giovedì 29 marzo 2012

Valbrenta: sentiero "A. Dal Sasso" e lo strodo dei Grisoni

Interessantissima passeggiata dalle notevoli valenze antropologiche che ci aiutano a capire sia le manifestazioni della natura sia le modificazioni del territorio operate dalla presenza dell’uomo in Valbrenta a partire dai primi decenni dopo l'anno Mille.

Si percorrono tratti di antiche mulattiere tra imponenti masiere (terrazzamenti) per secoli adibite alla coltivazione del tabacco. Storie di contadini, contrabbandieri e finanzieri. Interessanti anche le vedute paesaggistiche sul primo tratto della Valbrenta, oltre alla presenza di notevoli formazioni boschive: dal carpino nero, al castagno, dalla quercia all'acero di monte, dal tiglio alla betulla e nocciolo.

Partiamo dal Piazzale antistante la Chiesa di Campolongo (quota 140 mt), dove abbiamo parcheggiato l'auto, e saliamo per un vicoletto attraverso l'abitato del paese. Dopo qualche centinaio di metri lungo una rapida strada asfaltata troviamo il pannello didattico descrittivo del percorso.

Imbocchiamo la mulattiera sulla destra che sale, con tratti abbastanza ripidi.
Oltrepassata la Val Brutta incontriamo subito i caratteristici terrazzamenti (“banche” per quelli del posto), ricavati sui ripidi pendii del monte per la coltivazione del tabacco, purtroppo unica fonte di reddito della popolazione per almeno due secoli, dalla seconda metà ‘700 a metà ‘900.

Man mano che saliamo le coltivazioni lasciano il posto al terreno incolto, ma senza la sterpaglia che si può trovare da altre parti. I muri di sostegno dei terrazzamenti sono solidi e caratterizzati dalla presenza di interessanti scale di collegamento fra livelli diversi perfettamente integrate nelle massicciate.

Riprendiamo la nostra salita per un tratto che costeggia un ampio bosco dove si possono trovare alcune significative presenze: la roverella, il carpino nero, l'acero, il tiglio, per raggiungere, dopo aver superato una vecchia cisterna, un vecchio e ben conservato castagneto (i marroni di Campolongo erano rinomati anche nei mercati veneziani, in particolare quello di Rialto) dove la presenza di alcune piante di notevole dimensione meritano essere ammirate.

Queste zone, un tempo raggiungibili solo a piedi, sono ora raggiungibili con una strada interpoderale realizzata recentemente dal Comune. Ed è proprio seguendo questa strada di collegamento in quota, che raggiungiamo, dopo aver superato la Val Dritta e la Val dei Salti l’incrocio con il sentiero cai 765 che porta alla chiesetta della Madonna della Salute.

Il pianoro antistante la chiesetta è un superbo belvedere che, dal Col Moschin alla montagna di Solagna, ci fa vedere tutta la sequenza di valli e valloni che dal Grappa scendono al Brenta.
Dopo una breve pausa  proseguiamo e, subito a monte della chiesetta, oltrepassiamo l'imbocco del "Trodo dei Grisoni". Questo antico "sentierello" (trodoèo) serviva a rendere più breve il percorso di salita verso il Palazzon.

Al contrario noi preferiamo proseguire seguendo la mulattiera che, con ampi tornanti e dopo aver attraversato una pineta, raggiunge i ripiani sommitali dell’Altopiano e la casara Busa del Pozzo (1045 mt ore 3). Da qui saliamo ancora per mulattiera fino ad arrivare all'aperta dorsale sommitale del Campolongo.

Scendiamo lentamente verso il Palazzon ammirando il panorama sulla pianura veneta che si apre davanti a noi come un atlante geografico.
Ritorniamo sui nostri passi e scendiamo nuovamente la mulattiera che ci riporta alla chiesetta della Madonna della Salute. All’esterno una campana appesa alla parete ci induce a suonare alcuni rintocchi di ringraziamento.

Continuiamo la nostra discesa per il sentiero 765 fino ad incrociare la strada interpoderale all'altezza delle case Vialetto. Seguendo a destra la strada superiamo la val dei Salti e attraversiamo una zona caratterizzata da grandi e magnifici esemplari di castagni (maronari).
Dopo 30' siamo di nuovo nel piazzale antistante la chiesa di Campolongo.


quota partenza: 140 mt
quota max: 1.090 mt
dislivello complessivo: 950 mt
distanza percorsa: 14 km
tempo in movimento: 4 h e 30
energia spesa: 1.600 Kcal

lunedì 26 marzo 2012

Costa - Loker - Godeluna - Valgoda

Spettacolare, emozionante e assolato itinerario ricamato sul bordo degli imponenti precipizi del  Canale del Brenta nella sua parte di confine, tra Valstagna e Cismon.

Tuttavia, il motivo più caratterizzante di questa escursione, è una certa aria "d'altri tempi" che si avverte quando, una volta raggiunto il margine sud dell'Altopiano, si arriva tra piccole e vecchie contrade collocate a sud di Enego e di Stoner (Godeluna, Corlo e Valgoda) affacciate sul cornicione delle imponenti pareti che strapiombano nel Brenta, dopo un salto di oltre 600 metri.

Sono tutti esempi significativi di come si viveva "una volta". Una vita grama di fatica per strappare alla montagna, con grandiose opere di terrazzamento delle più impervie balze rocciose, pochi metri quadri di terreno fertile. Le case, costruite sul bordo degli appezzamenti (per non sottrarre spazio alla cultura del tabacco) hanno caratteristiche strutturali tipiche  dell'età d'oro del tabacco (prima metà dell’Ottocento): innalzamento di uno o più piani per l’essiccazione, riduzione della parte rustica destinata agli animali, costruzione di ballatoi e stenditoi in legno per l’aerazione delle foglie di tabacco all’interno e sugli affacci degli edifici.

Con l'auto si prosegue dopo Bassano del Grappa lungo la statale della Valsugana con direzione Trento. Si attraversa il Brenta a Valstagna e ci si dirige a nord, lungo la vecchia statale, per circa 4 km. Subito dopo la frazione Giara Modon sulla sinistra si trova l'inizio del sentiero CAI n° 785. (quota 170 mt)
Qui si può parcheggiare l'auto.

Il percorso in salita segue il sentiero n° 785 che nella prima parte è comune col n° 784. Dopo una decina di minuti i due sentieri si separano: il n° 784 sale all'interno della Val Gadena; noi proseguiamo lungo il n° 785, che, con una deviazione sulla destra, attraversa il greto asciutto del torrente e si inerpica tra noccioli e carpini sul pendio opposto, sempre ben evidente e segnalato.

Dopo circa un'ora di salita, con qualche passaggio esposto che richiede piede fermo ed assenza di vertigini giungiamo ad una cresta panoramica, appena sotto le due cime dei Loke che si stagliano contro il cielo.
Quelle che da questa posizione sembrano due cime, in realtà sono solo due protuberanze delle pendici del Monte Spitz che l'effetto prospettico fa percepire come cime.

Il sentiero ora punta verso la sella che unisce le due strapiombanti pareti e supera un salto di roccia quasi verticale con un percorso a tornanti scavato nella roccia molto interessante e spettacolare. Pur essendo esposto, questo tratto non presenta alcun pericolo per la presenza di una protezione metallica verso valle.

Sbuchiamo su un conoide ghiaioso e in breve, salendo a zig-zag per un bel bosco di faggi, intercettiamo il sentiero cai n° 800 (quota 945 mt, 2 ore circa). Prima di incamminarci verso Godeluna decidiamo però di salire al monte Spitz (20' circa) da dove si gode un bel panorama verso Stoner e il M. Lisser.

" Potrei restare fermo quassù un tempo infinito ad ascoltare questo silenzio mentre il mio pensiero corre a te..."
Ma l'ennesimo richiamo degli amici mi riporta alla realtà, e in breve li raggiungo.  Tornati sui nostri passi riprendiamo il sentiero, precedentemente abbandonato, con indicazione per Godeluna dove arriviamo, in leggera discesa, dopo 45'.

Godeluna, un piccolo borgo con poche case disabitate per gran parte dell'anno e una chiesetta sul colle che le sovrasta, si trova in una conca prativa circondata da boschi di abete ad una quota di 850 m. Decidiamo, vista l'ora, di fare una pausa ristoratrice e di goderci il tepore del primo sole primaverile nel giardino momentaneamente abbandonato di una casa.

Dopo 20' circa riprendiamo il nostro itinerario e in corrispondenza di un capitello e di una fontana troviamo le indicazioni per Valgoda, che raggiungiamo in 40' seguendo una strada forestale in leggera discesa, non prima di essere saliti a Corlo con un'ultimo strappo ( quota 960 mt).

Valgoda è ora un paese quasi disabitato affacciato sulla Valsugana a 840 m di quota.      Qui, l'opera dell'uomo volta a sottrarre all'ambiente impervio modesti appezzamenti di terreno coltivabile è particolarmente evidente nella presenza di numerose "masiere", un tempo adibite alla coltivazione del tabacco.    Dopo aver oltrepassato la chiesa, ci dirigiamo verso le ultime case del paese, e seguiamo in discesa sulla destra il sentiero cai 787 tra stretti vicoli e muri primetrali che ci danno l'idea di un abitare quotidiano oramai perduto.

La prima parte di questo bellissimo sentiero transita tra muri a secco e terrazzamenti oramai abbandonati facendoci percepire l'enorme lavoro manuale messo in opera, agli inizi dell'Ottocento, dagli abitanti dei questa contrada, oltre alla loro capacità ingegneristica nel progettare e costruire una mulattiera che ancor oggi ci appare stupefacente.

Il sentiero, superate le balze di roccia strapiombanti in valle, attraverso una bellissima traversata in costa ci permette poi di passare in rassegna alcuni capitelli votivi molto pregevoli risalenti ai secoli scorsi, quando gli abitanti del posto per sopravvivere erano costretti a contrabbandare il tabacco percorrendo queste vie seminascoste.

La mulattiera, sempre bellissima e agevole, conduce a Costa in circa 1h e 20' da Valgoda. Da qui, possiamo recuperare l'auto con circa 20' di cammino su strada asfaltata, oppure seguendo la segnaletica AVT (Alta Via del Tabacco) che ci porta direttamente al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.


quota partenza: 170 mt
quota max: 1.093 mt
dislivello complessivo: 1.100 mt
distanza percorsa: 17 km
tempo in movimento: 6 h e 30
energia spesa: 2.000 Kcal

sabato 24 marzo 2012

Proof - La prova (o una Dimostrazione) ? *

...Se osassi entrare, riuscirei mai a trovare l'uscita?...

Tratto dalla commedia teatrale di D. Auburn, che ha scritto la sceneggiatura assieme a R. Miller, il film è un'opera che merita la nostra attenzione. Un film dove si avverte l'origine teatrale nell'uso degli spazi interni e nell'utilizzo dei dialoghi mentre la tensione è data dai flashback rielaborati dalla memoria introspettiva. In questo ricorda molto "Sesto Senso" diretto da M. Night Shyamalan.
 "L'unica differenza fra la rappresentazione in teatro e il film è che prima mio padre non era ancora morto".
Queste le parole di Gwyneth Paltrow, protagonista sia in teatro e poi anche nel film. Rileggendo in un'intervista queste parole riusciamo meglio a comprendere l'intensità quasi reale della sua interpretazione: supera un ruolo tutt'altro che facile regalandoci vibrazioni emotive forti, e donando caratterizzazioni impetuose al suo personaggio.

Forse grazie a questa interpretazione e a quella di Anthony Hopkins (che riveste il ruolo del padre),rispetto al passato, il cinema di Madden appare meno illustrativo, soprattutto nell'uso del flashback in cui gli incubi e i germi della malattia, prendono forma. C'è un momento in cui Catherine non sente il padre da giorni. Si preoccupa e decide di raggiungerlo a casa e lo trova che sta lavorando fuori dell'abitazione quando la temperatura è estremamente rigida. In questa fase del film emergono dei cortocircuiti dove il passato tende a frantumare il presente e la memoria diventa uno degli elementi del film che producono maggiore tensione.

Ma il film non è solo questo, è molto di più: la malattia del padre che obbliga ad una scelta lacerante, la solitudine interiore e reale, la paura di una relazione, e soprattutto il doversi fidare...
Allora se noi guardiamo meglio il film vedremmo che è totalmente pervaso da dimostrazioni di fiducia, donate o richieste.

Gwineth che decide di stare vicino al padre, ex matematico ormai perso nella sua malattia, in modo da dimostrargli tutto il suo amore al prezzo di abbandonare la carriera, e rischiando di diventare pazza lei stessa.
Una dimostrazione di fiducia è quella che Lei chiede a Jake non appena lui sembra dare importanza al teorema matematico più che a lei.


Una dimostrazione di fiducia è quella che vorrebbe da sua sorella, che invece si prende cura di Lei come lo si fa con un cane, con la mentalità ristretta e lontana della donna di successo...
Tutto si gioca in queste dimostrazioni dove al centro c'è Lei, sola e apparentemente indifesa, capace però di tirare fuori la grinta, senza fare sconti a nessuno, con la noncuranza di chi all'apparenza non ha niente da perdere...

Ma forse anche Lei si rende conto di avere qualcosa da perdere.. ...perchè negli affetti non ci sono solo dimostrazioni o meriti.
Ed è lì infatti che si gioca tutto il film: sulla fiducia.
"Proof" (purtroppo tradotto nel titolo erroneamente in "la prova") significa "dimostrazione" (esattamente come in italiano).

Quando Catherine chiede a Jake di credere (con un atto di fiducia che solo l'amore può dare) che il quaderno dove è riportata la formulazione matematica è suo e lo ha scritto lei, non gli chiede una "prova", ma una "dimostrazione".
Jake, resta perplesso, si scusa, si difende e alla fine, sbagliando, chiederà lui a Catherine una "prova" per verificare se effettivamente quella formula è stata scritta da lei.

Così il film si gioca principalmente su questo rapporto dialettico-filmico dove alla "prova" di Jake si contrappone la "dimostrazione" di Catherine.
Provare infatti significa cercare di stabilire la verità di una cosa con ragionamenti, testomonianze, o documenti incontestabili. Ed è quello che Jake chiede a Catherine.
Al contrario Catherine chiede a Jake una "dimostrazione" d'amore: di credere in lei.
Ma così nessuno ne uscirà vincente.
Solo un atto di fiducia e la condivisione (anche delle nostre paure più profonde) può portare a.....

...se solo tornassi all'inizio 
potrei ricominciare da capo
procedere passaggio per passaggio...
cercare una strada diversa...
potrei cercare di fare... meglio...


P.S. Un film certamente non facile per la scelta di linguaggi scenici forse non accessibili a tutti, ma la cui visione desidero consigliare a molti:a coloro che credono che le circostanze della vita hanno più spesso sottratto che offerto, a coloro che credono che la follia sia comunque presente in ognuno di noi, a coloro che ancora sanno donarsi agli altri nella malattia, e anche a coloro (credo pochi) che si sentono amati.

* testo modificato dopo l'ennesiva visione del film

giovedì 15 marzo 2012

Un sogno per domani..

In questo giorno particolare, potrei o dovrei scrivere tante cose.
Ma oggi preferisco fermarmi e diventare, per una volta, spettatore anch'io di questo mio narrare e guardarmi assieme a voi questa favola moderna che assomiglia tanto ad un sogno.  


video

mercoledì 14 marzo 2012

Il Palazzon sul monte Caina

Si parte, dopo aver parcheggiato l'auto nel parcheggio dell'antica Osteria Mirasole a Caluga, per gentile concessione dei proprietari (molto cordiali e gentili), seguendo verso nord la stradina asfaltata che in pochi minuti ci porta sopra al paese, dove, nei pressi dell'acquedotto incrociamo la strada dell'Alta Via del Tabacco (AVT) e il segnavia CAI n. 760 che percorreremo per qualche centinaio di metri fino ad incrociare sulla nostra sinistra una strada privata.

Abbandoniamo il 760 “Strada della Fossa” e saliamo la ripida stradina che, dopo un tornante, porta ad una casa. Sulla destra, tra due siepi, si materializza all'improvviso il sentiero sassoso che una volta imboccato si porta rapidamente in quota e poi con lungo traverso in un bel bosco di castagno e carpino ci conduce alla Bocchetta Campesana (quota 750 m - ore 1) dove ritroviamo il sentiero 760 che ci condurrà fino alla cima del M. Caina. ( quota 1.002 m - ore 1 e 40).

Arrivati a questo punto continuiamo la nostra escursione costeggiando in direzione ovest; e poi nord i lastroni verticali di pietra infissi nel terreno per segnare le linee di confine tra i comuni e le proprietà private. Questo luogo, posto tra Angarano e i territori di Campese, presenta la caratterisica di essere stato interessato attraverso i secoli da una confinazione tra comuni di cui restano i termini in pietra.

Questi cippi di termine sono numerosi sul Caina-Palazzon per le caratteristiche del confine che in quel posto è particolarmente tortuoso: sono caratterizzati dalla croce gromatica sulla parte superiore e dalle sigle dei comuni e da eventuali date sulle facce verticali.    (il termine gromatico deriva dal latino gromaticus, che vuol dire pertinente alla misurazione topografica dei campi e fa riferimento ad uno strumento di misura romano chiamato groma).

Seguendo le lastre in pietra e i cippi di confine arriviamo ad uno dei luoghi più noti di questa zona montana: il Palazzon (quota 998 m - ore 2).
Si tratta di una architettura singolare " a casa fortificata", diversa per dimensioni e collocazione da tutte le altre costruzioni della zona.

L’edificio attuale, che è un evidente adattamento di quello più antico, presenta al piano terra un vano d’entrata cui si accede da due grandi portoni ad arco, a destra e a sinistra si trovano due stalle; il piano superiore, cui si accede dall’esterno, è una grande tezza per il fieno.

Il solaio tra i due piani è costituito da una grande volta a botte, costruita con pietra del luogo, ad arco ribassato.
Se gli elementi architettonici attuali rimandano ad una costruzione attorno al 1500-1600, per alcuni studiosi l’impianto potrebbe essere così antico da risalire fino ai tempi di Roma.


Ad Ovest troviamo due grandi pozzi con serbatoio a cupola e vera in pietra, e dove distinguiamo ancora chiaramente le canalizzazioni per la raccolta dell'acqua piovana dal tetto della casa al pozzo principale.

Dopo aver girovagato per mezz'ora intorno a questo splendido, anche se completamente abbandonato e oramai cadente, monumento architettonico in alta quota, ci avviamo, seguendo ancora le lastre confinarie di pietra, verso le casare di Campolongo fino ad incontrare il sentiero cai 765 che sale da Campolongo sul Brenta.

Lo seguiamo poi a destra, con direzione nord verso i "Trinceroni di Campolongo",  lungo una strada sterrata che lentamente ci apre alla vista di Cima d'Asta, del Lagorai e più a destra ci permette uno scorcio delle Pale di San Martino.
L'aria fredda che ci ha accompagnato fin qui dalla cima del Caina smette e ci concede il tepore di un sole che annuncia ormai l'imminente arrivo della primavera.

Poco prima della parte terminale del Campolongo, subito dopo la casara Cimo (ex Lova), e in vista di un'amena area attrezzata con caminetto, incrociamo sulla nostra sinistra il segnavia cai 769 che scende verso ovest lungo la ripida la Val Veccia (quota 1.140 m - ore 3).

Durante la discesa e non senza qualche difficoltà riusciamo ad individuare, alla nostra sinistra, la recente strada forestale che, a mezza costa, corre parallela alla Val Vallerana e sbuca nella strada asfaltata che proviene da Rubbio.
Seguendo la strada asfaltata con direzione est arriviamo alla sbarra con divieto di accesso per le auto. (quota 1.060 m - ore 4)

 A questo punto decidiamo, per evitare le auto e la gente lungo la strada, di scendere per il bosco, costeggiando il greto del Silan fino a recuperare il sentiero cai 760 "strada delle fosse" che ci riporta a Caluga ( totale ore 5 e 30).
quota partenza: 370 mt
quota arrivo: 1.140 mt
distanza percorsa: 17 km
tempo in movimento: 4 h e 30
energia spesa: 1.700 Kcal

giovedì 8 marzo 2012

da Caluga di Valrovina al Monte Caina

La prosecuzione ideale dell' escursione fatta nella scorsa primavera nelle colline e frazioni a nord di Bassano del Grappa, che ci aveva accompagnato a scoprire cascate, contrade, capitelli fino all'Eremo di San Bovo, è quella che vi propongo oggi.
La salita da Caluga di Valrovina al Monte Caina per la mulattiera detta "Strada delle fosse" che percorre la sinistra orografica del torrente Silan, lo stesso che abbiamo in parte percorso nell'escursione che ho linkato sopra.

Si parte, dopo aver parcheggiato l'auto non senza qualche difficoltà, nei pressi dell'antica Osteria Mirasole a Caluga, la contrada più alta della Valrovina affacciata sulla Valbrenta, raggiungibile in auto (5 km. da Bassano) o anche a piedi salendo da San Giorgio alle Acque per Privà ed il Romitorio di San Bovo.

Dal parcheggio (quota 370 mt) seguiamo verso nord la stradina asfaltata che in pochi minuti ci porta sopra al paese, dove, nei pressi dell'acquedotto incrociamo la strada dell'Alta Via del Tabacco (AVT) e il segnavia CAI n°760 che ci porterà fino al M.te Caina. Qui andiamo a sinistra lasciando l’AVT per la quale rientreremo.

Il sentiero n°760, detto anche “Strada della Fossa”, si snoda sul versante orografico sinistro della Valle del Silan ed ha rappresentato nel passato una della più importanti vie di comunicazione fra l’Altopiano e la pianura veneta. Del fatto che fosse una via importante di comunicazione ci rendiamo subito conto osservando il suo solido fondo lastricato, la sua larghezza e la sua pendenza moderata pressoché costante.

La mulattiera ci conduce senza strappi fino alla forcella Campesana (quota 775 mt - ore 1.00), attraversando un bel bosco di roverella e carpino dove la primavera comincia a far capolino tra il manto delle foglie cadute. Tra il marrone uniforme del terreno si iniziano a vedere ciuffi di violette, primule, e rose di natale (ellebori) circondate da stuoli di anemoni fegatelle.

Piegando verso nord, in un rado bosco dove il faggio ha sostituito il rovere, usciamo nei prati a ridosso della dorsale meridionale del M. Caina. Seguiamo una strada bianca per un po’ e, prima di arrivare alle case Alberti , saliamo all’interno del bosco l’ultimo tratto costeggiando un muretto a secco, fino ad arrivare ad una piazzola dove termina una strada bianca. Percorriamo la sovrastante dorsale prativa, o più comodamente la strada sterrata, che in pochi minuti ci porta alla cima (m 1002, ore 2.00) dove si trovano il Monumento ai Caduti ed una statua della Madonna di Fatima.

La vista sulla pianura è impressionante e penso che, nelle limpide giornate autunnali o in quelle terse che seguono un temporale estivo, lo sguardo possa arrivare oltre la laguna di Venezia fino alla costra istriana e dalmata.
Torniamo alla piazzola sottostante, dove ci concediamo una pausa ristoratrice nella panchina in ferro addossata ad una riva che ci protegge dal vento gelido che sale dalla Valle del Brenta.

Dopo averci gustato il panorama quasi a 360°, ci avviamo verso nord-est seguendo il sentiero cai 763 che costeggia la ripidissima costa est del M. Caina che strapiomba verso la Val Brenta. Dopo qualche passaggio esposto, il sentiero scende rapidamente con stretti tornanti fino ad incrociare a quota 650 mt (dopo 30 minuti) l'Alta Via del Tabacco proveniente da Campolongo, che seguiremo fino a ritornare a Caluga dove abbiamo parcheggiato l'auto (ore 1 e 30. totale ore 3.30).