Vorrei provare a rendere omaggio all'amico Mario Rigoni Stern per una volta con le parole di un altro scrittore-montanaro: Carlo Grande.
"Ma il tempo buono arriva, prima dell'alba: un'occhiata alla finestra, guardiamo le stelle.
Chiudiamo la porta di casa, zaino in spalla, riepiloghiamo le poche cose che serviranno.
Con noi lo stretto necessario alla sopravvivenza: pochi viveri e vestiti, borraccia, coltello, comodi scarponi, caffè caldo nel thermos, vino.
Usciamo nel buio della città deserta; ancora un'occhiata al cielo sperando nel bel tempo, e l'auto ronfa in periferia.......
Lasciamo le colline, andiamo più lontano, in cerca della montagna.
Il primo momento della salita è il distacco.
Da casa, dalla comoda stanza. Il decollo, nel freddo dell'aurora, è ricerca di stabilità, di ritmo. Non alziamo la testa: il piacere, adesso, e i nostri pensieri, non nascono dall'idea di arrivare ma dalla voglia di andare.
Quanto più si sale, mano a mano che ci si avvicina alla meta, tanto più la parola si riduce e cresce il dialogo interiore. La salita è silenzio, per preservare il respiro e lasciare entrare i pensieri. Nel lungo viaggio l'immateriale crinale parola/silenzio anche la parola diventa rarefatta, come gli alberi.
Fino alla sommità tempio del silenzio."
Carlo Grande, Terre Alte, Ponte delle Grazie ed. ,2008
..... e noi, caro Mario, cercheremo di raggiungerti lassù.
Lounge Music
giovedì 19 giugno 2008
martedì 17 giugno 2008
Boletus pinicola (o B. pinophilus)
Sappiamo bene che si va a funghi per tanti e diversi motivi.E i "malati di porcini", come il sottoscritto, non fanno eccezione.
Ma, se vi fosse concesso di poter chiedere a ciascuno di questi "malati" il perché di questa ossessiva ricerca, ciascuno tenterebbe di spiegarne il motivo facendo sempre riferimento a quella esperienza emozionale unica che si prova quando ci si trova difronte ad un porcino.
E il tuffo al cuore che avvertiamo, quando nel bosco avvistiamo un boletus pinicola, è davvero qualcosa di ancora più speciale e unico.
La sua scoperta tra i mirtilli, o seminascosto nel sottobosco di un'abetaia, grosso, esteticamente bello e coperto da un cappello dalle sfumature calde del rosso, ci rende subito protagonisti di una fiaba.
E il B. pinicola, più degli altri tre suoi fratelli (B. edulis, B. aestivalis e B. aereus), è in grado di farci provare emozioni fortissime perché richiede una particolare e precisa esperienza di ricerca: dall'immersione nel bosco ancora relativamente silenzioso e poco frequentato, alla concentrazione e al piacere del gioco che richiede la sua "caccia", dalla capacità investigativa che ci porta ad interpretare ogni segnale che il bosco offre, alla soddisfazione estetica che ci provoca il momento del suo ritrovamento.
Il nome pinicola o pinophilus può trarci in inganno circa gli ambienti dove cresce questo splendido porcino. Infatti, non serve conoscere il latino per comprendere che il suo nome scientifico fa riferimento ad un albero specifico del bosco: il pino.

Eppure il nostro boleto non ha preferenze così specifiche, potendo crescere sia sotto conifere (abeti e pini), sia anche (e in particola modo al centro-sud) sotto le latifoglie, amando in particolar modo faggi e castagni.
Non è facile però fare raccolte copiose di questo boleto per cui è bene ricordarci e memorizzare bene le zone che in passato ci hanno permesso di riempire il nostro cesto. Questi luoghi privilegiati sono detti "fungaie" e sono anche il segreto di molti cercatori.
Il B. pinicola è sicuramente meno aromatico e gastronomicamente meno apprezzato degli altri tre suoi fratelli, ma in compenso gode sempre di ottima salute, difficilmente è larvato ed ha una carne "serbevole" (in grado cioè di conservarsi nel tempo fresca e soda), caratteristiche che lo rendono ugualmente apprezzato anche in cucina.
L'aroma del pinicola anche se, come abbiamo detto, meno intenso di quello delle altre tre specie, ha una caratteristica nota di "fruttato" che lo rende particolarmente adatto ad essere abbinato al pesce.
Mazzancolle marinate all'aspretto di ciliegie su crudità di boletus pinicolaingredienti:
16 mazzancolle
2 boletus pinicola
aspretto di ciliegie
1 limone
sale, pepe e prezzemolo
alcune ciliegie
Lavate i Gamberoni (che naturalmente dovranno essere freschissimi) ,
tagliateli lungo la parte dorsale per togliere l'intestino e per poterli aprire a libro.
Poneteli a marinare per non più di 10' nell'aspretto di ciliegie con sale minerale e pepe.
Nel frattempo tagliate i pinicola a fettine sottili e disponetele nel piatto.
Spennellatele con la vinagrette (limone, sale, pepe e olio extra di oliva)
Disponete a croce i gamberoni nappandoli ancora con qualche cucchiaio di aspretto e
decorando infine con delle ciliegie crude tagliate a spicchi e del prezzemolo fresco tritato.
BUON APPETITO
giovedì 5 giugno 2008
Itinerari in bicicletta tra mare e laguna: la laguna nord di Venezia

Il paesaggio attraverso il quale si snoda questo lungo ma interessantissimo itinerario tocca diverse realtà del territorio lagunare veneziano, dalle valli da pesca, ai piccoli borghi rurali, agli orti di zucchine e carciofi che rendono particolarmente pittoresco questo angolo di laguna.
L'ambiente è uno dei più suggestivi, caratterizzato dall'importante presenza delle valli da pesca, e dalle formazioni di barene con la loro caratteristica flora e fauna, con i germani reali, gli aironi rossi, le garzette, e i cavalieri d'italia.
Percorrendo in bicicletta la lunga strada che costeggia l'argine di separazione tra le valli di pesca, la sensazione è quella di inoltrarsi sempre di più in un ambiente incantato.
E, quando la barena si allarga, tra frutteti e nuovi orti lagunari, compare all'improvviso il minuscolo borgo rinascimentale di Lio Piccolo, sorto su insediamento medioevale, con la sua chiesetta seicentesca e la piccola piazza su cui si affaccia il palazzo padronale.

La strada percorre l'argine occidentale di Valle Paleazza e Valle Olivara, rifugio migratorio di moltissime specie di uccelli. La laguna di Lio Piccolo è infatti un'area di nidificazione privilegiata e il periodo più adatto per l'osservazione dell'avifauna è sicuramente la tarda primavera.
In questo habitat particolare l'indeterminazione evasiva della laguna si stabilizza, si geometrizza nelle peschiere e negli orti disposti perpendicolarmente alla direttrice nord-est a protezione della bora.
Così, se i borghi e i casoni danno spesso l'idea di abbandono, gli orti e le serre, curatissimi da ortolani oramai vecchi ma ostinati a rimanere in questi luoghi belli ma isolati, riempiono di vita, di colore, profumi e speranza questo eden.
Alla fine le emozioni e i ricordi di questa giornata vengono filtrati dalla luce soffusa di una tramonto che ci rende ancora più difficile staccarci da tanta bellezza, e solo la speranza di un ritorno ci induce a lasciare temporaneamente questo paradiso..
dedicato a Giorgio con la speranza che il prossimo annopossa essere mio compagno di avventura.
Fotoracconto dell'escursione
.
mercoledì 4 giugno 2008
Itinerari in bicicletta tra mare e laguna: le dune del cavallino
Dopo aver partecipato nel fine settimana ad un Convegno inerente la mia professione, mi sono preso due giorni di libertà e sono andato a rifugiarmi al Cavallino in provincia di Venezia.Non sono certo un appassionato di mare ma, già da qualche anno, questo luogo situato in una striscia di terra tra la splendida e protetta laguna nord di Venezia e un lembo di mare adriatico che certifica con la bandiera blu la qualità dei servizi turistici, ambientali e acquei del suo litorale, mi ha stregato.
Non c'è il caos tra vie che traboccano di negozi pieni di cianfrusaglie e la musica assordante delle discoteche come nella vicina Jesolo.Non ci sono file interminabili di alberghi, pensioni, appartamenti, e di ombrelloni allineati e pigiati sulla spiaggia come nella riviera.
A Cavallino e soprattutto a Punta Sabbioni puoi trovare solo la quiete e la tranquillità di un mare e di una spiaggia ricche di paesaggi differenti che si mescolano in un ambiente che, proprio per la sua varietà, risulta essere davvero unico.
Il Primo dei due itinerari che si percorrono in bicicletta parte proprio da Cavallino alla scoperta delle frontiere ambientali dell'area di Punta Sabbioni e della bellissima spiaggia in costante mutamento a causa dell'accumulo di sedimento dovuto alle correnti marine e ai sedimenti portati dal fiume Piave.
Si tratta quindi di un contesto in forte evoluzione ove è possibile riconoscere gran parte degli ambienti litoranei dell'Alto Adriatico su cui spiccano le dune in neoformazione, le aree umidi retrodunali, il bosco igrofilo e la pineta.
La grande scommessa del progetto "Life Natura" della Regione Veneto per quest'area consiste nel riuscire a far convivere una presenza umana, sia fissa che stagionale seppur mai eccessiva ed invadente come in altre parti dell'Adriatico, con un ambiente così fragile.

venerdì 30 maggio 2008
La luna di maggio
A metà strada tra la primavera e l'estate, la lunazione di maggio svolge un ruolo fondamentale per la crescita di tutto il mondo vegetale.E, grazie anche alle copiose piogge che si sono avute in questo mese, la natura è oramai iperattiva ovunque anche nei climi più rigidi e negli angoli più ombrosi dei boschi di montagna come abbiamo potuto notare nell'escursione fatta domenica nel Lagorai .
Nei coltivi, come nei pochi spazi ancora liberi dalla presenza dell'uomo il ciclo della vita si avvicina al suo culmine che avverrà con la luna del solstizio d'estate (21 giugno).
E' tempo di febbrile attività anche nell'orto e nel giardino, dove il mio desiderio di raggiungere raccolti copiosi e di qualità (ciliegie e arguta) e fioriture abbondanti spesso mi fa dimenticare il prezioso ruolo ecologico svolto da ogni essere vivente, parassiti e malerbe comprese.
Così oggi, prima di preoccuparmi di effettuare il trattamento programmato per le rosacee e il melograno mi sono fermato un attimo e mi sono chiesto:
"E' davvero necessario eliminare questa colonia di afidi dalle mie rose?

E questo piccolo cespo di portulaca (tra l'altro ottima cruda nelle insalate) perché non lasciarla vegetare anche se "ruba" un po' di acqua e di nutrimento ad altri prodotti?"
Ho deciso così di rinviare il trattamento e di godere pienamente di tutto quello che in questo momento il giardino può offrirmi.
Terrina di formaggi freschial profumo di rosa
e mix di lattughino
Ingredienti:
200 g. di ricotta fresca di capra (fioretta)
100 g. di formaggio spalmabile (Miro)
2 cucchiai di panna
4 rose
1 lime
sale, pepe
mix di lattughino
In una terrina lavorate i due formaggi amalgamandoli bene dopo aver aggiunto i cucchiai di panna.
Incorporatevi i petali della rosa tagliati a striscioline, tenendone da parte alcuni per la decorazione. Salate e pepate.
Foderate con la carta oliata 4 stampini (in alternativa potete oliare leggermente gli stampini) e versatevi il composto di formaggio e rose.
Coprite con un foglio di pellicola trasparente e ponete in frigorifero a riposare per 2 ore.
Al momento di servire sformate gli stampini sui piatti individuali dove avrete precedentemente disposto il mix di lattughino. Decorate con i petali tenuti da parte. Condite con un filo d'olio extravergine e qualche goccia di lime.
.
meme musicale

Mi sono ripromesso, fin da subito, di non accettare alcun Meme, anche perché nella blogosfera ne escono sempre di più come le lumache con la pioggia, ma poi quando mi capita di vedermi citato in uno dei blog che leggo volentieri (quello di chimera in questo caso), non riesco a dire di no!
Ora il Regolamento dice che lo scopo di questo meme è di scrivere le cinque migliori canzoni di tutti i tempi (secondo noi), e di passarlo ad altre cinque persone. Ovviamente fornendo il link di chi ve lo ha passato.
Certamente ritengo che i 5 brani musicali che ognuno sceglie rappresentano in qualche modo una specie di colonna sonora della propria vita, brani che ci ricordano momenti particolari, brani che non ci stancheremmo mai di ascoltare...
Ma, premesso questo, non è stato facile per me scegliergli, i miei gusti sono variabili, ma quelli che mi vengono in mente oggi sono questi:
1. No Ordinary Love (Sade) ....... ...diciamo che mi piacciono TUTTE le canzoni di Sade ma, se proprio devo sceglierne una, scelgo questa perché ogni volta che l'ascolto mi emoziona riportandomi molto indietro nel tempo in un paesino dell'Alto Adige.....
2. Exile (Enya) ... vale lo stesso discorso che ho fatto per Sade, solo che il ricordo è molto più recente.
3. Wish You Were Here (Pink Floyd) ... in questo caso ho scelto due brani per sottolineare ancora di più il fatto che mi era veramente difficile decidere per uno escludendo altri. Le canzoni di questo gruppo hanno accompagnato buona parte della mia vita passata nel bene e nel male. E così eccovi il secondo brano dei mitici Pink Floyd
4. The Great Gig In The Sky questo è un brano che ascolto sempre ad occhi chiusi.........(provare per credere)
5. You And Your Friend (Dire Straits) .........così bello che spesso inserisco il "repeat" per ricordarmi con maggior intensità il lago di Garda.
Potrei continuare ancora per molto, ma molta della musica che rappresenta il mio presente la potete ascoltare in questo blog, e così mi fermo.
Ora però non riesco a pensare a qualcuno a cui passare questo meme. Sinceramente sono poche le amiche che ho nella blogosfera e penso che molte di loro si scoccerebbero se passassi loro questo meme, quindi mi scuso con chimera se la mia disponibilità si ferma qui.
lunedì 26 maggio 2008
Nel Lagorai a ruota del "Giro d'Italia"
Sabato 24 maggio il grande "Giro" è arrivato nelle dolomiti.
Partiti da Verona i ciclisti, dopo le salite di Cerro Veronese e Fosse, sono scesi nel fondovalle della Val Lagarina per arrivare alle porte di Trento. Poi, dopo aver percorso la parte nord della Valsugana, sono saliti per la Val Calamento al Passo Manghen (Gruppo del Lagorai), con una suggestiva salita. Dal Passo sono poi scesi in Val di Fiemme, per affrontare l'arrampicata finale all'Alpe di Pampeago.
L'Alpe di Pampeago è legata a Marco Pantani, che nel 1999 vinse questa tappa, e come allora anche questa tappa ha visto vincitore e protagonista di una splendida fuga durata 180 km un giovane scalatore vicentino: Emanuele Sella.
Complice l'entusiasmo per l'impresa di Sella e stimolato dalle riprese televisive della tappa, ieri mattina sono partito alla volta del Passo Manghen per la prima escursione del 2008 nella catena del Lagorai.
Il Lagorai è' una lunga catena montuosa nel Trentino orientale, separa la Val di Fiemme a nord dalla Valsugana a sud, e si estende dall'Altopiano di Piné, a pochi km a est da Trento, proseguendo verso oriente fino al passo Rolle.
E' uno dei luoghi più incontaminati di tutto il Trentino, uno dei pochi "wilderness" rimasti in tutto l'arco alpino, dove tra le vette e i boschi che la ricoprono si scorgono solamente delle malghe ancora in uso.
E' l'unico massiccio montuoso della regione dove la natura è rimasta quasi intatta: questo lo si deve principalmente alla quasi totale assenza di strade asfaltate in quota, con l'eccezione di quella di Passo Manghen che valica la catena a 2.047 metri e mette in comunicazione la Valsugana con la Val di Fiemme e dalla rada presenza dell'uomo. Mentre in altri luoghi molto più blasonati delle dolomiti bisogna mettersi in coda sui sentieri, qui può capitare di camminare giorni interi in quota senza incontrare nessuno
Il Lagorai è ricco di pascoli, fitte abetaie, torrenti e splendidi laghetti alpini (più di cento!), con un'interessante fauna e una ricca flora.
La catena del Lagorai è percorsa a bassa quota da una fitta rete di strade forestali chiuse al traffico, e da centinaia di lunghi e magnifici sentieri in alta quota, in gran parte tracciati durante la Prima Guerra Mondiale, con frequentissimi resti di trinceramenti, fortificazioni, mulattiere, grotte e gallerie, ma soprattutto di filo spinato simbolo dell'odio e della divisione che regnava agli inizi del novecento.
Ora per fortuna la natura ricopre e fa nascere nuova vita tra quei poveri resti
Una delle più belle valli del Lagorai, la Val Calamento, è l'ingresso privilegiato per la salita all'imponente piramide del Monte Croce, la vetta più alta del Lagorai occidentale con i suoi quasi 2500 metri (2490) e che rappresenta il traguardo della nostra escursione.
Oltre la metà del percorso si svolge su comoda e lunga forestale che porta fino a Malga Cagnon di sotto.
Poco a monte della malga la forestale sterza decisamente verso nord con un tornante quindi, traversando a zig zag uno splendido bosco di larici, sbuca nella spettacolare piana del Campiò, che anticamente era un lago, oggi completamente intorbato. Finalmente vediamo l'inconfondibile sagoma del Monte Croce e, ad est, il passo Cadin. Si costeggia la piana per la forestale, arrivando rapidamente a Malga Cagnon di sopra, in splendida posizione, ideale anche per una sosta per uno spuntino sui tavoli di legno all'aperto. A nord-est della Malga il sentiero 407 si inerpica per le pendici meridionali della cima fino al Passo Scalet a 2212 metri di quota.
Ora inizia la parte più impegnativa, con gli ultimi ma più duri 280 metri di dislivello su una cresta di sfasciumi e roccette. Peccato per le nubi basse che hanno creato un effetto nebbia che non mi ha permesso di fare le foto dalla vetta.
foto dal Passo Scalet.
sullo sfondo si riconoscono da destra i versanti nord
ancora ampiamente innevati di cima Sette Selle, cima D'Ezze e cima Cagnon.
Lungo l'itinerario di ritorno abbiamo avuto la fortuna di trovare lungo l'argine di un fossato un gruppo di splendide spugnole (una trentina circa) che ha reso ancora più indimenticabile questa giornata.

Partiti da Verona i ciclisti, dopo le salite di Cerro Veronese e Fosse, sono scesi nel fondovalle della Val Lagarina per arrivare alle porte di Trento. Poi, dopo aver percorso la parte nord della Valsugana, sono saliti per la Val Calamento al Passo Manghen (Gruppo del Lagorai), con una suggestiva salita. Dal Passo sono poi scesi in Val di Fiemme, per affrontare l'arrampicata finale all'Alpe di Pampeago.
L'Alpe di Pampeago è legata a Marco Pantani, che nel 1999 vinse questa tappa, e come allora anche questa tappa ha visto vincitore e protagonista di una splendida fuga durata 180 km un giovane scalatore vicentino: Emanuele Sella.
Complice l'entusiasmo per l'impresa di Sella e stimolato dalle riprese televisive della tappa, ieri mattina sono partito alla volta del Passo Manghen per la prima escursione del 2008 nella catena del Lagorai.Il Lagorai è' una lunga catena montuosa nel Trentino orientale, separa la Val di Fiemme a nord dalla Valsugana a sud, e si estende dall'Altopiano di Piné, a pochi km a est da Trento, proseguendo verso oriente fino al passo Rolle.
E' uno dei luoghi più incontaminati di tutto il Trentino, uno dei pochi "wilderness" rimasti in tutto l'arco alpino, dove tra le vette e i boschi che la ricoprono si scorgono solamente delle malghe ancora in uso.
E' l'unico massiccio montuoso della regione dove la natura è rimasta quasi intatta: questo lo si deve principalmente alla quasi totale assenza di strade asfaltate in quota, con l'eccezione di quella di Passo Manghen che valica la catena a 2.047 metri e mette in comunicazione la Valsugana con la Val di Fiemme e dalla rada presenza dell'uomo. Mentre in altri luoghi molto più blasonati delle dolomiti bisogna mettersi in coda sui sentieri, qui può capitare di camminare giorni interi in quota senza incontrare nessunoIl Lagorai è ricco di pascoli, fitte abetaie, torrenti e splendidi laghetti alpini (più di cento!), con un'interessante fauna e una ricca flora.
La catena del Lagorai è percorsa a bassa quota da una fitta rete di strade forestali chiuse al traffico, e da centinaia di lunghi e magnifici sentieri in alta quota, in gran parte tracciati durante la Prima Guerra Mondiale, con frequentissimi resti di trinceramenti, fortificazioni, mulattiere, grotte e gallerie, ma soprattutto di filo spinato simbolo dell'odio e della divisione che regnava agli inizi del novecento.
Ora per fortuna la natura ricopre e fa nascere nuova vita tra quei poveri resti
Una delle più belle valli del Lagorai, la Val Calamento, è l'ingresso privilegiato per la salita all'imponente piramide del Monte Croce, la vetta più alta del Lagorai occidentale con i suoi quasi 2500 metri (2490) e che rappresenta il traguardo della nostra escursione.
Oltre la metà del percorso si svolge su comoda e lunga forestale che porta fino a Malga Cagnon di sotto.
Ora inizia la parte più impegnativa, con gli ultimi ma più duri 280 metri di dislivello su una cresta di sfasciumi e roccette. Peccato per le nubi basse che hanno creato un effetto nebbia che non mi ha permesso di fare le foto dalla vetta.
foto dal Passo Scalet.sullo sfondo si riconoscono da destra i versanti nord
ancora ampiamente innevati di cima Sette Selle, cima D'Ezze e cima Cagnon.
Lungo l'itinerario di ritorno abbiamo avuto la fortuna di trovare lungo l'argine di un fossato un gruppo di splendide spugnole (una trentina circa) che ha reso ancora più indimenticabile questa giornata.

martedì 20 maggio 2008
La mescolanza è un seme gettato nel futuro
a Rovereto
dal 31 maggio - 6 giugno 2008
si terrà una iniziativa eno-culturale che vorrei portare alla vostra attenzione.
L'edizione 2008 del Festival Mescolanze si articola in tre distinte situazioni. Si tratta delle tre dimensioni che stanno al cuore dell’idea di Mescolanze e che, nelle scorse edizioni, si incrociavano nel corso del Festival:
- il cibo e la tavola come incontro tra persone, popoli e culture
- il cibo come gesto quotidiano carico di significati politici, nel senso più alto della parola, sorta di promemoria sui temi della solidarietà, dell’equità e della giustizia sociale e come decisione critica sui modelli di consumo
- il cibo come festa, rituale collettivo dove ricercare o celebrare amicizie, appartenenze, incontri.

L'assessore della Provincia Autonoma di Trento Iva Berasi così introduce il Festival 2008
"Mescolanze" evocano colori che si amalgamano, sapori che si incontrano, profumi speziati che si inebriano, volti di tanti paesi diversi che si sorridono. Insieme nel rito antico ed universale del consumare cibo valorizzando il significato della comunione del gesto. E' soprattutto attorno ad una tavola imbandita - ricca o povera che sia, purché frutto della dignità delle persone - che una società costruisce il suo cammino. Per questo è bello ed importante, in un tempo che parrebbe segnato da un egoismo sempre più rampante, che Mescolanze ritorni per proporre il coinvolgimento, assicurato dal linguaggio universale del cibo, una riflessione attorno a temi decisivi per il futuro del pianeta, e dunque di ognuno di noi. Noi lasciamo la terra in eredità ai nostri figli e ai figli dei nostri figli. Essi dovranno avere il diritto di godere dell'aria, dell'acqua e del cibo che oggi, a fatica, cerchiamo di difendere da speculatori e avvelenatori. Mescolarsi è bello. La mescolanza è un seme gettato nel futuro.
Come non fare proprie le parole dell'assessore Berasi e non lasciarci coinvolgere da questo programmaProgramma Festival Mescolanze
Blinis di Karen -
Piccole crespelle soffici con tartare di salmerino marinato e le sue uova, su crescione di sorgente
edizione 2004
Blinis di Karen -
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edizione 2004
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