domenica 15 ottobre 2017

Altar Knotto: una escursione autunnale

L'Altar Knotto è un luogo intriso di fascino e mistero, con un panorama stupendo verso la Val d' Astico e verso la Pedemontana vicentina. Nelle giornate di sole, come quella che ci ha accompagnati in questa splendida e calda domenica di ottobre, i boschi misti del Campolongo si tingono di giallo, arancio e marrone bruciato quando sono i faggi a predominare, come in questa facile escursione.
Il grande masso si trova nel territorio di Castelletto di Rotzo, il più occidentale e, forse, il più antico dei comuni cimbri dell'altipiano di Asiago. Cos'è, cosa evoca, cosa ha rappresentato, cosa si svolgeva in epoca preistorica sulla piatta tavola di questo enorme masso, prima di tutto sicura magia della natura? L'etimologia delle parole con le quali è identificato, àltar, Altar-knoto, Eltarle, cioè altare, pietra dell'altare, altaretto, si rifà alla forma della pietra che in parte è simile ad un altare e fa subito supporre che lì venissero celebrati dei riti pagani agli Dei.

L'Abate Agostino Dal Pozzo ci ricorda che "... i popoli settentrionali avevano a venerazione le grosse pietre, specialmente se queste soprastavano a qualche precipizio....Credevano altresì che dentro, o sotto di esse pietre soggiornassero i Genj tutelari dei luoghi, e soprattutto i Nani, i quali, come abbian detto, amavano di abitare nelle pietre."
 La grande formazione rocciosa a strapiombo sulla Val d’Astico, a 1334 metri di quota, è sempre stata fonte di miti e leggende per gli abitanti dell’Altopiano. “Sul monte, dopo i neri boschi d’abete – così descrive il luogo Mario Rigoni Stern ne “L’Altopiano dei Sette Comuni” (ed. Cierre) – si apre nel cielo una chiara radura coperta da ginestre e dove affiorano le ossa della Terra: macigni grigi levigati dal Tempo. Sotto precipita una valle con paesi sparsi lungo il fiume e, lontano la pianura fino al mare. La mia gente saliva fin quassù portando la vittima per il sacrificio; il popolo restava in silenzio fra le ginestre e le pietre, mentre i sacerdoti per un cunicolo si accostavano all’Antico Sasso in bilico sul baratro”.

Raggiungerlo è facile, salendo da Rotzo verso il monte Verena lasciamo la macchina al terzo tornante, alla curva chiamata del Tellale. Qui inizia la strada sterrata, segnata come sentiero CAI 802 che sale con leggera pendenza addentrandosi nel bosco. Il percorso si snoda verso ovest rimanendo sempre nel bosco misto a prevalenza di latifoglie, e dopo una radura la strada diventa un sentiero che sale in modo più sostenuto fino all'ultima ripida parte che ci conduce all'Altaburg.

Quì, dove è posta una croce, la fatica viene compensata da un magnifico panorama.
Questo, come molti dei toponimi dell'Altopiano, deriva della lingua cimbra e significa Antico Castello.
Se ci fosse o meno un castello od un vecchio borgo, resta un mistero.

Torniamo sui nostri passi fino al bivio da dove siamo arrivati e svoltiamo a sinistra lungo il sentiero che corre sul crinale della montagna, il panorama resta celato dalla fitta vegetazione, che in autunno si colora di tutte le tonalità dal giallo al bruciato, finchè non si arriva ad una radura dalla quale riusciamo finalmente a vedere il vero protagonista della giornata, l'Altar Knotto.

Una volta che siamo usciti dal bosco lo possiamo ammirare in un pianoro dall'alto.
Ma volendo, se abbiamo qualche esperienza di progressione in ferrata, possiamo scendere all'antico altare seguendo verso nord un piccolo crepaccio. A monte, tra gli arbusti possiamo scorgere uno stretto anfratto dove dobbiamo calarci. Niente paura, nella roccia sono stati infissi dei gradini di pioli di ferro che aiutano la discesa e soprattutto la successiva risalita.

Lasciandoci alle spalle questa meraviglia, proseguiamo ancora per qualche minuto nel bosco fino all'Alta Kugela (antico covolo o riparo). L'ultima tappa di questa escursione, dove ancora la roccia è protagonista.  Riprendiamo la strada sterrata, dapprima in leggera salita e poi tra lunghi tratti in piano e qualche discesa, così che dopo circa 30' scendiamo sulla strada asfaltata che porta al Verena, a qualche chilometro di distanza dalle auto.

Si può proseguire lungo questa carrabile, ma se si presta attenzione vi sono nel bosco delle segnaletiche (segni bianco-rossi) che ci indicano delle scorciatoie così da rendere il ritorno più breve.

3 commenti:

Remigio Sudiro ha detto...

Bellissimo da fare, specialmente in questa stagione. Molto bella la discesa in mezzo al bosco di faggio dall'Alta Kugela fino alla strada. E' qualche anno che non ci torno.

mario ha detto...

caro Remigio,
in questo periodo è sicuramente uno dei percorsi da fare per immortalare i colori dei faggi in autunno. Stupendo.
Spero di riuscire a fare di nuovo una escursione assieme, prima o poi.

Remigio Sudiro ha detto...

Caro Mario, Io sono sempre libero. Quando vuoi, basta un fischio