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domenica 9 agosto 2015

Val di Funes: Col di Poma e Bronsoi

Percorriamo per intero la Val di Funes passando gli abitati di San Pietro e S.ta Maddalena fino a Malga Zannes dove termina la strada e dove, pagato il pedaggio per accedere al parcheggio, lasciamo l'auto.

Usciti e finalmente calati nella magica atmosfera di questa stupenda valle Dolomitica, famosa fra l’altro per aver dato i natali ad un certo Reinhold Messner, che qui è cresciuto ed ha iniziato la sua straordinaria carriera di alpinista, osserviamo il Sass Rigais e la Furcheta che giocano a nascondino con nuvole che sembrano minacciare temporali e pioggia, ma presto il vento da ovest pulirà il cielo regalandoci una giornata con alternanza di cielo limpido e di nuvole coprenti le cime.

Ripercorriamo a ritroso i pochi metri che ci riportano davanti al ristoro info Zannes dove, lasciando sulla destra la forestale (sentiero n° 32) che percorre la valle del rio San Zenon passando davanti alla malga Sass Rigais, inbocchiamo il sentiero n° 33 che costeggia il rio Kasserill e prende gradatamente quota dentro un magnifico bosco di conifere.

Questa via alternativa per raggiungere la malga Gampen e quindi il rifugio Genova, equivalente alla principale per lunghezza, dislivello e tempo di percorrenza, è sicuramente da preferire per l’ambiente meno antropizzato che attraversa e soprattutto per la superba visione delle Odle, che riserva dal momento che, attraversato un ponticello, si lascia definitivamente il corso del rio Kasserill e aggirando il colle Burstling, si salgono i prati che digradano dolcemente da malga Gampen 2062 m.

Qui i paesaggi cambiano, il bosco lascia spazio ai prati da cartolina, quelli verdi, che sembrano tagliati con le forbicine. Un sentiero un po’ più ripido abbellito da una staccionata ci porta sui pascoli di Malga Gampen (Gampenwiese) un belvedere dove le Odle ci appaiono per la prima volta in tutta la loro grandiosità.

Da sopra i ghiaioni spingono su verso il cielo le cime del Sass Rigais, della Furcheta e delle Fermede, un prospettiva magnifica che va via via degradandosi fino al rilievo della Seceda e ai verdi prati del Passo Brogles e della Rasciesa. Raggiungiamo presto la conca della malga Gampen, che si presenta accogliente per una breve sosta ristoratrice.

 

Riprendiamo il nostro cammino seguendo la forestale, risistemata da poco, che porta al rifugio Genova. 

 

 

 

 Arrivati al tornante a quota 2.230, invece di proseguire per la strada, decidiamo di cambiare il percorso scegliendo di usare il sentiero contrassegnato come 3A che in 20 minuti sale il ripido canalone erboso fino al Passo Bronsoi a quota 2.350 mt e il Sobutsch.

Superato lo steccato del Passo incrociamo il sentiero n.3 che con direzione nord ci conduce al Passo Poma e al rifugio Genova.
Il sentiero è alquanto esposto ma il tratto è breve e in poco tempo e senza renderci conto del traverso esposto in cui poggiano i nostri passi ci ritroviamo al passo Poma.




Il panorama è splendido.
Un sentiero procede verso la forcella Putia e verso il Sass di Putia, un'altra traccia (quella che abbiamo appena percorso) va verso il Passo Bronsoi.

Da una parte la Val di Funes, dall’altra la Val Badia e Longiarù.
Da una parte le Odle dall’altra le Conturines, la Croda del Becco, i Monti di Fanes, la Croda Rossa d’Ampezzo.
 
Prima di scendere al Rifugio attraversiamo i prati a nord del Passo fino a raggiungere un Capitello che segna il punto di intersezione tra diversi sentieri che arrivano dal Sass da Putia e dalla Val Badia incrociandosi con il sentiero che sale al Col di Poma (2.422 mt) punto più elevato della nostra escursione e da cui si gode di un panorama unico.


venerdì 31 luglio 2015

Le Odle da Seceda: un luogo imperdibile


La Seceda è situata sul versante soleggiato della Val Gardena, nel bel mezzo del Parco Naturale Cisles-Odle.
Si parte dalla stazione a valle situata a Ortisei (1250 mt) e si arriva ai 2450 metri della stazione a monte di Seceda attraverso due tronconi che superano quindi un dislivello di oltre 1200 metri.
Forse è per questo che il prezzo A/R è di 28,00 €. Non poco certamente.


E quando si arriva in vetta al Seceda la prima cosa da fare è andare al cosiddetto Punto Panoramico.
Questo è uno spiazzo a 2500 metri di altitudine dal quale si può godere una delle più belle viste panoramiche sulle dolomoti e sulle Alpi.
A nord si intavedono le Vetta D'Italia, le montagne austriache con i relativi ghiacciai dello "Zillertal".
Ad est il gruppo delle Odle, palestra di roccia del giovane Reinhold Messner, il gruppo Stevia, Cir e Sella. A sud la Marmolada.  il Sassolungo e il Sassopiatto, il Catinaccio con il Latemar. A ovest lo Sciliar, l'Adamello il gruppo del Brenta, e infine le cime e i ghiacciai dello "Stubai" in Austria .  Ai nostri piedi distese di prati verdi che sembrano dei tappeti e baite ben tenute, frutto dell'instancabile lavoro dei contadini del posto che da centinaia di anni curano questo territorio.


Dalla stazione di arrivo della cabinovia e restando in quota si può arrivare alla forcella Pana dove arriva il sentiero n. 6 che sale dalla Brogles. Da quì il panorama dolomitico è spettacolare. Davanti a noi la parte alta della Val di Funes con a destra il Bronsoi, il rifugio Genova e il Col di Poma. Più a nord le pareti delle Odle di Eores.



domenica 5 luglio 2015

Crostino di pane toscano, alici marinate con aspretto di ciliege e colatura di alici

Crostino di pane toscano, 
alici marinate con aspretto di ciliege 
e colatura di alici


Le alici marinate sono un classico antipasto di una cena a base di pesce. Una ricetta che più o meno conosciamo tutti; ne esistono pertanto moltissime varianti che comunque si assomigliano molto nella marinatura classica che prevede aceto di vino bianco, o succo di limone, con l'aggiunta di un condimento che non prescinde mai dal prezzemolo e dall’aglio, mentre qualche ricetta aggiunge anche del peperoncino. 
Quella che vi propongo è invece una variante sfiziosa in cui la classica marinatura viene sostituita da una fatta con l'aspretto di ciliege, aglio e prezzemolo. Mentre nell'impiattamento viene aggiunto un cucchiaino di colatura di alici.
Provatelo.

martedì 2 giugno 2015

Caorle e i Casoni

Sono a Caorle per qualche giorno a scontare un impegno di lavoro che comunque non mi occupa interamente le giornate, lasciandomi più di qualche ora libera. E allora come non approfittarne per andare a visitare la laguna di Caorle con i suoi famosi "Casoni". A pochi chilometri dalla spiaggia già affollata di bagnanti c’è un mondo silenzioso, lontano, quasi segreto, un mondo di storie da ascoltare, di chiacchiere allegre in compagnia di una buona “ombreta”,un mondo fatto di antiche tradizioni marinare, il mondo dei "Casoni".

Un modo molto bello per raggiungere e visitare i casoni e l’isola dei pescatori è utilizzare un barchino, oppure noleggiando una bicicletta,  in questo modo si ha la possibilità di osservare anche il pittoresco centro di Caorle girovagando tra calli e campielli e ammirando le facciate delle case deliziosamente dipinte con colori pastello. Una volta inforcate le biciclette, che noleggiate presso "Caorlebike" che si trova in prossimità della Piazza S.Antonio a 100 mt. dal centro storico, percorriamo via Dal Moro Luigi e poi via Roma fino ad arrivare nella piazzetta del Duomo con il suo splendido campanile cilindrico simbolo della cittadina e circondato da calli e campielli che rimandano a quelle di Venezia.

Lasciato il Duomo e il centro storico, poco dopo, dove la terra incontra l'acqua, ci troviamo davanti alla Chiesetta sul mare. Secondo la tradizione, il Santuario della Madonna dell’Angelo è stato edificato attorno al VI °secolo dagli abitanti di Concordia Sagittaria che, emigrati nell'isola per sfuggire alle invasioni barbariche, vi edificarono questa piccola costruzione che con il passare degli anni divenne un simbolo per tutta la città di Caorle. Lasciata la chiesetta costeggiamo la lunga spiaggia di Levante fino alla località Falconera.
Si prosegue da Falconera sull'argine che costeggia il Nicesolo, in direzione Nord-Ovest, lungo la pista ciclabile nuova. Durante il percorso, guardando sempre a destra, si possono scorgere i 'ghebi' - piccoli canaletti che entrano tra le canne di falasco con cui i pescatori costruiscono i casoni. In un attimo ci troviamo nella splendida campagna veneta, e dato che pedaliamo sopra l'argine, abbiamo un po' di vista tutt'attorno. Ogni tanto sulla nostra destra, tra la strada e il canale compare seminascosto tra il canneto qualche casone.

Qualcuno risistemato, ma chiuso in un silenzio d'altri tempi. In qualche altro udiamo voci che si rincorrono tra l'interno dell'edificio e il giardino ben tenuto con gli alberi da frutto e una siepe che nascondono alla nostra vista attimi di vita quotidiana. La cosa che più ci colpisce è l'accativante odere di pesce cucinato alla griglia che si accompagna in una sinfonia inebriante, vista anche l'ora, al profumo di piante aromatiche e delle tamerici in fiore.

Storditi in tutti i sensi arriviamo alla fine della pista ciclabile, e troviamo un parcheggio delle biciclette. Scendiamo, e ci avventuriamo a piedi sull'"isola dei casoni", congiunta tramite un piccolo ponte. Ai bordi del sentiero i vari appezzamenti, con allevamenti di cigni, anatre, e vari animali da cortile. Tutto pulito e lindo, ma senz'anima... Senza difficoltà arriviamo alla fine del sentiero, dove incontriamo alcuni pescatori.  La vegetazione è lussureggiante, con canneti, ma di animali liberi neanche la traccia..

Lungo il percorso arriviamo ad un casone, dove un signore anziano ci invita ad una visita dell'interno. Fortuna insperata, non osavo chiedere... Mi lascia fotografare l'interno, e inizia a decantare le meraviglie della zona, ma lentamente ci rendiamo conto che sa di costruito per la curiosità dei turisti.
Salutiamo e ringraziamo  per l’ospitalità, e torniamo verso le nostre biciclette, per proseguire la nostra avventura….


Resta il piacere della bella pedalata, e di essere usciti per un po' dagli schemi della solita vacanza, facendo quattro passi in una zona sicuramente bellissima paesaggisticamente, ma che ha un pò venduto quell'anima magica e solitaria che tanto aveva ammaliato Hemingway.

lunedì 1 giugno 2015

Caorle e la Laguna di Hemingway

"Un autunno di giornate splendide, di brevissime piogge che lasciano il cielo più terso di prima e accendono di arcobaleno il collo e la testa dei germani reali e dei codoni che si alzano all'improvviso dai canneti verso spazi che sembrano eterni. I silenzi sono dolcissimi. I rumori sono quelli di un cefalo che qua e là guizza a mezz'aria e ricade nell'acqua, del fruscio delle foglie appena mosse dal vento, del richiamo degli uccelli migratori che arrivano dopo un lungo viaggio dai Paesi dell'Est e scendono con larghe volute sulla laguna di Caorle rimasta antica nei suoi umori e nel sapore della vita." (Ernest Hemingway, "Di là dal fiume e tra gli alberi ", 1948)

Alla laguna di Caorle, lo scrittore americano, si ispira per alcune pagine del romanzo "Di là del fiume e tra gli alberi", pubblicato in America nel 1950 ma in Italia solamente nel 1965 dopo la morte dello scrittore per sua espressa volontà. Hemingway pensava di aver trovato in questo remoto angolo della laguna veneta quello che invano aveva sempre cercato nel suo girovagare per il mondo: la felicità e l'amore espressi nel gioioso rapporto con la giovane fanciulla veneziana (Adriana Ivancich), descritto nelle pagine del suo libro.
In effetti fu proprio Adriana Ivancich, ma anche la malìa del paesaggio della laguna veneziana, a produrre in Hemingway quella sorta di incantamento che gli permise di tradurre in finzione letteraria le sue più vive esperienze di vita : la seconda guerra mondiale; il declino dell'età; i ricordi della giovinezza; l'inquietudine e il sogno di una ritrovata giovinezza. 

"Quattro barche risalivano il canale principale verso la grande laguna a nord...Spuntò l'alba prima che giungessero alla botte di doghe di quercia immersa nel fondo della laguna... il cacciatore.. Osservò il cielo rischiararsi oltre il lungo margine della palude e vide in lontananza le montagne coperte di neve. Il colonnello udì uno sparo alle spalle dove sapeva che non c'erano appostamenti e voltò il capo a guardare di là della laguna gelata la lontana spiaggia. Volavano alti nel cielo i germani reali e i codoni si alzavano all'improvviso dai canneti verso spazi eterni; guizzava il cefalo a mezz'aria ricadendo nell'acqua e le anatre si perdevano nei giochi di ali e di luci." (E. Hemingway).

Sono i momenti più belli di Hemingway quelli che egli vive in questo paesaggio magico, in queste solitudini dove la voce umana viene appena sussurrata. E dove il mondo e i suoi rumori diventano lontani; dove la quiete assume dimensioni nitide e leggere. Leggere, appunto, come il volo degli uccelli, che solcano eleganti il cielo incontaminato della laguna di Caorle, un paesaggio unico per ritrovare l'autenticità della natura.

venerdì 10 aprile 2015

Ristorante Rifugio Da Aurelio al Passo Giau

Con alcuni amici abbiamo organizzato un weekend sulla neve (ciaspole) nella zona di Passo Giau. Sole, neve, panorami mozzafiato e natura meravigliosa non potevano trovare giusto accompagnamento che con una cena presso il rifugio Da Aurelio.  Logicamente dopo aver prenotato con largo anticipo. Una location, soprattutto invernale unica e fantastica, tanto che prima di accomodarci in tavola siamo saliti al Passo per scattare qualche foto al tramonto.

Una volta accomodati al tavolo ci siamo lasciati convincere dai suggerimenti di Annalisa ed abbiamo scelto il menù degustazione, con qualche variazione che ci ispirava per la sua ardita composizione ed accostamento.   Tra tutti quelli degustati alcuni meritano sicuramente anche la lode.
Uovo pochè su crema di patate, tartufo e finferli i cui profumi erano da soli capaci di darci piena soddisfazione. In bocca i gusti si amalgamavano perfettamente senza che, ad esempio, il tartufo coprisse gli altri come ci si aspeterebbe da un piatto così composto. Ottimi i finferli che risultavano per niente gommosi ma perfettamente croccanti come fossero stati raccolti in giornata.
Magnifico !

Panna cotta al fieno d'alpeggio con lichene croccante.
Un dolce davvero originale, pensato ed elaborato, ma nella sostanza molto semplice e straordinario. Soprendentemente buono il gusto amaro-croccante del lichene a contrastare la dolcezza della panna cotta sfumata dal fieno.

Peccato solo vedere molti commensali cenare chiaccherando animatamente senza rendersi conto di quello che stavano mangiando.
Qualsiasi piatto composto da Gigi Dariz, il figlio di Aurelio che oggi gestisce il ristorante Rifugio, anche il più semplice, è una creazione artistica e andrebbe valorizzato per quello che di bello e buono sa darci.


* la prima foto è dell'amico Mark con cui ho condiviso questo favoloso weekend

domenica 29 marzo 2015

Al rifugio Città di Fiume

L'itinerario che conduce al Rifugio Città di Fiume è un ottimo compromesso che consente, anche ai principianti, di godere di uno splendido panorama sulle più famose cime dolomitiche: Monte Pelmo, Marmolada, Croda da Lago, Lastoni del Formin. Il Rifugio è aperto durante l’inverno nei fine settimana, tutto il mese di febbraio e nelle festività e rappresenta quindi un ottimo punto di sosta e ristoro. Per arrivarci ci vuole circa un'ora.

Per coloro che volessero provare l'emozione di trovarsi ad un passo dalle strapiombanti pareti del m. Pelmo consigliamo di continuare, una volta arrivati al rifugio, seguendo la traccia che a destra attraversa il vallone e raggiunge Forcella Forada. Per i più allenati c'è invece la possibilità di proseguire dal Rifugio Città di fiume verso una meta un po' più impegnativa: il Col de la Puina punto molto panoramico, oppure proseguire verso Malga Prendera, per garantirsi una giornata di pura immersione nello spettacolare scenario invernale.

Accesso
La partenza può avvenire indifferentemente o dal Rifugio Aquileia, che si può raggiungere direttamente in automobile andando da Selva di Cadore in direzione Passo Staulanza, e svoltando a sx seguendo le indicazioni per il Rifugio e il Centro fondo (circa 7km dal centro di Selva di Cadore). Oppure si può partire dal 3° tornante del Passo Staulanza, direzione Val di Zoldo, dove c'è un ampio parcheggio segnalato.

Itinerario
Partendo dal parcheggio del terzo tornate del Passo Staulanza, il percorso è ben tracciato. La prima meta è Malga Fiorentina, una malga non più attiva da dove già si cominciano a scorgere i primi meravigliosi scorci panoramici. Dalla malga si prosegue tenendo la destra e in breve si esce dal bosco rado (lariceto) e si raggiungono i prati del Rifugio.

sabato 28 marzo 2015

Il monte Pore dal Passo Giaù

Il Monte Pore (2405 m) è una cima isolata a forma piramidale che fa parte del gruppo Averau-Nuvolau, meno slanciata e famosa delle vette dolomitiche circostanti. Presenta su tutti e quattro i lati delle coste che scendono verso il fondo valle ed in particolare incombono sugli abitati di Larzonei (Livinallongo) e Colle Santa Lucia. Queste coste un tempo erano utilizzate soprattutto per pascolo e per la fienagione anche se una vasta area era destinata all'attività mineraria estrattiva (miniere del Fursil) e collocandosi quindi lungo l’antica via del ferro, posta geograficamente al centro dell’area dolomitica, nella parte più a nord dell’Agordino, compresa fra i massicci della Marmolada, del Civetta e del Pelmo.

La sua isolatezza però la rende anche un punto panoramico eccezionale e i suoi pendii, quasi tutti sciabili, fanno di questa montagna un'interessante e appagante meta scialpinistica. E non solo. Poco prima di giungere al passo di Giau da Selva di Cadore, sulla sinistra si trova la località Fedare, qualche fienile adattato a baita, un rifugetto, la seggiovia che raggiunge forcella Averau con le relative piste da sci a cavallo tra l'Averau e il Nuvolau.

Con questa relativamente breve ma impegnativa escursione volevamo invece puntare a sud, verso la grande piramide erbosa del m. Pore, sorella del non lontano Col di Lana, caratteristica per la roccia magmatica nera che contrasta nettamente con le rosate rocce dolomitiche. Dalla Cima si gode uno splendido paesaggio sia sulle Dolomiti Agordine che sulle Dolomiti Ampezzane; infatti è un itinerario molto apprezzato non solo dagli scialpinisti ma anche dagli escursionisti.

Accesso:
Partendo da Selva di Cadore, si prosegue verso il Passo Giau, fino al Rifugio Fedare (mt. 2.000), a circa tre km dalla cima del Passo, dove un ampio parcheggio consente di lasciare l'automobile. In stagione è attivo anche un servizio di Skibus (costo Euro 4.00 A/R), che consente di raggiungere la partenza di Fedare senza muovere la macchina. Lasciamo dunque l’automobile al Rifugio Fedare, dove parte la seggiovia che sale al Rifugio Averau.

Subito a fianco del parcheggio, passiamo sotto alla seggiovia (leggere bene la cartellonistica), seguendo i segnavia bianco-rossi (sentiero CAI 463). Purtroppo le difficoltà iniziano già da subito in quanto la traccia di salita si ferma ad una chiesetta alpina circondata da graziose baite. Da questo punto dobbiamo battere traccia affondando nella neve fresca che è caduta abbondante l'altro giorno (40 cm).

Proseguiamo con difficoltà, puntando a destra e seguendo una dorsale punteggiata da baite e fienili, e dopo circa un'ora dalla partenza giungiamo alla cresta del Jof de Melei, a quota 2.140 mt. Siamo sulla cima dello spartiacque fra la montagna di Andraz e Fedare, Il cielo è terso e, davanti a noi si apre uno splendido panorama sulle valli e sulle montagne circostanti. Spiccano in primo luogo a sud-est il Pelmo e il Civetta, mentre a sud-ovest spicca la Marmolada con il suo ghiacciaio sciabile, ma non sfigurano l’Antelao, il Boè, il Sassongher, il Sorapis e molte altre crode.

Non c'è una nuvola in cielo, ma questo grazie ad un vento che sta spirando ad 80-90 km/h con un  wind chill marcatamente sotto lo zero termico. Dopo una brevissima pausa, giusto il tempo per qualche foto e prima di trovarci con le mani congelate, ripartiamo seguendo la cresta che separa la Val Codalonga dai prati del Monte Pore e che risale l’evidente costone nord-est del monte.

Oggi sicuramente dobbiamo rinunciare a salire in vetta così decidiamo, assieme ad altri due escursionisti, di tentare almeno di arrivare alla croce posta di recente in ricordo di Don Claudio Sacco, travolto da una valanga mentre sciava in solitaria il 3/12/2009. Purtroppo il vento spira ancora più forte e non ci lascia neppure per un istante.

Sotto di noi uno speedriding rinuncia alle sue evoluzioni e, disteso sulla neve, aspetta che il vento cessi per recuperare la sua attrezzatura. La situazione è veramente critica; con il vento facciamo veramente fatica a reggerci in piedi e inoltre dovremmo battere traccia con 50-60 cm di neve fresca e ventata. Così,  dopo averne discusso, decidiamo di ritornare a valle.

Qualche volta la rinuncia alla vetta pesa come un macigno, ma non oggi. Ci riteniamo pienamente appagati dalla splendida giornata e dai panorami incantevoli che si sono aperti davanti a noi.
Una volta scesi, poco sopra la chiesetta ci fermiamo in un grazioso baito per gustarci un po' di sole primaverile, prima di ritornare al Fedare dove abbiamo l'auto.