dai cinguettii dei fringuelli e delle cincie
che al tramonto riempieno l'aria,
Maestose ed eleganti cattedrali di pietra che svettano nel cielo, il gruppo delle Pale di San Martino è il più esteso delle Dolomiti, con circa 240 kmq di estensione, ed è situato in parte nel Trentino ed in parte nel Veneto.
La cima Fradusta, che con la sua altezza di 2939 m è una delle più alte cime del Gruppo, è caratterizzata da una imponente parete sud che precipita verticale nella valle delle Lede ma soprattutto dalla presenza dell’omonimo ghiacciaio, ubicato nel suo versante nord Il piccolo ghiacciaio della Fradusta, uno dei pochissimi residui glaciali è considerato oramai agonizzante. Purtroppo, il progressivo ritiro dei ghiacciai alpini ha portato nella torrida estate del 2003 alla rottura del ghiacciaio in due piccole parti.
In questo periodo dell'anno la salita alla cima della Fradusta riserva momenti di grande intensità emotiva e di felicità spirituale.
Da un alto perché l'altopiano completamente innevato risulta essere così unico nell'ambiente dolomitico da renderlo quasi simile all'altopiano del Tibet.
Dall'altro perché nel periodo invernale capita spesso di poter percorrere i sentieri dell'altopiano delle Pale in completa solitudine.
Il cielo è perfettamente pulito e fa molto freddo.
Silenzio totale, solo il rumore dei nostri passi. Dietro di noi, lontano, osservo (un po’ nascosto) il Cimon della Pala, la bianca Valle dei Cantoni, la Vezzana, i Bureloni e il Focobon.
Camminiamo lentamente perché la neve scesa qualche giorno fa non è trasformata e dobbiamo alternarci per battere traccia dal momento che nei giorni precedenti nessuno si è avventurato sull'Altopiano.
Così impieghiamo più di due ore per arrivare al Passo Pradidali Basso dove ci fermiamo per una breve sosta e per pianificare la salita alla cima.
Per salire alla cima dobbiamo compiere un ampio giro passando per il passo della Fradusta e quindi per la Forcella Alta del Ghiacciaio.
Questo è il sentiero estivo che, aggirando tutto il ghiacciaio, consente di risalire agevolmente e senza alcuna difficoltà il dislivello di circa 250 m che c’è tra l’altopiano e la Fradusta.
Ma non voglio dimenticare lo spettacolo che mi offre in questo momento la montagna. E così per un istante mi fermo ad ammirare il grandioso panorama, chiuso dentro il pile e la giacca termica. Il sole è riuscito a scaldare un po’ l’aria ma fa ancora freddo.
Una leggera brezza di vento mi sfiora la pelle del viso, così mi sistemo il frontino del cappuccio e chiudo gli occhi.
Abbiamo ammesso e accettato la rinuncia alla cima rendendo ancora plausibile il valore di quello che abbiamo fatto oggi; la rinuncia alla vetta non è stata una sconfitta.
Il tuo tocco lieve sulla mia spalla mi richiama dall'assopimento sognante, poi le voci dei miei compagni d'avventura mi riportano definitivamente alla realtà e alla fatica del percorso di ritorno che dobbiamo ancora fare.
Arriviamo alla funivia appena in tempo per prendere l'ultima corsa. Le ultime luci del giorno colorano con sfumature tenui e delicate il paesaggio, riempendoci il cuore di malinconia, ma anche di felicità per la giornata trascorsa quassù, isolati dal mondo tra la gloria di queste altezze dove, per un tempo indeterminato, ci è sembrato di essere stati realmente più vicini al cielo che non alla terra.