boschi, dove piccoli borghi si aggrappano sui pendii ed offrono una vista magnifica, e dove il sole alto e forte della montagna abbraccia le cime e le vette obiettivo dei nostri desideri.

Rodengo fa parte dell’area vacanze Gitschberg Jochtal e si trova lontano dalle grandi linee trafficate su un’ altipiano sopra la Valle Isarco. Il piccolo comune di 1.190 abitanti è raggiungibile attraverso una strada lunga 4 km che parte da Rio di Pusteria.

Rodengo comprende i borghi di Villa, Chivo, San Benedetto, San Paolo, Ahnerberg e Froellerberg. La frazione di San Benedetto si trova a 980 m s.l.m. Raggiungibile attraverso una strada che si dirama poco prima di San Paolo e che porta all’Alpe di Rodengo, si adagia in posizione privilegiata sopra le località di Villa e San Paolo, immerso tra campi e prati verdeggianti.

Detto anche “paese lungo”, San Benedetto fu menzionato per la prima volta nell’XI secolo con il nome di “Nouders”. Il paese è caratterizzato da masi secolari, in parte anche sotto tutela monumentale. Da questo incantevole e tranquillo borgo che gode del clima mite della Valle Isarco e del clima montano della Val Pusteria si possono raggiungere in pochi minuti i paesi di Bressanone, Vipiteno e Brunico.

Simbolo del comune è Castel Rodengo che si adagia sopra la gola della Rienza. Friedrich von Rodank ha dimostrato di avere buon fiuto facendo costruire, nel lontano 1140, il castello di Rodengo su questo sperone roccioso che sovrasta il corso della Rienza: il castello, rimasto imprendibile, colpisce ancor oggi per la sua impressionante bellezza.
Stupefacente anche il ciclo di affreschi dedicato alla saga di Ivanò nella taverna del castello, dipinto all'inizio del XIII secolo e riscoperto solo recentemente.

Ma Rodengo è conosciuto anche e sopratutto per i suoi alpeggi: l’Alpe di Rodengo infatti è uno degli altipiani più larghi d’Europa, dove una serie di rustiche e poetiche malghe sembrano voler fare da testimoni a tempi ormai passati.
E' una passeggiata che si snoda tra i 1800 e i 2000 mt in uno scenario unico: un piccolo paradiso in terra.

Una volta saliti in auto dal paese al parcheggio Zumis, si segue la strada forestale a fondo naturale che poco sopra conduce verso est in moderata e costante salita. La strada si snoda per circa due chilometri tra radi boschi di abete rosso e larici fino a sbucare sugli ampi pascoli che precedono il Rifugio Roner (1832 mt)

Il rifugio è un locale caratteristico che si presenta ancora oggi tale e quale secondo le usanze costruttive sudtirolesi.
I vecchi muri e il legno di cirmolo profumano ancora di storie e di antiche leggende mentre dall'alpeggio arriva il suono ovattato dei campanacci delle mucche.

Un ristoro dove, oltre al panorama, e alla classica merenda tirolese trovi piatti preparati con materie prime di alta qualità.
Dai gnocchi di formaggio, fatti in casa, e burro fuso con insalata di cappuccio, alle patate arrostite con speck e uova, alla torta di ricotta e pesche accompagnata da una panna montata (una vera chicca) fatta in malga.

In questo luogo lo stress quotidiano e la frenesia svaniscono lasciandoci liberi di respirare un'aria che riesce a rendere leggera la nostra anima dal peso di una vita che non sempre sembra essere dalla nostra parte.
Un desiderio che non riempie solo il cuore dei villeggianti che la scelgono, ma anche dei residenti, gelosi che la loro "Alpe" continui a rimanere così com`è.

E quando, posate a terra le valige o lo zaino, il tuo sguardo si perderá nella maestosità del panorama, capirai di essere davvero in vacanza e di aver trovato qualcosa che non si lascierà dimenticare tanto rapidamente..