domenica 29 marzo 2015

Al rifugio Città di Fiume

L'itinerario che conduce al Rifugio Città di Fiume è un ottimo compromesso che consente, anche ai principianti, di godere di uno splendido panorama sulle più famose cime dolomitiche: Monte Pelmo, Marmolada, Croda da Lago, Lastoni del Formin. Il Rifugio è aperto durante l’inverno nei fine settimana, tutto il mese di febbraio e nelle festività e rappresenta quindi un ottimo punto di sosta e ristoro. Per arrivarci ci vuole circa un'ora.

Per coloro che volessero provare l'emozione di trovarsi ad un passo dalle strapiombanti pareti del m. Pelmo consigliamo di continuare, una volta arrivati al rifugio, seguendo la traccia che a destra attraversa il vallone e raggiunge Forcella Forada. Per i più allenati c'è invece la possibilità di proseguire dal Rifugio Città di fiume verso una meta un po' più impegnativa: il Col de la Puina punto molto panoramico, oppure proseguire verso Malga Prendera, per garantirsi una giornata di pura immersione nello spettacolare scenario invernale.

Accesso
La partenza può avvenire indifferentemente o dal Rifugio Aquileia, che si può raggiungere direttamente in automobile andando da Selva di Cadore in direzione Passo Staulanza, e svoltando a sx seguendo le indicazioni per il Rifugio e il Centro fondo (circa 7km dal centro di Selva di Cadore). Oppure si può partire dal 3° tornante del Passo Staulanza, direzione Val di Zoldo, dove c'è un ampio parcheggio segnalato.

Itinerario
Partendo dal parcheggio del terzo tornate del Passo Staulanza, il percorso è ben tracciato. La prima meta è Malga Fiorentina, una malga non più attiva da dove già si cominciano a scorgere i primi meravigliosi scorci panoramici. Dalla malga si prosegue tenendo la destra e in breve si esce dal bosco rado (lariceto) e si raggiungono i prati del Rifugio.

sabato 28 marzo 2015

Notte a Passo Giaù

Usciamo dall'auto, ci sono 8° sotto lo zero, decisamente più freddo di qualche ora prima di quando eravamo saliti al tramonto per carpire con qualche foto l'ora blu dopo il tramonto. Ma per fortuna il vento forte, che aveva imperversato durante tutto il giorno e che non ci aveva permesso di salire al m. Pore, è cessato lasciando che qualche nuvola punteggi il cielo stellato e oscuri leggermente il primo quarto di luna.

Partiamo e fatti pochi passi, appena dietro la chiesetta di legno, ci rendiamo subito conto che camminare, oltre ad essere insidioso , è anche pericoloso, non si sa mai quanto profonda è la neve, talvolta fino al ginocchio e oltre, rischiamo di farci male rovinando una notte fantastica. Così, lasciati gli zaini e montato il cavalletto, cominciamo a provare scattando con tempi via via sempre più lunghi.

Un silenzio incredibile ci circonda, rotto solamente dal passaggio di qualche auto che scende verso Cortina dopo aver cenato "Da Aurelio". E' un'esperienza fantastica e nello stesso tempo appagante, mentre il silenzio aiuta a liberare la mente.
Il freddo però ci congela le mani, impegnate senza guanti nel cercare la regolazione migliore per lo scatto. A malincuore lasciamo questo luogo portando con noi un ricordo indelebile.

Il monte Pore dal Passo Giaù

Il Monte Pore (2405 m) è una cima isolata a forma piramidale che fa parte del gruppo Averau-Nuvolau, meno slanciata e famosa delle vette dolomitiche circostanti. Presenta su tutti e quattro i lati delle coste che scendono verso il fondo valle ed in particolare incombono sugli abitati di Larzonei (Livinallongo) e Colle Santa Lucia. Queste coste un tempo erano utilizzate soprattutto per pascolo e per la fienagione anche se una vasta area era destinata all'attività mineraria estrattiva (miniere del Fursil) e collocandosi quindi lungo l’antica via del ferro, posta geograficamente al centro dell’area dolomitica, nella parte più a nord dell’Agordino, compresa fra i massicci della Marmolada, del Civetta e del Pelmo.

La sua isolatezza però la rende anche un punto panoramico eccezionale e i suoi pendii, quasi tutti sciabili, fanno di questa montagna un'interessante e appagante meta scialpinistica. E non solo. Poco prima di giungere al passo di Giau da Selva di Cadore, sulla sinistra si trova la località Fedare, qualche fienile adattato a baita, un rifugetto, la seggiovia che raggiunge forcella Averau con le relative piste da sci a cavallo tra l'Averau e il Nuvolau.

Con questa relativamente breve ma impegnativa escursione volevamo invece puntare a sud, verso la grande piramide erbosa del m. Pore, sorella del non lontano Col di Lana, caratteristica per la roccia magmatica nera che contrasta nettamente con le rosate rocce dolomitiche. Dalla Cima si gode uno splendido paesaggio sia sulle Dolomiti Agordine che sulle Dolomiti Ampezzane; infatti è un itinerario molto apprezzato non solo dagli scialpinisti ma anche dagli escursionisti.

Accesso:
Partendo da Selva di Cadore, si prosegue verso il Passo Giau, fino al Rifugio Fedare (mt. 2.000), a circa tre km dalla cima del Passo, dove un ampio parcheggio consente di lasciare l'automobile. In stagione è attivo anche un servizio di Skibus (costo Euro 4.00 A/R), che consente di raggiungere la partenza di Fedare senza muovere la macchina. Lasciamo dunque l’automobile al Rifugio Fedare, dove parte la seggiovia che sale al Rifugio Averau.

Subito a fianco del parcheggio, passiamo sotto alla seggiovia (leggere bene la cartellonistica), seguendo i segnavia bianco-rossi (sentiero CAI 463). Purtroppo le difficoltà iniziano già da subito in quanto la traccia di salita si ferma ad una chiesetta alpina circondata da graziose baite. Da questo punto dobbiamo battere traccia affondando nella neve fresca che è caduta abbondante l'altro giorno (40 cm).

Proseguiamo con difficoltà, puntando a destra e seguendo una dorsale punteggiata da baite e fienili, e dopo circa un'ora dalla partenza giungiamo alla cresta del Jof de Melei, a quota 2.140 mt. Siamo sulla cima dello spartiacque fra la montagna di Andraz e Fedare, Il cielo è terso e, davanti a noi si apre uno splendido panorama sulle valli e sulle montagne circostanti. Spiccano in primo luogo a sud-est il Pelmo e il Civetta, mentre a sud-ovest spicca la Marmolada con il suo ghiacciaio sciabile, ma non sfigurano l’Antelao, il Boè, il Sassongher, il Sorapis e molte altre crode.

Non c'è una nuvola in cielo, ma questo grazie ad un vento che sta spirando ad 80-90 km/h con un  wind chill marcatamente sotto lo zero termico. Dopo una brevissima pausa, giusto il tempo per qualche foto e prima di trovarci con le mani congelate, ripartiamo seguendo la cresta che separa la Val Codalonga dai prati del Monte Pore e che risale l’evidente costone nord-est del monte.

Oggi sicuramente dobbiamo rinunciare a salire in vetta così decidiamo, assieme ad altri due escursionisti, di tentare almeno di arrivare alla croce posta di recente in ricordo di Don Claudio Sacco, travolto da una valanga mentre sciava in solitaria il 3/12/2009. Purtroppo il vento spira ancora più forte e non ci lascia neppure per un istante.

Sotto di noi uno speedriding rinuncia alle sue evoluzioni e, disteso sulla neve, aspetta che il vento cessi per recuperare la sua attrezzatura. La situazione è veramente critica; con il vento facciamo veramente fatica a reggerci in piedi e inoltre dovremmo battere traccia con 50-60 cm di neve fresca e ventata. Così,  dopo averne discusso, decidiamo di ritornare a valle.

Qualche volta la rinuncia alla vetta pesa come un macigno, ma non oggi. Ci riteniamo pienamente appagati dalla splendida giornata e dai panorami incantevoli che si sono aperti davanti a noi.
Una volta scesi, poco sopra la chiesetta ci fermiamo in un grazioso baito per gustarci un po' di sole primaverile, prima di ritornare al Fedare dove abbiamo l'auto.

sabato 21 marzo 2015

Dal Serot al monte ... Cola o Colo ?

Come scritto sopra, l'idea era di salire per la dorsale sud-est, utilizzata dagli scialpinisti come alternativa per raggiungere la vetta del monte Cola. Ma non conosco il percorso, peraltro assolutamente non segnalato dal momento che generalmente la via principale passa per la Val d' Ilba. In questa parte del Lagorai ha nevicato poco recentemente, inoltre ha sventato molto e le temperature dei giorni scorsi erano elevate per il periodo con il risultato che le cime sono pelate, anche se ai loro piedi ci sono accumuli alle volte ingannevoli.

La strada forestale (asfaltata) che sale da Roncegno, è percorribile fino al rifugio Serot dove decidiamo di parcheggiare l'auto. Siamo soli anche se l'orario non è proprio da scialpinisti. E infatti non lo siamo per nulla. Neppure nel piccolo parcheggio di malga Fravort (vendono latticini ma non è una vera malga, a memoria direi che fino a qualche anno fa era una semplice una baita) non abbiamo visto auto parcheggiate.
Brutto segno, se gli sciatori hanno abbandonato in questo periodo di fine stagione queste cime, significa solo una cosa; la neve non è sciabile o non c'è più. Percorriamo la strada che porta a malga Trenca, la neve è compatta e permette una camminata tranquilla anche senza le ciaspe. Tracce più ampie dopo la Trenca: le seguiamo fino al ponte sul torrente Chiavona che è un punto di incrocio con il sentiero estivo CAI 323 che sale al lago delle Carezze (avendolo visto in estate sappiamo che ormai è quasi intorbato) e la strada forestale che con lungo traverso si porta al baito della Val d' Ilba.

Ci fermiamo un attimo, davanti a noi due scialpinisti stanno parlando tra di loro e sembrano indecisi sul da farsi. In effetti da dove siamo arrivati la dorsale sud-est del m. Cola è tappezzata a macchie di leopardo di zone dove la neve si è completamente dissolta lasciando emergere il marrone dell'erba vecchia, mentre altre zone sembrano bombate da accumuli di neve ventata. Difficile proseguire con gli sci in questa situazione.

 Proviamo a proseguire seguendo la strada che in breve ci porta a malga Colo e poi con breve salita raggiungiamo il Lago Grande, scontrandoci qualche volta con gli accumuli di neve descritti prima. Quì la neve copre completamente il paesaggio. Con notevole sforzo potremmo raggiungere la dorsale, e poi la croce di vetta, ma la salita in questa situazione sarebbe molto impegnativa e per nulla appagante la discesa ...

Alla fine decidiamo di fare il giro del lago e riprendo le tracce di altri escursionisti ci portiamo al lago delle Carezze, un posto davvero splendido per fare una pausa pranzo, ma oggi il tempo non è dei migliori, anzi e le nuvole basse non permettono alcuno sguardo verso la Valsugana e le cime della dorsale nord dell'Altopiano di Asiago.


Per bosco rado fino a malga Trenca e poi su prati punteggiati da radi larici al Serot il percorso di ritorno è intuitivo con un fuoripista che ci porta a curiosare tra le baitine che si sporgono verso il rifugio.

Rifugio Serot



E' situato in una location che ne fa sicuramente un posto unico sia per le escursioni estive sia per quelle invernali (ciaspole, scialpinismo).


Incantevole per i paesaggi e i panorami, in primis quello sulla prospicente Valsugana e sulle cime della dorsale nord dell'Altopiano di Asiago, il rifugio viene gestito da Roberto e Katia con disponibilità e gentilezza.
Ci siamo stati molte volte in estate e avevamo sempre trovato tanta gente, forse anche troppa.



Ieri invece, causa il meteo e il periodo di fine stagione con una neve fradicia e non più sciabile, ci siamo trovati a mangiare in poche persone. Abbiamo quindi apprezzato ancora di più l'atmosfera calda di un tipico rifugio di montagna vissuto quando il tempo esterno è ancora quello invernale, pur essendo il primo giorno di primavera.



Abbiamo assaggiato ancora una volta l'antipasto della casa: una pallina di polentina di Storo con fonduta di formaggi, funghi trifolati, avvolta nello speck e spolverata con ricotta affumicata. Semplicemente delizioso.



Ed abbiamo terminato con la treccia mochena un dolce tipico della val dei Mocheni servito con una crema pasticcera e una salsa ai frutti di bosco in cui predominavano i lamponi. Adorabile.

Da tornarci sicuramente

domenica 15 marzo 2015

Country House Foraman

Camminando tra le colline a nord di Marostica, come ho accennato nel post precedente, abbiamo avuto modo di imbatterci in questo locale che ha subito attirato la nostra attenzione e curiosità sia per la location sia anche per il menù che avevamo potuto leggere nella bacheca all'esterno.
Così ho invitato alcuni amici a provare qualche piatto di un menù che è sembrato a tutti molto accativante.
Essendo domenica sera ci siamo concentrati sugli antipasti e sui primi lasciando la scelta dei secondi ad una prossima (e direi ravvicinata) verifica. Tra i vari antipasti il piatto che ha ricevuto il plauso di tutti in maniera unanime è stato quello degli asparagi e uova (vedi foto).
Apprezzati anche i gnocchi (quenelles) di ricotta su un fondo di crema di cavolo nero, erbette e scaglie di mandorle e noci.
Forse la crema di cavolo nero aveva bisogno di maggior sapidità, ma il piatto era comunque molto invitante. Tra i primi abbiamo scelto i tortelli ripieni di burrata e gli spaghetti alla chitarra conditi con cacio e pepe e una spolverata di cacao.
Per noi sarebbe stato sufficiente, ma quando ci sono stati presentati i dolci non abbiamo potuto fare a meno di provarne qualcuno.

Le fettine di mele fritte o caramellate accompagnate da una crema e una marmellata fatta in casa ha ricevuto il massimo dei voti assieme alla famosa mattonella o lingotto di cioccolata. Molto apprezzati anche gli altri dolci come una variante creativa e molto buona dell'Irish coffee.

Abbiamo gustato tutto con piacere sia per i prodotti e gli ingredienti (quasi tutti di stagione e di loro produzione) sia per la fantasia e la capacità del giovane cuoco (di Santo Domingo con esperienze in Argentina) con la promessa di ritornarci al più presto, visto anche il conto finale (decisamente economico).


Forse l'unica nota negativa è relativa ad una tavolata accanto alla nostra in cui c'erano dei bimbi che avevano scambiato il locale come fosse il loro asilo. Purtroppo fino a quando non se ne sono andati riuscivamo a fatica a capire le poche frasi che tentavamo di scambiarci, pur gridandole.

mercoledì 11 marzo 2015

Marostica: Val d' Inverno - San Luca

È un itinerario che ci porta ad ovest di Marostica per farci conoscere il paesaggio delle colline di Pianezze, Molvena, Mason e Breganze, particolarmente suggestivo in primavera con la fioritura dei ciliegi. Il percorso ci conduce fino a lambire la frazione di SanLuca per poi ridiscendere verso la Val d’Inverno, ricca di molti aspetti naturalistici come i noti terrazzamenti per la coltivazione del castagno e del ciliegio.

Si parte da Contrà Nano/"Comando Tappa" (un edificio che ha mantenuto le scritte riferite alla Prima Guerra Mondiale e che si trova a mezzo chilometro ad est di Vallonara). Non è facile, per chi vi giunge e per un attimo sosta dinanzi al 'Comando tappa', in un'atmosfera così tranquilla e serena, immaginare tutto il fermento di vita e di attività in questo luogo negli anni della 1ª Guerra Mondiale. Allora, questo paesino era, come tutte le località della pedemontana vicentina, immediata retrovia del fronte dell'Altopiano. 
In quel periodo il "Comando Tappa" vide un andirivieni incessante di reparti in grigioverde, di salmerie, automezzi e artiglierie. La presenza più significativa fu senza dubbio quella della leggendaria Brigata 'Sassari', accantonata nel maggio 1917 tra Vallonara e San Michele.
Di essa abbiamo preziose testimonianze in varie opere di ufficiali della 'Sassari', quali Leonardo Motzo, Alfredo Graziani ma soprattutto Emilio Lussu, tra tutti il più noto con il suo libro "Un anno sull'Altipiano".
Si prosegue in piano per la strada che costeggia sul lato sinistro il torrente Longhella. Dopo 1 km circa raggiungiamo un bivio con i cartelli che indicano a sinistra la direzione per l'Agriturimo "Ai Marosi" e il "country House Foraman", da cui arriveremo nel ritorno. Quindi noi proseguiamo dritti fino ad un secondo bivio, dopo 1 km e 500 metri dalla partenza. Proseguendo dritti si sale per la strada principale che porta in contrada Valeri, mentre noi svoltiamo a destra per la strada che inerpicandosi per i ripidi pendii del monte porta a contrada Costa.

Facendo un pò di attenzione, dal momento che in questo borgo manca completamente la segnaletica, riusciamo a trovare il sentiero, subito a destra di una casa cantierata, che sale, delimitato da due vecchi muri a secco, tra le piante di un uliveto.
Ci fermiamo a metà salita perché la nostra attenzione viene catturata da una piccola stele in pietra su cui è stata ricavata una nicchia dove è collocata una madonnina.
Sopra la stele una piccola lapide con incise queste parole: " Fermati o viandante ed ammira questi luoghi, ringrazia il creatore e medita sulle fatiche dei nostri avi, rispetta e proteggi questi colli per amore dei nostri figli ".
Ripensandoci ora, penso che non ci fossere parole più giuste di quelle scritte e lasciate in quel luogo.

Riprendiamo il cammino e la nostra carrareccia ci porta ad una casa abbandonata sulla nostra sinistra mentre dalla parte opposta troviamo, ancora una volta, alcuni vecchi castagni, sopravissuti ai numerosi che in queste colline allignavano prima che la malattia del cancro del castagno li decimasse. Un po' oltre, dopo aver girato a sinistra il sentiero si immette nella strada principale asfaltata che porta in breve alla contrada Valeri e poi a lambire San Luca.

Siamo nel punto più alto del nostro percorso dove lo sguardo percorre tutta la Val d' Inverno e oltre fino alle colline di Bassano. All´interno della Valle  l´aspetto morfologico generale si presenta molto dolce, anche se la parte più profonda possiede alcune pareti in posizione sub-verticale, create nel tempo dalla lenta ma inesorabile erosione delle rocce, le arenarie e le marne calcareo-argillose. La notevole varietà del territorio favorisce lo sviluppo di una vegetazione quanto mai varia, una integrazione tra l´ambiente naturale e quello antropizzato.

Ora scendiamo, sempre seguendo la strada asfaltata verso contrada Perozzi-Filisedo fino ad arrivare alla contrada Marosi dove ci fermiamo ad ammirare un bel recupero architettonico (con le pietre tipiche della valle e di cui vi ho accennato sopra) di un vecchio borgo di case ristrutturato ad agriturimo: "Ai Marosi" appunto.

Scendiamo ancora di qualche centinaio di metri fino a quando la strada ci conduce quasi a ridosso del Country House Foraman; un locale che attira subito la nostra attenzione.
Facciamo una piccola deviazione per andare ad ammirare alcune ristrutturazioni-recuperi lungo la valle che sale al Roccolo Carli.
Riprendiamo il nostro cammino e con una ripida discesa ci riportiamo sulla strada della Val D'inverno che ripercorriamo a ritroso fino a dove abbiamo lasciato la nostra auto.
Partenza: Contrà Nano-Comando Tappa - 140 mt
Arrivo: San Luca - 460 mt
Ascens acc.: 350 m
Distanza con alt: 6 km e 800 mt
Tempo: 2 ore


mercoledì 4 marzo 2015

Marostica: sentiero dei Gorghi Scuri

Questo itinerario oltre a farci scoprire uno dei siti naturalistici più suggestivi del territorio a nord di Marostica, i Gorghi Scuri, (lussureggiante ed affascinante luogo che somiglia vagamente all'elfico "Gran Burrone" de "Il Signore degli Anelli")ci porta ad uno dei balconi collinari più belli per godere appieno del paesaggio delle colline della Pedemontana. Durante il cammino attraverseremo tratti di bosco nati su antichi terrazzamenti, alternati a colline in cui il bosco è stato sostituito da filari di viti e olivi messi a dimora sui vecchi terrazzamenti, in gran parte ripristinati, che seguono le linee sinuose delle colline della Pedemontana.
Da Valle S. Floriano si prende la strada che verso Ovest conduce a Contrà Placca, dove possiamo parcheggiare l'auto vicino ad un Capitello.
Da questo punto svoltiamo a destra, con direzione nord verso Contrà Capo di Sopra.  Percorriamo la stradina cementata che risale ripidamente il torrente “la Valletta”, che resta sempre sulla nostra destra, mentre un bosco di ripa, composto da salici, pioppi, ontani, robinie, costeggia alla sinistra la strada.

Arriviamo in breve ad una suggestiva cascata. Oltrepassiamo il torrente dirigendoci verso un vecchio baito recuperato (fienile rustico e ricovero per attrezzi) che costeggia la strada.
Subito dopo alcuni cartelli alla nostra sinistra indicano un sentiero alternativo solo per esperti; quello del " sito naturalistico dei Gorghi Scuri".

Ripromettendoci di farlo in una prossima uscita, noi proseguiamo per la più comoda strada forestale che si inerpica verso est inoltrandosi in un bosco di carpini neri e roverelle fino ad un piccolo casolare completamente restaurato.
Quì giriamo a sinistra mentre il bosco cambia di nuovo aspetto; ai carpini si sostituiscono alcuni vecchi castagni, sopravissuti ai numerosi che qui allignavano prima che la malattia del cancro del castagno li decimasse.
Un bosco che trasuda ancora di vecchie storie, di racconti fantastici, di anguane e salvanelli... Non c'è passo che non facciamo senza aspettarci di intravvedere qualcosa o qualcuno attraversare i profili di questi vecchi alberi. In un altro momento, forse, ci faremmo prendere dalla paura, ma invece capita che più ci immergiamo in questo bosco più il nostro spirito osservativo e avventuroso ci farà scoprire cose fantastiche e interessanti.

Come un vecchio fontanello da poco messo in luce dal recente taglio del bosco e che si trova nei pressi di un tornante destro che arriva a lambire la valletta degli Spini.
Ci soffermiamo per un istante ad osservare rapiti questo angolo di natura che ci induce ad immaginare cose d'altri tempi.
Usciti dal bosco attraversiamo, dapprima un gruppo di case adossate con a lato un vecchio pozzo, poi, tagliando per un pascolo aperto, giungiamo alle prime case della frazione di Pradipaldo, contrada Zeggio.
Arrivati all'incrocio con la strada provinciale che sale in Altopiano di Asiago ci concediamo una breve pausa per poter ammirare il paesaggio collinare della Pedemontana.

A questo punto si aprono davanti a noi alcune alternative.
1) una volta attraversata la strada provinciale potremmo scendere attraverso un sentiero che taglia due volte la strada per poi inoltrarsi nel bosco (versante sud) fino alla contrada Marchetti (ristorante "La Rosina")  e da li a destra per una strada sterrata arrivare alla contrada Piazzette e proseguendo arrivare al punto dove abbiamo lasciato l'auto.

2) salire qualche metro fino al campo da calcio e scendere per la stretta strada asfaltata che ci conduce alla contrada Fagarè alto e poi fino alle prime case di Valrovina, e da lì per sentierino della Val di Forame fino a San Michele. Seguendo via G. Fattori si perviene alla strada (contrà Gaggion Basso) che costeggia il torrente Lavacile fino a risalire in contrà Marchetti al ristorante "La Rosina" , per poi completare il giro come al punto 1).

Partenza: Valle San Floriano - 140 mt
Arrivo: Pradipaldo - 510 mt
Ascens acc.: 800 m
Distanza con alt: 13 km
Tempo: 3 ore e 10'



PS. la zona di Vallonara compreso anche il sito naturalistico dei "Gorghi Scuri" è da sempre un territorio di grotte. Solo nel 2014 il gruppo speleologico CAI di Marostica " I barbastrji"   ha scoperto ed esplorato 5 nuove grotte nella zona. Per coloro che fossero interessati ad avvicinarsi ed approfondire questo meraviglioso mondo esplorativo può partecipare alla serata organizzata a Sandrigo dal gruppo speleo